MEMORIE DEI CAMMINI DI SANTIAGO : IL PAESE DEL VENTO
I RACCONTI E LE STORIE
Memorie dei Cammini di Santiago 2
Di FLAVIO VANDONI detto BARABBA
COSTRUIRE IL CAMMINO DI SANTU JACU – SANTIAGO IN SARDEGNA
*IL PAESE DEL VENTO
Nel paese del vento spira forte il vento del mare, quello dritto e tagliente, che piega i pochi alberi rimasti in questa terra di colline a grano, vigneti ed ulivi, dove le pecore vagano cercando erba buona ed i cavalli pascolano in attesa di essere montati nelle feste di paese o in qualche rara uscita serale. Efis lo chiamava il paese dei balocchi. “Vedi straniero, tu sei arrivato nel paese dei balocchi, “mi diceva ogni volta che lo incontravo,” te ne accorgerai, tu straniero, tu vedrai e capirai…”
Una volta, mi raccontavano, una volta questo era il paese in cui tutti venivano e dovevano venire, perché era la piccola Casteddu, c’erano fiere e mercati, pretura, uffici statali e locali, industrie ed artigianato, dancing e cinema; qui trovavi tutto quello che poteva servirti ed anche di più. Una volta c’erano il doppio di abitanti ed i bambini nascevano a dozzine…ora su 2200 abitanti, solo 200 hanno meno di 20 anni! ci sono pochi giovani ed i bambini diminuiscono… Presto chiuderanno le scuole ed i giovani emigrano in continente o all’estero, come i loro padri… Chiuderà anche il trenino “verde” se va avanti così con le stazioni chiuse, con le corriere vuote, coi treni malridotti, con i soldi buttati al vento nelle tasche dei funzionari cagliaritani che si spartiscono premi non dovuti, mentre i ferrovieri aspettano con ansia sconti sugli anni di servizio per andare anche loro in campagna ad arrotondare i redditi da pensionati. Fortunati quelli che hanno o avevano un lavoro statale o simile! almeno una pensione ce l’hanno. Gli altri sono obbligati a continuare a fare lavori “socialmente utili” come spazzare una strada al giorno o a farsi assumere a giornata in lavori “culturalmente utili” anche se sono super ultra laureati. Oppure cercano vanamente di iniziare e di far vivere attività che il tempo e la disillusione o il potere faranno chiudere per mancanza di clienti e di programmi coscienti ed organizzati nel paese del vento. Hanno chiuso le formaggerie e la cooperativa pastori, il ristorante; stanno chiudendo i b&b e gli agriturismi che vivacchiano su qualche straniero che si sbaglia d’indirizzo.
“Sei nel paese dei balocchi” gli ripeteva ad ogni incontro fortuito, l’uomo dal caschetto con la punto nera. Tutti quelli che hanno provato a fare qualcosa, a muovere energie, hanno dovuto abbandonare e trasferirsi altrove. “Ma no’ ” gli spiegava, didattico, il major detto “il duca”: “questa è la capitale del ducato spagnolo medioevale; qui gli spagnoli hanno lasciato la loro impronta, guarda la chiesa ed il convento, guarda la festa ducale e persino DH Lawrence c’è passato e lo racconta nel suo libro!”. “Stronzate”, rispondevano nella notte, cercando un po’ di fresco, i letterati del paese del vento: “gli spagnoli, che fossero catalani, aragonesi o castigliani, ci hanno sfruttato, immiserito e spogliato, e noi adesso dovremmo venerarli e festeggiarli? E poi DH Lawrence parla della Sicilia nel suo libro e solo poche pagine sulla Sardegna e comunque per descriverne la povertà e il paesaggio”. Ed il major vagheggiava di strade lastricate, di torri medievali, di nuraghi da ricostruire, di affreschi, dipinti, chiese e rinomanza, sognando di cambiare il paese del vento in un borgo toscano.
Certo, c’erano anche qui le colline, gli uliveti ed i vigneti…ma quello che mancava era la tradizione toscana, quella che si iscrive nel DNA degli abitanti e nelle loro abitudini, che da’ loro un modo di vivere, che non si può decidere per decreto o per magna potestà. Se qui ci sono i pastori e le pecore, al limite porti i turisti a vedere le diverse operazioni di vita pastorale, organizzi feste campestri e pranzi all’aperto, gare a cavallo e sfilate.
Ma bisogna saper rispettare i sogni; sono quelli che muovono le energie e la fantasia degli umani. Parafrasando: “datemi un sogno e vi solleverò il mondo!”
“Tu, straniero sei e te ne devi andare” gli ripeteva ogni volta l’afgano delinquente che al grido di “allah akbar” scannava le pecore rubate! “Te ne devi andare perché nel castello ci voglio stare io con i miei amici e non tu con le tue storie di stranieri che verrebbero qui a rompere il nostro “silenzio immobile”. Te ne devi andare o ti cacciamo via noi, faccia da scimmia!” Ma nel paese del vento chiamano così gli stranieri perché non sono uguali a loro. In effetti, vengono da fuori… ed i frutti degli incesti secolari questo non possono sopportarlo, perché “guai a toccare una donna di qui, che te lo tagliamo via, è roba nostra, non per le scimmie straniere…” E questo paese del vento dovrebbe diventare paese di fiaba piuttosto che paese dei balocchi? Ma se non puoi muovere un passo che subito susciti le invidie e le dicerie di comari e perditempo ufficiali pronti solo a sparlare di cose che non sanno con l’aria di saperla lunga. Ascolti, senti e taci. Anche se ti verrebbe la voglia di mandarli affanculo nel vento che tutto porta ad est, verso il Gennargentu e l’Ogliastra fino al mar Tirreno. Per fortuna, nel paese dei balocchi e del vento, c’è gente buona, ma davvero! gente che capisce, cerca di capire o intuisce; gente che ti apre la porta e ti ascolta quando hai voglia di parlare o di sfogarti, tu straniero, lontano dai tuoi amici e dalle tue terre di erranza; gente che ti invita a conoscere ed a condividere questa cultura ancestrale fatta di odi e rivalità, ma anche di accoglienza sacra e di valore. Ed allora chini la testa e vai avanti, cerchi di dimostrargli che si può.
Nel paese del vento, nel paese dei balocchi, nel paese delle illusioni e dei sogni, cerchi di dimostrargli che si può. Ti guardano, sorridono, ridono dentro, per rispetto, Scuotono la testa e se ne vanno… E tu, sotto sotto, pensi che davvero stanno diventando come i siciliani, come gli arabi, pronti a piangersi addosso, a vivere di assistenza, e ti chiedi dove siano finiti i sardi che hai conosciuto 50 anni fa con la loro forza ed il loro coraggio, gli emigranti duri e festosi, compagni di lotta e di spensieratezza. Dove sono finiti i sardi delle leggende preistoriche, delle guerre contro gli invasori, spagnoli, francesi, mori o piemontesi che fossero. Da dove viene fuori questa caratteristica assistenziale che anche i bambini in tenera età imparano presto, logorando quotidianamente i divani della sala d’attesa dell’assistente sociale che dispensa cose utili e futili a lunghe file di madri di famiglia e di gente in crisi.
Ma poi la sera, vai al bar a leggere il giornale ed a bere un caffè ed incontri di tutto un po’. Da quello che non ti ha mai rivolto una parola o un saluto, a quello che ti chiede di dove sei e cosa fai, a quello che vuol sapere come la pensi a quelli che si confessano e poi, stupiti del loro coraggio, prendono paura che lo straniero sappia e racconti le cose. Perché in fondo sei sempre uno straniero, anche se venissi a vivere qui, anche se ti unissi ad una di qui, in sfregio e disprezzo dei mostriciattoli locali che vorrebbero castrarti o appenderti a testa in giù al ponte del lago. E come sempre, sono le miserie che parlano, i più poveri e sfruttati, quelli che non hanno futuro, che hanno paura di tutto e di tutti, quelli per cui lo straniero è il potere di andare e venire, di non essere legato e schiavo, come invece loro sono da una vita. Non possono neanche immaginare come sia la vita degli altri, i paesi degli altri; non hanno pietre di paragone, solo una vita di stenti, di silenzi ufficiali e di mugugni malcelati, di voglie represse e di odi subitanei. Allora capisci come possono nascere miti e leggende, le janas, i balentes, le forre e la mazzetta del gerontocidio tradizionale, le faide ancestrali che cominciano per storie di donne o di greggi e terreni e non finiscono mai, le processioni infinite a santi e madonne per scongiurare peste e malocchio, siccità e fame, i bixinaus che permettono di resistere uniti e la faida, la vendetta, il chi sbaglia, paga. Ed allora capisci che, malgrado tutto, questa gente merita rispetto e ti dai da fare per dimostrare che si può… malgrado tutto.
*ESTATE IN SARDEGNA.
Partire per la Sardegna dopo quasi un anno di assenza, soprattutto sentendosi un poco in colpa perché avevo promesso di tornare subito in settembre (ma la salute non lo aveva permesso), è sempre una questione di lungo viaggio, per terra e per mare, di lunghe distanze e di lunghe attese per treni, pullman, traghetto, coincidenze, ritardi, problemi vari…Se i ritardi e le coincidenze perse a causa di incidenti meccanici, fino ad un certo punto sono accettabili e si porta pazienza, incomprensibili invece sono gli arcani delle aziende di trasporto FFSS, FDS, ARST. Si parte dalla malridotta, benché nuova, stazione ferroviaria marittima di Porto Torres, dopo aver aspettato un’ora e mezza dall’arrivo del traghetto, anch’esso non in buone condizioni, della Tirrenia sempre in fallimento. Il treno è pulito (un anno fa’ faceva schifo, ma era colpa dello sciopero, dicevano…) e viaggia con una équipe composta di macchinista, controllore e tre altri ferrovieri (in transito?) fino a Sassari. I freni funzionano male, il treno parte e si blocca. Il capotreno dice che non è niente, basta picchiare un po’ e si va. A Chilivani l’equipaggio cambia ed altri ferrovieri prendono il comando, ancora i freni (ma nessuno di quelli di prima glielo ha detto?) e la scena si ripete…già il ritardo è di 25 minuti…arriviamo bene o male a Macomer e di nuovo si cambia equipaggio, ma il problema è sempre presente e nessuna comunicazione tra macchinista entrante ed uscente… (lo so perché sono seduto proprio di fianco all’accesso alla cabina di guida). Ad Oristano ancora ed il ritardo arriva già a 45 minuti, sempre nuovi agenti e nessuno scambio di consegne. Ognuno sembra solo preoccupato dei suoi turni, di come cambiarli etc. etc… L’aria condizionata invece funziona a fondo ed è davvero gelida, roba da star male! Il tutto perché un ferroviere in transito su tutto il percorso è vestito con giacca e cravatta ed ordina al controllore di tenere acceso il condizionamento. Fuori ci sono 35 gradi, la gente sale e si becca la polmonite. Qualche signora infreddolita comincia a tossire da brutto ed allora qualcuno compatisce e spegne a tratti l’aria condizionata, ma solo per poco. Infine arriviamo a Decimomannu dove devo cambiare per cercare di arrivare a Narcao e mi becco in pieno il calore estivo sardo. Ormai sono stravolto, dopo due giorni di viaggio e faccio il primo errore di percorso, vado a Siliqua, stazione ferroviaria vuota, dove non c’è nessuno e niente funziona, neanche la biglietteria automatica. Nessuno in giro per chiedere informazioni, chiaro! Siamo nel primo pomeriggio e la gente pranza o sonnecchia (in questo Spagna e Sardegna si assomigliano molto). Dopo aver girovagato per il paese deserto, trovato un baretto per un calippo, torno in stazione e parto per Carbonia. Forse lì troverò come andare a Narcao Rosas. A Carbonia arrivo nella nuovissima stazione ed una signorina gentile mi dice che potrò prendere due bus che mi porteranno giù in basso dalla miniera a Terrubia dopo un giro in giro incredibile nel Sulcis. In effetti l’autista del primo bus mi porta a San Giovanni Suergiu e lì mi affida a quello che fa tutti i circondari perduti nel nulla per finire la corsa, ore dopo, a Siliqua (dove ero nel primo pomeriggio!). Roba che se ci fosse stato un pannello informativo, sarei potuto partire da là ……eh merde!
Resta il problema di come salire alla miniera, ma una gentilissima Rita del corso ONA guide del 2011 e responsabile del sito, si fa premura di aspettarmi giù alla fermata del bus per accompagnarmi su al centro. Bel posto, con tutto quel che serve e la sera gli abitanti dei villaggi vicini vengono su a ballare. Un panino, della frutta che Rita mi offre, un gelato al bar da Luciano e poi a nanna. Domani chiacchiere, interventi seri e bisbigli inutili ritmeranno la giornata e la notte si chiuderà con la visita in miniera sotto la guida di Cipriano, uno dei minatori. Il sindaco Gianfranco mi chiede se si può spostare il tracciato del cammino di santu Jacu da Narcao per passare di qui prima di imboccare la vecchia ferrovia verso Santadi ed allora andiamo su nel vecchio sentiero nella montagna per vedere, facciamo quattro conti in km ed ore di percorso e la cosa viene semplice e permette ai pellegrini di visitare una cosa particolare del passato miniero sardo. Ed anche di far vivere questo posto che da’ lavoro a 9 persone, che ti accolgono bene. Il giorno seguente l’incontro l’amico Piero Castelli che regge ancora il peso degli anni con sovrumana volontà, alcuni suoi amici ed infine arriva Gianni V sempre pronto a fare un cammino e stare in compagnia. Il Convegno vedrà gente disparata parlare di sentieri, di speranze e di illusioni… La notte la passerò da solo chiacchierando con minatori in pensione, cacciatori e guardie forestali e spiegando il cammino di santu Jacu. L’indomani Rita mi da’ un passaggio per scendere alla provinciale, un bus su stradette tortuose mi porterà a Siliqua, il treno a Cagliari, un bus a Senorbì, un altro a Mandas.
Il pomeriggio afoso e vuoto dei paesi dell’interno. Comincio a vedere gli amici, passo in comune per le chiavi dell’ostello dove vorrei stare qualche giorno per preparare il lavoro nella zona nord e fissare appuntamenti. Roby mi ha fatto addirittura mettere federe e lenzuola e pure gli asciugamani!!! un lusso! il resto lo compro io per fare la cucina e mi installo. Fa molto caldo e c’è calcio alla tele con tutti i ragazzi del posto; notizie, saluti, la vita di paese, bambini nati e negozi chiusi, strade asfaltate e case in vendita, speranze disilluse e punizioni ingiuste, silenzi complici ed occhiate di traverso. Anche questo è paese, il paese dei balocchi, così lo chiama Efisio della Punto nera, dove alla fine la banca ha messo il bancomat e si è trasferita in locali consoni centrali.
*IL VECCHIO E LA BAMBINA-
Il tempo di installarmi e già viene l’ora di cominciare a realizzare il planning di lavoro che mi sono prefissato. Per oggi è previsto il tratto Mandas-Escolca-Giara di Serri e ritorno. Sulla carta abbastanza facile e già individuato, in realtà più complesso perché le cartine IGM sono del 2002, quelle IGN del 2006 e qui asfaltano a spron battuto e già mettono cartelli pubblicitari sulle stradine dove passano solo i mercanti di bestiame in nero che non si vogliono far prendere dalla finanza e qualche contadino che va nel suo uliveto. Già all’inizio prendo una stradella a sinistra che non finisce da nessuna parte se non nel campo di qualcuno e devo ritornare sui miei passi, il sole scotta e siamo solo agli inizi. Devo rassegnarmi a seguire la stradella asfaltata dalla casa di Rita che scende verso la valle andando a ovest e al bivio con la strada sterrata la tentazione è forte di andare a destra sulla pista (era questa la strada giusta), ma preferisco andare sul sicuro e…finisco a Gergei !!! ho allungato il percorso di 4km e sono finito sul tracciato dell’anno scorso sotto il nuraghe Ardiddi. Non ho più acqua ed allora salgo a Gergei per bere un po’ e poi devierò verso Escolca passando in basso dal campo sportivo. Con la bomboletta continuo a mettere frecce gialle dove servono (ho deciso che questo sarà il percorso ciclisti) ed una bambina comincia a gironzolarmi intorno con la sua biciclettina. È già mezzogiorno e mi domando cosa faccia in giro sotto il sole, ma vado avanti tranquillo. La bimba mi gira intorno incuriosita. Poi si decide e mi chiede che cosa sto facendo. Perché fai quei segni? chi sei? sei un missionario? sei sardo? dove vivi? e via così… Io le chiedo se sa la strada per arrivare a Escolca, non risponde e continua a farmi domande. Le dico che forse è meglio che torni a casa dalla mamma, che io devo andare a Escolca e poi sulla giara di Serri, lassù, e poi a Isili e poi tornare a Mandas. Lei mi ascolta e poi mi dice che si chiama Matilde, che ha nove anni, che viene da Reggio Emilia, però abita a Gergei. E tu come ti chiami? Flavio, dico, ma lei non ci riesce proprio a pronunciare il mio nome: “clavio, fabio, claudio…la FL iniziale non le riesce. “adesso vengo con te ed andiamo dove vai tu e poi mi fai fare le frecce gialle per i pellegrini”. La stradetta dopo il campo sportivo sale e lei arranca a piedi tirando il biciclettino, ma non molla! ad ogni bivio mi chiede: “di qui, di lì?” le dico a sinistra, e lei mi fa’: “qual è la sinistra, di qua, di là o laggiù? ” Comincio a pensare che forse le cose stanno andando un po’ troppo avanti. La strada sale per entrare in paese a Escolca. Allora le dò la bomboletta e le dico: “fai una bella freccia!” Lei afferra con le sue manine lo spray e cerca di forzare l’uscita della vernice, ma non ci riesce; allora l’aiuto e tracciamo l’asta diritta; poi le dico di fare le due ali da sola… e lei mi fa davvero due ali !!! il risultato è in bella mostra sul muro in basso di Escolca, un’opera d’arte dell’immaginazione infantile al potere, il cammino del sogno di una bimba di 9 anni che già si era vista sul cammino andando all’avventura. La guardo bene, la ringrazio dell’aiuto e le dico che ora deve tornare a casa seguendo le frecce gialle col suo biciclettino perché forse la mamma la sta cercando. Mi dice ciao ed inizia la discesa sparata verso casa…si volta e mi grida:” passa domani che andiamo avanti!”…
Salgo in paese e vado al primo bar a bere, un tipo del posto mi racconta delle grotte. Allora vado in comune a trovare Eugenio sindaco che mi accoglie e mi affida ad Angelo, vigile tuttofare, che mi prende in carico e mi fa vedere le grotte e poi il sentiero per la chiesetta della Madonna delle Grazie e mi lascia alla mia sorte. Il sole picchia e finisco presto l’acqua salendo nei rovi e nei cardi spinosi, le spighe di falso grano mi martoriano i piedi nei sandali… la salita è rude fino al muro della giara di Serri. Mi scontro con una recinzione proprietaria con tanto di arco e stemma sul portale e cerco i cammini dei cacciatori. Non riesco a salire e decido di tornare a cercare un passaggio dall’alto in un secondo tempo.
Ritorno sui miei passi, cerco ombra dove posso e ridiscendo in paese a prendere acqua ed imbocco con l’aiuto del barista la strada delle grotte verso Mandas, ma me la ricordavo sterrata ed invece questa è asfaltata! E ci sono queste enormi frecce bianche che girano in tondo, boh??? Ad un certo punto imbocco una sterrata in salita e finisco in un uliveto in cima al monte ed il sentiero obbligato ritorna verso ovest ed io devo andare a sudest! allora scendo in valle, ritorno sui miei passi e cerco di riprendere la strada asfaltata di prima. Niente da fare! questa va ancora ad Escolca! Non potevo semplicemente risalire sul monte nell’uliveto e ritornare sui miei passi? No, sempre a cercare sentieri nuovi, pagando di persona… L’acqua è finita, sono a pezzi, la testa mi scoppia per il colpo di sole… Salgo in paese senza passare dal bar di prima che sennò che figura ci faccio. Trovo una fontanella e mi ci butto sotto, il getto d’acqua violento lava via spine e spighe e dolori vari. Mi siedo a riposare con una vecchina che mi guarda un poco attonita. Che fare? fare autostop? telefonare a qualcuno? Decido di cercare di tornare sulla provinciale e poi vedere come butta. Vedo passare tre motociclisti svizzeri su una stradina asfaltata e decido di seguire la stessa via; salgo duro e poi scendo in una valletta, risalgo molto ripido e duro ed arrivo ad un casello ferroviario quasi sulla provinciale; la ferrovia è lì e mi dice: “seguimi che sono piatta! ” e la seguo fino a Mandas, anche se un sentiero di fianco potrebbe fare al caso mio, ma con quello che mi è successo oggi, meglio il sicuro delle traversine, anche se magari un trenino verde passa… eh hop! mi tocca saltare nel fosso! Arrivo a Mandas con febbre e tutto scottato, l’acqua è finita da tempo, saluto gli amici con aria sconvolta e scendo al convento a docciarmi e riposare. Per oggi è finita, domani si vedrà…
PS: a seguito di questa cosa: A) qualcuno ha chiamato i carabinieri per via di un vagabondo con saccoccia B) qualcuno ha chiamato i carabinieri per via di certe frecce gialle che sarebbero segnali per contrabbandieri e ladri di bestiame C) qualcuno si è convinto ancora di più che sono pazzo…”e per giunta non ti pagano! mai un sardo farebbe queste cose”
Però Efisio mi ha raccontato di altre grotte in zona Serri, di una zona geologica ricca di sedimenti calcarei tipo conchiglie e stelle di mare, altri di altre cose che però non si devono dire o raccontare… non si fa’! Ed allora andrò con loro a vedere tesori nascosti della Sardegna, ciao!
Sono sempre in giro sotto il solleone in cerca di grotte, sentieri e varianti possibili e cerco di andare il meno possibile in comune, anche se mi hanno messo a disposizione il computer della sala consiliare, perché le solite malelingue hanno cominciato a sparlare e mandare avanti la manovalanza ignorante per disturbare. Se non fosse per il bisogno del microsoft office picture manager per lavorare le cartine e le foto (che non c’è nel mio computerino né in biblioteca) non ci passerei neanche al municipio, se non per salutare gli amici. Ma tant’è, ormai ci sono abituato ai frutti degli incesti ed alla loro rabbia contro tutto e tutti, soprattutto se straniero. Possibile che questi non possano (o vogliano) capire che se uno ha la passione per qualcosa, può investirci del suo tempo e denaro per realizzare qualcosa di fatto bene? possibile che vedano solo i rapporti monetari e/o di dipendenza? In comune ho rivisto l’assistente sociale: “ciao, come va? sempre le stesse code davanti al tuo ufficio.” “eh sì…tanto lavoro…” e questo la dice tutta sul peggioramento della situazione.
La vita nel paese del vento segue ritmi suoi che ti ci affoghi, tanto sono scanditi da un lento andare, un tran tran quotidiano di stile spagnolo come orari e consuetudini. Il fresco della notte che invoglia a star su in compagnia, così che qui si perde la nozione del planning, delle cose da fare, tanto si possono fare domani… e si rimanda con la scusa del caldo dell’estate fino all’autunno. Arrivano Andrea e Matteo e come da programma si scende nel Sulcis di nuovo a camminare e frecciare. Ma che caldo! Minosse lo chiamano e Caronte sarebbe il suo simile !!! luglio bestiale con zaino in spalla, però questo ci permette di vedere amiche ed amici vecchi e nuovi, di studiare progetti ed idee, di verificare chi è davvero amico e chi vuole solo approfittarne per pagarsi la casetta al mare. Ma lasciamo perdere, che certe persone è meglio perderle che trovarle e così sia! Con Elisabetta e le sue amiche si prepara un cammino intorno a sant’Antioco; viene pure Andrea P. che guarda caso lavora a Goni, vicino a Mandas, quanti km! Le cose sono ben fatte e con Andrea V. si gira l’isola di san Pietro, si incontrano assessori e persone intelligenti che capiscono cosa possiamo fare insieme e parte il cammino anche sull’isola “genovese”.
Un giorno partiamo per andare a vedere il percorso dalla chiesa di santu Jacu tra Villamassargia e Siliqua verso l’ex-miniera di Orbai e naturalmente ci perdiamo nel monte passando da Terraseo. Riusciamo infine a trovare il villaggio residence con campi da tennis, completamente disabitato e costruito su quello dei minatori, costato 3 miliardi delle vecchie lire ed abbandonato al suo destino in mezzo al monte. Da lì, non senza impicci, riusciamo poi a scendere alla miniera Rosas di Narcao, dove invece la ristrutturazione è costata meno, ma funziona e da’ lavoro a 9 persone. Rita e Luciano sempre fedeli al loro posto. Un panino e via verso Perdaxius per vedere Emi ed il suo ostello ben arredato. Il papà è l’ex sindaco ed anche lui ha un ostello vuoto nel monte, per chi volesse… Qualche notizia sugli amici, qualche novità ed è già tempo di ripartire, non senza aver registrato la buona predisposizione della nostra amica. Purtroppo il caldo è davvero atroce e dobbiamo rinviare all’autunno il giro per Santadi verso il mare e Cagliari per la costa, ma gli scout di Cagliari passeranno ad agosto e metteranno delle frecce anche loro. Possiamo comunque proseguire il lavoro pratico a tavolino rientrando alla base di Mandas. Come lo scorso anno, luglio porta con sé il raduno delle Vespa, la festa di san Giuanni (con concerto dei Furias e ballo sardo collettivo nella notte, anche se molti sono a vedere la partita su maxischermo alla consulta giovanile), le sere a cercare il fresco al convento fino a tarda notte, i preparativi delle festività di santu Jacu che sarà prolungato dal sabato 21 fino a domenica 29, il torneo di calcetto in notturna (occasione per la gente del villaggio di trovarsi al campo sportivo) ed altre cose. Giovani e famiglie nel week-end se ne vanno al mare, noi restiamo qui. Per fortuna che ogni tanto passano coppie di francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi e qualche italiano e si scambiano quattro chiacchiere, parlando di Sardegna e di cammini. Mi fanno una sorpresa due amici di vecchia data che non vedevo da vent’anni e che vengono fin qui a trovarmi, portandomi in regalo la loro rinnovata amicizia ed un salamino fatto in casa, che noi chiamiamo “salam dla duia” che matura in orcio di terracotta nel grasso animale. Ne mangerò un pezzettino ogni giorno in memoriam con molto gusto. Anche le ferite dell’anima poco a poco guariscono e quelle del corpo invecchiante si curano, sennò amen. Almeno abbiamo vissuto!!! Il sabato poi si divide tra il battesimo di Maya, figlia dell’otto marzo, e il saggio finale della scuola di ginnastica con le bimbe che fanno spettacolo come l’anno scorso, le più grandicelle che fanno del loro meglio con punte di eccellenza e la gente che applaude malgrado il sole feroce. A metà spettacolo ho già fatto 1600 foto e non ho più memoria disponibile, peccato! ma quanto lavoro di taglio e cucito per scegliere quelle da pubblicare sul feissbuuk; mi fanno male gli occhi e le spalle…ma ne vale la pena, come l’anno scorso.
*IL PAESE È PICCOLO E LA GENTE MORMORA
Già, come l’anno scorso, però con meno tempo e più cose da fare, senza fondi e con gente di tutte le età e condizioni sociali che ti tira la manica per chiedere… chiedere, ma mai osare, rischiare, pagare di persona le scelte fatte e da farsi. Di cosa hanno paura? di un ipotetico posto di lavoro promesso da tempo e mai arrivato? di perdere un impiego saltuario a pochi euro? Curvano la schiena, mugugnano, imprecano e maledicono, ma non osano. Tanto un tetto ed una pagnotta non mancano ed alla fine tutto si aggiusta. Spero comunque di riuscire a concludere qualcosa di buono con la gente in gamba e già i primi frutti si vedono. Come dicono: “il grano si separa dal loglio”, ma quanta invidia, gelosia e rancore.
Questo è il quarto anno che vengo in Sardegna a faticare per il progetto “cammino di santu Jacu”; nessuno mi ha mai dato né soldi né prebende e come me anche tutti gli altri amici del gruppo, sardi e continentali, hanno sempre pagato di tasca propria tutte le spese di questi anni. In alcuni posti, come a Mandas, abbiamo ottenuto la possibilità di un alloggio e di informatica nei locali comunali, perché lo scopo della nostra iniziativa è superiore al ristretto territorio municipale ed è approvato da regione ed enti di sviluppo sardo. Quando il nostro lavoro volontario sarà finito, arriveranno alcune centinaia di pellegrini, camminatori, turisti a percorrere questo cammino che attraversa tutta la Sardegna, non quella già turistica, ma quella profonda. Il fatto di essere non-sardi si scontra con una certa visione della sardità abbastanza reazionaria che è presente all’interno dell’isola in ambienti isolazionisti e direi per certi versi “retrogradi” ed “autarchici”, che si esprime attraverso il: “meglio restare indietro o fermi, piuttosto che accettare aiuto da chi ha un’esperienza in quel campo, ma non è sardo”. Dico questo perché sono cresciuto con amici sardi progressisti e pronti a prendere dalla non-insularità tutto quello che di buono c’è, adattando poi il tutto ai caratteri insulari di caparbietà, di inventiva, di coraggio nelle scelte, di fedeltà a dei principi. Invece, da un po’ di tempo, alle solite questioni di rito: ” chi sei, cosa fai, da dove vieni, ma chi te lo fa fare, chi ti paga?” che, una volta risolte, lasciano spazio ad una collaborazione fattiva ed attiva (che sola può colmare la nostra conoscenza tecnica coi suoi limiti, grazie al vissuto di chi il territorio lo pratica ogni giorno), si verifica una situazione di netto rifiuto, di avversione, di ostacoli e di danni anche materiali al nostro lavoro.
Non si tratta solo delle fucilate ai nostri segnali o delle frecce cancellate, delle incomprensioni o gelosie locali camuffate dalla politica: questo esiste dovunque e ne ho ormai vent’anni di esperienza. Il problema qui è che gli interessi particolari e gli egoismi locali si esprimono anche nell’uso di minacce di stampo mafioso a tutto quello che viene a turbare il quieto vivere del paese del vento che alcuni vorrebbero fermare al medioevo dell’oppressione dei “forti” sugli altri, i “deboli”. La manovalanza gregaria c’è e continua a prosperare nel sottobosco dei furti, della droga e dell’ozio quotidiano dei senza terra e senza lavoro, con quell’odio dentro per tutto quello che è diverso e che deve essere tenuto sotto, perché loro non hanno niente e gli altri tutto, perché alla tv si impara a diventare “famosi” senza particolari meriti, se non l’essere “veline”, “escort”, “fighi” ed altro… Chi ha sudato, studiato, lavorato, acquisito esperienza lavorativa e capacità, chi ha pagato di persona scelte ed errori personali e di vita, non è esempio di vita, ma solo uomo da abbattere o comunque da disturbare quel tanto che basta perché ceda e se ne vada, lasciando quindi le cose com’erano prima, soprattutto poi se appare in qualche modo legato al potere locale. Non conta nulla la storia personale, quello che si fa, che si propone, che si vede come realizzazione del piano di lavoro! Se il livello mentale della manovalanza è quello che è, invece i capibastone sanno bene cosa vogliono. Per chi non sa cosa vuol dire camminare sotto il sole per cercare e tracciare il cammino e che si passa la giornata sdraiato davanti alla tv e la notte non sa cosa fare, se non rompere le scatole a chi ha bisogno di dormire perché il domani è un altro giorno duro, può essere divertente fare “scherzi”. Per chi desidera il posto altrui, anche se non ne ha le capacità o l’esperienza accumulata, nella guerra attuale del flagello della disoccupazione che provoca il “mors tua, vita mea”, gli egoismi particolaristici e la battaglia delle raccomandazioni più spinte fanno dimenticare che il tuo avversario non è chi sta nelle tue stesse condizioni, ma chi ci ha portato a questa miseria materiale e morale. Ed allora non riescono a capire che la passione e la volontà di vedere realizzato e portato a buon fine un progetto come il Cammino di santu Jacu, anche se tutto fatto gratis da volontari, è in sintesi la stessa cosa di chi con il suo lavoro ed impegno realizza il suo prodotto finito, che sia un manufatto o un’opera immateriale, e ne trae l’orgoglio e la soddisfazione di aver ben fatto. Chi ha dovuto produrre il “capolavoro” per passare operaio specializzato sa di che cosa parlo, ma anche quelli che con le loro mani ed il loro cervello inventivo realizzano cose utili (o futili) lo sanno. Non lo sanno invece quelli che hanno come unico scopo giornaliero la noia, l’odio e l’arroganza. Non lo sanno invece quelli che, per disgrazia loro o per le cose della vita, sono rimasti al livello basico, primordiale e si attaccano a tutto quello che non capiscono o che considerano troppo diverso. Penso che il rispetto sia la cosa fondamentale e laddove non c’è più rispetto, là non vale la pena di dare. Non abbiamo disturbato nessuno, né offeso, anzi… Ma forse la troppa disponibilità finisce per essere percepita come una forma di debolezza e qualcuno passa i limiti, abituato com’è alla legge del più forte e del più violento. Allora, non ci sono molte soluzioni e visto che: ” Non ci sono problemi, ma solo soluzioni da cercare e da applicare”, se la cosa non si risolve, applichiamo soluzioni drastiche e via. Perché siamo qui per finire un progetto ed il mormorio di chi non sa, ma vuole lo stesso parlare (o sparlare) finirà nel vento…ed al convento resteranno solo i fantasmi che animano le notti calde estive e la strega magoncia che lo abita tutto l’anno, come dicono i bambini che qui giocano al pomeriggio. Come mi dicono sempre: “ma chi te lo fa fare?” Già! chi me lo fa fare… e per chi, poi? Il paese è piccolo e quelli che vengono da fuori sono oggetto di curiosità prima e di valutazioni poi. Bisogna sapersi adattare e far buon viso a cattivo gioco e, se si viene accettati, la parte migliore viene fuori e si viene adottati dalla maggioranza della popolazione. Io non so se sarò mai fatto “cittadino mandarese ad honorem”, non è questo lo scopo né il problema. Però penso di aver dato troppo spazio e troppa confidenza. E’ un mio difetto o pregio; mi metto nei panni di chi mi incontra ed ho l’umiltà di voler dare voce e spiegazioni a tutti. E non sempre questo viene preso nel giusto senso. Avrei potuto comportarmi da serio professionista e restare distaccato ed indifferente, come qualsiasi tecnico che fa il suo lavoro e basta. Invece mi sono messo come un pesce nell’acqua per vedere se la gente comune capiva quello che stavamo facendo e poteva condividere il progetto. Serviva per poter avanzare senza “aiuti politici” e fare la massa di lavoro preparatorio necessaria per imporre il cammino di santu Jacu come itinerario culturale sardo… e ci siamo riusciti, a discapito dei mille ostacoli.
Ora che l’ufficializzazione è cosa di giorni ed entro l’anno saremo cammino europeo di Santiago, itinerario culturale, con tanto di simbolo etc. etc., posso esprimere la mia soddisfazione per il lavoro svolto, preparare più serenamente il lavoro da svolgere e godere dei primi frutti del passaggio della gente. Molto cambierà ancora, come sono cambiati in questi tre anni e il tracciato e gli alloggi e gli amici. Ci mancano ancora una decina di alloggi poveri nei posti tappa, ma ci arriveremo ed un paese tira l’altro perché adesso che i camminatori e pellegrini passano, l’interesse che non si manifestava prima, ora si fa vivo; e passo dopo passo, goccia dopo goccia, paese dopo paese, il cammino si fa realtà! Così sono più le soddisfazioni e gli amici, che la parte peggiore, quella bieca e reazionaria, che solo odia e niente costruisce.
*LE FESTIVITA’
Domani inizia il torneo di calcetto e ricomincio a girare nei dintorni la mattina e la sera tardi e lunedì arrivano nuovi pellegrini da farci un giro insieme, poiché gli antichi sono impelagati in altre storie di vita e non sono disponibili, se non per dare supporto e conforto nei momenti duri, che già questo mi basta! Il sole continua a picchiare ed i malumori si sono calmati negli insapienti, anche se le chiacchiere e voci corrono più veloci del maestrale, le festività si avvicinano, le sere sono al calcetto, le notti nei giardini del convento, le mattine e pomeriggi al lavoro. Devo organizzare un pezzo di cammino con la gente, speriamo bene! i giovani se ne vanno al mare e noi a camminare. Hanno preparato un listone di attività per i mesi di luglio ed agosto, come per esorcizzare il vuoto provocato dal vento e dalla calura pazzesca e mi ci ritrovo anch’io per portare gente a camminare e conoscere il nostro cammino di santu Jacu. Ma, col caldo che fa, è un suicidio andare a farsi una tappa tipo la Goni-Mandas di 24km e sei ore di cammino. Allora prendo e vado a fare dei giri per scegliere un percorso fattibile in due-tre ore al massimo. La Mandas – Gergei – Escolca –Mandas necessita 5 ore di cammino sotto il sole, con l’acqua che diventa piscio caldo, il sudore che attira milioni di mosche, le salitacce al ritorno passando per le grotte dei pastori… La Mandas – Escolca – Serri – Isili necessita 4 ore con una salita alla giara di Serri che permette di visitare il centro archeologico e poi di scendere dritti alla periferia di Isili. Ma quel giorno, quando arrivo su in giara e cammino verso il bar del centro archeologico, è scoppiato un incendio che sta investendo la capanna del capo, la gente prende un po’ paura, il vento è forte… arriva un elicottero che incomincia a scaricare acqua e polvere rossa mentre due pompieri attaccano l’incendio dal basso. Alcuni turisti vanno a fare foto della lotta al fuoco, con le impiegate che cercano di fermarli… ed arrivano jeep, auto e pompe di tutti i servizi possibili ed immaginabili, ultimi quelli di Serri con una ragazza che corre verso l’incendio con una sigaretta in bocca… roba da lasciare di stucco anche l’ultimo dei piromani!!! E qui ce ne sono parecchi, visto che in 15 giorni ci sono stati 152 incendi, dicono i giornali… Allora resto bloccato e devo tornare indietro a Serri sotto il sole che picchia e già sento che mi sono preso un’altra bella scottatura! Un pastore mi indica un sentiero di pecore che dovrebbe portarmi giù alla strada nuova verso Isili che usiamo passando da Gergei e così dovrei risolvere la cosa. Però, quando arrivo giù alla strada asfaltata, non riesco a decidermi su quale direzione prendere: destra o sinistra? Est o ovest? Il problema è che in teoria dovrei andare verso nord e non riconosco la strada che ho fatto alcune volte a piedi e non ci sono frecce gialle come dovrebbero esserci. Indeciso, vedo passare le auto e la tentazione è forte di prendere a sinistra in discesa, più facile! Ma alla fine salgo verso est, a destra, ed arriverò al passo, alla discesa ed al famoso (per noi) cancello dove c’erano i grandi cani dipinti (non ci sono più) ed il sentiero laterale per l’ex macello (ora scuola di musica) di Isili. Ce l’ho fatta!!! Entro in paese sotto gli occhi degli anziani seduti all’ombra dei giardinetti e mi cerco un bar aperto per un gelato sognato da ore sotto il sole senza aver mangiato, solo bevuto. E’ domenica e non c’è nessun bar aperto, neanche quello del distributore! Sconsolato mi riempio la borraccia d’acqua, scovo nella bisaccia due biscottini rimasti dal rinfresco di inaugurazione del circolo di lettura del giorno prima e me li sgranocchio seduto sul muretto aspettando il bus delle 20 (sono le 18) e sperando che ci sia. Il vialone lungo rettilineo è lo “struscio”, la “vasca” il passeggio di Isili, ma tutti ci passano in auto, avanti ed indietro, più volte… un rito domenicale o quotidiano? Altri stanno nei giardinetti in gruppi di amici o di famiglia ed io sono l’unico punto fermo, lì seduto sul muretto a veder passare la gente. Non ho biglietto (inutile dire che la biglietteria ed i wc sono chiusi e nessuno si sogna di appendere un cartello con gli orari) e l’autista del bus sostitutivo mi guarda come se scroccassi il passaggio. Chiaro che, conciato come sono dopo una tappa di cammino, dopo essere entrato strisciando nelle grotte di Serri per vedere un po’ come sono, dopo aver evitato il fuoco, con una scottatura che brucia sempre di più, non faccio un buon effetto visivo, ma lui accetta che io salga e che paghi il biglietto in stazione a Mandas. Arrivo stravolto che la gente mi guarda, confortata nei fatti dalla mia pazzia:” comprati una bici, una vespa, un Apecar” (apixedda) mi dicono! Passa una settimana ed il sabato mattina, conscio delle esigenze di chi è abituato a fare marcia veloce per perdere i chili di troppo, porto qualche decina di persone sul percorso Mandas-Ardiddi –Gergei dove i due sindaci ci aspetteranno per quattro chiacchiere e rinfresco. Le donne sprint si lamentano dell’ora tardiva (8,30) della partenza; altri del percorso in paese, inutile; alcuni vogliono accelerare anche se con noi c’è una persona con problemi deambulatori… allora io mi metto in coda con lui per affermare il concetto di cammino come solidarietà e lascio il gregge sparpagliarsi in paese con l’unica raccomandazione di seguire le frecce gialle. Un tipo ciccio si mette in testa al gruppo (si vede che deve smaltire chili e che ha l’abitudine al comando) e tira come un treno, sfilacciando i partecipanti sulla strada di Ardiddi. Marongiu junior passa col Pandino a folle andatura, rischiando di ammazzarmi qualche camminatore; Marongiu senior invece si ferma e per fortuna che non era rimasto ad aspettarci… che chissà che storie ci tirava fuori per ore. Quando noi camminanti di coda dal ritmo normale arriviamo al cancello dei Marongiu, il gruppo di testa è andato dritto ed ha sbagliato percorso. A voce li richiamiamo indirizzandoli sulle frecce gialle ed io resto ad aspettare Seb ed il suo amico Peppe di Serri che arriveranno per vie traverse scavalcando muretti e tettoie. Dobbiamo in teoria visitare il nuraghe, ma le donne sprint hanno imboccato la discesa e via di corsa; alcuni salgono al nuraghe a fare foto, altri aspettano alla rete per aiutare il passaggio, le prime sono già quasi a Gergei. Ormai hanno imparato a seguire le frecce gialle ed arrivate in paese continuano verso la periferia, la chiesa di san Vito, il percorso verso Isili, e chi le ferma più! Altri sono indietro, il caldo comincia a farsi sentire e la stanchezza pure. Ci siamo spezzati in cinque tronconi e gli uni aspettano gli altri. L’arrivo al municipio è frammentato da telefonate:” dove siete?” e via andare. Il fresco della sala consigliare, le bibite, i dolcetti, quattro chiacchiere dei sindaci, le mie spiegazioni del perché ho lasciato che andasse così, che il cammino non è una corsa, ma un tempo di riflessione; speriamo serva a qualcosa! Consegniamo il “testimonium mandarensis” (la Compostela di Mandas) a tutti i partecipanti come attestato del cammino percorso e tutti a casa con le auto degli amici del comune. Antonello ha fatto decine di foto, Laura pure qualcuna, io niente; i ricordi saranno quelli degli altri. L’indomani girerà la voce che mi sono perso, potenza del paese piccolo e della gente che mormora. Amen.
Come sempre, durante le feste di san Giacomo il clima cambia bruscamente, la temperatura scende di brutto e piove pure. La domenica è stata fredda, il lunedì piovoso e la sfilata degli abiti da sposa un poco infreddolita. Adesso viene il corteo di santu Jacu tradizionale e poi la cena al monte Granatico stasera, ma il cielo è cupo e minaccia pioggia. Vedremo come butta. Con Jessica e Matteo, arrivati giusti giusti per la sfilata e la cena, facciamo qualche foto in compagnia di Matteo Setzu, invitato per l’occasione a fare belle foto come solo lui sa fare. Ma i tempi clericali sono troppo lunghi e cavalli e persone si stancano, qualcuno si addormenta in piedi, molti hanno fame e sete, la cacca riempie le strade davanti alle case di amici e si fa buio… poche saranno le foto riuscite, peccato! Ma la cena offerta dai cavalieri sarà ottima soddisfazione e ricompensa delle fatiche! Al convento nella notte gruppi misti di giovani e vecchi e la presenza della nuova amica spezza cuori e incuriosisce. Malgrado il caldo si va a camminare e cercare il sentiero per salire su alla giara di Serri senza troppi intoppi, ma anche questa volta non è la buona! Jessica ed io ci ritroviamo immersi tra erbacce e spine a metà, perché un contadino ha chiuso con una rete bella alta la stradina che scende al cimitero di Escolca. Facciamo buon viso a cattivo gioco e, scivolando tra erbe e rovi, riusciamo a scendere chiacchierando di cose varie, come si fa quando si fa conoscenza. Matteo è giù in basso con la macchina che ci aspetta; il caldo è troppo, prendiamo e torniamo all’ostello per mangiare e fare siesta. Ma già i preparativi per il cammino nell’isola di san Pietro chiamano ed i due amici del cammino devono scendere giù, non senza aver lasciato cuori infranti di tutti i tipi… Come mi ha detto Monica:” portane tanti di tipi così …!”
Sarà l’estate, sarà il caldo, sarà la voglia, ma anche altri del posto chiedono di venire a tracciare il cammino e così ripartiamo per l’ultimo tentativo tra Mandas – Serri- la giara- Isili e finalmente troviamo il sentiero giusto per salire e per scendere giù verso Isili e lo frecciamo con Peppe, Seb, Mariano. Anche questa è fatta! Abbiamo due varianti da Mandas verso Isili con caratteristiche diverse, adatte a camminanti, ciclisti, cavalieri. Mi ci vorrebbe una settimana in ogni posto tappa per ben vedere e mettere in opera la miglior soluzione possibile attuale, ma questo i politici non lo capiscono e noi soldi non ne abbiamo! Matteo Setzu ha fatto buona pubblicità ed arrivano richieste di chiarimenti da tutta la Sardegna ed articoli compaiono su giornali sardi e non mentre all’ostello continuano a passare coppie di stranieri in cerca del cammino, del ducato di Mandas, della Sardegna profonda, anche se poi non li fanno entrare in chiesa perché l’integrismo clericale non ha l’accortezza di mettere a disposizione di donne senza maniche o in pantaloncini una semplice cappa che copra “le nudità”, come fanno da altre parti. Ed allora a gente che era venuta da Valencia dopo il Convegno dell’anno scorso, apposta per vedere il Santiago Matamoros del Ducato di Mandas non resta che tornare indietro scornata sotto il solleone a 40°…
Ha fatto freddo per due giorni, come sempre per santu Jacu il 24 e 25 luglio, poi il calore è ricominciato ancora più forte di prima! Il tempo di assistere al teatro, alla sfilata degli abiti da sposa (con qualcuna che sogna ad occhi aperti), alla gara di gimkana a cavallo con giovani e vecchi cavalieri (in questo uomini e donne sono uguali), di andare a pranzo con gli amici a su Pillosu da Danilo (da leccarsi i baffi!), di passare le ore notturne tra campetto di calcio e giardini del convento tra chiacchiere e storie varie. Ed è già ora di partire, di ritornare in continente per risolvere vecchie e nuove storie, ma anche per riposarmi un po’ perché qui talvolta si aspettano troppo da me, mi sento sovraesposto e davvero sono solo un “umano”. Tornerò per finire il lavoro e rivedere gli amici vecchi e nuovi, ciao, a presto! Flavio detto barabba
Marzo in cammino
Come spesso, fare lo zaino e decidere il tempo che farà nei giorni seguenti è una cosa che prende spazio e riflessioni varie che invariabilmente si concludono con il troppo pieno ed il troppo peso, che né l’esperienza passata né le esigenze reali di questa opera di finizione e di prospezione del nuovo cammino di santu Jacu in Sardegna possono risolvere. Allora opto per la giacca a vento pesante di già 26 anni di vita, per un solo maglioncino, un pile senza maniche, due camicie con maniche lunghe e corte, due pantaloni, due magliette e 4 mutande e calze. L’inverno non è ancora finito, ma alcuni giorni caldi si sono già fatti sentire ed anche se so che in Sardegna, soprattutto all’interno, il vento può tagliarti le orecchie, la tentazione è forte di vestire leggero e di fare peso con tutta l’informatica recente frutto di investimenti di modernizzazione, come li chiamo io, per tutta l’attività da svolgere quando sono in giro sui vari cammini. Alla fine ho comunque 12 kg sulla schiena e due sacchetti di tela per alimenti vari e borsa porta documenti, non male per un cammino inverno-primavera. Una settimana di scrosci di pioggia ogni giorno, di sudore da rodaggio per saliscendi vari tra monti e valli, di umidità che niente asciuga e tutto raffredda, dimostrerà che era meglio più scelta vestimentaria in condizioni climatiche avverse che tutta la panoplia informatica, inutile se non c’è il wi-fi, come in tutta la Sardegna profonda. Arrivo freddo a Genova al porto e la Moby cara che ha abolito i divani dove si poteva dormire nel bar. Come mai è già tutto pieno di gente delle auto e noi posti ponte ci siamo fatti respingere fino alle 7pm ? dormirò per terra come un barbone, mentre la gente guarda la partita, con la tv che resterà accesa tutta la notte, barbari senza compassione. Non parliamo poi della luce. Dove sono finiti i buoni tempi di una volta quando potevi dormire al buio quasi in silenzio. Ora ti obbligano a chiedere per pietà una cabina per poter dormire qualche ora a caro prezzo, ma noi vecchi cani randagi non cediamo e facciamo come gli arabi ed i vu’ cumprà: per terra avvolti nel sacco da dormire. Al mattino un caffè e scendo giù ad incontrare Stefano di Modena che è già arrivato da Livorno e mi aspetta al bar della stazione marittima, un caffè e via andare. Siamo pronti e carichi per le cose che ci aspettano. Sulla strada di Orosei ci raccontiamo le ultime cose e ci mettiamo al corrente delle voci e dicerie che sempre girano tra le comari dei forum vari assetate di sangue umano come zanzare pestilenziali. Ma qui in Sardegna il DDT americano nel dopoguerra ha sterminato le zanzare della malaria … allora possiamo parlare di cose serie e del lavoro che ci aspetta.
In comune ad Orosei ci aspettano Elisa e Silvia, due nuove amiche del cammino, e sotto la pioggia andremo poi a cercare alloggio dal prete un po’ schifiltoso fino a ritrovare le cinque coppie di hospitaleri del santuario del Rimedio che ci alloggeranno per modica cifra nelle cumbessias che pazientemente stanno ristrutturando e che saranno il nuovo ostello dei pellegrini (anche se a me piacerebbe di più stare in centro in quelle di sant’Antonio, più storiche e gradevoli, ma Gino, il sindaco, ha altri progetti, anche se è molto disponibile verso il nostro progetto). Dopo averci fatto “parlare” un bel po’ le cinque coppie ci aprono una cumbessia e ci forniscono di due coperte perché freddo ed umidità ci stanno ammazzando e poi ci invitano a cena con preti e tecnici parrocchiali. Cena abbondante e squisita, condita dall’ex carabiniere che ci chiede i documenti e ci fa il terzo grado, con la moglie e gli altri che lo guardano stupiti. Mi veniva voglia di sputargli in un occhio, ma eravamo ospiti ed a cena … Pazienza! anche uno schietto come me, può riuscire a frenarsi !!! però chiediamo di poter restare due notti perché abbiamo appuntamento col sindaco lunedì. Iniziamo la segnatura in zona e sotto l’acqua e nell’acqua che rovina ed inonda tutto scendiamo nelle valli del Cedrino e del Flumineddu, traversiamo monti e varchi, guadiamo torrenti in piena e mettiamo frecce contenti di vedere che quelle di settembre-ottobre ci sono ancora… le guardie forestali ed i nuovi amici di Dorgali (Sandro, Tonino, Enrico) ci aiutano a trovare nuovi itinerari ed a sviluppare le varianti Orgosolo Barbagia ed il percorso per Nuoro. Anche se perdiamo qualche ora in discussioni, come dice Stefano, a cui non piace parlare con nuovi amici, ma vuole camminare, per me è importante stabilire contatti nuovi e rinsaldare i vecchi nell’ottica dello sviluppo e della conoscenza del cammino. Mi rendo conto che gli altri non lo capiscono, ma la cosa va fatta e bene!!! Lasciamo i nuovi amici e ci inoltriamo verso Nuoro (un freddo vento boreale, ma un bed and breakfast eccellente ed un ristorante splendido come prezzi e cibo), Lollove ed Orune con le sue scarpate ed il becco di Nunnale per finire a Benetutti a cercare le terme nascoste libere d’accesso, non quelle di maggio scorso, le altre più belle in riva al fiume. Piove sempre e giovedì, nuova festa nazionale per chi vuole, non riusciamo a mettere neanche una freccia, però cerchiamo soluzioni di taglio e cucito, come si suol dire, per questo cammino che deve trovare una sua logica continuativa nel caos montagnoso acerbo intrecciato di nuove strade automobilistiche e di reti di chiusura di pastori affittuari che stoppano anche le vecchie piste vicinali che a noi vanno così bene per camminare. Così ad esempio, scesi da Orune al becco di Nunnale, saremmo obbligati a scendere verso la strada provinciale e poi a salire a Nuoro su 9km di statale asfaltata invece di poter usare la vecchia strada romana che passava il monte verso Lollove e da lì saliva su ripida al centro di Nuoro. Scegliamo alla fine di fare un pezzo di strada in valle per ricucire la via romana giù da Nunnale fino alla strada locale per Lollove e poi la risalita, dura e solitaria, sulla vecchia strada fino al centro Nuoro, quasi all’ente turismo, invece di fare tutta montagna come sperato…e tutto per un solo cancello che chiude l’accesso vecchio!!! Idem da Orune a Benetutti, dove ci perdiamo in valle al guado del rio Mannu senza poter risalire dall’altra parte sulla strada locale che porta a santa Arvara ed al cimitero di Benetutti. Cani pastore e fanghiglia uniti a piovaschi e sudore ci accompagnano fino a notte. La nostra amica del maggio scorso, Ninuccia, ci offre ospitalità per due notti con buona zuppa. Altri amici/amiche (Silvana, Francesca, Piero, Rita) ci seguono e ci telefonano per avere notizie e fissare incontri che ci fanno sempre piacere, le cose avanzano e speriamo di fare un buon lavoro, malgrado tutto. Vedremo!!!
Domani le foreste famose delle gimkane auto nei picchi di maggio 2010. Stefano piange le ammaccature della sua berlina che forse non arriverà al fatidico quindicesimo anniversario, ma io persisto e quindi avanti savoia!!! vedremo come butta! Nonostante la fatica riusciamo ad unire Benetutti con Ozieri passando per Bultei e caserma fiorentini con un bel percorso coerente, ma duro, di montagna in stile camino primitivo: bei saliscendi, ma belle zone verdi e tranquille. Arriviamo sotto Ozieri alla ex ferrovia ora ippo-ciclo-pedovia, che chi vuole potrà seguire fino a Pattada e Benetutti tutta in piano, evitando le montagne, e cerchiamo un posto per dormire perché ad Ittireddu hanno chiuso l’unico bed and breakfast…un vigile ci accompagna su in cima sotto i ripetitori in un posto bello, però che si sta deteriorando per incuria e gioco al risparmio dei materiali, ma almeno c’è il riscaldamento. Al mattino piove, governo ladro, e la guerra è cominciata in Libia e noi siamo un po’ distrutti dal freddo e dalla fatica e non riusciamo a combinare niente di buono e domani Stefano torna in continente e siamo in ritardo di due giorni e quindi dovrò far da solo in mezzo alle montagne. Ittireddu, Ozieri, Foresta Burgos restano in sospeso per lunedì quando troveremo, forse, qualcuno in comune che ci dica come vogliono il percorso in zona loro. Il nuovo sindaco di Ittireddu ha le idee chiare e mi propone vari percorsi e le sistemazioni per i pellegrini con l’aiuto degli amici del cammino di lì. Poi da solo scenderò da Bolotana verso Noragugume e Sedilo ed entrerò nelle terre già note dei cammini di maggio e settembre 2010, quindi forse sarà tutto più facile e spero in più calore primaverile ed amici in aiuto.
In cammino da solo.
Nella zona di Bolotana abbiamo trovato un bel percorso a piedi, ma da foresta Burgos in su le cose vanno riviste a giugno quando faremo anche la variante Bonorva-Mores. Il freddo è pungente, il peso dello zaino troppo; anche i tedeschi hanno abbandonato materiale, pure la cucina da campo che si portavano sulle spalle. Ed io salgo alla posta per spedire 5 kg di cose a Mandas in fermo posta. Fino a quando si potevano stoccare le cose in auto e camminare leggeri era una cosa, ma da solo con troppi kg è un suicidio! Addio informatica, caricabatterie vari e ricambi. Starò più giorni con indosso le stesse cose perché tanto non c’è riscaldamento e non asciugano, se le lavi! Scendere giù dalla montagna su un bel percorso già in parte frecciato aiuta a superare i primi momenti di debolezza, ma subito l’intrico di sentieri da Lei in poi, fa’ rimpiangere il GPS telefonico di Stefano. ahi noi! La troppa acqua inonda tutto ed i guadi si fanno difficili, mi tocca risalire monti per cercare altri passaggi, scavalcare reti e cercare di tener lontani i cani pastore impazienti di gustare carne continentale. Qualche bella foto e la sera scende e sono ancora perso al guado che a maggio si faceva facile ed ora mi costringe a tornare su asfalto per aggirare la montagna che mi si para davanti e che mi divide da Noragugume, mia meta odierna. Niente da fare! A notte mi recupera un operaio cassintegrato pastore che mi porta a Dualchi da Francesca che mi accoglie ed ospita e diventerà subito amica del cammino, anche se Dualchi e Noragugume hanno ruggini antiche… L’indomani, Angelo, Efisio e Maddalena a Noragugume mi accoglieranno e daranno alloggio e conforto in cibo e caffè doppi in cambio di ampie spiegazioni del cammino e delle sue prospettive a cui il sindaco amico aggiungerà le sue vedute…la brandina nel vecchio municipio e l’internet in biblioteca, unica volta in due settimane, saranno il conforto finale! Al mattino Angelo mi accompagna per un pezzo con la sua Panda 4X4 come aveva fatto ieri per decidere il percorso del cammino e mi presta il suo grosso ombrello verde-speranza per difendermi dai cani corridori in muta contro auto o pellegrini spersi. Il sentiero da lui indicato e seguito dai cavalieri di Bono quando vanno all’Ardia di Sedilo finisce in mezzo a reti e filo spinato, però lo traccio lo stesso scavalcando staccionate e muretti fino ad arrivare sotto Sedilo, dove un pastore mi invita a salire per un sentiero di capre diventato ruscello fino al centro paese. Le chiacchiere con lui mi hanno fatto piacere, ma la salita nel fango è davvero dura e quando sbuco su, gli operai del panificio mi guardano attoniti con la mia bomboletta di vernice in mano che traccio frecce a scendere per il dirupo. Vado verso il centro in cerca di cibo ed alloggio anche se è presto, perché sono davvero stanco ed Alessandra, altra nuova amica e responsabile del santu Jacu per Sedilo, mi ha detto di passare in comune a vedere un po’ come butta. Trovo da dormire in un posto simpatico, lavo tutto e vado a visitare la chiesa di santu Jacu ed il paese che è vivo culturalmente e sportivamente, a parte la famosa Ardia di santu Antine, dove si spera poter avere muristenes o cumbessias disponibili per i pellegrini futuri, come dice il sindaco.
Ho due percorsi intorno al lago Omodeo (uno suggerito dagli amici sedilesi e da Alessandra, sempre disponibile) e la lunga difficile salita per Nughedu dove il sindaco Domenico e Paolo Pirri mi aspettano. Il primo pezzo è facile ed in discesa verso il guado sul fiume Tirso che è in piena (mi tocca scavalcare il guardrail e percorrere 200m sulla 131) per passare dall’altra parte e salire duro sul monte dove manca un segnale CAI e vado ancora su invece di deviare sul letto del solito sentiero diventato rio fangoso…ma alla fine torno indietro, lo segnalo bene e salgo con il respiro affannoso, scivolando ed ansando come una vecchia bestia ferita fino in cima alla pinnetta ristrutturata dove mi fermo a mangiucchiare qualcosa. Inizio la discesa verso il ponte sul Taloro ed incontro operai forestali, quattro chiacchiere, e poi più in basso i due capi cantiere appassionati di ippovia che mi comunicano la morte dell’amico e sostenitore Bobo Farina, presidente dell’ente parchi e foreste, avvenuta la mattina a soli 55 anni per un infarto. E adesso che facciamo??? lui che aspettava con ansia questo nostro tracciato per dare vita al percorso integrato ippovia- cammino, come mi aveva scritto qualche giorno prima che partissi per questo cammino. A Cagliari vedrò quello che mi diranno per il seguito. La salita dal Taloro a Nughedu santa Vittoria è dura, però l’accoglienza buona e posso dormire nel nuovo ospizio ancora non in uso, anche se la bomboletta campingaz è finita e non si trovano ricariche adatte e quindi, avanti coi soliti panini che ingolfano le vie digestive!! Manca un ristorante qui, ma la gente è cordiale, i fratelli Tatti mi fermano per strada a ricordarmi l’anno scorso e la lunga discussione, Paolo Pirri viene a frecciare una variante di salita al paese più bella e meno stradale. La notte sarà calda grazie al riscaldamento che lui ha acceso al mattino nel salone. L’indomani riparto dopo un buon caffè lungo il sentiero del parco con il sole che scotta fronte e naso, le orecchie sono coperte dai capelli lunghi. Lunghe salite e giringiro facendo attenzione alla segnaletica insufficiente che mi fa perdere tempo e forze in ricognizioni per arrivare infine all’uscita di S’Isteddu del parco con la ragazza intervistatrice ad aspettare le tre persone al giorno che vengono a vedere cervi e daini. E’ già l’una e sono ancora qui, Sorgono è ancora lontana e mi aspetta la zona di cui ho gli schemi di Piero e Gabry, ma vado alla rovescia e trovare l’imbocco non è davvero facile!!! salgo su una pista in ristrutturazione lasciando la provinciale sotto per sbucare in un incrocio di piste che il comune di Neoneli ha segnato con nomi di fantasia e lì un vecchio pastore mi dice che posso passare sulle sue terre, se chiudo i cancelli e scendere alla provinciale vicino al ristorante di suo nipote. Già l’anno scorso mi sono fatto fregare sullo stesso percorso ed ho dovuto tornare indietro dopo lunghe peripezie. E’ già tardi e dalla provinciale cerco l’imbocco della pista per attraversare questo nuovo monte che mi porterebbe al santo Luiso della forestale ed al mio alloggio per la notte. Un altro pastore mi fa tornare indietro e salire in cima alla montagna dove la pista finisce nel filo spinato che tutto chiude e impedisce. Scendo e risalgo con le poche forze che mi rimangono dopo 12 ore di cammino sotto il sole, ritrovo una pista buona che però finisce in una cascata, tento di passarla e cado giù scivolando su sassi nascosti dall’erba, il mio sedere ne risente come pure i miei antichi pantaloni Patagonia che si strappano…amen! Tento di ritornare alla strada asfaltata, è già buio e fa’ freddo, ma le varie piste portano inevitabilmente a cascine-cuili ed al filo spinato che tutto blocca. Salto un ruscello, altro che guado! E riesco a tornare da dove il vecchio pastore mi aveva deviato e da lì ridiscendo infine alla strada!! mancano ancora più di dieci km di asfalto a Sorgono, la cosa si fa dura e fredda, bevo acqua da una fontana rustica. Speriamo bene… e mi avvio con la luce delle stelle. Squilla il cellulare (ma come, non mi avevano detto che qui non passava?), è Pietro che con Graziella sono ore che mi aspettano, la cena ormai è fredda. Arrivo stracciato, stanco e sporco, ma dopo una bella doccia calda, tutto passa via! Come va, come stai, andiamo a vedere questo e quello, il programma per domani è fatto, con i cagliaritani in massa a visitare san Mauro ed il nuovo sito dei dolmen lì vicino. Pietro e Graziella sono gentilissimi ed il loro aiuto prezioso per tracciare un cammino più semplice e meno duro di quello previsto. Oggi è domenica, sole e motociclisti rombanti sulle strade ed ho deciso di andare a Meana. Non immagino ancora le funeste conseguenze che il cervello annebbiato dalle fatiche del giorno prima mi fa compiere, ho le gambe molli e penso che sarà più facile arrivare a Meana che a Tonara, lassù sui monti. Ma anche Meana è abbarbicata lassù in cima e l’ascesa sarà durissima ed ancor più la ricerca di un posto per dormire. Hotel “pieno”, b&b chiuso, alle otto di sera, stanco e sudato, maledico tutti i vecchi che mi guardano curiosi. Questo posto l’ho girato tutto, avanti ed indietro! Cerco la chiesa ed il prete, nuovo e giovane, che conosce il progetto santu Jacu e cerca di aiutarmi come può. Una vecchia casa parrocchiale fredda, ma con cucina, farà al caso mio e buona notte!!!
Ripartire sulla vecchia ferrovia tra ponti e viadotti in un lungo snodarsi di piste e di traversine, di curve di livello e di paesaggi lontani per arrivare a Laconi prima sotto il sole e poi con la grandine che diventa pioggia, perdere la strada in salita che accorcia la via ferrata, perdere l’imbocco del sentiero del parco di Funtanamela che taglia il lungo aggiramento della montagna dietro al paese, trovare un ferroviere in disuso come il suo casello che ti dice che mancano ancora cinque km. E poi non riuscire a scendere giù al paese che sta lì sotto di te perché c’è una scarpata ed il sentiero è proprio là sotto. E quando decido di tornare indietro e di scivolare giù con zaino e tutto l’armamentario che mi porto dietro, senza farmi troppo male. E felice arrivo nel parco Aymerich che scendo per arrivare attonito a tutti i cancelli di uscita chiusi con catene, sotto la pioggia, da urlare contro tutti quelli che mettono catenacci a tutto, anche ai parchi pubblici, perché sennò che cosa ci fanno i ragazzacci!!!! maledetti loro, mi tocca gettare lo zaino al di là di un muro e cercare di scavalcare. Ma è di pietre a secco, pur se alto. E la pietra di appoggio viene via e mi ritrovo a gambe all’aria, ferito a mano e braccio, con sassi che mi colpiscono, come un imbecille, sporco e di nuovo lacero. Ritento con la forza della disperazione, cristando, e passo di là verso i cappuccini dove dovrei alloggiare. E suona il cellulare ed è l’amico Piero che tornando da Cagliari verrebbe a trovarmi oh! Mi lavo alla fonte, in chiesa c’è Quaresima, ho freddo, scendo all’hotel dell’anno scorso, ma niente, non c’è posto (neanche per mangiare ce ne sarà la sera, eppure è tutto vuoto !!??). Torno su e grazie alla presentazione di fra’ Giancarlo di Pula la cosa si accomoda ed ho alloggio caldo con doccia e posso aspettare Piero per cenare! Laconi è un bel posto e Alessandra mi darà aiuto e consigli ed il caso mi farà incontrare Oscar di su Lacon con cui stringerò amicizia e progetti per giugno, L’ingegnere del comune mi darà una mano a scegliere il percorso ideale per arrivare al monumento aviatori e poi scendere a Nurallao dove mangio e sul tracciato dello scorso anno arrivo ad Isili dove mi mandano da Bruno al Cardellino. Lavo le cose, ma non asciuga niente, però tra Bruno ed i due fratelli dell’ufficio tecnico troviamo un bel percorso alternativo alla diga del Barroccus che loro stessi si incaricano di frecciare in giallo, buona gente che sa cosa vuol dire camminare! A mezzogiorno riparto verso Gergei senza problemi, anche se ancora il pastore ha chiuso il sentiero, stavolta la parte sotto. Ma risalgo tra rovi e spini fino alla provinciale e scendo alla chiesa per bere un caffè al solito bar e fare quattro chiacchiere di cammino. Poi riparto su quello che consideravo come la parte più facile, ma uscendo alla rovescia dal paese sbaglio e devo andare di traverso a cercare l’imbocco della pista che i nuovi lavori per l’asfaltatura della strada con Mandas hanno distrutto così come le freccioline gialle. Ed allora salendo devo cercare ogni volta il sentiero giusto e sempre sotto l’acqua, come ogni giorno ormai, sfidare guadi, cani, pastori, salite e scivolate, fino a lasciare le mie impronte nel cemento fresco in andata e ritorno, che se Nicola lo sa che sono io mi uccide… ma proprio pensavo che fosse fango!!! arrivo in cima al nuraghe Ardiddi che sempre sbaglio ad uscire ed il Marongiu mi vede da lontano e mi fa la predica, raccontandomi il suo miracolo che ascolto con calma, anche se non ho più acqua e devo arrivare in comune prima che chiuda per avere la chiave del convento dove sono adesso. Ma ci arrivo ed ora mi riposo scrivendo, lavando ed incontrando vecchi e nuovi amici. Domani si vedrà!
Mandas e gli amici.
Da quando sono arrivato sotto la pioggia ed abbastanza sporco e lacero, è scoppiato il sole ed ogni giorno fa più caldo tanto che adesso giro in maglietta e finte crocks cinesi per riposare i piedi che mi fanno molto male come tutto il resto. Però il caldo, il riposo ed il buon cibo preparato ai fornelli della nostra sede degli amici del cammino di santu Jacu ed ostello dei pellegrini mi fanno sciogliere poco a poco tutti i risentimenti muscolari e mettere su qualche chilo per il prosieguo del cammino. Mi dispiace per Alessandra che mi aspettava a Sedilo, ma non c’è mezzo per arrivarci da qui e nessuno è libero per questo weekend. Però ogni giorno incontro amiche ed amici dello scorso anno ed i nuovi del gruppo facebook bravi e disponibili. Mancano solo Marcella che è in ospedale ed Eléna, la madrilena, fresca mamma, ma ogni giorno si rivedono facce note e si scambiano impressioni e si fanno progetti. Anche Carla e Fausto trovano il tempo per quattro chiacchiere, tanto che mi dimentico la bomboletta di giallo spray da loro in cascina, il nostro primo ostello per le riunioni di gruppo del 2010 !!! Risolta la questione della gestione dell’ostello pellegrini affidata alle ragazze della cooperativa di Barbara e di Eléna del progetto Saint James way (quelle di cui le comari malelingue mantellate irridevano gli sforzi per imparare l’inglese…!) e che assicureranno l’accoglienza a prezzo modico dei camminanti e pellegrini, il lavoro di taglio e di cucito del percorso e degli alloggi con relativi referenti prosegue per dare forma e sostanza a questo cammino che speriamo di aprire a fine mese. Venerdì arriva la telefonata del sindaco di ritorno da Bruxelles e si organizza un incontro, parte di sabato e parte di domenica con quelli interessati. Lui vorrebbe accelerare i tempi, io freno. Ancora non sono pronto, manca da ripercorrere il pezzo da Mandas a sant’Antioco e, a dire il vero, non sono convinto del lavoro fatto in autunno dalle squadre di amici del cammino incaricate che sono riuscite a segnare più tracciati sullo stesso percorso: due teste = tre cammini!!! Allora passo a rivedere i segnali che rimangono, a correggere il tiro, a trasferire il tutto sulle mappe. Poi sabato e domenica ci sarà il gran finale nella zona di sant’Antioco con il gruppo cagliaritano di vecchi e nuovi amici (il gruppo di Francesca) e quelli dell’isola con Piero Peek. Spero di arrivarci in buone condizioni fisiche. A quel punto resterà da finire ed editare le guida, tradurla nelle altre quattro lingue e mettere sul web il nostro sito generalista: www.camminando.eu e consegnare il nostro percorso a quelli che vorranno camminarci e correggere i nostri errori per migliorarlo
Aprile in cammino.
Mizzica, le chiacchiere! Sono ancora qui a Mandas… Ho recuperato con due ore di coda in posta i cinque chili di materiale e ne approfitto un po’ scroccando il wi-fi della biblioteca qui sotto per ristabilire i contatti col mondo. Ogni giorno vado a piedi a farmi un pezzo di cammino da frecciare e poi torno qui a dormire. Così incontro il pastore Antonio di santu Saturru che mi racconta che l’anno scorso aveva visto della gente, delle ragazze continentali che pitturavano strane frecce gialle…?! che però le aveva lasciate fare, ma poi si era informato ed aveva saputo del cammino. Ed ora mi dice che se glielo chiedevano a lui… Lui sì che lo conosce il buon cammino sterrato che cerchiamo! Evviva! già ci sono due tracciati ed ora mi tocca farne un altro, se vogliamo passare sulle sue terre, come piacerebbe a tutta la famiglia… e sono più di venti!!! Ed in altri posti, invece, nessuno che si faccia vivo per risolvere i nostri problemi di conoscenza del territorio così come si è evoluto sul filo del tempo e delle trasformazioni sociali! Allora, con il sindaco, si pensa di organizzare per mercoledì 13 aprile una riunione generale di sindaci ed associazioni locali sul cammino e sulle attività collegate, però sono io con Roberta che dobbiamo fare gli inviti… E quando ci vado a frecciare? già che sabato dobbiamo essere a sant’Antioco con gli amici e mi mancano ancora sei tappe! ma alcune sono già ben frecciate e comunque gli amici cagliaritani iniziano ogni mese a portare gente su una tappa al mese e, con la bomboletta al seguito, si fa presto a rimediare ad errori e ad ammorbidire percorsi forse ancora troppo duri! Ed allora, fino a venerdì continuo il lavoro di taglio e cucito sul tratto Mandas-Cagliari andando a piedi e tornando in autostop la sera a dormire a casa ostello convento…risparmiando i soldi dei pernottamenti, che proprio di soldini non ne ho più…ma il progetto sogno deve essere compiuto ed allora si va avanti, alla faccia di quelli che ci hanno messo bastoni tra le gambe o deriso o calunniato. Ieri mi sono sorpreso per la prima volta a cantare in cammino, come faccio spesso quando sono da tempo on the road: scendevo giù per la montagna e cantavo a squarciagola che pure le mucche mi guardavano curiose… Strani effetti del cammino e, anche se Stefano dice che è troppo duro e con troppo asfalto (ma da quand’è che non vai sul camino francés in spagna??? lì sì che hanno asfaltato il tutto!), se mi provoca gli stessi effetti endorfinici degli altri cammini, allora va bene anche così… Ancora sole… troppo! Adesso devo proprio salutare tutti per strada. Da quando mi hanno visto arrivare con lo zainone e poi girare come un capellone degli anni sessanta tra paese e campagna e chiacchierare coi vecchi e nuovi amici, pare che tutti sappiano chi sono e di caffè ed altro l’ospitalità sarda è ricca!!!
Ieri c’erano dei ragazzi di Madrid in visita ed una chiacchierata di venti minuti sul cammino di santu Jacu l’hanno avuta, oltre alla visita del convento e chiesa dei francescani; poi ogni tanto arrivano i curiosi e le curiose in vista di cortesia e mi tocca anche spiegare cosa facciamo e perché dipingiamo le frecce gialle su muri e sassi. Ma é un piacere vedere che anche qui la cosa suscita interesse. Tra dieci anni, come in Spagna, più nessuno li guarderà i pellegrini con lo zaino, eccetto chi ci fa business. Ma per adesso siamo davvero ai primordi. Adesso vado a spedire gli inviti e frecciare un po’… Sono ritornato sui luoghi dove con Sara, Alessandro, Serena e Stefano ci siamo persi nel monte, come testimoniano le foto di settembre in Sardegna, ed abbiamo frecciato una nostra variante che poi il pastore contadino ha accettato; i misteri della Sardegna: filo spinato dappertutto e poi passano dei continentali persi e disorientati e tutto si apre come per miracolo!!! Ma non è sempre così! A Neoneli sul monte il comune ha inventato quattro sentieri con nomi di comodo di cui uno pareva proprio buono per scendere a valle ad incrociare la strada asfaltata per poi salire il monte di fronte. Ebbene, ad un certo punto un cancello di quelli che fai fatica ad aprire sbarra la via. Mentre sono lì a riflettere sul da farsi: tornare indietro qualche km o scavalcare ed entrare in terra incognita con cani ed altro, arriva il gippone dell’Umberto C. con figlio che va a dar da mangiare alle bestie. Mi guarda, vede le mie condizioni fisiche, il mio zaino e senza scendere dal gippone mi chiede: chi sei e dove vai? ed io a spiegare che seguendo il cartello sono arrivato fin là e non so cosa fare. Ride contento e mi spiega che lui i cartelli li brucia e che nessuno deve passare sulla sua terra, anche se il comune dice che lui li deve lasciar passare. La terra è sua e ne fa quel che vuole! Però, visto che sono io e da solo, mi prende sulla jeep e mi porta avanti dentro le sue terre e poi mi dice di scendere giù, passando i tre cancelli fino alla strada, facendo bene attenzione a richiudere tutto. Questo mi va bene, ma come faccio per il cammino? posso sperare che si impietosisca ogni volta? allora scendo giù da quota 672 fino alla strada e poi 150metri più avanti risalgo per quello che in origine doveva essere il punto di arrivo sulla cartina se il comune non si fosse inventato qualcosa che non ha infine senso. Talvolta pensi che hanno fatto tutto bene e che ti hanno aiutato nel lavoro di segnatura e tracciatura ed invece è molto peggio!! Infatti dopo essere risalito tra rovi e fango, poi mi tocca ridiscendere dopo aver cancellato le frecce gialle che avevo fatto prima. In effetti, qualche freccia gialla spersa in Sardegna c’è, mi dichiaro colpevole! Talvolta il sentiero è così bello e funzionale al cammino che inizio da subito a frecciarlo se la cartina me lo dà per aperto… Ed invece un guado troppo pericoloso, un filo spinato o molto semplicemente il vecchio cammino o strada che finisce nel nulla o negli spineti perché caduto in disuso, fanno sì che quel percorso deve essere abbandonato fino a quando ente foreste o chi per esso decideranno di mandare una squadra di operai a riadattarlo. Ed allora restano le frecce incompiute per lo stupore di pastori e cercatori di funghi o passanti incuriositi. Ahi!!! questi continentali che non conoscono l’evoluzione della rete di sentieri e strade vicinali antiche! “Su cammino vezzu” direbbe Pieraldo Sau parlando coi vecchi in piazza per cercare il cammino migliore per noi!! A proposito di forestale, ora che è mancato l’amico presidente Bobo, si pensava di dare il suo nome all’ippovia per cui stiamo lavorando insieme al cammino di santu Jacu a ricordo suo e della sua opera. Certo che ci manca ora un referente disponibile e deciso. Speriamo bene… Domani giornata difficile ed i km non si conteranno nei giringiro nel monte per definire un percorso più rustico intorno a Goni. PS: anche se il sole impera da quattro giorni, i sentieri sono ancora fangosi e pieni d’acqua e le mie scarpe basse se ne sono fatte il pieno anche oggi. Ma va bene anche così… comunque un po’ d’acqua non fa male dopo tutto il vino di domenica con i nuovi amici nella casa di canne di Danilo Pisano e quante leccornie!! ma sempre e solo tra uomini, mai una donna! Usi antichi di cui avevo perso l’abitudine: Sardegna ancestrale anche se moderna.
MACINARE CHILOMETRI
Nel mio continuo andare e venire da Mandas nelle tappe verso Cagliari il sole è sempre presente come il continuo perdersi per sentieri e carrarecce alla ricerca della soluzione migliore o spesso dell’unica possibile. Talvolta la visione di una vecchia freccia di vernice con la concha ben fatta rassicura, ma il fatto è che non sono mai contento, vorrei sempre migliorare la cosa, così anche oggi sono salito e sceso tre volte dalla montagna senza venirne a capo. E’ un anno che questo pezzo mi ossessiona, anche per i suggerimenti dell’uomo con gli asini di Goni, ma mi scontro sempre con il filo spinato. Mentre sono su una strada asfaltata in discesa passa un ciclista sudato che mi fa ciao. Ci penso un po’ e poi si illumina la mente: è Maurizio, l’avvocato vigile, fresco sposo pure lui!!! Comunque vado avanti nel mio “lavoro” finché un’ora dopo me lo trovo lì davanti che rientra per iniziare il servizio a Senorbì. Parliamo un poco e si offre di aiutarmi domani per questo problema, lui gira in bici e quindi ne sa più di me.
Porca miseria! Ho perso il mio fazzolettone blu stinto e non so dove. Ritagliato da una grande pezza venuta direttamente dalla Mauritania e regalatomi dalla madre di un Poel rifugiato in Francia, era da un anno il mio fazzolettone, asciugamano, bandana, coprigola, pulisci occhiali ecc. e sono riuscito a perderlo! Per fortuna ne ho ancora 5 metri, però a casa. Ma è vero che la sera quando mi metto a fare autostop sono talmente stanco e fa’ già freddo che le cose ordinarie perdono senso e solo conta poter rientrare alla base in fretta per stare al caldo e mangiare qualcosa di caldo. Stasera alle otto nessuno mi prendeva in stop (già che i carabinieri zelanti mi hanno fatto notare che è vietato. Al che ho risposto che anche la prostituzione è vietata… ed il tipo voleva mettermi dentro, se non c’erano gli amici che gli facevano notare cosa stavo facendo per la comunità di cui anche lui dipende). Intanto un venticello freddo si era alzato ed il sole calava all’orizzonte in direzione di Mandas ed allora ho ricominciato a camminare; meglio andare che stare lì ad aspettare un qualcuno poco probabile che mi prendesse in stop, visto che le auto che passavano si contavano sulle dita di una mano. Ero già a metà strada quando una Uno si è fermata, l’ho ringraziato di cuore ed ho risposto alla solita domanda: ma cosa ci fa un continentale a camminare in Sardegna? il santu Jacu con tutto il corollario spesso basta a convincere e le cose si fanno più morbide e semplici. Ma il tipo (Giovanni Antonio saprò poi) mi guarda strano e poi mi chiede se non sono di B… novarese. Chiaro che sì! Lui è di Ovodda e dalle mie parti c’è stata l’invasione di suoi paesani. E cominciamo a snocciolare nomi e cognomi … Mi pare di essere tornato a casa… Vent’anni fa’ e via così fino ad arrivare al convento di Mandas, che bello!!! gli ho persino promesso che gli faremo rattoppare la strada dove passa il cammino, però non asfaltare come vorrebbe lui con gli altri pastori. (NDR: alla fine l’hanno asfaltata nel 2015) Ora ho cenato, mi sono docciato, finisco di scrivere e vado a nanna dopo aver preso un paracetamolo contro i crampi che sento già venire a dita e polpacci, dopo 32 km sotto il sole e poi col freddo. Domani è un altro giorno ed i comuni mortali sono seduti davanti alla televisione a vedere le vite fittizie degli altri, forse dimenticandosi di vivere la loro e lasciandosi passare sopra cose che fanno che una vita valga la pena di essere vissuta, sennò che gusto c’è??? ma queste sono altre storie……
I pastori sono una costante di questo cammino. Ne trovi ovunque e di tutti i tipi: dal ricco con centinaia di pecore ed ettari ed ettari di terra che fa lavorare i rumeni, ha case e meccanizzazione importante e viaggia in gippone e mercedes o bmw di lusso, al pastore “normale” con qualche decina di ettari e qualche centinaio di pecore ed altro bestiame sparso con gippone robusto, ma già un po’ andato, al pastore operaio cassintegrato part time con macchina vecchia, di non si sa quante mani e qualche pecora su terre in affitto. Gli affitti comunali non sono esosi, i privati pare che siano più alti soprattutto nelle zone più ricche; quello che costa è l’acqua dei vari consorzi. I monopolisti stile pinna e le case lattiero-casearie poi fanno il bello ed il cattivo tempo coi prezzi del latte, mi dicono tutti, e poi la carne si deve vendere dopo averla abbattuta ai macelli ufficiali, cosa che quasi nessuno fa’ perché lievita i prezzi di vendita al privato e quindi il giro in nero è immenso, soprattutto adesso in periodo pasquale, che me li vedo nascere sotto gli occhi, come oggi sulla strada, gli agnellini e, chissà perché, erano pure neri, quelli che mi sono nati lì davanti, in un gregge senza pastore né cani. Strano! (agnus dei qui tollit peccata mundi…era un segno per me che sempre sono stato la pecora nera della famiglia od il figliol prodigo in altri momenti?) Ho chiesto come facevano quest’anno che la pasqua è molto tardi, un’alzata di spalle ed un sorriso. Misteri della natura o tutto congegnato bene? ah, il continentale che chiede troppo, che vuol capire le nostre cose…. Come il tipo a cui chiedevamo spiegazioni con Maurizio oggi sul monte Moretta nel parco con gli asinelli e che non voleva dirci dove si imboccava la stradina che girava intorno al nuraghe di Goni, neanche a morire che ce lo voleva dire. A noi che eravamo arrivati fin lassù seguendo una freccia solitaria che “qualcuna” a settembre aveva disegnato al campo sportivo a salire e poi l’aveva lasciata orfana. Neh, le due ammaliatrici di pastori e castellani nel tratto Silius Goni ” Voglio andare al mareeee” …cantavano a squarciagola come il vasco rossi nazionale!! ma le frecce sono rimaste orfane senza cammino… Ora però sono a posto! Allora come due segugi a cercare ogni sentierino e Maurizio che saliva come uno stambecco di corsa in cima e poi scendeva giù e fermava le auto in mezzo alla provinciale, che io mai me lo sarei sognato di fare, per chiedere se quello era il sentiero giusto che portava a dio lo sa dove. Che la fontana che si cercava non si trova più, però ce n’è un’altra più ricca e meglio in evidenza per i nostri pellegrini assetati. Però di mestiere lui fa il vigile avvocato e quindi gli viene facile la mano autoritaria a fermare le auto in piena corsa. E si fermano pure!!! roba che a me mi avrebbero tirato sotto, solo per la faccia da non-isolano che mi ritrovo. Poi, adesso che sono passato dal compare barbiere che mi ha scalpato stamattina, nessuno più mi riconosce come capellone vagabondo e mi guardano straniti: ma chi è questo qui, allora c’è l’invasione!! bisogna correre ai ripari! Uno va bene, era pure simpatico e gli piaceva pure scherzare. Ma questo no, sembra un professore!! Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone, forse ancor non sai, ma lo troverai solo qui tra le mie braccia, diceva de André. Per bruncu spina, in effetti siamo la stessa persona con un’altra testa!!!!
Ma torniamo ai pastori. Poveri o ricchi, tutti sono contro i monopolisti e molti hanno partecipato ai moti dello scorso autunno-inverno in cui per caso mi ero trovato coinvolto anch’io essendo in cammino con il mio zainone e quante volte mi hanno fermato e chiesto i documenti come a tutti quelli che si muovevano per l’isola e che anche di lontano potevano sembrare pastori arrabbiati. Mi fermo a parlarci per capire e tutti tornano alle stesse cose, anche i vecchi che ancora tengono bestiame ed ovile e che a sera tornano a casa. E strano, ma vero, sono tutti gentili anche se sghignazzano alle disavventure del continentale!!! Furti, prezzi in discesa, sovrapproduzione di latte e pecorino fatto con latte dell’est, volpi e cinghiali, strade dissestate, i loro cani ed i loro cavalli. Per i cani, quasi sempre pastori maremmani, ho belle foto ricordo e segni sulle gambe. Corrono dietro tutto ciò che si muove: auto, bici e pellegrini! Cani grandi e cagnolini ancora cuccioli!!! Sospetto che il pastore li addestri a rincorrere tutto quello che si muove e che non siano pecore… In effetti facevano tenerezza quei cucciolini di maremmano che andavano con il gregge, come il papà e la mamma, uno d’attacco verso di me e l’altra a difesa del gregge. E se il papà metteva paura nella sua tattica di avvicinamento rabbioso e la mamma di aggiramento laterale silenzioso, i due piccolini imitativi facevano tenerezza tanto da dimenticare i grandi, che se non arrivava il fischio del padrone dall’alto del monte, ero quasi morto! o come ieri che il papà maremmano insegnava ai due cucciolotti di neanche sei mesi a correre dietro alle auto sulla provinciale con il padrone in mezzo al campo che faceva finta di niente…. ho le foto! Vallo a capire, e se succede un incidente al conducente od ai cani. Oppure è un tacito accordo di tutti quanti ed anche le auto partecipano all’addestramento dei maremmani ed altre specie varie di cani da pastore? Allora ditelo! Mettete un cartello negli aeroporti ed agli sbarchi dei traghetti: “Per favore, siate così gentili in quanto ospiti della nostra terra da partecipare allo sviluppo dei maremmani corridori facendoli correre di buona lena dietro le vostre auto, moto, bici e lasciate che vi mordano i polpacci, oh voi escursionisti sui cammini sardi…” E noi felici daremo il nostro contributo! Scherzi a parte, mi piacciono molto questi cani nati e cresciuti col gregge, mi affascinano le loro tecniche di ingaggio, ma quando sono in branco di cinque o sei e ti circondano… allora sono altre storie.
Ma ogni pastore è anche un cavaliere, e che cavaliere !!! dei cavalli bellissimi angloarabosardi ed anche arabi puri, trattati con cura e montati alla perfezione, un’arte cavalleresca cresciuta nei tempi fino a diventare perfezione nelle Ardie e cavalcate varie e nelle figure ginniche di equilibrio e di sentimento comune nelle pariglie, che se non hai sentimento comune, intesa ed affiatamento, ti voglio vedere a realizzare le figure tipiche per le vie strette dei borghi, arte cavalleresca pura! Ero sui monti e vicino a delle domus de janas riutilizzate come stalle, all’improvviso mi si para davanti la figura di un cavallo inginocchiato in puro stile “carré noir” francese (scuola di equitazione famosa). Non ho potuto esimermi dall’esclamare ad alta voce: “ma che bello che sei!” e c’era il giovane padrone dietro l’angolo che parlava al cellulare e che mi fa un cenno di approvazione. Quel cavallo bellissimo era tutta la sua vita, più di sua moglie che doveva sempre aspettarlo la sera che rientrasse. Cavalli, greggi, fucile, onore, sfide e ospitalità. Ma anche rivalità ancestrali tra paese e paese che non si ricordano neanche più perché, ma se lo tramandano di padre in figlio, quasi fosse necessario avere inimicizia per qualcuno per poter vivere… Mi sbaglio? Resta il fatto che l’instabilità politica sarda è in qualche modo frutto di un equilibrio sociale instabile, ma duraturo che permette comunque di “essere sardi”, anche se divisi ed in lite continua, di parlare sardo anche se poi ognuno parla alla sua maniera. Ed in questo anche al nord la cosa è uguale per quelli che parlavano solo dialetto, prima di imparare l’italiano alle elementari, che era obbligatorio sennò ti bacchettavano sulle mani e ti mettevano punito nell’angolino o con in testa il cono da somaro, vergogna suprema che la mia maestra dittatoriale praticava con amore… Eh sì, si può punire con amore, diceva lei… Ma io non ci credevo quando mi bacchettò le mani perché a sei anni avevo sbagliato una doppia o quando metteva i miei amici nell’angolino puniti. Chissà se lei fosse venuta qui in Sardegna quanti ne avrebbe puniti tutte le sante ore di scuola ché qui le doppie abbondano e pure si triplicano!!!! Ora basta, a nanna! Domani altro tappone a piedi e venerdì riposo. Stasera sono contento di me! Grazie all’aiuto di Antonello il fotografo e degli altri amici dell’ufficio tecnico di Siurgus Donigala, oggi, finalmente, mi sono tolto uno dei buchi neri del cammino che mi ossessionavano. Sono ritornato a Goni ed ho camminato tutta la tappa segnandola bene fino a Mandas!!!! stanco morto ma felice, che pure cantavo ed ho anche chiacchierato con degli allevatori di mucche. Eh sì ci sono pure loro, anche se pensavo che qui le mucche facessero tutto da sole, visto che ce ne sono sulle strade asfaltate e non, sulle spiagge ed in piena libertà, come i maiali selvatici spesso incrociati con i cinghiali, che neanche fanno caso a te ed appena si degnano di lasciarti passare. Bestiacce da cento e passa chili che ti grugniscono contro.
La primavera è molto verde ed il caldo è davvero scoppiato in anticipo e subitaneo, foto a bizzeffe di panorami ed animali, le gambe girano bene senza zaino sulla schiena, domani ultimo pezzo verso Soleminis e Silius a decidere quale tracciato conservare dei due che ci dovrebbero essere. Misteri profondi dei mesi bui di diatribe senza altro senso che quello di dar aria alla bocca, che ormai hanno fatto il loro tempo. Penso di essere pronto a presentare il cammino e l’ippovia con l’integrazione del trenino verde. Poi spetterà alle singole entità locali e territoriali darsi da fare per il propositivo e l’esecutivo. Noi abbiamo fatto quello che potevamo ed anche di più… NB: volevo dire che se i prezzi dei traghetti restano quelli che sono, forse abbiamo lavorato per niente!!! l’anno scorso in due con auto anche in piena stagione spendevamo 50-60€. Quest’anno con meno di 200 non te la cavi!!! grazie alla spartizione delle rotte tra gli armatori che recuperano quelle della Tirrenia ed all’incuria statale che tutto vuole privatizzare per favorire sempre i soliti (armatori napoletani) il turismo estivo e dei ponti andrà dove i costi fissi di passaggio saranno più bassi e con la crisi, Portogallo, Grecia, ex Jugoslavia ecc. ecc. sono più appetibili come mete. Tanto lavoro per poi vedere i nostri pellegrini che ti dicono: pensavo di venire giù, ma costa troppo! E l’anno scorso erano venuti quattro volte! FATE QUALCOSA CONTRO I MONOPOLISTI, sennò tanto lavoro per nulla!!!
Cacius, devono aver spento tutti i computer nella biblioteca! É la terza volta che provo da quando sono tornato e non c’è connessione, quindi non posso aprire la mia finestra sul mondo. E neppure gridare la mia rabbia contro chi a settembre doveva segnare la san Nicolò Gerrei Silius ed invece ha fatto altro! una freccia solitaria verso le rovine del castello di Sassai completamente fuori zona e niente frecce da san Nicolò in su. Ahi noi, ed io che pensavo che fosse stato fatto in TRE giorni almeno questo pezzo di 5km soli, ma niente! Allora avevo davvero ragione di incavolarmi e di sentirmi preso in giro. Oppure uno spiritello maligno ha nascosto le frecce gialle lasciandone una sola? misteri profondi come sotto il nuraghe di Goni: una sola freccia e poi più nulla! Però da Silius a Goni il lavoro è stato perfetto che ci siamo andati a piedi io ed il ciclista Maurizio che non gli piace andare a piedi, però va su e bene! piano piano, anche discutendo con la maestrina Francesca che ci ha raggiunto, sta capendo cosa è un cammino di Santiago con annessi e connessi. Se poi riesco a portarne qualcuno, di questi amici di Mandas che mai ci sono stati sui cammini, che sia in Spagna o Portogallo o nei paesi baschi, allora le cose saranno ancora più chiare anche per loro e potranno a loro volta spiegare ad altri le differenze tra cammino, pellegrinaggio, trekking, cicloturistica e turismo vario. Per il resto arrivano sentori di ondate di rigurgiti di ex amici/che, che mal sopportano che il Cammino di santu Jacu vada avanti e sia pronto senza che loro abbiano mosso un dito! ma come sempre i fatti hanno la testa dura e chi la dura, la vince e noi siamo teste dure!! Almeno questo l’ho imparato dai sardi: teste dure, individualisti quasi anarchici, ma coraggiosi e grandi faticatori. Non so come dice il proverbio in sardo, ma il succo è questo! Ed essendo io piemontese, basco di elezione, mi viene congeniale faticare per questo sogno di cammino diventato giorno dopo giorno una realtà! Adesso a nanna, che domani si va a sant’Antioco con gli altri amici a frecciare e passare del tempo insieme a gente in gamba! Ciao, statemi bene! PS: prima di andare a dormire ho messo su: “Starway to heaven” dei Led Zeppelin che risuona ora nei locali dell’ex convento diventato albergue dei pellegrini che se lo sentissero i fraticelli minori francescani che ci hanno abitato, si risveglierebbero dal loro sonno eterno, magari senza testa perché i ragazzi di qui prendevano i loro teschi dalle tombe sotto il muro e ci giocavano a pallone nel vecchio campetto qui sotto ohihoiohi!!!
Ieri mattina sono andato in comune a vedere come procedeva l’organizzazione della riunione di mercoledì e giravo per i corridoi bussando alle porte per trovare Roby che talvolta si nasconde o cerca compagnia in giro negli altri uffici… nooooo, è che lavora troppo. Avevo bussato dal sindaco ed in mezzo al corridoio stavo per bussare ad un’altra posta sbuffando:” ma dove sono finiti tutti”, quando si apre una porta e lei mi guardava stupita, come chiedendosi chi ero. “Roby, sono io, ho solo tagliato i capelli!” Stranita mi riconosce ed iniziamo ad aggiornarci degli inviti e dei problemi vari. In effetti lei è il perno dello staff del sindaco, la sua agenda parlante e filtro parafulmini. Grazie Roby per tutto. Adesso aspetto Piero Peek per andare a sant’Antioco dove domani frecciamo il primo pezzo che non abbiamo mai segnato, grazie anche a lui per l’impegno!
Anche stavolta un cambio di programma al volo: la primavera ed il sole sbocciato all’improvviso hanno cambiato le priorità di molte amiche: c’è chi resta sui monti, chi torna dal fidanzato lontano, chi non riesce a muoversi, chi fa le pulizie primaverili. Ma anche gli amici non scherzano: chi deve fare la maratona, chi la visita guidata, chi deve curare la famiglia. Allora, come spesso, sono i senza famiglia a doversi sobbarcare il grosso del duro lavoro!!! E pure la presentazione dei siti web di Mandas richiede la nostra presenza (per fare numero, in fondo sono ospite) dopo un pranzo dai pastori e piccoli impresari dove ho conosciuto un ragazzino sveglissimo che mi ha mostrato i suoi tesori: la cavallina Fedra non ancora domata, i maialoni e maialotti e maialini, il suo cane, la sua proprietà e le sue terre come se a 9 anni sapesse già qual è il suo destino e la sua forza ereditaria. Dalle 2 del pomeriggio alle 5 è durato il pranzo con discussioni anche accese sul paese ed il suo possibile sviluppo, mangiando cose che mai più avevo mangiato da quando ero piccolino nella cascina (che anche noi ce l’avevamo il maiale, di cui tutto è utilizzabile) ma che qui sono molto più buone e tenere! Persino i fegatini mi mangio che non li avevo mai mangiati. Poi di corsa a lavarmi un po’, ripulirmi e scendere in biblioteca alla presentazione dove ho ritrovato tanti amici vecchi e nuovi e scherzato un po’, per poi finire al bar della stazione a bere in attesa di Piero peek che in macchina dopo il lavoro veniva a prendermi, spupazzandosi una tonnellata di km. Quando arriva siamo ancora al bar a scambiare quattro chiacchiere prolungate che continuano in pizzeria, visto che è già tardi. Solo che noi andiamo in centro storico e loro in campagna!!! poco male, rivedo Giulia sbarazzina che lavora nella pizzeria in centro piena e stracolma. Finché arriva una chiamata degli altri che sono nell’altra ed allora ci dobbiamo lasciare. Trovare un locale stracolmo e caldissimo dove ritrovo Marcella appena uscita dall’ospedale e che si riprende, per festeggiare in modo degno i suoi anni nello stesso giorno del sindaco che adesso vuole che resti qui ancora fino a sabato prossimo. Voglio andare a casa, devo ancora passare da Roma e poi da mio fratellino e mi scade la carta di credito, basso pensiero, ma quella sì che è necessaria. Comunque, sul tardi, io e Piero partiamo un po’ bevuti e stanchi verso le incognite della viabilità sarda da Mandas a Sant’Antioco, perdendoci varie volte e girando in tondo perfetto con le stesse indicazioni d’uscita ad una rotonda giratoria prima di Cagliari!!! ma lo hanno fatto apposta??? provare per credere all’assurdità di quella segnaletica! É come se io segnassi un percorso in tondo tornando sempre allo stesso punto con le frecce gialle!!!! Però alla fine arriviamo alle due di notte stanchi morti a casa di Piero per poi alzarci alle otto: le frecce ci attendono! Rita, conosciuta sul cammino norte, la sua vicina di casa, ci offre il caffè e qualche chiacchiera e così ci dimentichiamo di fare una colazione normale e partiamo con il freddo e l’umido a segnare il centro e poi il cammino come lo avevamo deciso a dicembre. A Tratalias hanno aperto un bar ristorante di quelli che piacciono a me, ben arredato, tutto in bambù; facciamo amicizia e ci offrono da bere e di accompagnarci in auto a scegliere un percorso alternativo. E’ uscito il sole e comincio a sentire gli effetti della stanchezza a stomaco vuoto. Finito il tour coi nuovi amici di Tratalias, scopriamo un sentiero con guado. Che bello, i nostri pellegrini avranno da subito un guado con cani abbaianti in attesa di caviglie da mordere !!! lo segniamo e poi finisce la vernice! Minchi..azza ‘e sorreta! Siamo ancora solo a Tratalias nuova! Allora si decide per la pausa pranzo e si va dagli amici di maggio scorso al bar di Perdaxius diventato pizzeria e forse ostello da ora. E lì ci cucinano pasta e bistecca e scambiamo quattro chiacchiere sulla crisi comunale, che ci saranno le elezioni e la rottura. Poi, sotto il sole scaliamo qualche asperità e scopriamo un bel percorso (dei cartelli Gal abbandonati al loro destino ci lasciano intendere che forse dieci anni fa qualcuno era passato di lì, ma poi tutto è caduto nel dimenticatoio, come altre realizzazioni in Sardegna ed altrove), ma purtroppo dovrà tornare Piero a segnare domenica prossima. Torniamo indietro abbastanza stravolti e passo da Rita a parlare di cammini e di gente conosciuta con la gatta che mi adotta subito come divano letto. La sera ceniamo come ricconi con pasta ai frutti di mare e poi gamberoni, ma l’errore di brindare a stomaco vuoto con un Carignano traditore ci mette subito KO tanto da non riuscire ad alzarsi dalle sedie!!! Piano piano ci riprendiamo e mangiamo un po’ discutendo di stranezze tipo gli Ufo, Amanda Lear e Dalì, i giganti indiani … Finché arrivano due amiche carinissime che la settimana prossima iniziano la stagione turistica proprio qui. Qualche chiacchiera e qualche scherzo, poi il sonno e la stanchezza hanno il sopravvento, ciao ciao!! Piero si alza alle sei per andare al lavoro (grazie di tutto, averne di amici così!), Rita mi accompagna in centro Carbonia e poi a piedi scenderò giù alla stazione, anche questa deserta e malfunzionante dove un treno pieno zeppo e fuori uso ci porterà in due ore a Cagliari, fermandosi varie volte in aperta campagna a raffreddare il motore…. Davvero, ogni volta problemi diversi, ma qui i trasporti sono inefficienti da brutto, tranne le corriere dove c’è utenza forte e pagante!!! E’ questa la scelta di sviluppo sostenibile: avere sempre più pullman in giro e niente treni? Cagliari è fredda ed umida come Carbonia, ho fretta di tornare a casa per riposarmi un po’, al convento. Mi si è pure distrutto lo Swatch, amen!! Adesso finisco, domani è un altro giorno e si vedrà!
Il lunedì è passato in viaggio, freddo, umido e ventoso; in attesa di corriere varie e di coincidenze; la discesa da Carbonia alla stazione è stata lunga, così come il percorso finale fino a Mandas con gli studenti per i vari paesini. E dire che una volta questo paese di 2400 abitanti era chiamato “castiddeddu”, il piccolo castello, per riferimento al centro di Cagliari= casteddu in sardo, perché era molto movimentato e ricco di attività e la sua posizione dominante sulla sommità del colle spaziava tutto intorno, controllando tutto. C’erano addirittura cinque formaggerie (oggi una sola), vigneti a profusione con decine di lavoratori, una cooperativa che produceva pecorino sardo con impianti di salatura e stagionatura, insomma un centro attivo. Però quasi tutto è stato smantellato, i lavoratori andati verso altri paesi, la coop chiusa. Restano dodici bar, due pizzerie ed un solo panificio; la popolazione diminuisce ogni anno ed i giovani non trovano lavoro facilmente, ma studiano fuori e viaggiano tutti i giorni o si fermano a Cagliari con costi abbastanza elevati o emigrano. Dall’alto del bastione del convento, ora ostello, la sera spazio sull’orizzonte abbastanza infinito fino alle eoliche sui monti o alla fine dell’altopiano dove tramonta il sole con colori sempre diversi ed abbastanza suggestivi sui toni morbidi delle pietre e degli intonaci di questa fortezza in parte rifatta che mi ospita e spesso dall’alto del balcone sulla chiesa divenuta biblioteca vedo le coppiette che chiacchierano sotto i porticati, però mi faccio discreto e rientro…non voglio disturbare … dall’alto del bastione imponente, come se fossi un fantasma venuto ad abitare qui quasi per caso e per poco tempo. Già è venuto il tempo di rientrare in continente, il martedì é passato in preparativi della riunione di mercoledì 13 aprile che non è stata molto frequentata, vista l’ora (le dieci del mattino) e le scadenze elettorali pressanti (altri due sindaci del bias de fidi cambieranno, probabilmente), ma che comunque ha permesso di stabilire un quadro di lavoro concreto e finanziabile per far partire questo cammino per cui stiamo lavorando ormai da 18 mesi. Sono venuti pure Stefy e Roberto, che mi ha fatto piacere, anche se si sono dovuti sorbire una bella ora di chiacchiere amministrative che non c’entravano col santu Jacu. Ma si sa, anche i sindaci hanno problemi e voglia di confrontarsi per verificare le cose! Comunque, qualcosa l’abbiamo ottenuto e da subito ho dovuto abbandonare la segnatura dei pezzi restanti per preparare il dossier per la regione e l’assessore, visto che qui pare che tutti vogliano farsi dei cammini chiamandoli di Santiago anche se con santu Jacu non c’entrano niente. Ma sarà la realtà dei fatti a dire la sua ultima parola!!!! Allora, ancora una volta rinuncio a cose mie che poi sarebbero urgenti e tornerò qui verso metà maggio e per un po’ per finire bene tutto, compresa la direttrice Sassari-Porto Torres! Ho ottenuto di poter usare il materiale del municipio e quindi tra stampanti, scanner, carta ed aiuti vari degli impiegati comunali, tutti molto gentili con me, sono riuscito in due giorni a fare un passo avanti da gigante, anche se adesso la carta che mi dovrò portare in Francia pesa quasi 6 chili. E con lo zainone che mi trovo, passare a piedi dal porto di Civitavecchia alla stazione per Roma e via dicendo, sarà un bello sforzo!!! Proprio adesso che il sole ed il caldo sono scomparsi e che, a furia di avere il vento dei condizionatori della biblioteca addosso, che qui non hanno i termosifoni, mi sono beccato un bel raffreddore di testa!!! o forse è l’influenza spagnola che ci ha portato Nicola da Madrid? comunque sia io che Roby che eravamo vicino a lui al pranzo di mercoledì per il compleanno del boss, siamo KO. E’ tornato il freddo ed il vento è sempre presente, anche se qui i muri spessi trattengono il calore del sole pallido e me lo trasmettono la notte, bel conforto
Mi mancano alcuni pezzi di cartografia e di cammino che faremo a maggio-giugno prima di partire per la Spagna, ma domani festa al monte granatico con 220 persone (che poi saranno 258 !!!) per festeggiare il compleanno del sindaco, che tra una riunione e l’altra, un volo a Roma ed uno a Bruxelles, un giro a Cagliari ed uno chissà dove (basta vedere il suo facebook) ha trovato il tempo di celebrarsi i quarant’anni… Ero un po’ triste perché mancavano Efisio, il cacciatore prodigo di consigli in maggio 2010 che mi aveva ricevuto qui in comune, dove ero arrivato sotto una pioggia furibonda che la strada principale pareva un torrente, e Bobo presidente dell’ente parchi e foreste, che sono deceduti da poco, ma la compagnia era bella e per una volta c’erano pure le donne, anche se tutte in gruppo in fondo al tavolo !!! toh, ma allora ci sono anche loro in questo pueblo !!! però domani mi hanno già detto che non ce ne saranno. Solo uomini, uomini di tutti i tipi, culture e posizione sociale, ed io sempre vestito come un camminante, non ho altro da mettermi !!! PS: anche se le donne sarde, vecchie o giovani che siano, spesso non sono presenti ai pranzi e cene, se non in cucina (ma anche lì prevalgono i cuochi), la loro importanza nella vita reale è enorme. E la si tocca con mano nelle attività commerciali di tutti i tipi. In politica invece è come dalle altre parti…
Domenica a salutare gli amici, a dirsi arrivederci e lunedì a Cagliari con l’amico Piero C, che ieri si è sobbarcato, alla sua venerabile età di 77 anni, un viaggio in auto serale (che lui non ci vede bene dopo il tramonto) per portarmi le schede della variante nuova verso Narcao ed un invito a pranzo con Gianni V per studiare l’imbocco dello stagno di santa Gilla verso Pantaleo, bella zona per camminare. Sempre se Gianni sia riuscito ad arrivare sano e salvo a casa sabato notte, che il pranzo fu lungo e ben annaffiato, con tante persone a cui spiegare e raccontare il nostro cammino di santu Jacu e sindaci che non erano potuti venire mercoledì che mi davano tel e fissavano incontri per maggio che già l’agenda è piena, anche se il portafoglio è vuoto… Ma spendiamo le ultime lire per lo sforzo finale e poi si vedrà! Ho già fatto il calcolo delle giornate lavorative che restano per finire la frecciatura ed il tracciato ancora da verificare: circa 25, un gran lavoro, speriamo nella clemenza della meteo che l’anno scorso in maggio pioveva di brutto. Sto scrivendo e quattro ragazzine adolescenti si divertono a bussare alla porta del convento ed a scappare. Allora, senza fare rumore, le osservo arrivare ed appostato dietro la porta, la apro all’improvviso e che fuga! Poi tornano a scaraventare sassi sulla porta. Ma alla fine il freddo ed il buio, non sicuramente la paura del continentale, le fa recedere e dedicarsi ad altro passatempo e mi metto su i Queen e scrivo…
Domani si va, lo zaino è pronto, il resto viene da sé. Qui poi faranno la settimana santa ed io andrò a Roma a vedere gli amici e il marzo-aprile in Sardegna si concluderà, per subito ricominciare 20 giorni dopo con altri amici e con i nuovi ormai diventati vecchi (amici) che adesso vorrebbero venire ogni giorno a camminare ed a tracciare il cammino. Finirà davvero che qualcuno me lo trovo in Spagna in cammino…!!! PS: Ringrazio tutti quelli che da vicino e da lontano ci hanno dato una mano a compiere questo passo in avanti per il cammino di santu Jacu, che in dicembre non erano molti quelli che scommettevano sulla sua riuscita e sul futuro. A loro sono rimaste le chiacchiere, a noi l’imperativo categorico di riuscire a definire percorso, alloggi e referenti in ogni paese. E ce l’abbiamo quasi fatta!! buon cammino!
I MIGRANTI
PS: il viaggio di ritorno- dopo aver atteso giorni che, dopo averle requisite per i migranti maghrebini, riportassero le navi traghetto da Lampedusa a Cagliari per poter effettuare la traversata per Civitavecchia, l’impiegata della Tirrenia mi porge sorridente il biglietto del costo di 57€ chiedendomi come va il cammino di santu Jacu e se sono stato bene in Sardegna, lei che è originaria del Paese Basco. Salgo sulla nave e non c’è un solo turista o passeggero “normale”, solo tunisini e poliziotti. Lo stato italiano gli offre passaporto e visto provvisorio per andarsene in Francia o dove vogliono loro ed il passaggio in cuccetta gratis. Sono tutti, o quasi, giovani del profondo sud tunisino che non parlano francese ed un poco italiano e che vanno in cerca di un futuro migliore dopo il crollo dell’economia libica dove lavoravano prima. Hanno pagato 1000 euro a testa per la traversata, rischiosa sulle vecchie barcacce dei passatori senza scrupoli, e qualcuno ci ha perso degli amici, dei “cugini”, dicono loro. Vedendo che parlo francese, mi si avvicinano e chiedono come fare per passare in Francia o Svizzera, tanto che i poliziotti mi invitano di non dare troppa confidenza, ma la notte è lunga… e sono pure io un emigrante. Qualcuno di questi è uno sbirro tunisino in fuga e maneggia la sua superiorità di anni di angherie e di manganellate verso i poveri anche qui sul traghetto… gli ex sbirri sono in viaggio di piacere, Berlusconi ha detto che daranno 2000 euro per rimpatriarli ed allora si fanno un giro a Roma e Milano e poi si faranno rispedire a casa… Si vede subito la differenza di questi abituati a pretendere e quelli invece che cercano un futuro migliore ed un lavoro. E questi li aiuto per davvero, come sappiamo fare noi vecchi emigranti!!! Arrivati al porto di Civitavecchia, i poliziotti ci imbarcano tutti su dei pullman, me compreso! Mi avranno preso per un rifugiato, con il mio bastone e zainone? Ma va bene, se pagano anche a me il biglietto per Roma ché devo vedere gli amici del cammino! Invece un poliziotto più intelligente degli altri, mi fa segno di uscire dai ranghi e, scoprendo la mia vera natura, mi invita ad andare a farmi il biglietto…mi tocca ancora pagare! e tutti gli altri viaggiano gratis, come anche sul traghetto! Scendo a Roma, incontro gli amici, scopro parenti alla lontana ricchissimi e bevitori d’eccellenza, discuto di cammini e del gruppo, insomma una bella rimpatriata! Poi è il momento di tornare su, sempre in treno, pagando, con qualche tunisino della nave che adesso vuole passare la frontiera di Ventimiglia dove sono ammassati in mille. Consiglio come fare ed alla fine arrivo, stanco, ma felice
COSTRUIRE UN CAMMINO.
Alcune cose lasciano perplessi, ora che siamo alla finalizzazione della mole enorme di lavoro volontario che ha portato alla costruzione del cammino di santu Jacu – Santiago in Sardegna. Forti di vent’anni di cammini a piedi in ogni parte d’Europa e Medio Oriente e di dieci anni di servizio come hospitalero nell’accoglienza e nella cura dei pellegrini nei vari albergues sui cammini nell’Europa Occidentale, quando ci siamo assunti il compito di pensare, tracciare e finalizzare questo cammino sardo, sapevamo che non sarebbe stato facile e che bisognava spiegare a tutti che cos’era un cammino e perché un cammino in Sardegna. Se ci siamo appoggiati su un’iniziativa preesistente (il bias de fidi con capofila Mandas) era per vedere se era possibile avere aiuti istituzionali, visto che da molti parti la nostra iniziativa era vista come utopica, irrealizzabile o quantomeno destinata a scontrarsi con il localismo e particolarismo sardo, politico e non. Ci siamo resi conto che, se a parole c’era un interesse per il cammino, nei fatti erano i fondi pubblici che potevano arrivare da questa iniziativa che interessavano. Prendere soldi pubblici regionali, statali, europei e farne quello che normalmente ne fanno, tanto nessuno credeva che ci fossero dei pazzi che sarebbero venuti a percorrerlo, questo cammino. E come poteva essere diversamente se nessuno di loro aveva mai neppure percorso a piedi almeno gli ultimi cento km di cammino e se per loro i pellegrini erano quelli delle pullmanate per Lourdes, Padre Pio o altre destinazioni del business religioso. Alle riunioni del bias de fidi le promesse di milioni piovevano ogni volta sui sempre meno partecipanti. E nei comuni che toccavamo, tracciando l’itinerario con le nostre frecce gialle, i nostri amici pellegrini ed i nuovi supporters ci chiedevano che fare, come muoversi, a chi relazionarsi, mentre due terzi delle amministrazioni pubbliche cambiavano di segno. Era difficile orientarsi ed infatti alcuni si sono persi o sono stati allontanati perché la chiacchiera fine a se stessa, gli imbrogli e l’apparire elettorale non fanno parte del nostro modo di operare e bisognava fare chiarezza sugli obiettivi e come arrivarci. E’ stata questa chiarezza e questo modo di operare che ci ha permesso di superare la crisi dell’inverno 2010 e di attingere dalle forze rimaste e dai nuovi amici l’operatività per finire di pensare e di tracciare il cammino, sempre solo con le nostre forze e coi nostri risparmi. E’ stata altresì la nostra fermezza con coloro i quali pensavano di approfittare impunemente del nostro lavoro per “farsi un cammino”, copiando il nostro tracciato, a darci la forza di imporci come cammino di Santiago in Sardegna. Perché costruire ex novo un cammino non è come fare dei siti web di chiacchiere al vento o far camminare per forza una volta all’anno degli studenti. Un cammino per esistere deve essere liberamente camminato e frequentato, sennò esiste solo sulla carta… e gli esempi sono molteplici, anche qui in Sardegna.
L’estate 2011, a Mandas, con la disponibilità dell’ostello, degli strumenti operativi e l’aiuto prezioso delle amiche e degli amici mandaresi, è stato un tentativo di finalizzare il lavoro passando al livello istituzionale sopra il “bias de fidi”, ormai in estinzione e fermo su posizioni da retrovia del 2007-2008. Il problema era la loro incapacità di essere davvero punto centrale dell’azione “cammino di santu Jacu”, visto che le scelte erano altre, che le persone delegate non erano all’altezza di un compito più vasto, che sembrava impossibile realizzare questo progetto, che le parti politiche erano sempre più discordi e che comunque 100 tra grandi e piccoli comuni non potevano, da soli, giungere ad un accordo di collaborazione. Ci siamo resi conto, dopo tre mesi di tentativi di apprendimento del politichese e burocratese, che non saremmo andati avanti su quella strada farcita di belle promesse e di chiacchiere incompiute. Abbiamo lasciato lì in sospeso le promesse di milioni ed un ipotetico passaggio al livello assessorato regionale o i contributi alle associazioni di comuni… a venire. Nel frattempo la commissione degli itinerari culturali europei distribuiva soldi che spettavano ai cammini a iniziative talvolta ridicole ed in posti dove nessuno sarebbe mai andato… ed in Sardegna niente! Ma non era più il nostro problema! L’associazione degli amici del cammino di santu Jacu aveva deciso di andare avanti nel lavoro fondamentale, di afferrare l’anello forte che nessuno poteva strappargli: costruire il cammino, segnarlo, aprirlo e pubblicizzarlo al mondo, al nostro mondo, quello dei pellegrini e camminanti dei cammini di mezzo mondo, e vedere che frutti e che conseguenze questo avrebbe portato. L’autunno-inverno 2011 ha permesso di verificare molte opzioni e di consolidare il tracciato laddove esisteva già; la primavera 2012 ha aperto spazi in territori non ancora verificati e l’estate ha portato un’attività molto consistente e la costituzione di gruppi locali, con raduni ed espansione della sfera d’influenza nazionale e straniera. Nei 100 comuni del nostro cammino la gente cominciava a veder passare i pellegrini; i nostri apripista, in incognito, già da ormai 18 mesi verificavano il tracciato e gli alloggi, eliminando quelli che non mantenevano le promesse fatte di prezzi e qualità. In pratica il nostro lavoro volontario autonomo su obiettivi semplici e chiari ci aveva permesso di fare quello che ci eravamo prefissi come base fondamentale. Il cammino è cosa difficile da spiegare a quelli che non l’hanno fatto. Non è un trekking, non è un pellegrinaggio né una processione, non è un’escursione né una gita. E’ uno spazio tempo organizzato quel tanto che basta per permettere a chi vuole percorrerlo di ritrovare un ritmo semplice, lento, consono alla riflessione ed alla condivisione, alla conoscenza del patrimonio materiale ed immateriale, al rapporto con gli altri. Questo è stato il nostro sogno: che ci fosse anche in Sardegna un cammino di questo tipo. Perché l’isola “quasi un continente” permette questa itineranza che consente di gustarne appieno le radici profonde ed il tessuto sociale. Per questo abbiamo operato ed opereremo. In pratica tutto il nostro lavoro volontario, che ci è costato molto in termini di risparmi e di energie, ha messo in campo tutto il nostro “savoir faire”, la nostra esperienza e capacità di aggiornamento, la nostra disponibilità. Come degli artigiani provetti abbiamo dato vita ad un cammino che, secondo i commenti di pellegrini veterani, non ha niente da invidiare ai cammini già esistenti in Spagna, Francia e Portogallo e che nel medio periodo può arrivare alle 15-20000 presenze annue. In termini sportivi, abbiamo costruito una “Ferrari”, certo ancora in rodaggio, ma si vedrà bene quello che vale! Allora, in questi giorni, di promesse e di palabras, di vecchi cadaveri che risorgono dai sepolcri del bias de fidi, senza neppure dire grazie per quello che abbiamo fatto… (forse non lo hanno ancora capito), ma sentono l’odore dei finanziamenti, ancora una volta promessi (ma intanto arrivano quelli del business religioso romano a prendersi belle fette per pagine di cataloghi fini a se stessi o stand in fiera). Allora le elezioni prossime venture ed i cambi del vento fanno arrivare elogi nel puro stile: grazie per quello che avete fatto, ma adesso ci pensiamo noi. Gli basta invitare quattro comparse sempre disposte a venire a fare un soggiorno spesato in Sardegna, due arruffoni che non perdono l’occasione di apparire, ma che i cammini non sanno neanche cosa siano, e la corte dei politici locali a cui forse cadranno le briciole da elargire per la loro clientela in funzione della prossima tornata elettorale ecc. ecc.… La cosa più bella, con l’avvicinarsi di scadenze di fine anno, è vedere la fioritura di opuscoli, brochures, libretti e opere varie, GRATUITI, di minimo 64 pagine, con quattro righe di contenuto (sempre uguali di anno in anno) e molte foto, sempre quelle, con una ventina di coautori, tutti dotti e sapienti, ed altre persone per l’edizione e la stampa, distribuiti in migliaia di copie che finiscono al macero e che, a leggerli bene, ti accorgi di quanto il lavoro sia raffazzonato e spesso alla “va là che vai bene”. Quanto sono costati? Quanto hanno preso? A chi sono serviti? E perché solo sempre in italiano e/o al massimo in francese o inglese, come se da anni non si siano accorti che la clientela straniera è in massima parte tedesca??? Stranezze che cercano spiegazioni perché Natale è vicino e l’anno nuovo odora di tornate elettorali ed i bisticci per i fondi non spesi, europei e nazionali, provocano frenesie da ricerca di modi per spenderli prima che scadano…La montagna burocratica partorisce un topolino, come l’anno scorso e gli anni prima…E noi che con i nostri mezzi e le nostre disponibilità, abbiamo costruito una “Ferrari” dei cammini. E noi a cui basterebbero quattro soldi per editare le nostre guide del cammino in cinque lingue, segnare il percorso e pubblicizzarlo. E noi che adesso possiamo avere disponibilità da comuni che hanno visto come funziona e che ci offrono ostelli, frutto delle spese folli degli anni 2000 del denaro facile e che sono lì chiusi da secoli, ancora incellofanati. E noi che la federazione jacobea e le associazioni degli amici dei cammini di mezzo mondo ci aprono grandi le porte dei cammini di Santiago in Europa… Perché siamo noi e perché sanno quello che abbiamo fatto e come l’abbiamo fatto, perché hanno visto come abbiamo sempre operato sui cammini e nell’accoglienza. Ed allora, in ultima istanza, perché non siamo contaminati e perché abbiamo fatto dei cammini (chi tanti e chi pochi, ma dei cammini), quando si capisce che ancora una volta sono solo promesse e niente nero su bianco (“tanto ci hanno fatto il lavoro gratis… sono volontari e gli va bene così… col loro lavoro ci prendiamo i fondi per le nostre cose… cosa vuoi che dicano…”). Ed allora, per finirla lì, dato che l’associazione degli amici del cammino di santu Jacu ha costruito questo cammino, cioè la nostra “Ferrari” in rodaggio, e dato che molti comuni vogliono farsi carico delle spese ultime per segnaletica ed edizione (perché sanno quali sono i ritorni in termini di immagine, frequentazione ed economici) Ma chi diavolo ce lo fa fare di “cedere” la nostra “Ferrari” come se fosse una “Topolino”???
POZZI SENZA FONDO
In questi ultimi tempi abbiamo presentato il cammino di santu Jacu nella sua versione quasi definitiva in alcune occasioni pubbliche con pubblico diverso, da Scirarindi con gli alternativi, al corso guide ONA con allievi e maestri dell’escursionismo, al forum su religione e turismo degli itinerari religiosi coi professionisti della politica e dei fondi pubblici. La prima cosa che salta all’occhio è che chi ha già fatto uno dei cammini di Santiago ha un approccio diverso e propositivo rispetto a chi ne ha solo sentito parlare o letto uno di quei racconti mirabolanti che pullulano sul net o nelle editorie fai da te. Noi ribadiamo sempre che “il cammino non è spazio, è tempo, tempo di progresso dove l’esperienza e la conoscenza incubano la saggezza” e bisogna fermarsi a riflettere bene a queste parole. In effetti, camminare si può dovunque; la terra è vasta, lo spazio enorme. Ma quello che fa difetto nei tempi moderni è il tempo! Siamo stretti, ingabbiati in tempi e ritmi che non sono nostri; in regole di condotta spesso assurde e costringenti che invitano solo ad eluderle, come se fossimo sempre su un’autostrada con i guardrail che ci impediscono di uscire, i segnali di limiti di velocità, le corsie, le strisce continue e discontinue, le uscite obbligate… e poi arrivano i nodi urbani, asfissianti, logoranti, i semafori, i sensi unici, i divieti di sosta, le multe e la patente a punti… Tempi e ritmi imposti da una società che risponde solo al credo produttivista e della velocità che tutto può e che tutto deve caratterizzare per generare il massimo profitto per quei pochi che godono del tempo e che possono permettersi lusso e spreco. “Il cammino è tempo”: riappropriarsi il tempo di poter star lontani, per quanto possibile, da ritmi e tempi imposti per poter riflettere su chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo è uno degli imperativi categorici che animano le persone più intelligenti del nostro tempo. Alcuni scelgono di andare in un tempio buddista, altri di esiliarsi in villaggi diroccati, altri di perdersi nei meandri di droga ed alcol…e così via. Noi abbiamo scelto di fare un cammino, di avere almeno il tempo di percorrere uno spazio più o meno organizzato, con una durata minima di 10-15 giorni che permetta allo spirito ed al corpo, nel loro rapporto dialettico, di integrare ed assimilare il nuovo modo di essere, con un peso più o meno grande sulle spalle, con un diverso modo di nutrirsi, di alloggiare, di muoversi (senza auto), con il tempo di pensare ai propri guai e doloretti fisici, di superarli e di poter sognare ad occhi aperti, ripulendo corpo e mente. Non è facile descrivere lo stato in cui ci si trova quando si cammina da un po’; il dolore permane, anche se si è allenati, ma come sanno bene i runners quotidiani, lo stato di benessere psicofisico indotto riesce a farlo quasi dimenticare e ci si apre… Aprirsi significa poter conoscere l’altro, lo straniero, il diverso; la cultura diversa (dalla nostra), il modo di pensare, di essere, di porsi; di separare la paccottiglia dal reale, quello che si vuole far credere di essere da ciò che si è realmente, ciò che si vale realmente, con annessi e connessi, da quello che si pensava di essere o che ti facevano credere che eri… Nei momenti di difficoltà, soprattutto nei primi giorni, la tentazione è forte di svicolare, di ricorrere a sotterfugi, di far parlare la carta di credito, di affermare la propria superiorità con soldi o titoli di merito o forza fisica. Ad ognuno i suoi trucchi, la società del consumo a tutti i costi è lì per offrirti, anche sul cammino, la ricerca del minimo sforzo, però a pagamento… Ma chi continua il suo cammino acquisisce conoscenza che gli consente di progredire, di capire cosa sarebbe una società a dei ritmi più consoni agli umani, non certo abolendo computer, reti elettriche o trasporti veloci, ma abolendo quelli che appropriandosi del lavoro collettivo, ne fanno uso privato, personale o di lobby, di burocrazia parassitaria, di potere di fare quello che vogliono senza essere mai giudicati o espropriati, perché la massa china il capo, aumenta i ritmi e accetta la sottomissione. Sui cammini l’esperienza di quello che si sta compiendo e la conoscenza di un mondo diverso aiutano a superare i localismi, le frasi fatte, gli egoismi di cui si nutrono gli appetiti reazionari xenofobi e razzisti. Il confronto è sempre fattore di crescita perché produce la comprensione, anche se la condivisione delle idee o esperienze degli altri non è mai un obbligo, ci mancherebbe! Tempo di progresso, conoscenza, esperienza incubano la saggezza. –Per chi la vuole e chi la cerca- I professionisti del più alto, più forte, più veloce sicuramente non ci arrivano: passano e vanno…” mah, io non ci ho trovato niente” dicono poi. Però ci hanno rotto le palle coi racconti serali dei loro exploits e ci hanno disturbato nei nostri pensieri o scambi con amici durante la giornata di marcia sfrecciando pericolosamente tra di noi. -Esperienza che dura nel tempo il cammino. – Al nostro ritorno non è possibile descrivere quello che si è raccolto in termini di esperienze, progressi personali, briciole di saggezza, variazioni di modo di pensare e di porsi. Ci proviamo, ma vediamo che, aldilà dei km percorsi ed in quanto tempo, non capiscono… il loro metro di giudizio è quello della società in cui vivono e da cui sono impregnati. Ed anche noi, dopo qualche giorno, rientriamo nella “norma”, salvo poi andare in crisi con l’arrivo dell’inverno freddo e buio e mettersi a sognare il prossimo cammino…. Tutto questo ed anche altro, abbiamo cercato di spiegarlo nel poco tempo a disposizione, ai signori della politica e delle lobby di potere del forum dello spirito. Abbiamo cercato di rimettere le cose con i piedi per terra. A chi, come sempre, chiedeva l’elemosina delle prebende regionali per continuare a fare quello che han sempre fatto, usando il pretesto del cammino che avrebbero prodotto, sulla carta, o anche senza neppure quello, noi abbiamo risposto che con le chiacchiere tutto si può fare, ma che noi abbiamo pensato, costruito e verificato, aprendolo al pubblico, una rete di cammini in Sardegna solo con il nostro lavoro volontario, tracciando l’itinerario, percorrendolo, verificando e testando gli alloggi e cercandone di più accessibili, unendo nuovi e vecchi amici nei gruppi locali e nella associazione, e lasciando poi alla critica degli apripista stranieri ed italiani il compito di metterci in evidenza errori ed omissioni per fare i dovuti cambi e renderlo migliore. In poche parole, non abbiamo aspettato ipotetici futuri fondi pubblici per metterci a realizzare il nostro sogno, né abbiamo messo un titolo diverso a cose che con il cammino non c’entrano niente pur di rientrare nel dispositivo regionale e così continuare a “vivere di rendita”. Ormai, in questi ultimi anni, i professionisti dell’apparire li conosciamo bene anche noi. Arrivano in ritardo al forum e comunque si infilano fino sotto il palco nei posti riservati ai relatori (e non a loro), pur di essere nelle prime fila e di apparire nei giornali tv e quanto gli morde di non essere invitati a parlare… ché il microfono lo sanno tenere a lungo. Oppure la loro rendita di posizione, perché ormai rappresentano solo se stessi, gli permette di presentare al pubblico cose di cui hanno conoscenza per sentito dire o per lettura e che sono ormai vecchie di vent’anni, perché anche i cammini evolvono come le coscienze umane di chi li frequenta… Quando, in anni scorsi, ci siamo messi a studiare come e dove fare il cammino sardo, ci siamo rivolti a tutti quelli che pensavamo esperti nel loro campo, nella nostra ottica di camminanti che è quella di condividere. Qualcuno è stato ben disposto a condividere con noi, a trasmetterci il suo sapere, la sua saggezza. I professionisti della tangente si sono sentiti in pericolo: arrivava qualcuno che avrebbe preso una fetta della loro torta, si dicevano e la reazione era scontata…. Adesso poi che abbiamo dimostrato che si può e si poteva fare qualcosa di benfatto senza l’elemosina, ahiii il re è nudo! Si sono pure incarogniti e diciamo che ci aspettano al varco. Forse non hanno capito che noi siamo fuori dal loro gioco e che se adesso ci servono quattro soldini per editare le guide, le credenziali e fare la segnaletica stabile, non dobbiamo andare a piangere miseria, ma mettiamo in moto il mondo jacobeo e ce la facciamo anche senza l’elemosina… Altra lezione di stile. E che comunque sarà sempre e solo la bontà del lavoro fatto sul tracciato e sulle accoglienze con buoni ospitalieri che determinerà la crescita o no della frequentazione e quindi il persistere del nostro cammino sardo. Di cadaveri di veri o presunti cammini è pieno il mondo, ci dispiace per chi ne aveva il sogno e che ci ha messo le sue forze… Ma i cammini non sono tutti uguali, al contrario di come diceva la prof seguace di Thoreau al convegno, altrimenti mi devono spiegare perché su alcuni ci va la gente a camminare e su altri devi obbligare quattro studenti ad andarci un solo giorno all’anno, in occasione della giornata dei cammini (primo weekend di maggio) e i sindaci organizzano la kermesse. Restiamo sempre aperti al confronto costruttivo ed allo scambio di esperienze, ma continuiamo sulla strada intrapresa. Buon cammino
UN CAMMINO SOCIETALE
Ora che il progetto della rete dei cammini di Santiago in Sardegna è pronto per essere finalizzato, mi sia concesso, dopo anni di duro lavoro volontario, di spendere due parole per spiegare perché ci siamo imbarcati in questo progetto “pazzesco” di rendere possibile a della gente “normale” di camminare in questa isola così rude per certi versi, ma così bella per le sue caratteristiche. Non pensavo certo che sarebbe stato così difficile e non lo pensavano neppure gli amici del cammino che mi hanno aiutato. Non sapevamo che avremmo scatenato appetiti diversi e discordie varie, né che si sarebbe passati per un parto doloroso che avrebbe selezionato persone che non avevano motivazioni “reali” e “positive”, ma solo bassi istinti di predominio e manutengoli. La risultante è stata che tutto il lavoro volontario è ricaduto sulle spalle di chi davvero condivideva il nostro sogno, non a chiacchiere, ma davvero! sudando, pagando di persona, rinunciando ad altro per venire a verificare e tracciare questo cammino che da sogno ora è diventato realtà! Realtà percorribile senza grossi problemi, anche se duro per le difficoltà orografiche e per un percorso che non può essere diverso dal carattere dei sardi in genere, cioè tosto, caparbio, franco, che si deve conquistare con la propria “valentia”, che non concede nulla alla facilità troppo “facile”, ma che poi, una volta scoperto, ti dà immensa gioia e rispetto, aprendosi alla conoscenza dell’altro. Già, perché bisogna spiegare e capire perché da una decina d’anni, delle persone di tutte le classi sociali, religioni, sesso, nazionalità, età, fisicamente a posto e non, a piedi, a cavallo, in bici, in sedia a rotella etc. etc. si siano messe in cammino e continuino a camminare su quelli che impropriamente si chiamano “cammini di Santiago”…. ed ogni anno il loro numero aumenta.
LA RELIGIONE’? sì certo! per qualche strato di popolazione dei paesi “cattolici” si vede l’obiettivo, la finalizzazione al sepolcro di san Giacomo il maggiore “ad limina sancti Jacobi”…
LO SPORT? anche! in fondo è un bel percorso con mille difficoltà e per alcuni è davvero un calvario per il clima o la mancata preparazione fisica o errori di materiali.
IL TURISMO? pure! si vedono posti e cose diverse, ci si “spaesizza”, ci si “estrania”, si perdono i propri riferimenti normali e si deve cercare per trovarne di nuovi…
L’ACCHIAPPO? massi’! è chiaro che esiste come fenomeno estivo con i giovani sul cammino per la settimana o le due settimane nel pezzo finale, ma non sottovalutiamo la vicinanza per giorni e notti di uomini e donne negli stessi luoghi che finisce per aprire spazi di conoscenza…anche ai più anziani!
LA NEW AGE? boh! ha perso un po’ del suo smalto col tempo, ma conserva sempre i suoi fans che sul cammino cercano i punti di energia ed i pozzi di luce…
L’EROISMO? davvero! pare che per alcuni sia un atto eroico e pensandoci bene, per i malati o quelli in sovrappeso o gli handicappati, lo è davvero…
IL MARTIRIO? ohibò! avere la lapide o il cippo ad memoriam per alcuni suicidari è diventata un’ossessione che ci troviamo a combattere, anche se la follia talvolta ha ragioni profonde che non si possono contraddire a parole…
L’ESTASI? ohhhh!! l’aver compiuto, forse, l’unica vera impresa della propria vita produce in molti una sorta di estasi di trasfigurazione che diventa schizofrenia monomaniacale al cospetto di una conchiglia o di una freccia gialla…
LA SINDROME DA REDUCE? eh sì, anche questa! per chi non ha fatto il militare o il collegio, non è facile capire come mai un mese insieme permetta di superare anche le differenze politiche o footballistiche più accese e di diventare amici per sempre…
Potrei continuare per ore, tanto grande è la casistica…Ogni persona è diversa come lo sono le motivazioni che la mettono in cammino. Allora perché? Nel mio piccolo, e forte di un’esperienza decennale di accoglienza sui cammini, vedo la contraddizione tra “l’uomo animale sociale” e la società moderna in cui viviamo. Questa contraddizione è ancora più forte perché i modelli sociali costrittivi ed imitativi di comportamento, proposti dalle varie istituzioni e dai mass-media, sono fortemente individualisti e competitivi: mors tua vita mea! homo homini lupus! elogio delle bugie e della parola menzognera! Il modello comportamentale fin dall’infanzia è la mercificazione di tutto, la sua monetizzazione, il successo di chi schiaccia gli altri per avere il potere, la ricchezza, gli onori…La politica del malaffare al servizio di interessi particolari e privati in disprezzo della cosa pubblica, dei bisogni della comunità, quella reale, non quella evidenziata dai modelli televisivi di bassa lega e volgari. Allora il carattere sociale dell’uomo, carattere ancestrale innato che ha permesso alla specie umana di sopravvivere e di evolversi, si scontra con il particolarismo societale. La contraddizione è flagrante e produce alienazione e nevrosi di vari tipi. La vita non è eterna, la bellezza, il lavoro, gli affetti, la ricchezza e la salute neppure…Soprattutto in questa società di disoccupazione industriale e di falsi miti di fortuna cieca da gratta e vinci… Cosa fare per salvarsi la vita? Alcuni ricorrono a maghi, astrologi, lotterie, professioni facili e lucrative, droghe ed illusioni, medicine alternative e stregoni, guru e santoni… Gli umani hanno bisogno di tempo per riflettere, per chiarirsi le cose, senza subire i condizionamenti della vita “normale” di tutti i giorni con i suoi ritmi accelerati…fuori dalla cerchia degli “affetti” e dei doveri familiari…fuori dai problemi e dai carichi… Dove trovare questi spazi per sé, per la propria riflessione, per chiarirsi tempi e metodi? In cammino! ma non il camminare una settimana o dieci giorni, in cui non hai neanche il tempo di “chiamarti fuori”, di cambiare il metabolismo, ma solo di avere male ai piedi… In cammino per almeno 500 km, il minimo che ti permetta a poco a poco di estraniarti, di far risalire dal profondo del tuo intimo le cose e di vederle sotto una luce diversa, che non sia quella dell’urgenza o dell’imposizione, ma quella della sublimazione degli aspetti del problema, a cui forse non si troverà soluzione, ma che verrà messo in evidenza sotto un’angolazione differente. È questo è già un primo passo! Il resto verrà da sé, tornando a casa o ritornando sui cammini per ripensare scelte e comportamenti… Non è la panacea di tutti i mali societali, ma un tempo di pensamento, di scambio, di riflessione indotta dalla marcia a piedi e dagli incontri con altri umani. Poi il resto dipenderà dalla combinazione di rapporti di forza e di causa e caso. In ogni caso, con questo cammino sardo, anche noi avremo offerto uno spazio umano di socializzazione e di riflessione agli umani. Grazie di averci aiutato!
LIMITI E POTENZIALITA’
“QUELLO CHE DEFINISCE UNA PERSONA NON SONO I SUOI LIMITI, MA LE SUE POTENZIALITA’ “
Può sembrare un aforisma o una delle solite frasi fatte che circolano sul net, ma nella vita concreta riflette la situazione di molte persone. Tutti hanno dei limiti perché siamo determinati da come siamo fatti, di che cosa, dove e come viviamo, dai rapporti sociali esistenti che ci condizionano con i loro usi e costumi, le loro credenze, i loro rapporti di forza. Rompere il legaccio dei limiti imposti da altri o che ci siamo imposti, adeguandoci alle nostre debolezze, alle nostre sconfitte, alle nostre mancanze, è un atto che possiamo fare solo se sappiamo far emergere le nostre potenzialità o se qualcuno ci aiuta a farlo…
Nella vita troverai tre tipi di persone: quelle che ti cambieranno la vita, quelle che ti rovineranno la vita e quelle che saranno la tua vita!
TUTTI ABBIAMO DELLE POTENZIALITA’.
Qualcuno ne è cosciente e le sfrutta appieno, altri restano fermi nel compiangersi e qualche persona o gruppo ne approfitta per esercitare il suo controllo e potere personale, anche a fini di lucro. Non c’è atto peggiore che sfruttare o imporre i propri limiti ad altri, impedendogli di sviluppare le loro potenzialità. Non c’è atto peggiore che usare i propri limiti per imporre o tentare di imporre il proprio controllo e quindi la propria presenza su qualcuno o su un gruppo che sta cercando di sviluppare la propria potenzialità. Lo stalking, lo spamming, le calunnie, le voci, le dicerie sparse ad arte, l’operare contro le potenzialità che altri stanno sviluppando in un loro progetto ed azione, oltre che punibili penalmente, sono un tipico atto reazionario ed ignobile. Un amore finisce, una storia si chiude ed invece di andare avanti, si impedisce ad una persona di sviluppare le sue potenzialità con la scusa dell'”amore”, “affetto”, “amicizia”, “onore offeso” e via dicendo…. Si è deriso un progetto, lo si è osteggiato con tutti i mezzi, lo si è sabotato giocando sui limiti personali di chi lo stava portando avanti, ricattando o promettendo; si sono allontanati o messi a tacere, bannandoli, quelli che lo sostenevano, pensando che l’emarginazione potesse farli fallire; si è fatto in modo che gli elementi più limitati di quel gruppo, quelli a cui piace apparire e chiacchierare, quelli che non vedono più in là del proprio naso, quelli dell’io, iO, IO, ci mettessero del loro per far fallire la cosa. Galline che strillano, oche che starnazzano, maiali che grufolano, gole profonde e maniaco-depressi, tristi figuri che si agitano in nome di interessi ben noti e che vogliono tenere tutto sotto i loro limiti ed il loro controllo. Parafrasando un autore famoso: Piccolo gruppo compatto, noi camminiamo per una strada ripida e difficile tenendoci con forza per mano. Ci siamo uniti, in virtù di una decisione liberamente presa, allo scopo di compiere un progetto sogno e di non sdrucciolare nel vicino pantano, i cui abitanti, fin dal primo momento, ci hanno biasimato per aver costituito un gruppo a parte e preferito la via del fare alla pratica della chiacchiera. Oh sì, signori, voi siete e sarete liberi di stare dove volete, anche nel pantano. Ma lasciate la nostra mano, non aggrappatevi a noi e non insozzate la nostra libertà, perché anche noi siamo “liberi” di andare dove vogliamo, liberi di combattere per la nostra idea.
Spesso i limiti sono i dogmi imposti come verità assolute, senza possibilità di discussione o di verifica, celati sotto parole d’ordine di stampo moralistico o pseudo-patriottico o ritorni a costumi di un millennio fa’. Ma la domanda che bisogna sempre porsi è “Cui prodest? A chi giova?” Farsi rinchiudere nei limiti, sicuramente non giova. Per alcuni però è un conforto, una sicurezza: restare chiusi in un cerchio di credenze, di miti antichi e moderni; lasciarsi andare a qualcosa per cui non è necessario far fatica, ma che ti dà soluzioni e schemi pronti, è persino semplice. Ci si conforma, non si hanno critiche, si vive nel proprio brodo, il resto non conta più, come se non esistesse… Ma per fortuna esistono anche quelli che hanno voglia di capire, di scoprire, di battere vie nuove, di testarsi e di testare, pagando di persona, ma scoprendo un mondo nuovo in movimento. Superare i nostri limiti e sviluppare le nostre potenzialità, mettendo ciascuno a contribuzione per quello che può dare (se non si danneggia il progetto o non se ne fa un uso personalistico), questo è quello che stiamo facendo e praticando, contro venti e maree, sin dall’inizio. Come negli albergues del cammino, gli hospitaleri si affaccendano per permettere a tutti di superare i propri limiti e di sviluppare le proprie potenzialità per riuscire il loro cammino, così gli amici del cammino operano e continueranno ad operare. Agli invidiosi, ai miserabili, alle zecche ed ai tristi figuri che li muovono, non resta altro che il limite in cui da sempre sono rinchiusi…le chiacchiere fini a se stesse!
NON REFERT QUAM MULTOS AMICOS, SED QUAM BONOS HABEAS! (non importa quanti amici hai, ma quanti sono davvero buoni!) ULTREYA E SUSEIA! PIU’ AVANTI E PIU’ IN ALTO!
IL CAMMINO NON È SPAZIO, È TEMPO, TEMPO DI PROGRESSO, DOVE LA RAGIONE E L’ESPERIENZA INCUBANO LA SAGGEZZA.
In tempi antichi il termine “peregrinare” significava “andare per terre sconosciute”, il peregrino era lo straniero; poi il Cristianesimo utilizzò la parola per dargli un connotato religioso “andare in pellegrinaggio ad un luogo sacro”. In ogni caso, ancora oggi, pellegrinare, andare in cammino, fare un cammino, significa partire da casa, chiudere la porta di casa e lasciare tutta la quotidianità “normale” con annessi e connessi dietro di sé, accettando di trovarsi in terre sconosciute, con lingue, usi e costumi diversi, senza sapere dove dormire, mangiare, giorno dopo giorno, confrontandosi con difficoltà quotidiane e con la propria capacità di risolverle, scoprendo se stessi e gli altri, nuovi orizzonti e nuovi rapporti…fino al momento in cui la nostra fisiologia cambia e si esce dai ritmi consueti per acquisire quelli del cammino di lungo corso. Lo spazio è quello che ci circonda, ma è il tempo che è importante. Il tempo che ci siamo conquistati per andare in cammino e staccarsi dal nostro tran tran, dai riti e dagli obblighi imposti della società moderna. Il tempo che abbiamo dovuto penare per vedere il nostro corpo ed il nostro spirito uscire da questa routine e mettersi a riflettere, pensare, sognare, schiarirsi, aprirsi. Il tempo per se stessi e per gli altri. Solo il tempo lungo del cammino permette tutto questo. Si può camminare su sentieri tracciati, attrezzati, frequentati, ma si può andare a peregrinare in terre sconosciute, come ai vecchi tempi, quando i cammini segnati non erano altro che semplici idee nella testa di pochi precursori. E questo lo dobbiamo ai precursori, dobbiamo difendere lo spirito del cammino, del cammino come tempo di riflessione e di scoperta. Perché il cammino è tempo dove si può riflettere, osservare, incontrare, confrontare ed acquisire coscienza di quello che siamo e di quello che potremmo essere, di quello che facciamo e di quello che potremmo fare. Il cammino non è di tutti! Il pellegrinaggio è di tutti: paghi la quota, prendi un bus, un treno, un aereo e ti portano ai santuari, alle città sante. Una gita, un’escursione, una scampagnata, un trekking sono di tutti. Certo un cammino può anche essere un pellegrinaggio o un trekking, se fatto in un certo modo. Ma mai un cammino può essere business organizzato e chi si nasconde dietro la formula: “il cammino è di tutti” racconta frottole e si difende dal fatto di fare soldi con i viaggi organizzati spacciandoli per cammini. Fare un cammino non è pagare per farsi guidare su un tracciato in gruppo organizzato. Dov’è la paura dell’incognito che bisogna superare? dov’è la lingua che bisogna cercare di capire per poter nutrirsi, alloggiare, dialogare? dov’è la scoperta dei propri limiti e delle proprie possibilità? dov’è il superamento delle barriere ed il ritrovamento della propria socialità? Certo si può fare un cammino in coppia, in tre o più persone, ma tutti coloro che hanno fatto questa scelta vi diranno che alla fine ognuno lo aveva vissuto il modo diverso e che se fosse stato solo, forse le cose sarebbero andate in altro modo. Non sto parlando di chi fa i 100km per il pezzo di carta o di chi saltella in bus o taxi da un albergue all’altro o di chi viaggia con grossa carta di credito e piccolo zaino (e forse neanche quello). Sto parlando di un cammino che permette al tempo di fare il suo lavoro, di favorire coscienza ed esperienza. Allora, in questo mondo di tante ideologie e di poche idee, di tanto compromesso trasformista mediatico, spacciare il fatto di organizzare percorsi a pagamento come dei gruppi di coscienza sociale sotto l’egida di un “leader” guida del “movimento” che porterebbe al cambio societale, mi fa ridere. Se volete davvero cambiare la società, organizzatevi per la rivoluzione! Le chiacchiere, anche se scritte bene, restano chiacchiere. Da anni società commerciali organizzano percorsi pagando il capogruppo (Avventure nel mondo per esempio), ma nessuno si permette di mistificarlo sotto la voce “fare il cammino”. Chi ha fatto davvero un cammino sa bene che cosa significa e che cosa porta e merita rispetto. E non saranno i camaleonti del business turistico religioso a cambiare la natura del cammino perché quella è personale e dipende da ognuno di noi, come la coscienza e l’esperienza che se ne traggono e che producono la saggezza propria a ciascuno e solo sua. Dai radical-chic ai bigotti di professione, tutti cercano di appropriarsi del cammino, ma di quale cammino? Di cammini tracciati ne esistono decine in tutto il mondo e con varie destinazioni. Il cammino di Santiago, dice la gente pensando al camino francés, l’autostrada organizzata dove ti portano lo zaino, ti prenotano il letto ed il pasto, ti asfaltano il tracciato, perché tutti possano farlo, anche le roulottes, le moto, le auto… dove le chinches (pulci da letto) albergano succhiando sangue ai pellegrini massificati… dove ogni anno i prezzi aumentano ed ogni 4km in media si trovano albergues e bar alla caccia dei clienti… dove in estate c’è una densità di 4 pellegrini per metro e la corsa ai posti letto…Un cammino o un tracciato di business organizzato? Per fare un vero cammino sul “francés” bisogna per forza andarci fuori stagione oppure provare altri percorsi, ché ce ne sono ovunque. La scelta di andare in cammino è personale e libera e lo spirito del cammino lo si conquista facendolo, non vendendo fumo, che siamo vecchi del mestiere e pellegrini non per caso. Buon cammino a tutti PS: Dopo questa esperienza, la prossima volta che sentirò utilizzare il termine “pellegrino” in maniera commerciale mi indignerò ancora di più! Si, perché i pellegrini sono gente tosta. Innanzitutto, loro VANNO, questa è la loro caratteristica principale e già questo aspetto li eleva rispetto al resto del mondo che normalmente è FERMO. Inoltre, è il modo che hanno di ANDARE da rispettare ulteriormente: loro camminano, lenti, silenziosi, imperterriti. Camminano con il sole e con la pioggia, con scarpe tecniche e con sandali, su strade battute e nel fango, in condizioni favorevoli e avverse, camminano sempre. E lo fanno sottovoce, a testa bassa, senza annunci, senza pubblico né avversari. Ed hanno sempre un sorriso pronto per chiunque, un augurio e un saluto incoraggiante. E non pagano per andare o farsi guidare. Qualità rare e notevoli, specie in questi tempi. Ode ai pellegrini!
*IL CAMMINO DI SANTIAGO E LA SARDEGNA
1° miti e leggende
Di san Giacomo non sappiamo quasi nulla e non ha scritto nulla. Addirittura se ne citano ben cinque, ridotti poi a tre:
- il maggiore (soprannome medievale), fratello di Giovanni (quello dell’Apocalisse, che invece ha scritto molto), i due Boanerges figli di Zebedeo, il padrone di pesca;
- il minore (il piccolo) o di Alfeo, fratello o cugino di Gesù (secondo le varie versioni evangeliche), che prese la direzione della Chiesa di Gerusalemme per stabilire l’ortodossia della dottrina e della pratica cristiana, ed a cui Paolo si presentò per essere ammesso;
- Giacomo, fratello di Juda che scrisse l’epistola omonima;
- Giacomo, padre di Juda apostolo menzionato negli atti degli apostoli;
- ed altri ancora che non saranno tenuti in conto nell’ortodossia successiva.
Di sicuro i due Boanerges sono una specie di guardia ravvicinata ed assistono ai fatti salienti della vita di Gesù, compresa l’agonia. Luca racconta che possono comandare il fuoco e che minacciano di usare questa facoltà contro gli avversari.
Giacomo sarà il primo martire apostolo sotto Erode nel 44dC.
Nel XIII secolo Jacopo da Voragine (Varazze) regola a modo suo tutti i problemi, stabilendo legami di sangue tra tutti quanti, attribuendo tre mariti ad Anna:
- Joachim, con cui ebbe come figlia la vergine Maria;
- rimasta vedova, sposò Cleofa (fratello di Giuseppe), con cui ebbe un’altra Maria che sposò Alfeo e che ebbe quattro figli: Giacomo il piccolo, Giuseppe il giusto, Simone e Juda;
- infine con Salomè ebbe un’altra figlia, anch’essa Maria (Salomè), che sposò Zebedeo, padre dei due Boanerges.
Questa santa parentela regola molti problemi: i due Giacomo e Gesù sono cugini germani; Juda è il fratello di Giacomo il piccolo; Anna è la moglie di Cleofa e non sua suocera. La Vergine Maria ha dunque sposato Giuseppe, fratello di Cleofa, marito di sua madre Anna e tutto si sistema.
2° la presenza di Santiago in terra sarda
Il viaggio di andata e ritorno dell’apostolo dalla Palestina per evangelizzare le terre iberiche.
La pubblicazione nel 1584 da parte di Cesare Baronio, allora confessore del papa Clemente VIII e futuro cardinale, del Martyrologium romanum mette in dubbio la venuta dell’Apostolo nella penisola iberica nell’anno 36 d.C. Dubbi confermati quattro anni più tardi negli Annales Ecclesiastici. Si sviluppò così un’accesa disputa nella quale intervennero diversi teologi e religiosi spagnoli a difesa della tradizione giacobea compostellana: uno di questi fu Diego del Castillo, priore e canonico della chiesa di Palencia, che pubblicò nel 1608 “Defensa de la venida, y predicacion evangelica, de Santiago en España”. Questo volume ebbe un’eco anche in Sardegna in quanto a pag. 82 riferisce, tra i testi a favore della venuta di San Giacomo in Spagna, di un breviario armeno del 1054, compilato su ordine del Patriarca di Gerusalemme. Il passo riguardante la questione, tradotto in castigliano da Pedro Pacheco, vescovo dell’Armenia: “Il glorioso Apostolo San Giacomo partì dal porto di Giaffa e venne all’isola di Sardegna; e da lì in Spagna…” Nella lunga diatriba tra le sedi arcidiocesane di Cagliari e Sassari per il primato in Sardegna tra le chiese locali, diatriba che a sua volta nasceva dalla rivalità tra le due città e che anzi ne alimentava lo sviluppo, il Bonfant afferma che, data per dimostrata la presenza di San Giacomo in Spagna (ed infatti egli riprende alcune argomentazioni tratte da fonti letterarie a favore di tale tesi), risulta di conseguenza anche il suo passaggio in Sardegna, per via del tragitto via mare, allora usuale nel viaggio da oriente verso la penisola iberica. L’Apostolo però non si limitò, secondo il giurista cagliaritano, ad una breve sosta tecnica, ma sbarcò e si trattenne a Cagliari, dove fece opera di proselitismo. Marta GALIÑANES GALLÉN, a cura di F. MANCONI, Cagliari, Centro di studi filologici sardi-CUEC, 2004, p. XXI.
Sebbene le testimonianze storiche di un passaggio dell’Apostolo Giacomo il Maggiore in Sardegna siano quindi poche e riconducibili principalmente al passaggio citato del Breviario Armeno ed ai documenti di sant’Antioco del 1466, il culto dell’Apostolo è diffuso. In Sardegna, su 40 chiese o ruderi di chiese di san Giacomo, ben 37 sono campestri o in piccoli abitati e solo tre in città (Cagliari, Orosei, Sassari) e sedi di Confraternite della Buona Morte ancora oggi. San Giacomo ha le sue radici nella cultura popolare come protettore dai fulmini. In effetti, era diffusa la credenza che fossero gli zoccoli del suo cavallo bianco a produrre tuoni e fulmini e lo stesso santo era chiamato Boanerges, figlio del tuono, per la sua irruenza e disponibilità a produrre fulmini, come dimostra l’invocazione popolare sarda: «Santa Barbara e Santu Jacu, bosu portais is crais de lampu; bosu portais is crais de celu; non tocheisi fillu allenu ne in bidda ne in su sartu; Santa Barbara e Santu Jacu. (Santa Barbara e San Giacomo, voi che avete le chiavi del fulmine; voi che avete le chiavi del cielo, non toccate i figli altrui né in paese né in campagna; Santa Barbara e San Giacomo)”. Ma san Giacomo era anche protettore della buona morte, accompagnando le anime dei defunti al cielo lungo la Via Lattea, dopo aver dato l’estrema unzione con l’olio detto di san Giacomo, come testimoniano le confraternite tuttora esistenti a Cagliari e Sassari. Invece, la figura del caballero Santiago Matamoros è presente solo a Mandas nel bassorilievo marmoreo dell’altare maggiore, voluto dal Duca spagnolo che regnava in quel momento su quasi un terzo della Sardegna, e nei registri dei nobili sardi cavalieri di Santiago della croce spada, come Aymerich nel XVI secolo. Abbiamo qualche testimonianza di pellegrinaggio a Santiago di Compostella dalla Sardegna come il documento presso l’Archivio della Corona d’Aragona, del transito a Barcellona di sei pellegrini sardi diretti a Compostela negli anni 1378-1385 ed il pellegrinaggio biennale del Vescovo di Cagliari con il fratello, sempre via mare, ma verso Siviglia.
3° il territorio e l’ipotesi di un itinerario
Il progetto per realizzare il Cammino di Santiago in Sardegna ha visto la luce alla fine del 2009, grazie all’impegno di un gruppo di persone che avevano percorso i Cammini in Spagna. La nostra idea si collegò ad alcuni Comuni, il cui patrono è San Giacomo Maggiore (Santu Jacu in sardo), che si erano riuniti in accordo di programma per dare maggior rilievo al loro patrimonio storico-artistico e culturale. Abbiamo cominciato con lo studio di storia, preistoria e protostoria, usi e costumi, tradizioni, particolarismi e fattori unificanti, vie di transumanza e di pellegrinaggio, bellezze naturali, orografia e sentieri esistenti, ex ferrovie dismesse e tracciati antichi, parchi naturali, zone archeologiche e cose da vedere e da vivere, patrimonio materiale ed immateriale, e le possibilità di alloggio e di vitto. Il tutto per unire con un percorso coerente, vario e percorribile zaino in spalla, il cammino di santu Jacu con partenza-arrivo a Sant’Antioco (CI), Cagliari, Orosei-Olbia (Nuoro), Oristano e Sassari-Porto Torres (SS), comprese alcune varianti locali, e riuscendo a collegare la maggioranza delle chiese di San Giacomo il maggiore esistenti in Sardegna più i resti di altre in rovina.
4° Il Cammino di Santu Jacu-Santiago in Sardegna
Al Festival letterario D.H. Lawrence di dicembre 2010 a Mandas, il cammino di santu Jacu venne presentato al pubblico alla presenza di autorità e giornalisti. Nel mese di ottobre 2012 abbiamo finalizzato la prima segnatura del tracciato del cammino con frecce gialle e conchiglie stilizzate e adesivi jacobei nei centri urbani. La Regione Autonoma della Sardegna, dopo la presentazione ufficiale al Forum del Turismo culturale e religioso di Galtellì di novembre 2012, lo ha dichiarato cammino regionale, inserendolo come base portante della rete degli itinerari turistici, culturali e religiosi dell’isola (11/12/2012). Oggi, il nostro Cammino include quasi tutti i comuni con chiese o rovine di Santu Jacu, ma anche siti preistorici e archeologici, bellezze naturali, foreste e parchi naturali, aree vulcaniche, alcune zone minerarie, le basiliche del romanico pisano, le città più importanti e i caratteristici borghi sperduti nel cuore della Sardegna, unendo in un percorso unico mari e monti, città e campagne, benessere e povertà, lingue, dialetti, usi e costumi diversi che coesistono su quest’isola che è “quasi un continente”. Si tratta di un itinerario percorribile a piedi, in bici e a cavallo, che continua ad essere verificato nel tempo e migliorato e che riguarda più di 100 comuni in zone diverse dell’isola. Il percorso completo copre circa 1600 km, di cui 470 km nell’asse centrale tra Cagliari e Porto Torres; 240 km tra Bolotana e Oristano (variante Montiferru Sinis); 450 km tra Porto Torres verso Nuoro e Orosei o verso Tempio Pausania, Aggius fino a Olbia (CSJ del Nord); 340 km da Cagliari per il Sulcis fino alle isole di san Pietro e sant’Antioco (cammini del Sulcis e Isole). Il cammino è un sogno, ma per essere trasformato da utopia in realtà ci vogliono anche le finanze, oltre alle energie dei nostri amici e sostenitori…
5° l’ufficializzazione- I congressi e riunioni, locali ed internazionali: il riconoscimento come associazione jacobea e come cammino di Santiago
Il tutto fa parte di una realtà più ampia con il riconoscimento come Cammino di Santiago in Europa, la stretta collaborazione con le associazioni jacobee nel mondo, la Xunta di Galizia, il Xacobeo, l’Arcivescovato compostellano, i Convegni di studio jacobei ed i Congressi annuali mondiali, oltre la Federazione delle Associazioni di Amici del Cammino spagnola e francese ed i vari Enti locali e nazionali del mondo jacobeo. Nel momento in cui prendono sempre più spazio i concetti di mobilità dolce, di turismo sostenibile, di ritorno alla natura, il cammino di santu Jacu, anche se talvolta è duro perché la terra sarda è rugosa, si impone come elemento unificante per far conoscere questa cultura e questa parte dell’Europa. La proverbiale ospitalità sarda fa il resto, aspetto fondamentale per superare una certa visione del “turista estivo da spennare”. Il nostro lavoro volontario di amici del cammino è riuscito, senza nessuna forma di finanziamento pubblico, ad arrivare a questo risultato. Il lavoro volontario continua e prevede una guida multilingue, il sito web (www.camminando.eu), la posa di una segnaletica fissa verticale, l’apertura di ulteriori accoglienze pellegrine, una presenza continua per permettere a chi vuole mettersi in cammino di farlo senza grossi problemi di percorrenza. Il compito più lungo è quello di divulgare ai più questo cammino, partecipando alle iniziative jacobee nel mondo, da Valencia 2012 alla Polonia 2013, Burgos 2014, il Congresso di fondazione della FICS (fratellanza internazionale dei cammini di Santiago), oltre al 1° Congresso mondiale di giugno 2015 organizzato dalla Giunta di Galizia e dal Xacobeo e quello del 2021 a Madrid; i vari convegni nazionali ed europei, come Barcellona, Madrid, Firenze, Villafranca del Bierzo; rispondere alle di mail di richiesta di informazioni; aiutare lo sviluppo della percorrenza; correggere i nostri errori. È un lavoro lungo e impegnativo, che sta dando i frutti sperati. Già adesso, il Cammino di Santu Jacu lascia il segno!
6° Informazioni utili
Credenziale
Per percorrere il Cammino ed essere riconosciuti come pellegrini, occorre munirsi della Credenziale. Per richiederla, è sufficiente contattare l’Associazione Amici del Cammino di Santu Jacu: amicisantujacu@gmail.com presso i nostri referenti a Cagliari, Porto Torres, Sorso, Olbia, Sorgono, Mandas, sant’Antioco, Tempio Pausania, Orosei.
Alloggi
L’accoglienza è garantita tramite varie formule, che possono soddisfare le diverse necessità di chi cammina. Accanto all’accoglienza “povera” presso parrocchie, strutture comunali e privati, esistono accordi con strutture alberghiere e B&B. Un elenco completo degli alloggi disponibili può essere consultato e liberamente scaricato dal nostro sito web www.camminando.eu
Segnaletica
I simboli utilizzati per la segnaletica del Cammino sono le classiche conchiglie e frecce gialle giacobee, dipinte a mano con vernice, o gli appositi adesivi nei centri urbani.
Cartografia – Tracce GPS
Tutte le informazioni e la cartografia necessaria sono disponibili sul sito web dell’Associazione Amici del Cammino di Santu Jacu: www.camminando.eu Le tracce GPS sono liberamente scaricabili dal sito web
Testimonium
Anche in Sardegna, come altrove, servivano strumenti semplici come il Testimonium per poter contabilizzare le presenze, conoscere chi viene a percorrerlo e dare un attestato che sia un ricordo ed una testimonianza dell’avvenuto cammino. Per ora vengono rilasciati come attestato di passaggio nei comuni di Mandas (Testimonium Mandarensis), Cagliari, Porto Torres, Orosei, Tempio Pausania, Sorgono (Testimonium Sancti Jacobi) e sant’Antioco (testimonium sancti Antiochi).
Grazie dell’attenzione! Flavio Vandoni detto Barabba

