Un giorno sono partito…per un Cammino alla fine del mondo 2


Flavio con tarta di Santiagoversion française: mon chemin à la fin du monde

Un giorno sono partito da casa mia al mattino alle 5, carico come una bestia (24 kg), con un budget di 8 euro al giorno (insufficienti, ce ne vogliono almeno 15), con un promemoria di tappe previste per attraversare la Francia prima su strada (non c’é cammino fino ad Arles) e poi sul cammino del Piemonte pirenaico fino a Saint Jean Pied de Port, con un dischetto dello schema (preso su internet) del camino francès in Spagna, lasciando dietro di me una situazione di stallo, di scontento, degli amici increduli che non volevano lasciarmi partire! Avevo deciso di andare alla “fine del mondo”, a Finisterra, per ritrovare me stesso o un altro io, per vivere uno spazio fisico mentale più lento e naturale, per provare a me stesso che potevo ancora…fare delle pazzie, come camminare 2000 km. Non ero fisicamente preparato, né particolarmente attrezzato: un telo di plastica ed un sacco a pelo estivo con una coperta di sopravvivenza per dormire dove capitava, un paio di vecchi scarponcini e dei sandali per camminare, un fornellino e una gavetta per cucinare, bastone e coltello per difendermi, biro e quaderno e radiolina per distrarmi, il necessario (ed anche troppo!) per vestirmi e lavarmi. Nel corso del cammino mi sarei accorto delle eccedenze di peso e delle mancanze di equipaggiamento, con il risultato di molti guai fisici e di alcuni episodi di ipotermia (neve in giugno nel Piemonte Pirenaico) a causa del sacco a pelo troppo estivo, per finire con una bella bronchite a fine cammino dopo Astorga, perché avevo perso 8kg e le mie difese contro il freddo! Negli anni successivi l’attrezzatura si sarebbe molto migliorata ed il peso dello zaino diminuito, niente tendinite, né ipotermie! Visto che non sono e che non ho una mentalità da atleta in corsa, preferisco camminare ad un ritmo umano, anche se ho tenuto in alcune occasioni i 6 km/ora e percorso 50km in un giorno. Quindi faccio tappe normali da 16 a 24 km al giorno, partendo verso le 8/8,30 (non mi piace il freddo del mattino e come tutti i diesel vado meglio quando sono caldo), scelgo la destinazione e le cose da vedere, lasciando pero’ spazio ad una certa improvvisazione, perché non si sa mai…Bevo spesso anche se non ho sete, perché ho imparato a mie spese che serve per evitare le tendiniti, continuo a camminare a ritmi diversi a seconda del terreno e mi fermo solo per il rituale del caffé a metà mattina; se proprio ho fame, ho sempre qualcosa da mangiare (panino, cioccolata, brioche…). Senno’ preferisco arrivare al rifugio, fare la doccia, lavare la roba e mangiare dopo, alla spagnola, alle 14/15, fare la siesta, visitare il posto, preparare la cena e scambiare quattro chiacchiere fino alle 10 o più di sera, e dormire fino al mattino ! Altri partono alle 5 del mattino (non fa’ per me, anche perché i bar aprono alle 9 e se nel rifugio non c’è cucina, come si fa’ a partire a stomaco vuoto!?) e restano poi ad aspettare fuori dai rifugi 2 o 3 ore che aprano! Oppure, se hanno fatto tanti km, arriveranno tardi, rischiando di non trovare posto, cosa spiacevole! La sola spiegazione razionale é che molti hanno meno di un mese per fare il cammino e che quindi devono tenere medie da 35 o più km al giorno! Ma non tutti ci sono abituati, e questo spiega l’alta percentuale di abbandoni durante la prima parte del camino francès: l’Inferno, da St Jean PP a Burgos, e cosa ancora più grave, i morti per infarto. Nella ormai lunga esperienza come hospitalero ne ho visti tanti partire in tromba e tornare a casa distrutti oppure abbandonare per problemi fisici od altro, come il furto dello zaino o di effetti personali! Si’, perché sul cammino c’é ” l’Umanità” con tutto il suo corredo di buono e cattivo, in piccolo si riproduce un microambiente di solidarietà e di fiducia, di cui alcuni approfittano (ci sono pure dei professionisti del Camino). Vale il detto che é meglio partire e camminare da soli; nel corso del tempo lungo della marcia la selezione naturale si fà da sola ed il momento serale della cena e delle chiacchiere stabilirà i contatti tra le persone affini! Credo che la voglia di cambiare ambiente, di conoscere gente diversa, di scambiare esperienze nuove e conoscenze varie, siano le molle della maggior parte dei camminanti (e qui non parlo di quelli che fanno solo gli ultimi km dal Cebreiro o da Sarria che per me fanno le vacanze turistiche a basso prezzo) e che lo sforzo comune giornaliero sia il collante di un rapporto con altri camminanti che resisterà al tempo futuro. Da questo spesso nascono delle considerazioni negative contro i turisti o quelli che camminano senza zaino, con auto al seguito, che rubano i posti al rifugio, contro quelli che fanno sfoggio dei loro record di velocità a piedi od in bici, come se fosse una competizione! Altra cosa fastidiosa é il carattere mercantile assunto dal Camino, che siano i rifugi e relativi hospitaleri, i bar ristoranti ed i negozi, con prezzi in rialzo e servizi in ribasso! Alcune eccezioni permangono, per fortuna, e ciascuno si adatta come puo’! Resta il fatto che in molti rifugi anche vecchiotti, se l’accoglienza é gradevole, tutto funziona e tutto passa, vedi Belorado o Villasirga, senno’ il ricordo resterà sgradevole, vedi San Juan de Ortega o Carrion de los Condes. Continua la tendenza ad aprire nuovi rifugi privati spesso in acerrima concorrenza tra di loro e con quelli pubblici e parlando con qualche proprietario ho potuto capire il sottofondo economico del Cammino: in Francia, bastano 1000 presenze annue per pareggiare i conti di un rifugio normale da 20 posti letto, in Spagna ce ne vogliono 2000, ma grazie agli hospitaleri volontari che lavorano gratis ed all’afflusso costante di gente da Pasqua a Ognissanti, un rifugio normale da 25/30 posti letto puo’ arricchire ! Tutto questo non esisteva ai tempi eroici, come vi spiegheranno i migliori hospitaleri anziani, vedi Lobo di Mansilla o gli amici di Ponferrada, ed in effetti lo potrete verificare nel comportamento o troppo altero di alcuni di questi ” vecchi camminanti” , tipo il Resti di Castrojeritz o Carlos ex di Estella (si é trasferito nel 2005 a Los Arcos), o particolare di altri, vedi Tomas di Manjarin o Carmen ex Torres del rio: in ogni caso sono descritti in diversi libri come personaggi storici del Camino, quindi non sono solo delle mie impressioni.

Da un anno all’altro il Cammino cambia, nel tracciato come nelle strutture, ed é probabile che i tratti prima della Galizia diventino migliori come strutture, più facili come percorso e simili alla Via del Puy in Francia, la via del turismo pedestre organizzato. Ancora una volta, nel 2004, le ruspe e l’asfalto hanno cambiato la fisionomia della Meseta dopo Tardajos, del percorso dopo Castrojeriz oppure verso e dopo la Cruz de Fierro, ed ancora altro cambierà! In Galizia, invece, i soldi vanno in futilità a Compostella e decadono nella burocratica alterigia ed imperizia degli altri posti: troppo turismo gratuito e visione retrograda impediscono di rinnovare le attrezzature degradate, lasciate al buon volere di alcuni o all’affarismo di altri. Nel 2005 sono stati stanziati ben 902.000 euro solo per campagne di pubblicità in Europa per il Camino Francès, perché sanno benissimo che dopo i casini del 2004 gli stranieri si dirottano verso altri lidi! Non avrebbero fatto meglio a spenderli in miglioramento delle attrezzature ricettive dove sono scadenti o mancanti? Quando sono partito la prima volta non sapevo niente e non immaginavo che giorno dopo giorno avrei scoperto le varie facce del Camino. Dal confine italiano fino a st Jean PP ho trovato on the road solo dei vagabondi o dei turisti, gli unici pellegrini sono stati due italiani dopo Lourdes ed un tedesco in bici a Bruges. I primi camminanti/pellegrini li ho incontrati sulla nazionale verso st Jean PP dopo Larcevau, scendendo dalle montagne, e solo a st Jean ho capito che ero arrivato dopo due mesi di marcia solitaria in una cittadina che funzionava come una diga, che ogni giorno versava un fiotto di gente sul Camino Francès. Gente di tutti i tipi e di tutte le età ed esperienze, che si sarebbe fusa nel mucchio selvaggio di Roncisvalle, sfilacciandosi poi lungo le strade spagnole. Con alcuni avrei praticamente tenuto gli stessi ritmi fino alla fine, altri mi avrebbere preceduto di 2 settimane, altri ancora avrebbero ceduto fisicamente e moralmente alla fatica ed al dolore, altri ancora compagni di cammino solo per alcuni tratti, per mancanza di tempo, apparizioni fugaci. Alla fine, nei giorni passati in spiaggia al Mar de fora a Finisterra, ma soprattutto a casa nei mesi seguenti, il bello ed il brutto si sono fusi, i ricordi si sono intrecciati con quelli di altri camminanti come me, fino a capire che per ciascuno era stato diverso, più o meno ricco di cose, fino a capire che per me era necessario dare agli altri una parte di quello che avevo ricevuto (e da qui la scelta di fare l’hospitalero volontario) e di rifare il Camino per vedere… se era uguale. NON LO E’ !!!

Se prima i camminanti di lungo corso erano predominanti e si finiva il cammino con un gruppo eterogeneo di persone che marciavano spesso separati, ma che si ritrovavano la sera insieme (e che accoglievano senza problemi anche altri camminanti di più breve corso) e con cui i contatti si sono poi mantenuti e l’esperienza é stata gratificante, dal 2004 in poi, poca cosa, ed in aggiunta le arrabbiature degli ultimi 150 km in Galizia per dormire, mangiare… Infine, a Finisterra, le autorità avevano ristretto l’uso dei servizi dell’albergue per favorire gli hostales del posto, quindi niente tempo di riflessione e di scambio di esperienze! Se dopo due mesi di cammino in Francia ero rimasto folgorato da St Jean PP in poi dalle persone e dalle cose che via via vivevo e vedevo ( e che spiegano l’aria un po’ stralunata e surreale che hanno quelli che camminano da tempo e per cui il ritmo della vita normale ha perso senso), in seguito, quasi tutto aveva l’aria di un déjà vu , c’era davvero meno gente in cammino fino a Ponferrada, ed era metà giugno-inizio luglio! Quando poi dal 10 luglio l’onda tsunamica dei turisti spagnoli si é abbattuta su di noi, addio alle ultime speranze : risse varie, furti, trusci, ecc ecc… L’ultima botta fu il festival tecno-house del 2004 per tre giorni al Monte do Gozo!! G.B.Cilio responsabile dell’associazione alsaziana é arrivato al punto di dimettersi e di chiudere il sito internet (cyberpelerin) al grido di NUNCA MAIS di muxiana memoria dei tempi dell’inquinamento del Prestige!! Io per parte mia sto andando su altri cammini.

Il Camino Francès si divide tradizionalmente in tre parti. La prima é l’INFERNO, da St Jean PP a Burgos : le montagne, la fatica, il dolore, le bolle ai piedi, le notti insonni per la stanchezza ed i russatori, le levatacce con il fruscio dei sacchetti di plastica ed i loquaci mattutini menefreghisti, la disperata ricerca di un caffé caldo, le sieste nei boschi, l’accettazione dei ritmi quotidiani, alzarsi, marciare, arrivare, doccia, lavare roba,mangiare, siesta, visita, cena, dormire. Ci vogliono almeno 10/12 giorni perché corpo e mente si abituino! A Pamplona e Logrono gli abbandoni vari assottigliano le fila, ma altri, Catalani, Baschi e Navarri, affluiscono con l’aggiunta degli stranieri arrivati in volo no-coast a Bilbao. Gli ultimi Alti (Pedraja e Atapuerca) e l’interminabile periferia industriale annunciano Burgos, la fine dell’Inferno e l’inizio del PURGATORIO : in pratica, l’altopiano della Meseta tra 800 e 1200metri! Distese di frumento, case di fango, poca acqua, mosche e caldo, lunghi tratti senza niente su asfalto o ghiaietto, cittadine e borghi dove siete la linfa vitale della loro economia (si paga anche per visitare le chiese), alcune eccezioni rimarchevoli che scoprirete. I piedi ormai vanno da soli, la testa puo’ vagabondare nei sogni, pensieri o ricordi, a volte la compagnia disturba, non si ha voglia di fare conversazione, i ritmi diversi si incrociano ( Hola!><< Hola!), i playboys ne approfittano per imporre la loro presenza, i professionisti del cammino si incollano alle loro vittime designate. Se fa molto caldo, alcuni camminano nella notte sotto le stelle, dormendo di giorno: in fin dei conti non é la Via Lattea la nostra guida?? Da lontano si vedono le montagne che annunciano Leon, la fine del purgatorio e l’inizio del PARADISO. Gli ultimi 300 km, 400 se si va fino a Finisterra, l’approccio alla Galizia montagnosa : Leon, Astorga, Rabanal, Ponferrada, Villafranca, l’afflusso dei camminanti, o turisti, o pellegrini dell’ultimo tratto, i loro malanni, il caos ed il bordello invadenti, ma anche l’allegria spensierata e la gioia di vivere di chi non sa ( cosa avete già passato) o non pensa (a cio’ che li aspetta), la Cruz de fierro, che per alcuni é luogo di sosta meditativa, per altri un semplice passaggio nella corsa sportiva verso il traguardo. Infine l’ascesa al Cebreiro ed i saliscendi nelle montagne galiziane, i boschi antichi e le nuove redditizie piantagioni di eucalipti, le mucche erranti ed i villaggi di un altro tempo, lo sterco che pavimenta le strade e le mosche fastidiose, i cippi contachilometri ogni 500m. Ormai ci si sposta in massa, la solitudine impossibile, neanche più gli Hola! per salutare! Luglio ed agosto sono mesi di lotte per il postoletto, di rabbia contro quelli che camminano senza zaino o viaggiano in macchina, se c’é il sole e fà caldo come nel 2003, non c’è problema, si dorme fuori! Ma se piove, spesso la notte, allora sono guai; dormire per terra dove capita diventa la regola, i prezzi degli hostal diventano proibitivi. Nel 2004 ho visto gente dormire dentro e sotto i vecchi granai in pietra (horreos)! I polideportivos straripano e le allegre genti partono a danzare alle 11 di sera quando i camminanti cercano il riposo dovuto, l’indomani noi abbiamo già finito la tappa quando loro si levano; non c’è più scambio, ma solo consumo, e gli strani stranieri da 1000/2000/3000/5000 km nelle gambe diventano oscuri oggetti di chiacchiere, i rifugi pubblici diventano un miscuglio di miseria e nobiltà. Ma la meta é vicina, alcuni come me non vogliono arrivare, perché significa dover poi ritornare alla vita normale: casa, lavoro, abitudini, doveri! Si rallenta, si parla, le notti si fanno lunghe, non ci sono più obblighi d’orario, qui nella terra del turismo religioso millenario. Gli ultimi rimasugli di religione e spiritualismo si stemperano nell’affarismo dilagante, tanto che una piccola cappella diventa un santuario quasi pagano, e la gente vi guarda passare con occhio distaccato. Gli ultimi strappi annunciano l’ultima tappa verso l’aeroporto, monte do Gozo e Santiago! In piazza do Obradoiro, nella folla dei turisti, ci si riunisce per l’ultima volta, si ritrovano compagni di cammino più veloci che già sono andati a Finisterra e ritornano qui prima di tornare a casa, si festeggia a tartas e sidro, si fanno foto ricordo, scambiandosi indirizzi e baci e abbracci e promesse, la coda per la Compostela é occasione per guardarsi in giro e domandarsi chi sono questi che non ho mai visto in cammino, oppure domandarsi dove avevo la testa negli ultimi km, preso dalle personali e comuni riflessioni sul senso del cammino e della vita. Seduto per terra, appoggiato contro il muro all’ombra, in questa città che é stata obiettivo di mesi di marcia, ma che ora resta estranea ed inospitale per il camminante che sono, turistica e cara per il budget che ho, dolorosa e straziante per gli addii che si susseguono ed il gruppo che si scioglie, infine decido che non sono pronto al rientro e con me altri camminanti di lungo corso. Andiamo! Vamonos! Come on! La scelta é fatta di andare a piedi a Finisterra, altri vanno in bus. Di nuovo on the road !!! E come per incanto, scompaiono le masse di turisti che ci hanno perseguitato in Paradiso! Allora, davvero, preferisco l’Inferno!!! Il cammino ridiventa umano, lento, stimolante, riflessivo, difficile… insomma, normale! 100km di natura verso l’oceano, piccoli borghi e cittadine, solitudine immensa per monti, boschi, valli, fino alla discesa spezzacaviglie sui massi verso la periferia di Cee e l’oceano della costa da Morte. Ci siamo! La spiaggia, i negozi , i bar, i ristorantini, gli ultimi saliscendi oppure la strada fino alla lunga spiaggia sabbiosa prima di Finisterra dove si trovano aree attrezzate e le famose conchas o vieiras, ricordo del cammino fatto. Infatti anticamente la conchiglia si esibiva solo alla fine del pellegrinaggio, erano i predoni e banditi di strada che la usavano durante il cammino per mescolarsi senza sospetti ai pellegrini ignari e depredarli! Il cammino diventa passerella su lastre di ardesia fino al centro di Fisterra (qui si dice cosi’) ed al suo piccolo rifugio, con intorno la vita animata di questo villaggio di pescatori che sta rivivendo dopo il disastro del Prestige ed il chapapote che ha lasciato le sue tracce un po’ dovunque su spiagge e rocce. Il tempo di sistemarsi e via! 4 km mancano al faro ed ai fuochi purificatori al tramonto! Pausa di riflessione, poi una cena comunitaria al rifugio, e per finire un salto da Roberto a A Galeria per la musica, i libri, l’ambiente e la vista dall’alto di questo oceano-mare (forse anche Baricco é stato qui!?) con i gabbiani (gaivotas) che volano di fronte a voi e voi con loro come Jonathan Livingston! Se non l’avesse fatto lui, antico pellegrino scrittore, l’avrei pensato io questo posto unico! Perché qui ci si puo’ fermare un pomeriggio a scrivere, a riflettere, a scambiare idee, opinioni, impressioni, del prima, del durante, del dopo, soprattutto quando fuori piove, come è normale in Galizia.

Per alcuni il Camino non é finito e ripartono on the road verso sud alla ricerca del sole verso Lisbona o Siviglia, o indietro in solitario sulla via della costa o del nord, od in senso contrario nella folla sul camino francès, prolungando ancora i tempi del rientro. Altri ancora non rientrano e non sono più rientrati, continuano a camminare su tutti i cammini, forse ne incrocerete qualcuno. Parlandoci insieme, sembra di trovarsi di fronte dei malati di autismo= caminismo; le hospitalere si prendono cura di questi persi per strada con vitto e alloggio nei momenti difficili. In fondo tutti noi camminanti partiamo in un momento di svolta della nostra vita e la scelta si propone alla fine; anche i “turisti estivi” al nostro contatto si pongono almeno una volta la questione : “PERCHE’ ?”

Poi ti restano molte immagini in testa ed il rientro è davvero difficile! Assorbire, metabolizzare quattro mesi di cammino non é facile ed infatti molti lo ripetono l’anno dopo, ma gli obblighi della vita lavorativa predominano e questo spiega perché ci siano molti pensionati o over50 sul cammino! In ogni caso, quale che sia la motivazione che vi spinge ad andare, é una buona esperienza di vita e spero che queste poche righe servano a prepararvi meglio! BUON CAMMINO!

Flavio

 


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2 commenti su “Un giorno sono partito…per un Cammino alla fine del mondo

    • Flavio Vandoni

      spero non affondata… era un momento particolare della mia vita in cui dovevo trovare una soluzione e camminando ne ho trovate diverse. Nei fatti, quel cammino mi permise di tornare a vivere, pero’ in maniera differente, cosi’ che cambiai completamente vita e da allora vivo ed opero sui cammini. Stammi bene, flavio vandoni