{"id":6368,"date":"2025-11-11T14:00:18","date_gmt":"2025-11-11T13:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/?p=6368"},"modified":"2025-11-11T14:00:20","modified_gmt":"2025-11-11T13:00:20","slug":"i-racconti-e-le-storie-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/?p=6368","title":{"rendered":"I RACCONTI E LE STORIE"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>VITA DA HOSPITALERO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>CAMINO 4 ED ALTRE STORIE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted\"><\/pre>\n\n\n\n<div data-wp-interactive=\"core\/file\" class=\"wp-block-file\"><object data-wp-bind--hidden=\"!state.hasPdfPreview\" hidden class=\"wp-block-file__embed\" data=\"https:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Libro-cammino-4-ed-altre-storie.pdf\" type=\"application\/pdf\" style=\"width:100%;height:600px\" aria-label=\"Incorporamento di Libro cammino 4 ed altre storie.\"><\/object><a id=\"wp-block-file--media-d3b51ec2-4601-4819-8d0c-96eb84c44778\" href=\"https:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Libro-cammino-4-ed-altre-storie.pdf\">Libro cammino 4 ed altre storie<\/a><a href=\"https:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Libro-cammino-4-ed-altre-storie.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-d3b51ec2-4601-4819-8d0c-96eb84c44778\">Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted has-medium-font-size\">I RACCONTI E <br>LE STORIE<br><br>Memorie dei Cammini di Santiago - 3<br><br><br>di Flavio Vandoni detto Barabba<br><br><br>Nei momenti di pausa del servizio di hospitalero ho cominciato un po' per scherzo a scrivere delle storie brevi, come degli schizzi, di persone incontrate sui cammini. <br>Non i personaggi abituali di cui tutti parlano e scrivono, i \"famosi\" che sono in tutte le guide, quelli che spesso vivacchiano all'ombra della loro gloria passata o che hanno abbandonato i cammini verso altri lidi, ma le persone \"normali\" che camminano e traspirano, quelli che partono carichi di storie, di problemi e di vita vissuta, ed anche di speranze e di paure. <br>Durante gli anni di cammini e di servizio come hospitalero ho incontrato, conosciuto, ascoltato e parlato con decine di persone, di ogni tipo e provenienza. <br>Mi restano poi dei flashback, delle visioni fugaci, dei brevi incontri, ma anche delle amicizie e dei legami duraturi. <br>Spero di non offendere nessuno, anche se alcuni si riconosceranno, a torto o a ragione. <br>Ho chiesto il permesso a tutti quelli che ho potuto contattare. <br>Tutto quello che ho scritto \u00e9 vero, nel senso che l'ho vissuto cos\u00ec, ma come ogni verit\u00e0 \u00e9 relativa, anche queste storie sono relative ed un pizzico di sapori e di odori non guasta mai!!!<br><br><br>Io non sono un pellegrino, se non nel senso che gli dava Dante nella Vita Nova, riferendosi a quelli che andavano verso la Galizia ed il Finisterrae. Sono un peregrino perch\u00e9 non ho molti soldi da spendere. Sono un camminante, perch\u00e9 gli aspetti mistico religiosi, i pozzi di luce e gli inchini agli idoli, non fanno parte del mio bagaglio culturale preferito; sono un camminante perch\u00e9 andare a piedi \u00e9 una forma di lotta contro lo stress della vita moderna ed un ritorno ad un ritmo pi\u00f9 lento, consono alla riflessione ed al guardare-vedere le cose. <br>Talvolta, quando i piedi fanno troppo male, mi viene la tentazione di rubare una bici appoggiata al muro dove sto passando e che mi permetterebbe di fare in fretta i km mancanti, per\u00f2 prevale il vantaggio di poter contare sulle mie forze, che \u00e9 gi\u00e0 un buon risultato. Ed allora continuo a camminare. <br>Strada facendo accumulo strati di sensazioni, camminando, osservando, incontrando, faticando, e mi capita alcune volte di lasciare sgorgare il troppo pieno in situazioni particolari od alla fine del cammino in fase di addii, con gente che ti \u00e9 stata vicina per giorni od anche per poco, ma con cui il feeling si \u00e9 stabilito cos\u00ec, a fior di pelle, con uno sguardo od un sorriso, una parola di conforto, un piccolo aiuto. <br>Per me il cammino \u00e9 solitario, ma ricco di cose e persone, di scambi e di incontri, in una comunione di vita che pu\u00f2 anche essere scontro, dove culture ed approcci diversi alla vita ed all\u2019esistenza si confrontano con una pratica univoca: dormire, lavarsi, convivere in uno spazio ristretto. Varie forme di fare il cammino si evidenziano, tutto si mescola e ne esce fuori il meglio e talvolta il peggio dell\u2019umanit\u00e0. <br>Ho percorso molti cammini, ciascuno diverso, e penso che ognuno debba farsi il suo. <br>Ciascuno sente, vive e ricorda poi il suo cammino. Potr\u00e0 trovare, o no, quello che forse non sa di cercare o quello che davvero cerca. La risultante sar\u00e0 sempre una cosa nuova e diversa da quella cercata, ed in alcuni casi dar\u00e0 luogo a risultati imprevedibili ed imprevisti. Come disse Ulisse ai suoi nel Canto 26 dell\u2019Inferno (La (divina) Commedia di Dante): \u201cFatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza\u201d<br><br>Storie intrecciate.<br>Sui cammini si intrecciano storie di amore e di non amore. Tutti quelli che hanno fatto un cammino lo sanno. <br>Sui cammini ci si fanno degli amici. E' un po' come andare ad una kermesse dove si incontrano decine di persone. <br>Sui cammini si intrecciano e si sviluppano decine di storie. Non c'\u00e9 bisogno del sito internet di incontri o di pagine personali virtuali. <br>Si pu\u00f2 fingere di essere un \"altro\", anche se poi alla fine la realt\u00e0 esce fuori, come spesso. Negli albergues dove sono hospitalero lo si vede di frequente. <br>Persone che si conoscono sul cammino... persone che si innamorano sul cammino...persone che si detestano e persone che odiano altre persone... persone che cercano degli \"uditori\" o delle \"vittime\" da torturare durante ore, raccontando vita morte e miracoli della loro propria vita... persone che mendicano affetto...persone che cercano compagnia... persone che prodigano gioia e simpatia... persone che cercano altre persone....persone esoteriche che cercano dei segni nelle pietre, sugli alberi, nelle rovine e sugli animali...persone masochiste che vogliono soffrire, farsi del male...persone che cercano l'illuminazione o l'iniziazione....<br>Basta parlare con la gente o ascoltare. <br>I pellegrini vogliono parlare...<br>Per\u00f2, a volte, passano ore senza dire una sola parola e dopo...il rubinetto si apre... su vicende, qualche volta scabrose e dure ad intendere...<br>Vogliono scambiare opinioni...tornare a sentirsi socievoli, umani, parte di un qualche cosa. Vedo casi di gente che ha stretto amicizia con persone che a priori erano l'esatto contrario, ma proprio in tutto ... persone che sul cammino dimenticano tutti i loro pregiudizi...e si fanno degli amici e dei compagni...di cammino.<br>Cosa di pi\u00f9 magico potrebbe succedere sui cammini??? <br>Dalla nostra postazione, al bordo dei cammini, noi facciamo il possibile per unire le genti, per fare in modo che si sentano bene, che abbiano uno spazio di convivialit\u00e0, di riposo sereno, di benessere, uno spazio gradevole per questa comunit\u00e0 in marcia. <br>Non sempre ci riusciamo...ma ci proviamo.<br><br>Pellegrini autentici e no. <br>Ci sono discussioni formali e spesso anche accanite a proposito di questa questione, e la gente mi chiede se con la mia \"esperienza\" di hospitalero e di cammini posso rispondere e chiarire le cose. <br>Allora, dapprima spiego che, anticamente, il pellegrino era colui che partiva da casa, lasciando tutto, per andare verso contrade a lui sconosciute, accettando di provare i suoi limiti e le sue paure...<br>Poi racconto una storiella che si ripete quasi tutti i giorni in albergue e che \u00e9 l'indicatore pi\u00f9 semplice della situazione odierna: \"Un signor pellegrino mi chiedeva con insistenza di spegnere la luce centrale. Non era neanche tardi, erano le 10,15h di sera in pieno agosto e c'erano ancora persone a tavola, perch\u00e9 normalmente spengo tutto alle 11h. <br>Ho notato che andava da questi a fare le sue rimostranze perch\u00e9 si sbrigassero. <br>Allora sono intervenuto dicendogli che 1) non erano fatti suoi, 2) se ne andasse in branda, 3) la luce la spegnevo alle 23h e la riaccendevo alle 7h per rispettare il sonno di tutti... Quindi che se ne stia tranquillo... <br>Questo signor pellegrino mi guarda stupito e mi dice:\" Ma insomma, chi sono questi \"pellegrini\" che vanno a letto tardi e dormono fino a tardi? sono pellegrini o turisti?\" <br>Rispondo che pellegrini o camminanti, per me non c'\u00e9 differenza, la luce si accende alle 7 del mattino e si spegne alle 23h\". E me ne vado a fare le mie incombenze.<br>Il mattino dopo si alza e va dritto al libro dei \"ricordi\" e vedo che scrive, scrive, scrive.... Quando ha finito, vado a leggere quello che ha scritto e sto zitto (per una volta!)...<br>Gli altri partivano e lui restava l\u00e0, voleva sapere se avevo letto le sue parole. <br>\"Eh si, ho letto e lei non ha capito niente. Lei ha reclamato perch\u00e9 le luci non funzionano come vorrebbe lei: estinzione totale alle 22h ed accensione alle 6h. In effetti lei dovrebbe rendersi conto che sui cammini c'\u00e9 gente differente, che non \u00e9 una caserma: c'\u00e9 gente che non vuole camminare al buio e che ha bisogno di dormire per recuperare le forze fino alle 7h od anche alle 8h, che ha abitudini culinarie differenti e che cena ad ore che possono sembrarle tardive, ma che per loro sono \"normali\" e poi...siamo in estate!\" <br>In realt\u00e0, ce l'aveva con quelli che lui considerava come gente sul cammino senza essere degli autentici pellegrini. Ho dovuto (e voluto) spiegargli in tutti i modi possibili che si possono trovare pellegrini con credenziale come altri di buona volont\u00e0 che sono sul cammino per motivi vari e diversi. <br>E' cos\u00ec! Ed \u00e9 stato cos\u00ec anche prima e spero che non cambi in futuro.<br>La sua sola risposta \u00e9 stata che voleva fare un cammino \"vero\" da pellegrino. <br>Per finirla, gli ribadisco che qui si accolgono sia pellegrini che altre persone, semplici camminanti che vogliono conoscere la cultura locale e che spesso si comportano meglio di certi \"pellegrini autentici\", rispettando gli altri ed i luoghi dove sono. <br>Il problema vero \u00e9 che bisogna rispettare gli altri.... <br>Oppure bisogna classificare gli albergues ed i pellegrini in autentici e no? <br>E per provare ci\u00f2 che sto dicendo, gli chiedo se ha letto da qualche parte che esistano norme scritte che determinano a che ora un pellegrino autentico deve andare in branda o alzarsi al mattino, se deve fare il cammino a piedi o in bicicletta o a cavallo? che vestiti deve indossare e che scarpe calzare... <br>Se ci mettiamo su questo piano, dovremmo tutto verificare. Chiederci se la doccia quotidiana nuoce allo spirito pellegrino verace (ho sentito pure questa come verit\u00e0 affermata). <br>O ancora se si deve andare alla messa tutti i giorni o no... e dotare tutti gli albergues dei \"pellegrini autentici\" di una cappella per pregare. <br>Ed ancora raccomandare l'astinenza sessuale e sorvegliare la cosa... ecc. ecc...<br>Tutto questo per dire che, in fondo, il pellegrino ideale non \u00e9 mai esistito, che nella comunit\u00e0 in marcia sui cammini c'\u00e9 sempre del buono e del cattivo, come nell'umanit\u00e0 intera. L\u2019importante \u00e9 il rispetto degli altri, per gli altri, di s\u00e9, anche se non si \u00e9 d'accordo con la loro maniera di farlo. <br>Il disprezzo, io lo lascio alle cimici da letto che infestano gli albergues\u2026ed ai vermi che ti pugnalano alle spalle!<br><br><br>La minaccia fantasma. <br>Pi\u00f9 che il titolo di un film, \u00e9 un problema per molti...una bestiolina minacciosa che si cela come un fantasma nelle pieghe dei materassi, negli interstizi dei pavimenti, nelle fodere degli indumenti, persino negli orli e nei taschini....<br>Una minaccia nascosta che provoca bubboni, eczemi, itterizia, arrossamenti, ponfi, allergie ed infezioni intestinali. <br>Sono le cimici da letto, chinches, bed-bugs, punaises... Non si sa bene da dove vengano o se ormai sono stanziali, ma il fatto \u00e9 che i pellegrini le portano con s\u00e9. <br>Ne ho visti con il corpo divorato da queste bestiole, veramente sgradevole! <br>Mi ricordo di una pellegrina tedesca dalla pelle bianca letteralmente coperta di punture e di bubboni dolorosi, che era arrivata in albergue al Burgo Ranero con una catalana ed un coreano, anch'essi ben colpiti. <br>Il coreano lo mandai in ospedale a Leon con l'ambulanza perch\u00e9 aveva i sintomi di chi \u00e9 stato colpito da infezione intestinale ed era troppo giallo... (oups !!) <br>Le due ragazze erano sconvolte, non sapevano pi\u00f9 che fare; dolore ed incomprensione trasparivano sui loro visi, anche perch\u00e9 gli altri avevano la tendenza a isolarle come delle appestate. <br>Seguendo i consigli di quelli che ne sanno pi\u00f9 di me in materia, le ho fatte spogliare... lasciandole in slip e reggiseno, e mettere tutte le loro cose, compresi zaino e scarpe, in due enormi sacchi neri della spazzatura che abbiamo esposto al sole caliente per raggiungere alte temperature, unica soluzione possibile per uccidere le bestiole. <br>Ce ne sarebbe un\u2019altra: il gelo...Ma dove lo trovate un congelatore abbastanza grande in Spagna negli albergues\u2026??!! <br>Mentre i vecchi \"pellegrini\" si godevano lo \"spettacolo\" dello striptease gratuito, io ero stupito dei disastri che le bestiole avevano provocato su quei giovani corpi. Le ragazze mi dicevano che si sentivano come insozzate da queste bestiole. Avevano gi\u00e0 a parecchie riprese lavato la loro roba in lavatrice, ma non era servito a niente... la minaccia fantasma le perseguitava di albergue in albergue. <br>Dopo aver spiegato che da noi si seguivano delle norme strette in questi casi e che tutto il materiale veniva pulito e lavato a 60 gradi ogni tre giorni, proprio per evitare contagi, nel discorso mi tocc\u00f2 riconoscere che invece in altri rifugi ed albergues dei cammini la pulizia non era veramente la stessa e che quindi facevano un vero e proprio allevamento di bestiole. <br>La maggioranza di queste cimici da letto vivono nelle pieghe di letti e materassi anche fino a tre anni senza nutrirsi, ma quando la temperatura media sale sopra i 25 gradi si risvegliano ed hanno fame e pungono e succhiano tutto quello che c'\u00e9 a tiro, anche se sembra che prediligano le giovincelle a pelle chiara... e poi si riproducono. <br>Cos\u00ec pu\u00f2 anche succedere che ce le portiamo a casa nello zaino con le uova...<br>Ed allora non posso che consigliare il gran caldo, sopra i 50 gradi od il gran freddo, sotto i 15 gradi, per gli affari personali da ripulire al ritorno o durante il cammino... ed il fuoco purificatore per brande, materassi, coperte, cuscini negli albergues infestati (la soluzione chimica, oltre che nociva, non funziona per molto tempo ed il DDT \u00e9 stato vietato), una pulizia quotidiana accurata e d'inverno, finestre ben aperte, che tutto sia lasciato esposto al freddo sottozero che cos\u00ec anche le larve e le uova muoiano prima dell'apertura al pubblico. E facciamo in modo che anche i cani randagi, gatti selvatici ed altri portatori a due zampe... di quelli che non si lavano molto, siano tenuti alla larga...senn\u00f2 la minaccia continuer\u00e0 a pesare ed avvelenare il nostro cammino con relativi danni collaterali...<br><br>LA LUCEEEEEEEEEE!!!<br>Un'altra piccola storia della vita in comune nei rifugi ed albergues. <br>Ieri dopo la colazione, ho notato una donna in difficolt\u00e0 che non riusciva a decidersi a partire. Mi dice che vuole fermarsi e tornare a casa, perch\u00e9 \u00e9 veramente demotivata e non vuole pi\u00f9 continuare il cammino con questo tipo di pellegrini. Logora e stanca della gente. <br>Mi spiega che era quasi una settimana che il caso l'aveva fatta capitare su dei \"pellegrini\" che avevano l'abitudine d'accendere le luci a qualsiasi ora del mattino (le 4h o le 5h), di svegliare tutti quanti senza preoccuparsi per niente del loro prossimo e dei loro pareri. <br>Era davvero stanca... <br>Spesso capitano cose simili nell'albergue. Si sentono voci, rumori, risate, al mattino molto presto nella cucina e nel dormitorio (io dormo o piuttosto cerco di dormire giusto a lato della porta d'ingresso) ed allora esco in mutande, incazzato, e cerco di fargli capire che ci sono altre persone che vorrebbero dormire e spengo le luci. <br>Se ne strabattono e le riaccendono. Sono quelli che dicono che bisogna partire alle 4 o alle 5 per godersi l'alba e fare un vero cammino. <br>Spesso sono aggressivi perch\u00e9 pensano di detenere \"la verit\u00e0\" e non rispettano minimamente il loro prossimo perch\u00e9 \"gli altri devono imparare\"... <br>Spengo di nuovo e difendo la mia decisione ponendomi in piedi davanti al contatore. <br>Quasi mi aggrediscono fisicamente e verbalmente non si contano gli insulti!!!<br>Chiaro che ormai hanno ottenuto il loro risultato...tutti sono pi\u00f9 o meno svegli! <br>Ma le luci restano spente fino alle sette del mattino e silenzio!!<br>Talvolta mi incazzo di brutto ed esco col bastone, mandandoli a fanculo, specie gli italiani e gli spagnoli caciaroni. Talvolta cerco di fare l'educatore spiegando cosa implica il rispetto degli altri nella vita in comune. <br>Questa cosa strana, il rispetto degli altri, non esiste quasi pi\u00f9 nella vita normale, dove la prepotenza e la prevaricazione fisica e morale o monetaria regnano, ma sui cammini bisogna che imparino o reimparino a rispettare gli altri, soprattutto i pi\u00f9 deboli, quelli che non hanno voce. <br>Non tutti hanno la stessa forza fisica o resistenza alla fatica ed il bisogno di riposare e di accumulare un poco di forze ha tempi e metodi diversi a secondo delle persone...<br>Allora, che imparino ad alzarsi in silenzio, a preparare lo zaino la sera prima, ad uscire in silenzio senza rumori di sacchetti di plastica e chiacchiere varie.<br>Ogni giorno la scena si ripete, ogni mattino pure. Facciamo della pedagogia e speriamo di vedere la situazione migliorare, tanto pi\u00f9 che io hospitalero dormo l\u00ec dentro e lavoro tutto il giorno per far funzionare l'albergue e vorrei anch'io poter dormire almeno 6 ore per notte e recuperare dalle mie fatiche...Abbiamo tutti diritto al riposo!!! La lotta continua, siamo testardi per difendere il rispetto reciproco....<br><br>*Il fantasma del discepolo di san Francesco.<br>Era tardi nella sera quando, sotto una pioggia battente, s'\u00e9 presentata alla porta della \"Maison Franciscaine\" una figura di et\u00e0 incerta, un po' esitante, la voce tremolante. Era accompagnato da un cagnetto di razza sconosciuta che saltellava ai suoi piedi e che era dotato di una vitalit\u00e0 che il suo padrone non aveva pi\u00f9 o quasi. <br>Senza soldi, cercava un alloggio per la notte. <br>Non completamente padrone di se stesso e sotto tutela, lui aveva preso la strada per andare a Compostella con, per sola compagnia, il suo bastardino e la misericordia degli altri. <br>Gli avevano detto gi\u00e0 in altri posti di rivolgersi al parroco per avere un po' di elemosina e quindi aveva fatto lo stesso a saint Palais e ne era tornato con qualche spicciolo per ottenere la credenziale e dormire da noi. <br>Non ero l\u00e0 quando era passato la prima volta. Evidentemente il volontario parigino molto integrista che era venuto a prestare servizio una settimana, non voleva avere tra i piedi vagabondi e randagi e quindi aveva trovato delle scuse per mandarlo via.<br>Ma quando era ritornato con la sua aria timida da povero vagabondo taciturno, mi era parso come la reincarnazione di uno dei discepoli di san Francesco d'Assisi che, fatti piroettare su se stessi e cadendo al suolo storditi, indicavano la direzione da seguire per raggiungere ciascuno differenti contrade e portare il messaggio di spartizione dei beni che Francesco aveva lanciato. <br>Mi era apparso come in un flash, ne ero stupito.<br>\"dove vai? ti hanno lasciato partire in questo stato? non hai soldi? come farai?\" <br>Scuoteva la testa e mi guardava come se gli stessi ponendo delle questioni troppo grandi per lui. Le sue mani tremavano, di freddo o per altre cause. <br>Allora gli ho aperto la casetta in basso con la doccia calda ed i bagni e la cucina e tutto il giardino per il cagnetto. Era stupefatto, non voleva, era troppo...voleva pagare.<br>\"Tieni i soldi per i momenti peggiori e vieni a mangiare con gli altri, che cos\u00ec imparano qualcosa......\"<br>Immagino che nel medioevo i fraticelli francescani, che non erano n\u00e9 ricchi n\u00e9 studiati, hanno dovuto soffrire le stesse costrizioni, le stesse sofferenze di questo camminante disarmato e disarmante nei suoi silenzi e nella sua gentilezza.<br>Io non posso fare altro che cercare di farlo ripartire nelle migliori condizioni. <br>Ma non ho altro da offrirgli e normalmente il presidente (ricco e stronzo) non vuole che accolga i vagabondi. <br>Io non accolgo i vagabondi professionisti alcoolizzati e scrocconi che infestano il paese vivendo di elemosine e di assistenza sociale da bersi in piazza fino all'ultima ubriacatura, anche se poi sono diventato amico ed aiuto di uno di loro, ma questa \u00e9 un'altra storia... <br>Ma questo fantasma di un altro tempo m'intrigava...e non era sicuramente uno degli ubriaconi parassiti.<br>Fece la doccia, il cane con lui; lav\u00f2 le sue cose, si ras\u00f2 e venne a cena. <br>Marie Louise aveva preparato la sua zuppa ed le sue patate con bistecca con il bicchier di vino tipico. Anche il cane ebbe la sua razione. <br>Si chiacchier\u00f2 del cammino da fare, degli alloggi possibili per lui col cane...fuori pioveva ancora a dirotto come solo nel paese basco si pu\u00f2 vedere per giorni e giorni\u2026 <br>Lui aveva difficolt\u00e0 ad esprimersi, una lentezza dovuta alla solitudine ed all'abitudine a parlare col suo cane ed altri animali, piuttosto che con gli umani. Ma sapeva dove voleva andare e conosceva le difficolt\u00e0 per arrivarci.<br>Le cose della vita \"normale\" erano imbrogliate nella sua testa, chiare nel suo spirito le priorit\u00e0 della sua vita di tutti i giorni. Era insomma lucido riguardo al suo avvenire. <br>Non finivo di stupirmi. Avevo gi\u00e0 conosciuto persone che avevano fatto il cammino senza soldi o con poco, ma tutti erano molto pieni di risorse e d'arte di arrangiarsi, al limite anche un po' furbetti e profittatori. <br>Ma lui era semplice, tranquillo, fiducioso. Come i fraticelli di Francesco quando sciamarono per le strade del mondo e svilupparono quella visione sociale oggi un po' perduta di vista....<br>Al mattino radun\u00f2 le sue poche cose, pul\u00ec la sua camera e part\u00ec verso altri cieli ed altri incontri. Come un fantasma era arrivato e come un fantasma era ripartito!<br><br>MAITE<br>Maite era una hospitalera basca sulla cinquantina soffice e calda come un bombolone alla crema, accogliente e materna come solo le dee della terra-madre preistorica possono essere, ricettiva ed intuitiva ed esperta. <br>Io stavo sulla porta dell'albergue nel monastero di Najera, venivo da Navarrete (tappa corta) stringendo i denti e bestemmiando ad ogni passo perch\u00e9 la feroce tendinite che mi attanagliava da Lourdes, mi faceva camminare come un fachiro sui chiodi, dolore acuto ed inibitore. <br>Se in Francia potevo nascondermi, come nella stanza di Louvie Juzon, dove ero rimasto 5 giorni al coperto senza che nessuno mi cacciasse via, o come nel collegio di Oloron sainte Marie dove, complici le vacanze scolastiche francesi, il boss era andato via ed io ne avevo approfittato per restare 6 giorni nel chiuso silenzio della stanzetta che avevo pagato per un giorno solo; qui in Spagna uno stupido regolamento (che non avrei mai applicato da hospitalero), ti obbligava ad uscire dal rifugio dopo una notte e solo con certificato medico potevi stare due notti...<br>Ed allora la ricerca di un posto dove poter dormire a basso prezzo o l'accorciare le tappe diventava la sola soluzione. (Mai abbandonare il cammino su una sconfitta!)<br>Cos\u00ec ero riuscito ad arrivare fino a l\u00ec...<br>Non volevo tornare indietro, solo avanti. <br>Maite non mi aveva chiesto n\u00e9 soldi n\u00e9 credenziale; mi aveva guardato e subito indicato la branda, la doccia, la cucina e ...chiesto se sapevo cantare. <br>Ci vediamo dopo, mi aveva detto. <br>Cantare? non avevo nessuna voglia di cantare, volevo piangere! <br>\"fatti una doccia e poi scendi gi\u00f9, che ne parliamo...\"<br>Eseguo, in spazi molto ristretti, la doccia \u00e9 piccolissima! <br>Arrivano altri, \u00e9 pieno di gente, dolori, storie.<br>Scendo gi\u00f9 e mi fa stendere su un materassino in mezzo a tutta la gente, mi gira di schiena ed inizia a toccarmi con le sue mani forti e calde. <br>Ho paura di svenire, il dolore mi scuote, ma mi sussurra parole in basco che non capisco. Qualcuno ridacchia, io mi sciolgo un po' e con me anche paura e dolore. Sono come una pagnotta che si impasta piano piano. Leggero, sogno ad occhi chiusi...un po' di acqua fredda sulla fronte mi d\u00e0 frescura e risveglio. <br>Mi fa\u2019 alzare, sedere a tavola con gli altri e mi dice di cantare...<br>Ci penso, mi schermisco, tutti mi guardano...poi intono la donna cannone di De Gregori che finisco molto emozionato e quasi in lacrime. Allora lei intona O Sole Mio che tutti riprendiamo in coro: che gente! Ma dove li trovate pellegrini cos\u00ec ed una hospitalera cos\u00ec? Finiamo la serata ben oltre le 22,00 con dispetto di qualche bulimico del cammino che \"deve\" alzarsi alle 05,00, tutti ben allegri e contenti, dimentichi dei nostri dolori e pronti a riprendere il nostro cammino l'indomani.<br>Non l'ho mai pi\u00f9 rivista n\u00e9 avuto notizie, ma ho imparato molto da lei. Spero che stia bene e che tutto le arrida. Milesker anitche, grazie mille<br><br>Il pellegrino bianco che pi\u00f9 bianco non si pu\u00f2.<br>Eravamo verso fine settembre e stavo chiacchierando con il vice presidente del museo venuto in visita di cortesia, quand'ecco apparire sulla soglia un essere strano uscito giusto giusto dal Medioevo. Vestito di una tunica bianca di cotonaccio grossolano, con dei sandali artigianali ai piedi ed un cappello di paglia alla vietnamita, si presenta come l'autentico pellegrino bianco sul cammino di ritorno a casa, l'unico vero pellegrino. <br>Lo guardiamo entrambi un po' sbalorditi per l'apparizione, si vede bene che ci conta su, \"per vedere l'effetto che fa\" ed ottenere quello che vuole...ne ha l'abitudine e l'attitudine. Tra me e me penso: \u201cAncora un tipo strambo, un \"illuminato\". <br>Decisamente questo cammino diventa il luogo di passaggio di tutti quelli che cercano una soluzione fittizia alla loro esistenza. Pellegrino del cancro, pellegrino della miodistrofia, della leucemia, della pace, della religione, delle religioni, dell'eterno\u2026tutto fa brodo per inventarsi una causa ed una motivazione per vagabondare a titolo gratuito e farsi pagare le spese. <br>Invece di dare il loro tempo per aiutare gli altri, ad esempio facendo dei periodi da hospitalero volontario, preferiscono vagabondare approfittando della compassione altrui e dello spirito amichevole che regna sui cammini!<br>Mi viene da pensare che ci prendono davvero per dei marzapani\u2026 ma, come sempre, se c'\u00e9 posto, li accogliamo, ma senza dargli pi\u00f9 credito ed attenzione di quanto non meritino. <br>Questo qui pretende subito accoglienza gratuita, presentandosi come privo di risorse dato che \u00e9 sulla via del ritorno da Compostella, dato che \u00e9 stato hospitalero a Burgo Ranero nella Meseta, dato che \u00e9 adulto handicappato, dato che \u00e9 stato quasi prete cattolico, quasi pastore ortodosso, quasi prete carismatico, quasi... Dato che...un fiume di parole.<br>Guardo M. Larralde che \u00e9 rimasto a bocca aperta e decido di accogliere il pellegrino bianco nel salone in basso, di fianco alle docce ed ai sanitari. Lo accompagno, parla come un mulino a vento, gli spiego come entrare ed uscire, gli orari e tutto il necessario e ritorno all'ingresso a salutare il mio ospite. <br>Arriva una pellegrina e l'accompagno al dormitorio passando per il chiostro e l\u00e0 trovo il pellegrino bianco un po' \"nudo\" che tiene una conferenza a due pellegrine stupite ed esitanti sul come fare per uscire dalla trappola. <br>Gli faccio rimarcare che siamo in un posto civilizzato e che dunque sarebbe meglio che si rivesta, invece di importunare la gente. <br>Strano, noto che ha dei seni come una ragazza...boh. Fa finta di niente, pare evidente che si sente investito di una missione \"divina\"\u2026 <br>Malgrado mi abbia detto di aver marciato sotto il sole 35km, la sua tunica bianca non \u00e9 per niente sporca e lui non \u00e9 per niente stanco. <br>Meraviglie del cammino. Non voglio toccarlo, le sue tette mi fanno impressione, allora faccio segno alle pellegrine di salire su accompagnando la nuova arrivata e mi metto di traverso alla porta per non farlo passare... <br>Il pellegrino bianco... che fuma come un turco e non ha soldi\u2026 decide di uscire ed andare al ristorante in piazza (25\u20ac) \u2026 porca miseria, \u00e9 il colmo! <br>Quando ritorna a notte fonda mi dice di voler offrire un donativo. Non voglio il suo denaro n\u00e9 le sue parole. Rifiuto e lo mando a dormire, che devo chiudere le porte e la giornata \u00e9 stata lunga. <br>Il giorno seguente esco per comprare il pane per la colazione e le ragazze dell'ufficio del turismo mi raccontano che un pellegrino strano \u00e9 passato da loro e, tra l'altro, gli ha detto che l'hospitalero era uno snob non troppo accogliente\u2026 <br>Se sapesse cosa vuol dire fare il cammino senza una lira, ma veramente senza. Non facendo finta di non averne\u2026 Ma non ho voglia di discutere con lui e gente come lui.<br>PS: la primavera dopo giunse notizia di un pellegrino \"bianco\" che campeggiava nei pressi di Cluny alle rovine della storica abbazia benedettina e che faceva il bagno nudo nel ruscello. Chi riport\u00f2 la notizia disse che \"sotto\" era fatto come sua figlia...misteri della natura e dei pellegrini \"veri\" e bianchi che pi\u00f9 bianco non si pu\u00f2....<br>PS: non \u00e9 per cattiveria, ma il pellegrino bianco oggi gira travestito da donna, le foto sono su internet, e la sceneggiata continua...se va bene a lui, amen<br><br><br>La parigina che poi non lo era (della serie: le vedi subito quando arrivano).<br>La voce al telefono era piena di sottintesi, ma non di quelli che fanno piacere, no! il sottinteso fondamentale era:\" io sono, io voglio, io comando, tu devi...\" Non si pu\u00f2 neanche scherzare un po' con questa voce, bisogna girarci in giro per tutti i lati per cercare di trovare una faglia umana, se si ha davvero voglia di cercarla. Senn\u00f2 si lascia perdere e si d\u00e0 il minimo sindacale. <br>\"S\u00ec signora, l'accoglienza apre alle 13h\u2026s\u00ec signora, abbiamo stanze individuali\u2026s\u00ec signora, abbiamo una doppia per le sue due nuove amiche che lei dirige con mano di ferro (senza guanto di velluto) che siccome sono canadesi e non hanno il cellulare, \u00e9 lei che si occupa con buon cuore di prenotare le stanze, insomma \u00e9 lei che fa\u2019 tutto. Eh s\u00ec, perch\u00e9 senn\u00f2 loro non sarebbero capaci di cavarsela, poverine\u2026 s\u00ec, abbiamo una cucina completa, s\u00ec, il portone \u00e9 aperto per accogliere il taxi con il suo zaino che non \u00e9 pesante, ma ne ha approfittato per comprare della garbure paysanne fatta in casa che pesa troppo, e le nuove amiche non hanno voluto portarle lo zaino in due\u2026 queste approfittano del suo buon cuore e non la ringraziano neanche portandole lo zaino, che non pesa neanche troppo, vero? etc etc etc\"<br>Punaises! Ma quanto pesa sto' zaino? 24kg? Allora lo lascio l\u00e0 in basso dello scalone dove sono riuscito a trascinarlo dall'ingresso dove il tassista l'ha scaricato...vedremo quando arriver\u00e0 la signora\u2026<br>La tappa a piedi della signora non era stata lunga: 12km, ma penosa come si seppe in \u00abcamera caritatis\u00bb\u00a0la sera a cena in un momento di libert\u00e0 di parola (lei era andata in bagno). La signora aveva cominciato a Orthez facendo delle mezze tappe, fino a quando aveva avvolto nella sua ragnatela le due canadesi che avevano gi\u00e0 qualche centinaio di km nelle gambe da Vezelay in gi\u00f9, nominandosi capo squadra da sola.<br>Come si conf\u00e0 ad una capa, lei arriva in testa, tutta agghindata come all'uscita del \u201cVieux Campeur\u201d (noto grande magazzino parigino per escursionisti)...le altre due dietro l'ape regina.<br>Seguo la procedura in uso: timbro, pagamento, d\u00e9pliants, un po' di chiacchiere utili per sapere se hanno bisogno di qualcosa; lei fa\u2019 la maliarda come ogni donna che voglia controllare con chi ha a che fare e per controllare meglio la situazione e forse ottenere dei favori... (non si sa mai! \u00e9 questo hospitalero che dirige la \"maison\"!).<br>Le accompagno di sopra, alle camere, e lei prende possesso della camera doppia come se niente fosse, camera che era destinata alle sue \"amiche\".<br>\"Madame, non \u00e9 la sua camera questa, \u00e9 una camera doppia, dunque per due persone\u2026 la sua \u00e9 quella, una singola a un letto\u2026 questa \u00e9 per le sue amiche che sono due...\". \"NO! io voglio questa! voglio poter cambiare di letto se non mi piace! loro possono arrangiarsi nel dormitorio, sono io che ho prenotato e dunque scelgo come voglio!\"<br>Bof! facciamo finta di niente, tanto ne abbiamo di stanze, non \u00e9 un problema trovare un'altra stanza doppia. Bene, se voi avete bisogno di me sono gi\u00f9 all\u2019accoglienza\u2026tutto questo sotto lo sguardo compassionevole delle due pellegrine \"straniere\", (sic!)<br>Al pomeriggio, all'ora del t\u00e8, un'apparizione in pareo trasparente e tongues s\u2019introduce nell'ufficio qui gi\u00f9 all'ingresso. La dama ha fatto una bella doccia calda e viene a fare charme, come la donna in carriera che testa i suoi subalterni per vedere con che tipo d'uomo ha a che fare. In ogni uomo lei vede uno schiavo in potenza, soprattutto se \u00e9 timido\u2026 <br>Per fortuna un giovane ed un vecchio pellegrino arrivano a salvare la situazione, l'ambiente si distende e la ragnatela che mi stava imbrigliando si decompone in modo subitaneo, anche se un filo \u00e9 per ogni evenienza lasciato srotolarsi come una lenza uscendo lei dalla stanza come una diva del muto scodinzolando il didietro...il vecchio signore si rif\u00e0 gli occhi ricordandosi i buoni vecchi tempi andati ed il giovane potrebbe diventare suo schiavo subito\u2026<br>La sera arriva e la cucina si riempie di chiacchiere, di odori e di cortesia. <br>Gli odori della garbure fatta in casa che lei non condivide per paura che non ce ne sia abbastanza per lei...e lo dice pure! la cortesia di tutti quelli che devono stare zitti per ascoltare il chiacchiericcio instancabile della signora, durante ore.<br>Alla famosa pausa pipi, ci scambiamo uno sguardo attonito per questi io, io etc etc e tutti trovano una scusa per eclissarsi nelle loro stanze il pi\u00f9 presto possibile. <br>La notte \u00e9 troppo corta per evacuare tutto ed al mattino, in vestaglia da camera e pantofole, protestando perch\u00e9 non c'\u00e9 pane grigliato, la signora ci racconta la sua notte etc etc<br>La gente comincia a partire, le 9h si avvicinano e lei \u00e9 ancora l\u00e0 in d\u00e9shabill\u00e9 e l\u00e0, patatrac, una richiesta fionda come un ordine verso il giovane pellegrino: \" saresti cos\u00ec carino di incaricarti di portare il mio zaino fino ad Ostabat?\"<br>Il tono della voce \u00e9 di quelli che non accettano: \"no, ma...\"; il giovincello \u00e9 confuso; la salvezza gli viene dal vecchio:\" Madame, lei \u00e9 una sfrontata, ognuno porta il suo zaino sul cammino e non due nello stesso tempo!\" Detto questo, se ne vanno e la dama, indignata, va nella sua stanza a chiamare un taxi porteur. <br>Io mi nascondo nei miei lavori mattutini, che sono tanti e sono in ritardo, e la lascio partire senza dire \"au revoir\u2026\"<br>A Ostabat, per vendicarsi, madame terrorizz\u00f2 la proprietaria dell'ostello, le due canadesi trovarono il modo di sfuggire alla ragnatela facendosi dei km in pi\u00f9, dei pellegrini alloggiati l\u00e0 furono accusati di essere dei truffatori perch\u00e9 avevano la vettura al seguito, la cena fu rifiutata perch\u00e9 immangiabile, il letto anche\u2026<br>Il vuoto si cre\u00f2 intorno a Madame\u2026ed il ritorno a Parigi o non si sa dove, si impose al grido: \"questo pellegrinaggio \u00e9 diventato un rendez-vous di turisti! Oh, i buoni tempi andati! non c'\u00e9 pi\u00f9 carit\u00e0 cristiana!! Io s\u00ec che sono ancora la sola vera pellegrina all'antica! una vera!!!\"<br>PS: durante la pulizia mattutina nella sua camera furono rinvenuti quattro pacchetti di preservativi ed un biglietto:\" non mi sono serviti\"<br><br>IL PELLEGRINO \"IO IO\" in caccia.<br>L\u2019altro giorno, un pellegrino di una certa et\u00e0, che fa\u2019 anche l'accoglienza di tanto in tanto, s\u2019\u00e9 presentato alla porta. Era vestito in pantaloncini corti e canottiera, stile Alberto Sordi, abbronzato, con una di quelle borse stile hippy degli anni '70, uno zainetto leggero, la calvizie mascherata col riporto, lo sguardo vivo e sicuro di s\u00e9.<br>Il fatto \u00e9 che quel giorno, come spesso qui nel paese basco, il clima e la temperatura esterna non erano davvero buone per lo stile spiaggia dei Caraibi. Da qui il mio stupore per la sua tenuta un po' fuori dall'ordinario in questa stagione...forse normale in estate nella Meseta caliente, ma non qui nel paese basco in questo inverno ritardato del mese di maggio.<br>Di primo acchito mi questiona per sapere se tre pellegrine tedesche erano gi\u00e0 arrivate da noi. Io non sono poliziotto e non schedo nessuno; per di pi\u00f9, a seguito delle mie stagioni da hospitalero nei mesi estivi in Spagna, nei mesi dell'acchiappo, ho per abitudine di non favorire quelli che si \"incollano\" e che impongono la loro presenza agli altri, prendendo i pellegrini per un uditorio passivo e sempre disponibile...<br>Quindi gli rispondo che non ne sapevo niente....<br>*Perch\u00e9? perch\u00e9 erano appena passate per il timbro (il nostro bel timbro rosso con la tau dei francescani [bei tempi allora, prima del saint macacq presidente]) e mi avevano detto che volevano andare avanti fino ad Ostabat, malgrado la fatica, per allontanarsi da un tipo che le soffocava con la sua corte, le sue storie ed i suoi propositi. <br>Quell'uomo era l\u00e0 di fronte a me, indeciso sul da farsi, ma alla fine, seguendo un suo ragionamento interiore, decise di prendere una stanza da noi (se pensava che gliela davo gratis per il fatto che faceva talvolta l'accoglienza a st Jean pied de port, pi\u00f9 per cuccare che per dare aiuto...). Aveva cominciato tre giorni prima il suo cammino, lasciando a casa la moglie e ripartiva per la 16ima volta, sempre sullo stesso cammino e pi\u00f9 volte nello stesso anno. <br>Perch\u00e9? Gli ho posto la questione. Mi dice che fugge sua moglie, la sua famiglia, il tran tran e la monotonia del suo quotidiano, la sua vita normale insomma. Ma cerca anche la compagnia, delle avventure passeggere, il tempo di un incontro sul cammino. Insomma si metteva alla posta, come i cacciatori al passo delle palombe! veniva per questo, ci andava per questo!<br>Eh s\u00ec, aveva scoperto qualche anno fa, che la marcia quotidiana, lo sforzo e la fatica, la solitudine e la promiscuit\u00e0, potevano indurre una certa affinit\u00e0, complicit\u00e0, amicizia e che tutto questo favoriva un certo \"rilassamento\" dei costumi anche nelle pi\u00f9 \"pure e dure\" e ne approfittava\u2026 (n.d.r. sono cose che succedono e non ho niente contro; per\u00f2 mi scoccia che ne facciano un uso \"improprio\")<br>Docciato e rimesso a nuovo, ben profumato, scese gi\u00f9 all'accoglienza per domandare se erano arrivate le pellegrine. Altri pellegrini arrivavano, coppie o soli. Era l\u00e0, seduto nel chiostro, facendo finta di leggere o chiacchierando con chi arrivava disfatto dal freddo e dalla tappa dura. Lui aveva ancora la sua canottiera e solo coperto le spalle con un pull, sembrava uscito da un film di Fellini sui Vitelloni della Riviera romagnola. <br>Ma\u2026 peccato! niente pellegrine! <br>Allora esce a comprare qualche bottiglia, nel caso in cui.... <br>Aveva preparato bene la cosa. Qui ci sono stanze singole o doppie, ma niente chiavi (se le perdevano sempre o le portavano via) e dunque, dopo una cena ben innaffiata, la prima che apre la porta o non grida (come successe qualche volta) \u2026 pu\u00f2' funzionare. <br>In centro la cassiera del supermercato gli dice che tre tedesche erano passate nel pomeriggio prima di lui. <br>Ritorna e mi guarda storto come se io fossi responsabile di chiss\u00e0 che cosa. Aveva capito che per quella notte tutto era andato storto. Allora, si dedica all'altro suo passatempo preferito sul cammino: la lezione io, io...<br>Mentre che i pellegrini \"novelli\" cucinavano nella sala comune, lui, seduto spalle al muro, gli faceva la lezione dall'alto della sua esperienza e dei suoi record passati e futuri. <br>IO s\u00ec che\u2026 e voi, voi non avete capito niente; si deve fare cos\u00ec, perch\u00e9 IO, io faccio cos\u00ec; IO, io ho fatto 16 volte il cammino, IO, io ho fatto 10.000 Km, IO, io so tutto e voi, voi niente! <br>Non so quanto sia durato il tutto, so solo che quando sono salito in cucina per riscaldarmi un piatto alle 19,30h ne restavano solo tre, la bocca aperta, ad ascoltare il signor IO IO ed i suoi exploits. Non ci vuole molto, lo confesso, per scatenare la mia ironia, non mi piacciono molto questi tipi di pellegrini...<br>Secondo me: a ciascuno il suo cammino ed ognuno deve trovare la sua strada.<br>Il risultato fu un attacco in piena regola:\" Ma come? hai fatto lo stesso cammino sedici volte? ma tu sei scemo? sedici volte la stessa cosa? neanche una volta ti ha sfiorato l'idea nel tuo cervello di cambiare di cammino?\" \"Ah bon!? Troppo solitari gli altri cammini??? Non storiche le altre vie di pellegrinaggio??? allora sei veramente scemo!\"<br>I \u00abnovelli\u00bb, stupefatti, mi guardavano come se fossi un extraterrestre, non sapevano che conoscevo gi\u00e0 IO IO dal 2004 quando l'avevo visto in azione su una canadese in sofferenza psicologica a causa di una psoriasi devastante, sulla quale aveva esercitato tutti i suoi talenti per sottometterla alle sue volont\u00e0, fino a quando era comparso un giovinotto per liberarla (come mi raccont\u00f2 lei l'anno dopo a Belorado quasi guarita del tutto e felice) \u2026<br>E l\u00e0, IO IO si ricord\u00f2 di me! IO IO fil\u00f2 nella sua stanza! Per la sera ne aveva avuto abbastanza\u2026.<br>PS: al mattino trovammo nella sua spazzatura un giornaletto porno di basso livello\u2026<br><br><br>IL PELLEGRINO DELLA SPERANZA.<br>Ero appena sceso dalla cappella di Soyartza, Claude m'aveva rimpiazzato all'Accueil durante la mia assenza, ed un tipo senza zaino ed una borsa da ufficio alla mano, si presenta all'ingresso. Era vestito come durante gli anni di guerra, degli stivali militari ai piedi, dei pantaloni kaki alla zuava. <br>Mi guarda e mi dice cos\u00ec, di primo acchito: \"bisogna rasarsi prima di parlare con me!\". \u00abPardon? non ho capito bene?\u00bb <br>Mi lancia qualche parola confusa di cui capisco solo in tedesco:\" sono un boche (tedesco in volgare) tralalalero tralalala\u2026\" <br>Allora, gli porgo la domanda di rigore: \"desidera?\" Mi risponde, ancora una volta fuori tema: \"Voglio parlare con l'altro!\" <br>Mi incazzo un poco e gli ritorco che per tutto quello che riguarda l'alloggio e la casa, sono io il responsabile. Mi dice che vuol sapere quanto costa etc. etc. <br>La mia reazione, normale visto il tipo, \u00e9 di chiedergli dov'\u00e9 il suo zaino, poich\u00e9 qui accogliamo pellegrini con zaino e credenziale. Mi dice che lo zaino \u00e9 all'Office du Tourisme. Gli ribatto: \u00abVallo a prendere e dopo se ne parla\u2026\"<br>Strano, ma vero, si calma e di colpo mi chiede quanti km mancano ad Ostabat. Dodici, gli dico. Bene, andr\u00f2 laggi\u00f9 ed esce fischiettando \"Lili Marlene\". <br>Una mezzora dopo, stavo ricevendo visite (ce ne sono tutti i giorni\u2026di cortesia e di curiosit\u00e0...) ed il tipo ritorna, entra e minaccia: \"voi sentirete parlare di me etc. etc.\" come se gli avessimo fatto qualcosa. <br>La signora della Caritas, che era l\u00e0 per vedere se avevamo bisogno di qualcosa, esce per vedere cosa succede e ritorna dicendo: \"quello \u00e9 pazzo!\".<br>Perch\u00e9 tutto sto casino, direte voi. <br>Succede talvolta che delle persone col mal di vivere si trovino una ragione di sopravvivere dandosi un incarico (autonominandosi) che \"solo loro\" possono svolgere, ed una volta trovata la combine, la via, la loro follia li porta molto lontano in tutto quello che capita, basta che si mettano in luce. <br>Sette, sacrificio, missione \u2026 E bisogna che spazzino via tutto quello che li pu\u00f2 ostacolare sul loro cammino di pazzia\u2026 <br>Lui era il \"pellegrino della speranza\". <br>Quale speranza? Che l'ordine promesso dal Reich ritorni... <br>Era rimasto fermo agli anni trenta-quaranta ed al periodo dell'occupazione... <br>Proprio, ne abbiamo viste di tutti i colori. Spero che la gente realizzi cosa dobbiamo sopportare talvolta qui all'accoglienza della Maison Franciscaine. Adio! (arrivederci in basco)<br><br>LUCIEN il barbone<br>La presenza dei francescani, di Zabalik, della Caritas, della CAF (cassa per le allocazioni familiari) aveva favorito la nomea della casa francescana come luogo dove ci si poteva rifugiare per tempi pi\u00f9 o meno lunghi, nutriti ed alloggiati, fra tutti i poveri, diseredati, alcolizzati e derelitti che vagavano sulle strade di Francia e Navarra ed oltre.<br>Il problema venne quando l'ultimo francescano se ne torn\u00f2 in Guipuzkoa e la casa ricadde sotto la mia responsabilit\u00e0, pi\u00f9 o meno diretta...<br>Bussavano alla porta ogni sorta di vagabondi ed avevo l'ordine di accogliere solo pellegrini con credenziale e paganti...<br>Ma, testa dura come sono, cercavo con ogni mezzo di continuare l'operato intrapreso quando c'erano ancora i francescani e gli amici di Zabalik, incoraggiato in questo anche da gente che stava in consiglio comunale, ancora indecisa sul da farsi per il futuro. <br>Io dovevo gestire la transizione continuando l'opera di accoglienza e, se possibile, rinfrescare le antiche esperienze di comunit\u00e0.<br>Dopo qualche spiacevole esperienza con bevitori accaniti e pazzi scatenati, avevo stabilito una specie di linea di condotta: niente alcolizzati parassiti sociali senza zaino aggressivi (come quello che mi aveva spaccato a calci il vetro della porta d'ingresso perch\u00e9 non lo lasciavo entrare col bottiglione da due litri, ubriaco fradicio).<br>Quando invece erano solo dei vagabondi in cerca di un tetto per poco tempo, li accoglievo anche se avevano cani e li mettevo nella mia casetta con tutti i servizi e confort ed un bel giardino per i cani.<br>Quando arrivava pasqua, arrivavano anche loro, scendendo da chiss\u00e0 dove...e cos\u00ec un giorno era arrivato Lucien col suo sacco ed il suo carico di esperienze di droga e di alcool che gli avevano bruciato il cervello e lo avevano reso simile ad un bambino.<br>Non avevo avuto problemi ad alloggiarlo nella casetta, anche perch\u00e9 aveva gi\u00e0 fatto un pezzo di cammino in Spagna nel corso dei suoi vagabondaggi e negli anni passati aveva passato sei mesi qui nella casa francescana al riparo del mondo esterno.<br>Aveva una certa furbizia per procurarsi droga ed alcool, ma era chiaro che era disarmato di fronte alle cose \"normali\" della vita. <br>Gli avevo dato da mangiare, lavato e offerto indumenti lasciati da pellegrini o donati dalla Caritas e consigliato i posti dove avrebbe potuto trovare accoglienza come da noi ed era ripartito. <br>O almeno cos\u00ec pensavo...<br>JP passava regolarmente alla maison per vedere l'andazzo e forse ero sotto controllo degli \u201cindipendentisti\u201d...e quindi rimasi di stucco quando una mattina mi disse che qualcuno dormiva nella paglia della ex conigliera in fondo al prato e che lui l'aveva visto uscire di soppiatto dal portone del cortile. Era un capellone ricciuto...era Lucien!<br>Me lo vidi capitare la sera verso l'ora di cena mentre raccoglievo i panni asciutti sotto la tettoia. Si era accorto di essere stato visto e quindi veniva a dirmi che era tornato subito l\u00ec perch\u00e9 c'erano le feste del vicinato.<br>Eh s\u00ec, anche nel paese basco oltre che in Sardegna, ci sono le feste del bixinaus!<br>Musica, canti e balli e molto alcool e droga tra i giovani ed i barboni arrivati in massa ed ospitati al macello comunale.<br>Gli chiedo se tutto va bene. S\u00ec, stava con amici. Aveva dormito qualche notte su in montagna nella cappella di Soyartza, poi a Saint Jean PP, ma non aveva un soldo e quindi era tornato dove sapeva che poteva averne dalla CAF o dalla Caritas.<br>Quella sera ci fu un bel concerto di bandas con balli e movimento ed incontr\u00f2 una infermiera spagnola della clinica, molto comprensiva ed in cerca di affetto che viveva sola in paese e lei se lo port\u00f2 a casa, come si adotta un cucciolo perduto. <br>Cominci\u00f2 cos\u00ec un m\u00e9nage in cui lei cercava di guarirlo e di riportarlo sulla retta via, scontrandosi con la sua mente contorta da alcol e droga e coi suoi ragionamenti semplici sull'impossibilit\u00e0 di vivere come gli altri. <br>Lei voleva trasformare un cucciolo in un uomo per lei, lui cercava solo un posto per stare un po' al coperto, anche se apprezzava i suoi sforzi.<br>Quasi ogni sera capitava alla maison per fare quattro chiacchiere, lei era di turno, e poi andava a mangiare da un'altra signora molto disponibile.<br>Finch\u00e9 un giorno arrivarono tutti e due con la scusa che lui gli aveva danneggiato il computer nuovo visitando siti porno e cos\u00ec la conobbi e mi conferm\u00f2 come andavano le cose. <br>Cervello ridotto dall'alcool e dalla droga, ma mica scemo il cappellone...nutrito, alloggiato e spesato di tutto! e lei non sapeva pi\u00f9 come fare per uscire dall'inghippo.<br>Lui non voleva trovarsi un lavoro, contribuire al m\u00e9nage, darsi una regolata; a volte spariva per una settimana e poi tornava e la carta visa di lei era alleggerita o la macchina danneggiata. <br>Tocc\u00f2 a me cercare di districare la matassa e non ci riuscii, anche perch\u00e9 non erano fatti miei\u2026 e ci misi poco impegno.<br>L'anno dopo, al rientro pasquale, lui stava facendo un corso da giardiniere e tutto pareva filare a meraviglia...ma lei mi disse che doveva andarsene perch\u00e9 lui aveva fatto debiti usando la sua carta e quindi doveva lasciare l'appartamento e tornarsene in Spagna. <br>Di lui non sapeva cosa fare...<br>Lui part\u00ec per le Alpi da certi amici, lei nel Massiccio Centrale francese dove aveva trovato un altro posto come infermiera. <br>Ogni tanto arrivano telefonate da lei che non sa se ha fatto bene ad agire cos\u00ec. <br>Lui non l'ho pi\u00f9 visto. Sar\u00e0 libero di fare la sua vita come meglio crede, in fondo non era un cucciolo....<br><br>*Quelli che la notte...<br>Uno dei problemi sui cammini \u00e9 quello di poter riposare la notte.<br>Gi\u00e0 a Roncesvalles, dopo la lunga e dura tappa, lo stanzone con pi\u00f9 di cento letti, uno appiccicato all'altro e tutti sovrapposti, in quello che era l'ex-granaio dal soffitto altissimo e molto sonoro, ti d\u00e0 un'idea di quello che saranno le notti future...<br>Alle 22,00 spengono le luci e non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 muovere, anche perch\u00e9 le brande ondeggiano come navi in tempesta ad ogni movimento tuo, di quello che sta sopra, dei vicini troppo vicini...<br>Soprattutto se sono invadenti come la portoghese che mi capit\u00f2 vicina di letto, una volta, e che per prima cosa mi appiopp\u00f2 una manata in faccia girandosi per trovare la posizione per dormire...\"Oups, disculpa!\"<br>Per\u00f2 intanto si era appropriata anche di una parte della mia branda a furia di calci, gomitate e sberloni inavvertiti...<br>Non serve a niente arrabbiarsi e farsi il sangue amaro...o si aspetta una parvenza di sonno interrotto oppure ci si alza e si va a cercare un posticino tranquillo, se ce n'\u00e9!<br>\"Lasciatemi dormire! mi sono fatto 20 km di salita e 6 di discesa! ho bisogno di riposare!\"<br>Ma niente da fare, la maggior parte comincia qui il cammino con la scusa di Roncesvalles e della sua abbazia e che ci arrivano i bus...quindi non sono per niente stanchi e tutti eccitati all'idea di cominciare il loro cammino...<br>Tutti, uomini e donne, in particolari condizioni, possiamo russare, pi\u00f9 o meno forte, pi\u00f9 o meno a lungo e qui, questo stanzone che pare un tempio della musica, tanto la sonorit\u00e0 \u00e9 eccellente, si presta bene ai cori dei russatori.<br>Anche se ti sei gi\u00e0 addormentato, ci sono certi tipi di russare che riescono a svegliare \"un morto\".<br>Ed \u00e9 quello che ci capit\u00f2 con un gruppo di senior tedeschi, forti di corpo, buoni bevitori e mangiatori, compagnia allegra e vociante, che mettendosi in branda, ogni notte davano inizio ad un concerto di quelli da ricordare negli annali del cammino...<br>La tradizione della musica classica dei compositori germanici???<br>Ebbi la sfortuna di averli intorno a me, di fianco e sopra!<br>Riuscivano a coprire tutti gli altri senza essere disturbati o risvegliati dagli innumerevoli \"cip cip\", fischi, richiami o rumori che dovrebbero farli smettere...in teoria.<br>Anche qualche scarpa e libro lanciati nel buio non riuscivano ad interrompere il concerto.<br>Un disastro per tutti gli altri che non riuscivano pi\u00f9 a prendere sonno....<br>Ce n'era uno in particolare, piccolo, rotondetto, grasso, con un russare leonino tutto particolare, che andava in apnea dopo l'inspirazione e restava qualche lungo secondo cos\u00ec... lasciando tutti col fiato sospeso\u2026fino all'espirazione che suonava come un sollievo... anche perch\u00e9 il ritmo prendeva alla testa la gente che aspettava ansiosa e sussultante il rantolo finale dopo il ruggito iniziale...<br>Questo modo di russare \u00e9 particolarmente nocivo per chi lo pratica...ma anche per le orecchie degli uditori, che non riescono ad addormentarsi proprio per il ruggito inspiratorio molto forte in attesa del rantolo espiratorio...<br>Se ci fate caso, un russare regolare, anche se forte, permette di addormentarsi, mentre invece il russare leonino risveglia anche un morto.<br>Il piccolo grasso e rotondo tedesco ne era l'esempio tipico.<br>Chiaro che dopo qualche notte insonne a causa dei russatori, i nervi sono a fior di pelle e neppure la siesta pomeridiana, rimedio principale alla mancanza di sonno, riesce a ridare la calma necessaria ai corpi ed agli spiriti.<br>Allora si cercano soluzioni...ma se le tappe sono obbligate e gli albergues pure, allora non c'\u00e9 rimedio, solo sopportazione e sofferenza ...e sguardi malefici e tentativi vani di farsi mettere il pi\u00f9 lontano possibile, come branda, dai russatori pi\u00f9 famosi.<br>Dopo due notti con questa compagnia, arrivati a Puente la reina nell'albergue dove le stanze erano abbastanza affollate, alle due di notte senza poter riuscire a prendere sonno, ci troviamo in cucina in tre o quattro e prendiamo una decisione.<br>Entriamo nel buio e prendiamo di peso il tedesco nel suo sacco a pelo ed in quattro lo portiamo fuori nel grande prato il pi\u00f9 lontano possibile, senza che lui manifesti il bench\u00e9 minimo tentativo di risvegliarsi, accorgendosi della cosa...<br>Non \u00e9 che abbiano smesso anche gli altri di russare, ma almeno il rumore regolare di sottofondo ci ha permesso di dormire un po', anche i suoi amici.<br>Al mattino, grande fu la sua sorpresa...<br>Noi ci stavamo preparando per la giornata e lo vedevo che parlava con i suoi amici senza avere spiegazioni chiarificatrici di quello che gli era successo nella notte...<br>La sera ci ritrovammo tutti quanti nell'albergue di Estella, conosciuto per le stanze sovraffollate (brande pure all'ingresso dei cessi, tutto fa\u2019 brodo, pur di fare soldi...), la coscienza di quello che sarebbe successo era ben presente nello spirito di tutti.<br>La notizia si era diffusa e tutti speravano che noi ripetessimo la cosa nella notte.<br>Anche i suoi amici ci avevano fatto capire di apprezzare e che non avrebbero fatto le spia...ma qui c'erano le scale e non c'era un giardino, solo un cortiletto di cemento duro.<br>Allora, nella notte fonda, lo prendemmo con materasso e tutto quanto e lo deponemmo in cucina gi\u00f9 in basso.<br>Niente, non si accorgeva di niente! possibile? boh!<br>A Los Arcos le stanzette erano ancora pi\u00f9 piccole dentro la casetta, ma il giardino immenso...<br>Si era formata una squadretta multinazionale che operava la notte con il consenso di quelli che erano diventati ormai compagni di cammino e la cosa funzionava...<br>Penso che a quel punto il tizio fosse convinto o lo avessero convinto di essere sonnambulo...<br>In ogni caso, si svegliava la mattina nei prati, giardini, cortili; aveva dormito e non presentava problemi, visto i litri di birra che inghiottiva nelle sue fauci leonine.<br>Per\u00f2, ad un certo punto, una soluzione \"normale\" va trovata.<br>Non si pu\u00f2 continuare ogni notte a trasferirlo fuori e, dopo Logro\u00f1o, nell'albergue di Navarrete, non c'era cortile, n\u00e9 posto dove metterlo.<br>Allora, con qualche amico, decidemmo di fare una tappa corta, fermandoci a Viana e lasciando il gruppo tedesco proseguire. <br>Ci salutammo con abbracci e l'ultima bevuta sulla piazza di Cesare Borgia ed una strizzata d'occhi di complicit\u00e0.<br>Ad altri il compito di risolvere la cosa...ora potevo russare anch'io...<br><br>KIRA<br>La ragazza olandese era alta, statuaria, mora e flessuosa.<br>Il gonnellino corto copre appena l'alto delle cosce abbronzate dal sole del Midi francese alla fine della via del Puy en Velay, quando si siede nell'Accueil dopo aver deposto lo zaino senza sforzi.<br>Di solito aiuto le donne e le persone anziane a togliersi lo zaino dopo una lunga e faticosa giornata di marcia (so da dove vengono per arrivare fin qui da noi), offro un cioccolatino o una caramella, dell'acqua fresca o una bibita dissetante, le invito a sedersi per riempire il formulario.<br>L\u00ec non sapevo che fare.<br>Lei pareva fare tutto senza sforzo, anche dopo una tappa di 34km...<br>Faccio un po' di charme alla mia maniera, nel mio inglese appreso sulle canzoni dei Beatles, ma sempre restando nel professionalismo di un hospitalero veterano che accoglie i pellegrini.<br>Kira mi dice che \u00e9 alla fine della via del Puy e che a saint Jean pied de port torner\u00e0 a casa.<br>Arriva uno svizzero malaticcio, che fuma come un turco, tossisce ed ansima e che avanza per la compassione degli altri (o forse \u00e9 proprio quella che lui cerca). <br>La sta seguendo con sforzo ormai da tempo...<br>Accompagno nel dormitorio, visita docce e cucina, la routine insomma, per familiarizzare la gente all'ambiente e permettergli di godere degli spazi di riposo e riflessione.<br>Lei mi dice che torner\u00e0 gi\u00f9 a vedermi per parlare un po'.<br>Non so come prendere questa cosa.<br>Il fatto \u00e9 che verso la fine del cammino, e lo si nota soprattutto dopo Santiago verso Finisterre, la tensione verso l'obiettivo si allenta, l'organismo si \u00e9 abituato allo sforzo, bene o male, e ci si \u00e9 accomodati a tutti quelli che ci troviamo intorno, compagni di cammino, buoni e cattivi, simpatici e rompiballe, scrocconi o disinteressati.<br>Per\u00f2 per alcuni manca \"il ricordo\". La conquista sul cammino. L'avventura. Il brivido proibito perch\u00e9 non c'\u00e9 molta intimit\u00e0, normalmente. <br>(Per\u00f2 chi la vuole, la cerca e la trova...)<br>Questo per dirvi che sui cammini pu\u00f2 succedere di tutto e di pi\u00f9, basta non farsi fretta e lasciar venire.<br>Comunque, essendo noi degli esseri raziocinanti sentimentali, la promessa celata dell'olandese ci lasciava un po' titubanti...<br>Era solo la voglia di conoscere meglio la maison, l'hospitalero ed il suo servizio, il cammino in Spagna per l'anno seguente? oppure bisognava organizzare una sistemazione per la notte lontano da occhi ed orecchie indiscrete?  o mi facevo solo un film???<br>Non \u00e9 che facendo l'hospitalero e lavorando 18 ore al giorno si possa mantenere una forma fisica eccellente, soprattutto dopo un camino del norte devastante per le mie giunture sinoviali invecchiate...<br>Ma la sfida ormai era lanciata, non potevo tirarmi indietro.<br>Come quella volta ad Arzua che il Cordoba group, compagni di cammino da giorni, mi avevano lanciato la sfida di correre davanti ai torelli durante l'encierro nella festa del paese.<br>\"Tu, ragazzo cinquantenne, vediamo se hai il fegato di correre oggi!\" <br>Ed io, dopo una seduta di diarrea fulminante sul cesso, lo corsi. <br>E' vero che lo feci un poco da furbo. Non potevo fare brutta figura davanti alle mie amiche e compagne di cammino. <br>Per\u00f2 i torelli andavano veloci e possenti...allora, usando alcune colonnine come sottile riparo, li aspettavo furiosi nella carica e li evitavo girando intorno alla colonna per poi corrergli dietro come gli altri per toccargli la coda\u2026 Poco coraggio ed un po' di furbizia!<br>Qui nella maison ci sono le colonne del chiostro, ma lei viene dritta verso di me, non c'\u00e9 scampo!<br>Le faccio visitare i luoghi, parlando di cammino ed altro. <br>Ti sfioro di qui, ti tocco di l\u00e0, organizziamo la cena tutti insieme, c'\u00e9 pure il g\u00e2teau (torta) basco alle ciliege e lo champagne da festa d'addio. <br>Chiacchiere fino a tardi sul come e perch\u00e9, la vita, la morte, il cammino...<br>Lo svizzero non molla, sigaretta dopo sigaretta, svuota le bottiglie e resta l\u00ec seduto.<br>Vuole assistere od impedire il fattaccio?<br>Laviamo i piatti, ultimo caff\u00e8 e preparo i tavoli per la colazione con tutto quello che serve.<br>Lei \u00e9 nella stanza di fianco alla mia, in fondo al corridoio, anche se non lo sa.<br>Dico allo svizzero di spegnere la luce quando andr\u00e0 a dormire, dico buonanotte a Kira che sta scrivendo nel libro dei ricordi appena fuori dalla cucina ed entro in camera mia...cos\u00ec lei sa dove dormo.<br>Dopo mezz'ora, bussano alla porta:\" sai, devo alzarmi alle 5 e non ho la sveglia. Ne hai per caso una?\"<br>\"Certo, per\u00f2 puoi restare qui che cos\u00ec ci alziamo in due...\" \"OK\"<br>\"Can I kiss you?\" \"Why not\"<br>...breve notte<br><br>Schiuma al mentolo<br>Lo chiameremo Jacques per comodit\u00e0, ma potrebbe chiamarsi altrimenti senza problemi, tanto era bretone e francese con tutti i pregi ed i difetti che hanno le persone che sono francesi centraliste e bretoni per tradizione e distinzione atavica.<br>Me lo mandavano la coppia di hospitaleri di Labouheyre per vedere se potevo tenerlo un po' qui nella casa francescana, perch\u00e9 loro non potevano; lui lavorava e lei non poteva occuparsi di un caso di cui non si capiva bene il problema ed annessi e connessi. <br>Vecchio camminatore di mille cammini, cos\u00ec diceva di essere, Jacques non riusciva pi\u00f9 ad andare avanti...aveva percorso mille km, era in forma, ben attrezzato, ma di colpo le sue gambe si rifiutavano di fare un passo di pi\u00f9.<br> Tendinite? affaticamento muscolare? stanchezza astenica? non si riusciva a capire...Ogni mattina si alzava alle sette, pronto a partire e non ci riusciva...<br>Mi avevano detto se per favore lo tenevo qualche giorno, per vedere un po' se \"guariva\". Non era la prima volta che mi succedeva di avere pellegrini inviati da altri a soggiornare qualche tempo, qui da me, complice il chiostro rilassante, le stanze comode e l'afflusso quotidiano di pellegrini e poi...non era forse la casa francescana uno dei migliori albergues di Francia e Navarra? questo si dicevano le genti sentendo le storie di chi era passato da noi...ed io facevo di tutto per mantenere la nostra nomea.<br>Cos\u00ec un giorno era arrivato, (mandato da padre Irigoyen, uno dei fondatori dell'accoglienza sui cammini in Francia a Navarrenx) un italiano ex attore di teatro e cinema, perso nei meandri della vita e degli eccessi, che poi and\u00f2 a perdersi nelle galere della polizia spagnola nel mezzo della via della Plata....<br>Poi una signora abbandonata sul cammino dalle amiche un po' troppo cartesiane che non sopportavano di perdere un minuto del loro planning di cammino tracciato con cura minuziosa e maniacale e che i suoi dolori facevano ritardare...Dopo 9 giorni da noi aveva capito che non era colpa sua e la figlia se la riport\u00f2 a casa a fare la nonnina, per poi ritrovarmela l'anno dopo sgambettante come una sedicenne che andava a Finisterre facendosi 1800 km...<br>O come la franco olandese giovincella e gi\u00e0 delusa della vita e degli amori precoci, che era scappata dal convento dove era novizia, per voler ancora provare a vivere normalmente prima di fare una scelta di vita, imposta pi\u00f9 dalla sua incapacit\u00e0 di scegliere che da una fede o vocazione...E che part\u00ec dopo un mese sul cammino con un pensionato gentile...salvo poi tornare indietro a met\u00e0 cammino e rinchiudersi ancora una volta nel convento....<br>Ma torniamo al nostro pellegrino impotente ch\u00e9 i casi sarebbero troppi da citare!<br>Gli avevo assegnato una stanza singola al primo piano, si alzava, faceva la sua toilette minuziosa e subito un odore di mentolo della sua schiuma da barba e del suo dopobarba si spandeva per il piano, superando anche l'odore del caff\u00e8 e del pane abbrustolito.<br>Dovunque passasse, era preceduto e seguito da questo effluvio....<br>Il primo giorno non gli avevo dato retta, avevo altro da fare...che prendesse i suoi punti di riferimento, che vedesse e parlasse cogli altri pellegrini, che se la sbrigasse insomma...tanto avevo gi\u00e0 visto che restava per un po'. Non sono medico, ma un po' d'occhio me lo sono fatto e quando uno ha problemi di deambulazione, lo vedo...<br>Lui camminava normale, anzi, se non ci fosse stato l'effluvio al mentolo, neanche si sarebbe sentito arrivare, tanto il suo passo era leggero anche sul vecchio impiantito di legno che tanto rumore faceva nei punti pi\u00f9 vecchi di giuntura.<br>La cosa non stava nel fisico, ma doveva essere lui a rendersene conto, non io a dirglielo.<br>Passa la prima notte ed al mattino fa per andarsene e non se ne va. Passa la seconda notte ed ancora non ci riesce il mattino dopo...eppure gli altri, anche in condizioni peggiori, riescono a partire...lui no! rimane dunque ancora una notte e ciondola in giro per il convento tutto il giorno o sonnecchia in stanza.<br>La mattina dopo, sempre ben pulito e rasato di fresco con la schiuma da barba al mentolo, non riesce ancora a partire e mi chiede di trasferirsi al dormitorio, dove spende solo 8\u20ac invece degli 11 della stanza...<br>Allora lo guardo bene in faccia e gli dico che per me va bene, pu\u00f2 restare quanto vuole, ma che il suo problema non sono i piedi...ma la testa.<br>Qualcosa non funziona pi\u00f9 bene e si \u00e9 sregolato nella sua vita ben ordinata, pulita ed organizzata...qualcosa di importante e che lui non riesce ad afferrare e che quindi il suo corpo protesta e non lo lascia continuare il cammino voluto.<br>Mi guarda stupito ed incredulo, non capisce bene e si sente un poco offeso per questa mia valutazione a freddo, senza che ne avessimo mai parlato prima...ma \u00e9 chiaro che bisogna dargli una scossa perch\u00e9 il morale gli \u00e9 sceso sotto le scarpe e pure gli altri pellegrini si chiedono che cosa faccia l\u00ec a ciondolare...e poi mi abbassa il morale della gente e qui c'\u00e9 cena comunitaria tutte le sere e la gente deve riposare e ripartire l'indomani in forma, non subire la depressione altrui...<br>Allora devo operare provocando una reazione d'orgoglio, stimolando e stuzzicando, per vedere l'effetto che fa...<br>Niente, solo una giornata a piangersi addosso nel dormitorio, per poi chiedermi la mattina dopo di tornare in camera singola...<br>Non funziona, non sono stato capace di smuoverlo, di fare la scintilla giusta, \u00e9 amorfo come e peggio di prima ...e sempre quella puzza di mentolo dovunque... Per\u00f2 non ero io che potevo smuoverlo. Infatti nel pomeriggio arriva una pellegrina sui sessantacinque anni, tutta arzilla ed intraprendente e risveglia in lui il galletto che doveva essere e l'impossibile accade: l'indomani mattina partono insieme dopo una bella colazione...ed a me resta tenace nei corridoi e nelle stanze l'odore di schiuma da barba al mentolo!! La sua stanza poi, per una settimana non ho potuto darla a nessuno tanto odorava ...<br>Bene la storia finiva qui se non fosse che, per il gioco del planning del servizio di accoglienza, mi ero ritagliato un mese per farmi un cammino in Spagna, dato che le coppie di hospitaleri venivano a turno a sostituirmi. Ed allora vado anch'io a camminare per riprendere forze ch\u00e9 fare l'hospitalero te ne mangia, di energie fisiche e mentali.<br>Arrivo a Santiago e vado al solito internet point all'uscita del centro storico. Sto pagando un'ora di connessione quando mi sento chiamare in francese; mi volto e c'\u00e9 un signore barbuto, ben abbronzato ed in piena forma che faccio fatica a riconoscere, anche perch\u00e9 accompagnato da una bella bionda quarantenne con molto charme ed attributi...<br>\"ma come? non mi riconosci? sono stato alla casa francescana pi\u00f9 di una settimana! non ti ricordi? sono Jacques il bretone, quello che aveva male ai piedi!\"<br>Mizzica, con la barba e senza puzza di mentolo non l'avevo riconosciuto! \" e la signora con cui eri ripartito?\" \"Ah quella era troppo vecchia per i miei sessant'anni! non hai visto con chi sono??? \" eh si che l'ho vista!\" \" sai, stiamo insieme da una settimana e mi sento ringiovanito ed in forma come non mai!!!\" <br>Vero \u00e9 che il cammino pu\u00f2 risuscitare anche i morti...mi sono detto!<br><br><br>Il barone maoista<br>Erano anni che gli raccontavo storie di cammino...a lui, figlio unico di un barone di Neuilly, comandante delle forze di liberazione di De Gaulle, erede della carica di balivo del re di Francia, scrittore ed agente di borsa a tempo perso, ritiratosi a Cape Cod negli States, e di una broker di natali umili, portuale comunista il padre, contadini poveri i nonni, della montagna sopra la Baie des Anges. <br>A lui, cresciuto nella jet society nobile ed alto borghese della Parigi bene, preso in mezzo giovanissimo nel maggio francese del \u201868, liceale mezzo rivoluzionario e mezzo pacifista, che aveva aderito ai maoisti della \"Cause du peuple\" di Sartre e Simone de Beauvoir, con Serge July ed altri \"intellettuali rivoluzionari\" del momento. <br>A lui che aveva fatto la scelta di vita di abbandonare tutto e di diventare operaio di fabbrica, 10 anni alla Renault in catena di montaggio, di fare militanza per la classe operaia in mezzo a operai di mille origini diverse, tanto che ogni volantino doveva essere tradotto in almeno 10 lingue per essere compreso, a lui che si era innamorato di una maghrebina che gli aveva dato due figli, a lui che aveva vissuto come una disfatta l'annuncio di Sartre e July che la lotta di classe era finita nel 1975 perch\u00e9 o si passava alla lotta armata oppure si tornava tutti a casa, che tanto loro non ci credevano poi molto alla rivoluzione, che era pi\u00f9 bello scoparsi tutte le compagne e partecipare ai cocktails della Parigi bene...<br>A lui che si era ritrovato come tanti altri a chiedersi perch\u00e9, delle scelte e della loro validit\u00e0, delle persone che aveva seguito, delle ideologie durate un tempo fino al disgelo del ping pong cinese nixoniano, che aveva decretato la fine del maoismo e dei fondi distribuiti a pioggia ai vari gruppi e partitini...<br>Ed allora, hop, tutti a casa...<br>Chi aveva ancora una famiglia dietro o si era garantito solidi appoggi e posti lucrativi se la vedeva bene\u2026per gli altri, la vita \"normale\" del proletario...<br>Lui era tornato dal nonno in cascina a coltivare un orticello, a vivere nella ex stalla in cui pioveva dentro, senza cesso n\u00e9 acqua corrente e con una sola lampadina, a tentare di allevare capre e galline, vivendo di fame e di stenti e leggendo ed approfondendo cose. <br>La compagna se ne era andata a vivere in un villaggio vicino coi figli, aveva trovato un lavoro.<br>Lui stava sprofondando in una dialettica tutta sua, di rapporto edipico con sua madre che si era separata dal barone, di ricerca pittorica illimitata, di povert\u00e0 assoluta, di ricerca religiosa sincretica tra sufismo, cristianismo ed altro...<br>Lo era gi\u00e0 prima, ma era diventato ancora pi\u00f9 buono e gentile, aperto e disponibile. Camminava a piedi scalzi inverno come estate ed aveva deciso di andare ad est verso il Tibet e la coscienza di s\u00e9 ed un giorno part\u00ec...<br>Poco a poco attravers\u00f2 l'Italia, fermandosi a Torino a lavorare col teatro di strada di Renzo Sicco, poi pass\u00f2 in Jugoslavia, sempre nutrendosi di quello che trovava e cercando di fare qualche spettacolino sulle piazze per non dover fare l'elemosina... <br>Qualche incontro scontro coi poliziotti titini che non esitavano a far uso di armi per farsi capire...\u00e9 una lingua internazionale!<br>Ed arriv\u00f2 ad Atene in brutte condizioni, non sapeva dove andare e come curarsi, era diventato un po' autistico e parlava da solo. <br>Nel vagabondaggio tra i turisti della capitale greca scov\u00f2 un posto, una specie di grotta sotto il Licabetto, abitata da cani randagi e l\u00ec si ferm\u00f2 dividendo il cibo con loro che spesso ne avevano pi\u00f9 di lui....<br>Riprese le forze e cominci\u00f2 a dare spettacolini ai turisti generosi e se la cavava...finch\u00e9 un giorno arriv\u00f2 un aereo da Parigi con la madre che se lo riport\u00f2 di forza in Francia...<br>Proprio adesso che cominciava a cavarsela da solo!<br>Aveva la pianta dei piedi come la suola delle scarpe, una barba da eremita ed era in piena crisi di lucida follia, solo, sul monte, nella baracca dove il sole calava presto nel pomeriggio... meditava, parlava da solo ed ululava alla luna...<br>Ogni tanto la compagna passava a trovarlo e se ne andava sconsolata, lo aveva perso ed altre se ne sarebbero occupate...<br>L'avevo conosciuto nelle stradine del centro storico da amici pizzaioli italiani che ogni tanto ci davano l'invenduto ed io ci mangiavo una settimana e lui pure, avevamo parlato delle esperienze comuni, della vita e delle cose che potevamo fare...<br>Poi quando ne avevo avuto bisogno, mi aveva permesso di usare la baracca in montagna per un po' che dovevo stare nascosto da gente che non mi voleva bene...<br>Lui scendeva a valle ed ogni tanto saliva su e mangiavamo zuppe fatte di tutto un po\u2019 che tanto nello stomaco tutto si mescola...<br>Non gli piaceva la compagnia, ma era gentile come sempre. <br>Alla fine cominciai di nuovo a lavorare a 30 km di l\u00ec, che mi facevo ore di cammino a piedi per scendere a valle a prendere il bus e poi ore di lavoro fino a sera quando prendevo l'ultimo bus per tornare e nella notte salivo gli ultimi sei km a piedi nel monte al buio.<br>Cosa che mi fece conoscere dagli altri abitanti del villaggio e che talvolta mi permetteva di farmi prendere su in stop, che scendere \u00e9 facile e veloce...ma salire \u00e9 duro!<br>Mangiava zuppe multiformi, ma quando portai su, quel primo venerd\u00ec di paga, lo zaino pieno di cose da mangiare, quasi si mangiava tutta la Nutella... Sufista s\u00ec, ma la nutella ed il tiramis\u00f9 non ce li leva nessuno!!!<br>A fine settembre me ne andai gi\u00f9 in citt\u00e0 a vivere in un solaio al 5\u00b0 piano senza ascensore, che per\u00f2 mi permetteva di risparmiare ore ed ore di viaggio, ma intanto avevo avuto il tempo di riempirgli la testa di storie di cammino ed anche di altro...<br>Dopo molte tentazioni si era fatto prendere da una pittrice zen che se lo teneva in casa e lo curava quando aveva i suoi momenti no. <br>Ma doveva andare, ad ovest stavolta!<br>Lei non voleva e cerc\u00f2 di mettermi in mezzo per sconsigliarlo...<br>Figurati, ora che stavo gi\u00e0 alla casa francescana durante la stagione e ne passavano a decine come lui sui cammini...<br>Da buon parigino se ne and\u00f2 nel grande magazzino di riferimento per le escursioni, che l\u00ec ti vendono pure il fischietto anti-aggressioni ed anti-cani, e ti riempiono di cose inutili, ma costose...<br>Io non c'ero, ma dai racconti della pittrice al telefono, si era comprato il di tutto e di pi\u00f9 del perfetto campeggiatore! <br>Ma come? lui che camminava a piedi scalzi, vestito con una tunica, ed una zucca per l'acqua, adesso partiva come il pi\u00f9 neofita dei neofiti! vallo a capire!<br>Per il primo pezzo la sua compagna aveva convinto discretamente un vecchio amico di Parigi ad accompagnarlo, facendo valere oscure ragioni mistiche che al terzo giorno sbiadirono alla luce della fatica del camminare...<br>Poi cominci\u00f2 la sua inquietudine e mi chiamava tre volte al giorno, chiedendomi i numeri di telefono degli albergues dove poteva essere passato, e li tempestava di chiamate che non dovevano dar luogo a grandi discorsi, stando la notoria avversione dei francesi alle lingue straniere e soprattutto lo spagnolo parlato con l'accento sull'ultima sillaba!<br>Qualche ragione di preoccuparsi poteva avercela...le rare volte che lui chiamava da un telefono pubblico, le annunciava contento che aveva regalato le sue super ultra costose scarpe ad un vagabondo che ne aveva bisogno...che la fantastica giacca a vento di goretex ora era sulle spalle di un polacco con la croce sulle spalle che veniva dalle piane profonde del cattolicesimo wojtyliano...che il bel sacco a pelo ultra termico serviva di pi\u00f9 ad una ragazza con la febbre da insolazione...<br>Che insomma, si stava alleggerendo delle cose superflue....<br>Lei spaventatissima mi chiamava ad ore impossibili, chiedendomi di andare a raggiungerlo e di sorvegliarlo.<br>Ed io a spiegarle che era normale, che non lo stressasse pi\u00f9 di tanto che in ogni caso la comunit\u00e0 in marcia \u00e9 sollecita nei confronti di quelli che vedono in difficolt\u00e0, che ne sarebbe uscito e pi\u00f9 forte di prima...oppure peggio, ma che comunque quella era la vita!<br>Ormai si era ridotto come ai vecchi tempi, solo l'indispensabile e niente pi\u00f9! <br>Anche lo zaino da centinaia di euro aveva regalato, che se ci penso mi viene voglia di ammazzarlo, che io dovevo girare con uno zaino da 17 euro che mi segava le spalle e mi massacrava... Non poteva regalarlo a me che ne avevo bisogno? <br>Ma si era creato un piccolo gruppo con un vecchio camminatore francese che faceva da angelo custode e lo spirito del cammino funzionava...<br>Anche se, come poi mi disse il vecchio, il rischio c'era che il mio amico finisse nudo come un verme il suo cammino, tanto grande era la sua voglia di spogliarsi dai beni terreni e di dare...<br>Arrivarono a Finisterre. La sua compagna aveva fatto il viaggio per essere l\u00e0 ad accoglierlo e riportarlo a casa.... e passarono tutti da me alla casa francescana a salutarmi il tempo di una sosta e di un rinfresco.<br>Ora che dopo dieci anni, lei si \u00e9 fatta sposare in America per 25 dollari ed \u00e9 diventata baronessa...<br>Ora che la vecchia compagna, che gli aveva dato due figli, non gli rivolge pi\u00f9 la parola, perch\u00e9 anche lei ci aveva messo del suo e forse ci sperava ancora...<br>Ora che abitano in centro in mezzo a gente civilizzata e che lui trova il tempo di scappare ogni tanto nel suo monte a rifarsi la scorta di natura...<br>Ora che io sono ormai via sui cammini...<br>Ogni tanto, quando sono l\u00ec, ci organizziamo una cenetta e ci raccontiamo storie....<br>ed io di cammini parlo...<br>A lui si accendono gli occhi e mi dice che presto ripartir\u00e0 anche lui sul cammino che ne ha nostalgia...<br>E la signora mi guarda con occhi furiosi e mi dice che ho brutta influenza sugli amici e se lo porta via a mezza serata, perch\u00e9 ha il mal di testa...<br>Allora che senso ha essere un barone maoista, se non ti puoi neanche godere la libert\u00e0 che ti sei conquistato a caro prezzo, pagando di persona...<br>Meglio restare soli e vivere di sogni e di avventure!<br><br>Le margherite di Monica<br>Mi ero perso sulla montagna...un cane lupo mi aveva sbarrato la strada ad un bivio senza frecce gialle o altri segnali. Non voleva che io passassi e quindi, dopo tre tentativi e quasi convinto che fosse una propriet\u00e0 privata, mi sono incamminato a sinistra sulla pista sterrata che girava intorno alla montagna. <br>Mancavano solo 4km all\u2019albergue di Cadavo Baleira e dopo una lunga e dura salita nel fango liquido di sterco di vacca e con gli occhi che bruciavano per il sale che i pori facciali emettevano a getto continuo, la prospettiva di non fare la ripida salita del cane lupo, mi andava bene...<br>Cammino e mi guardo indietro, alcuni mi seguono, allora mi dico che sono sulla strada giusta...<br>Non \u00e9 cos\u00ec! giro intorno alla montagna, arrivo ad un punto morto, la pista finisce bruscamente nel fianco del monte... Sotto c'\u00e9 un'aldeia (tre case) in fondo alla valle.<br>Scendo gi\u00f9. Un vecchio ed un uomo pi\u00f9 giovane stanno tagliando legna, mi guardano stupiti, gli dico che mi sono perso, mi guardano e si guardano sconsolati...<br>Il pi\u00f9 giovane mi indica la montagna lass\u00f9 e mi dice che devo scalarla se voglio ritrovare il cammino. Sono atterrito. Mi offrono acqua e compassione. <br>Penso a quelli dietro di me che ho indotto in errore. Inizio a salire...sono distrutto e pieno di sale e sudore che cola...avanzo piano tenendo sempre la destra, come mi hanno detto i due taglialegna...in cima tira vento e fa\u2019 freddo.<br>Infine una fonte provvidenziale e della menta selvatica da masticare mi tirano un po' su.<br>Raccolgo le ultime energie ed arrivo alla strada provinciale e non so dove andare...a destra o a sinistra??? Esito, non so, non ho voglia n\u00e9 le forze per fare un altro errore; non c'\u00e9 nessuno a cui chiedere...<br>Ed ecco che vedo per terra sulla carreggiata la grande margherita di Monica, che ieri mi mostrava per sfogliarla, stile: \"m'ama, non m'ama\" e che io, ridendo, avevo portato a Marc che si prepara alla vita in comune con lei per novembre, come per porlo di fronte al bivio...<br>La vista della margherita, grande, bianca, un poco rovinata dalla ruota di una macchina, sulla parte che permette di camminare a lato della provinciale, \u00e9 provvidenziale.<br>Come un miraggio apparso all'improvviso, quasi per ricordarmi che lei era passata di li' e che ora mi diceva: \"non mi hai sfogliata ieri sera, solo sfiorata con le tue mani durante il massaggio...ora seguimi, da bravo bambino, che ti porto al rifugio di stasera\".<br>Ed io con le ultime energie rimaste, seguo, passo il pueblo, salgo di nuovo per poi scendere verso l'albergue che \u00e9 pieno, anche di turisti...quelli che arrivano sempre prima!<br>Non c'\u00e9 posto per me come per gli altri 17 che sono arrivati abbastanza stanchi per la giornata di cammino...solo il duro cemento della palestra con l'hospitalera che vuole 3\u20ac per una doccia calda nell'albergue e altri 3\u20ac per dormire nel palazzetto fuori dal pueblo \u2026.. ladra!<br>Ridiscendo gi\u00f9 all'albergue, mi doccio clandestinamente e sono tutti l\u00ec fuori a lavare i panni, a prendere il sole nel prato, ridendo e scherzando....<br>Ed allora ci mettiamo tutti uno dietro l'altro, ciascuno massaggiando le spalle indolenzite del vicino, mentre Monica si fa coccolare da Marc, come spesso nella giornata...<br>Che banda! Mi insegnano parolacce inusuali e scopro musica a me sconosciuta del rock spagnolo moderno e Marta, la maestrina catalana, \u00e9 contenta che la massaggi un po'...<br>Poi tutti a cena che qui si mangia bene!<br>Il mattino dopo piove a dirotto, fa\u2019 freddo e, dopo una notte insonne sul duro cemento del palazzetto, sono a pezzi, con le ossa del bacino e la carne delle natiche rossa e tumefatta.<br>Al bar la signora, sposata con un italiano, mi dice che piover\u00e0 tutto il giorno per tutti i 35km fino a Lugo. <br>Un calvario. Non riesco ad ingranare...la salita mi ammazza, non vedo niente ed ho freddo (siamo in pieno agosto). Il primo bar \u00e9 nel paese a 10km. Vorrei tornare indietro e prendere un bus, un taxi, un passaggio. Non ce la faccio pi\u00f9!<br>Ogni giorno mi tocca sorpassare i miei limiti ed affrontare tappe di dure salite ed ancora pi\u00f9 difficili discese con freddo vento umidit\u00e0 pioggia o sole\u2026 sapendo che trovare una branda libera dipende dai turigrinos che viaggiano con auto al seguito, senza zaino e senza problemi perch\u00e9 gli autisti occupano i letti per loro....<br>Oppure bisogna fare come gli spagnoli che si alzano alle 5 e camminano al buio come dei razzi per arrivare prestissimo all'albergue.<br>Gi\u00e0 che sto tenendo medie giornaliere da 6km all'ora, cosa inconcepibile per me, e pure frustrante, perch\u00e9 non mi lascia godere le bellezze naturali e la compagnia di questo cammino...<br>Il peggio \u00e9 che le condizioni estreme mi stanno facendo entrare nel delirio della corsa al posto, ai trucchi ed astuzie varie, in competizione con i gruppi organizzati che vorrebbero imporre la loro forza e che ci fanno dormire spesso e volentieri nei palazzetti senza servizi, mentre loro godono gli albergues pubblici, lasciando come sola alternativa gli hostal a pagamento o i portici delle chiese...<br>Mierda! sto per cedere su questa salitaccia sotto la pioggia!!!<br>Ma ecco, per terra, quasi per caso caduta l\u00ec, distrattamente posata al suolo, un'altra delle margherite grandi, bianche, di Monica.<br>Quasi come un segnale per dirmi:\" guarda che sono passata di qui, sono davanti, ti aspetto, fatti coraggio, che se ce l'ho fatta io, anche tu puoi arrivarci\".<br>La vista della margherita mi d\u00e0 la forza di andare avanti.<br>Anche stasera a Lugo, rideremo un po' tutti insieme, questo gruppetto misto che si \u00e9 formato andando, giorno dopo giorno. Lei far\u00e0 un poco le fusa, un po' di charme. Come sempre, ciascuno di loro offrir\u00e0 il suo contributo di convivialit\u00e0. Ceneremo tutti insieme con la coppia di Elche (Paco e Feli), con la coppia di Murcia (David e Rosalie), il prof Juan, loro ed io, l'unico straniero. <br>Come una famiglia peregrina.<br>Abbiamo perso Olivia che aveva raggiunto i suoi limiti attuali e forse futuri (spero di no), ma ci siamo saldati nel vissuto e per i ricordi futuri...<br>Le racconto la storia delle margherite e ride come una bambina.<br>Gli altri sono l\u00ec intorno, domani ci lasceremo; la bottiglia di o rujo che mi sono sobbarcato per 35km ora la porta David, ma riusciremo un giorno a bercela...o no?<br>Monica fa\u2019 le fusa, Marc apprezza, Paco osserva, David spara cazzate e Marta mi fa\u2019 da prof.<br>Mentre la coppietta dorme, una discussione pro e contro il catalanismo si accende, coinvolgendo tutti. Non c'\u00e9 via di scampo, siamo in Spagna, terra di autonomie...<br>Solo la fame ci spinge fuori alla ricerca della cena, perch\u00e9 il rientro, in questo albergue di psicorigidi, \u00e9 fissato alle 22,00, tempo massimo, senn\u00f2 fuori (come succeder\u00e0 per i quattro madrileni) cosa da pazzi, che solo regole stupide possono provocare.<br>Monica, la ragazza delle margherite, si traveste da ballerina soubrette stile anni ruggenti, can can charleston e cabaret, ed usciamo tutti quanti insieme.<br>La notte sar\u00e0 breve ed al mattino alle 8,00 tutti fuori. Un bar per la colazione. Scambi di indirizzi ed abbracci e baci. Forse ci vedremo a Finisterre. Forse anche poi.<br>Succede sempre pi\u00f9 spesso sui cammini di rivedere facce note.<br>O forse, un giorno, camminando, una grande margherita bianca mi apparir\u00e0, al suolo, come un messaggio: \"Flavio, no duermas ! (non dormire)\"come mi aveva scritto per terra col bastone lungo il cammino qualche giorno prima.<br>Buon cammino, fiorellino!<br><br><br>il ladrone di Mostar<br>Sempre pi\u00f9 spesso capitano sui cammini e negli albergues personaggi a dir poco originali.<br>Si va dal polacco con tanto di saio e croce di 3 metri, tale una via crucis pasquale, che poi si scopre che \u00e9 di polistirolo...ai due croati che viaggiano con una carriola verde da muratore in cui hanno messo gli zaini e che spingono a turno....al gruppetto catalano con il carrello da supermercato che fa\u2019 un casino d'inferno...al caro James, londinese di Chelsea, che in teoria dovrebbe fare un cammino per beneficenza da Londra al Sudafrica per cui della gente paga una sterlina a km, che giunto nel sud della Francia ha deviato dal percorso stabilito per fare una puntata a Santiago e Finisterre, con la sua carrozzina per bambini piena di cose, che poi finir\u00e0 abbandonata nei monti Galiziani con una ruota forata e lui, in buona compagnia, nutrito ed alloggiato a Moratinos da Marian e dagli inglesi... alla tedesca con i due cani appesantiti dalle borse e lei leggera come l'aria (che ha nel cervello), che moriranno di stenti nella Meseta.<br>Qui negli albergues, ogni tanto arrivano segnalazioni di furti e violenze varie.<br>In fondo sui cammini c'\u00e9 una parte dell'umanit\u00e0 con pregi e difetti...<br>Quindi non mi stupisco molto quando nel pomeriggio estivo vedo arrivare dalla strada gi\u00f9 in basso un tizio con uno zainone da 35kg, capelli a cespuglio tendenti al grigio ed una barba folta sale e pepe... uno di quelli che vedi che hanno vissuto una vita non proprio regolare...<br>Stavo seduto fuori con uno di Napoli che faceva il cammino perch\u00e9 era indeciso se farsi prete o no e, pi\u00f9 che parlargli, stavo paziente ad ascoltare la sua storia; in fondo, non erano cazzi miei!<br>Il pellegrino aveva una faccia che mi diceva qualcosa, ma le sue venti credenziali con sellos in ogni direzione di marcia e di ogni cammino, ancora di pi\u00f9.<br>La regola vuole che ad ogni pellegrino corrisponda una credenziale ed una sola e quando questa si esaurisce, cio\u00e8 non ci sono pi\u00f9 spazi per i sellos, si graffetta con un'altra bianca e via andare (da Roma a Finisterre ne avevo usate 5, un bel pacchetto!).<br>E comunque, dopo il sello finale dell'oficina de peregrinos di Santiago, la si pu\u00f2 usare solo per il ritorno a casa.<br>Questo pellegrino era spagnolo, della Murcia, ed aveva fatto 35 cammini, cos\u00ec diceva, risiedeva a Mostar in Bosnia e camminava da una vita.<br>Nei fatti era un vagabondo professionista segnalato dalla federazione come ladro negli albergues. <br>Glielo dico e lui mi dice che non ha soldi e che comunque non mi porr\u00e0 problemi, se solo gli permetto di dormire e cucinare da noi.<br>L'albergue \u00e9 pieno, non so cosa fare, dovrei stargli dietro giorno e notte, non ne ho voglia...<br>Allora interviene il napoletano e mi dice che lo far\u00e0 lui. <br>Ok, per me va bene.<br>Gli offre una sigaretta e si siedono fuori a parlare o almeno \u00e9 il giovane napoletano che parla e l'altro fuma tranquillo ed ogni tanto mi lancia uno sguardo incuriosito.<br>Io continuo a fare il mio lavoro e tutto proceder\u00e0 bene.<br>Mi dimentico anche di fare la segnalazione del passaggio del ladro di Mostar, tanto mi aveva confessato che rubava solo quando non poteva fare altrimenti...<br><br><br>DENIS<br>Si era unito a noi un francese con due gambe come tronchi d'albero, manager di grande industria, biondo con occhi azzurri, un tipico francese ben in carne insomma...<br>Faceva il filo alla nostra Mette, love dancer danese (ora fiorista) che camminava senza niente perch\u00e9 la tendinite non le aveva lasciato altra scelta che spedire tutto lo zaino a Santiago e camminare con solo quello che aveva indosso e vi assicuro che non era molto....<br>Ma talvolta si faceva prestare qualche cosa da me o dalle tedesche, ma \u00e9 vero che il caldo atroce ed il sole caliente aiutavano molto ad asciugare in fretta le cose...<br>Il gruppetto camminava ognuno per proprio conto, ma ogni tanto facevamo dei pezzi tutti insieme ed in ogni caso ci davamo appuntamento in questo o quell'albergue per dormire o in questo o quel paese per rifocillarsi tutti insieme...i nostri momenti di convivialit\u00e0!<br>Ormai eravamo alla fine del cammino, a Portomarin avevamo festeggiato nei giardinetti l'anniversario di Mette con pane salame e Bailey, liquore dolce che le piaceva molto...<br>Denis aspettava un amico che veniva a raggiungerlo per fare le ultime tappe e ogni tanto spariva per farsi una bevuta al bar con altri amici, come a Rabanal dove ci aveva tenuto svegli tutta la notte con le sue andate e venute al bagno da sbronzo vomitoso.<br>Il giorno dopo ne avevamo riso un po' e ci aveva raccontato che stava facendo il cammino per disintossicarsi, una specie di voto, ma che lo aveva infranto dopo venti giorni di astinenza, avendo incontrato altri francesi, compagni di allegre bevute...<br>Ogni tanto spariva e riusciva a trovare da bere anche in contrade deserte. <br>Lo si vedeva dall'alto camminare sulla strada asfaltata e farsi raccattare da auto per poi ricomparire la sera in albergue.<br>Quindi non ci siamo preoccupati molto quando al mattino abbiamo cercato di svegliarlo in albergue, dopo la ciucca della sera prima al compleanno, per informarlo di dove ci saremmo incontrati per il pranzo e per dormire.<br>Aveva biascicato qualcosa e sicuri che l'hospitalera lo avrebbe cacciato fuori alle 8,00, eravamo partiti.<br>La sera lo avevamo aspettato a lungo, eravamo pure stati intervistati dalla televisione spagnola, noi il gruppo multinazionale di pellegrini...poi avevamo fatto festa con una enorme empanada di carne e due bottiglie di vino rosso tutti insieme nel cortile dell'albergue.<br>Ma il suo amico aveva cominciato a preoccuparsi...e noi con lui, dopo un po', quando verso le 22,00 l'hospitalera venne a chiudere l'albergue e di lui nessuna traccia....<br>Proviamo a chiamare la polizia, gli ospedali, la Cruz Roja, gli altri albergues (ai tempi non ce n'erano molti): niente di niente, sparito, dissolto!<br>Come pu\u00f2 sparire cos\u00ec uno grande e grosso, biondo e con gli occhi azzurri, che si nota subito?<br>Dormiamo poco, abbastanza preoccupati; al mattino verso le 9,00 arriva l'hospitalera e le chiediamo di cercarlo ancora...niente, non si trova! <br>La Protezione civile far\u00e0 alzare gli elicotteri e la guardia civil mobiliter\u00e0 le unit\u00e0 cinofile...<br>Proseguiamo il nostro cammino, ormai siamo alla fine, Santiago \u00e9 vicina ed in due giorni ci arriviamo, dormendo per comodit\u00e0 al Monte de Gozo.<br>Facciamo la festa di compleanno di Max in piazza dell'Obradoiro con lo champagne da lui offerto e le tartas che ci siamo comprate ed ecco apparire il francese in mezzo alla folla di turisti e pellegrini...<br>\"Denis, stronzo, ci hai fatto davvero preoccupare, ti abbiamo cercato ovunque, siamo stati in pensiero! dov'eri, che ti \u00e9 successo?\"<br>E lui ci racconta che era talmente ubriaco che a stento era riuscito ad uscire dall'albergue, si era messo nel parchetto della sera prima alla festa e ci aveva dormito due giorni e due notti, senza che nessuno lo disturbasse, tanto il sonno era profondo. <br>Intanto tutti lo cercavano nei pressi del cammino, come gli disse l'hospitalera quando se lo vide davanti, chiedendo di potersi lavare...<br>E lui stupito a chiederle perch\u00e9 lo cercavano???<br>Eravamo davvero sollevati di averlo l\u00ec con noi, che non era successo niente di grave, a parte il coma etilico, ma un bel vaffanculo se lo prese lo stesso... di sollievo. <br><br>Deborah con la acca.<br>Ero all'albergue di Valen\u00e7a do Minho, come spesso vuoto ed abbandonato a se stesso. <br>Per fortuna, al mio arrivo, avevo intravisto da una finestra della biancheria stesa ad asciugare e quindi avevo bussato a tutte le porte e finestre, finch\u00e9 le tre tedesche punk ferrate che erano dentro, alle prese con i loro problemi di tendinite, mi avevano aperto. <br>Poi se ne andarono alle 15,30 ed io restavo padrone dell'albergue tutto nuovo e per me solo... che lusso: televisione, cucina splendida, 20 letti su cui scegliere quello pi\u00f9 comodo e pulito, docce perfette!!!<br>Avendo le chiavi, sono uscito a fare spesa al supermercato in basso dopo la curva, ricordi del 2005, ed un olandese mi aspettava al ritorno.<br>Mi metto a cenare, l'olandese prendeva il sole nel prato bevendo del vino trovato nel frigo, quando qualcuno a bussato alla porta. <br>Una ragazza grande, mora, con lo zaino e tutto quello che serve, era l\u00e0. <br>Come spesso, la deformazione professionale o lo spirito di servizio ormai radicato in me, mi porta a fare l'hospitalero anche se non dovrebbero essere fatti miei e nel mio inglese basico cerco di spiegarle come funziona la cosa, la disposizione dell'albergue ed il resto. <br>Il tutto ancora prima di entrare...lei mi guarda bene e poi mi chiede da dove vengo. Italiano, gli rispondo. Italiana, dice lei ridendo. <br>Oh putain! le dico di entrare e prendersi una branda dove vuole che poi si scambiano quattro chiacchiere. <br>Io non lo so ancora, ma l\u00e0 comincia una settimana di intimit\u00e0 (\u00e9 cos\u00ec che lei la definisce) fatta di parole, confessioni, risate, lunghi giorni di marcia, fino a Santiago ed all'unico abbraccio finale.<br>Grande, vista di faccia \u00e9 carina, di lato un po' spigolosa e si muove un poco rigida, le spalle alte ed impettita come se portasse ancora lo zaino. Insegnante, musicista, la trentina, un sorriso smagliante, Lei vive una vita da precaria in tutto, lavoro, amici, amore. Viene dalle Marche, ma lavora a Bolzano, terra straniera. In effetti, lei insegna italiano, lingua straniera. <br>Noi parliamo un po', l'olandese compare e scompare, gli spiego la tappa di domani; un poco di tv e vado a dormire anche perch\u00e9 \u00e9 ormai un mese che sono in cammino e comincio ad avere gli orari regolati del camminante con la sua routine. <br>Al mattino, pensando che non ci fosse pi\u00f9 nessuno, me ne vado chiudendo la porta a chiave....<br>Invece lei era ancora l\u00e0, persa nell'enorme albergue e stanca per il lungo viaggio in aereo e treno, era il suo primo giorno, come mi dir\u00e0 in seguito. <br>Quando poi si decider\u00e0 a partire, dimentica sul letto il suo diario e dovr\u00e0 tornare indietro per cercare le chiavi e farsi riaprire l'albergue e cos\u00ec, spupazzarsi una doppia tappa: come primo giorno non \u00e9 male! <br>La rivedr\u00f2 all'albergue di O Porri\u00f1o tardi la sera e ceniamo insieme. C'\u00e9 solo una famigliola di tre persone, spagnole, oltre a noi in questo albergue industriale di una citt\u00e0 operaia. <br>Lei \u00e9 seria, precisa, disponibile, attenta; ho voglia di chiacchierare, sono giorni che cammino da solo...lei mi ascolta e pone questioni sensate...io la inondo di storie di vita...lei mi chiede se possiamo camminare insieme il giorno dopo e cos\u00ec sar\u00e0 fino a Santiago. <br>Lei cammina veloce, pi\u00f9 veloce di me con le sue lunghe leve, poi rallenta un poco quando si rende conto delle sue brusche accelerazioni ogni volta che riprendiamo a camminare dopo una pausa...segno di persona attenta agli altri!<br>Piove per momenti. Lei mi racconta il suo amore che finisce o meglio che \u00e9 finito gi\u00e0 per lo svizzero. Si erano conosciuti durante uno stage in Germania anni prima ed hanno intrattenuto una corrispondenza epistolare via mail. <br>Lui era gi\u00e0 fidanzato con una da 9 anni che l'aveva lasciato come uno straccio buttato via, stanca (\u00e9 una mia idea) di aspettare il matrimonio promesso e mai definito; un lavoro da contabile alla CRI in paesi esotici e vorrebbe aprire un B&amp;B in Ecuador. <br>Figlio di mamma particolare, cresciuto da suo padre, sua zia e sua nonna, scapolo senza problemi, lui vive e si lascia vivere.<br>Lei un giorno decide d'andare a trovarlo in Nepal. Vivono nella stessa casa, ma non si toccheranno mai durante 15 giorni (!!), come se fossero solo conoscenti. <br>Lei si fa\u2019 dei problemi, lui no. <br>Tre mesi dopo, a natale, lei ritorner\u00e0 in Nepal e, secondo me, forza la situazione e lo fanno... <br>A Pasqua lui la invita in Svizzera dalla mamma. Eccellente accoglienza. <br>Immaginate un rapporto italo-svizzero sempre parlando in inglese\u2026 dove sono le sfumature, le paroline dolci...? Con in aggiunta il rigore svizzero del funzionario CRI. <br>Cose da spararsi un colpo\u2026<br>Lui la lascia venire, lei si ostina. Lei vuole cambiare vita e paese. Ha un passato doloroso da cui vuole uscire con una storia d'amore.<br>Io posso solo offrirle qualche suggerimento maschile per chiarire il suo rapporto con l'uomo per vedere se \u00e9 possibile ricucire il legame senza troppo esporsi: \"chiedigli aiuto per trovare lavoro alla CRI od in un'altra ONG, tu vedrai cos\u00ec se ti stima davvero come persona intelligente e se si smuove per aiutarti\". \"Non anteporre il vostro rapporto, quale che sia, metti in evidenza le tue competenze e capacit\u00e0, poi si vedr\u00e0\u2026\"<br>Noi camminiamo insieme, mangiamo insieme, ma lei dorme lontano da me, vicino alla famigliola. <br><br>A Pontevedra, dopo esserci abbuffati di dolci e gelati (a volte in cammino ci prendono delle strane voglie di golosit\u00e0), noi rientriamo all'albergue e succede una cosa orribile. <br>Arrivano sei ragazzine (cilene, argentine, francesi) senza credenziale che chiedono di dormire nell'albergue; stanno aspettando amici spagnoli per fare insieme il cammino di Santiago. Una porta il ritratto della Virgen de Guadalupe tra le mani, come si usa in centro e sud America.<br>Malgrado questo, le due hospitalere stronze non le lasciano restare, pretestando che questo non \u00e9 un albergue da inizio cammino, solo di passaggio...<br>Ma che cazzo vuol dire sta\u2019 cosa? Cerco di intervenire, forte del mio statuto di hospitalero della federazione. Niente da fare!<br>Allora gli dico che quando alle dieci di sera le due psicorigide se ne andranno per fine turno, loro suonino il campanello ed io dall'interno gli aprir\u00f2.<br>E' proprio sfiga! oggi \u00e9 luned\u00ec e loro fanno la riunione settimanale dell'associazione....<br>Le ragazze suonano e va ad aprire uno torvo che le insulta, trattandole da truffatrici etc etc... Intervengo io infuriato. L'albergue \u00e9 semivuoto. La discussione si avvelena come se le ragazzine fossero delle delinquenti. Ma dove siamo capitati?<br>\"L'albergue de paso \u00e9 nostro e decidiamo noi! che vadano a dormire sotto la pensilina della stazione! qui non devono stare!\"<br>Disgustato me ne vado in bagno e poi in branda. <br>E nel buio vedo avanzare nel corridoio tra le brande un corteo con tanto di lampada infrarossi...\u00e9 tutto il comitato dell'associazione venuto a cercarmi per buttarmi fuori! <br>Ma forse perch\u00e9 ho tolto gli occhiali per dormire o forse perch\u00e9 le brande sono coperte da vestiti ed asciugamani messi l\u00ec ad asciugare, non mi trovano.<br>Le chicas sono messe alla porta, anche se piove a dirotto...dormiranno per terra, fuori della stazione. Albergue di merda, gente di merda!<br>Al mattino, il torvo \u00e9 l\u00ec che mi aspetta... vedendomi mi apostrofa duramente, lo mando affanculo ed esco a camminare con Deborah sotto la pioggia...normale, siamo a Pontevedra, qui piove sempre!<br>Vado a ritrovare il silenzio, i boschi, o rujo, Pili e Santiago a Portas de Briallos.<br>Camminiamo parlando. Un po' di fango ed acqua.<br>All'albergue, come sempre, lei da una parte ed io dall'altra.<br>Ritroviamo le cilene, sono un po' il loro protettore, gli amici ed amiche spagnole le raggiungono, mi invitano ad una veglia di preghiera notturna...beata giovent\u00f9. <br>Rivedo Pili dopo due anni, Santiago \u00e9 via per lavoro. Buona gente. L'albergue \u00e9 perfetto.<br>Ripartiamo il mattino dopo tranquilli, Padron ci attende.<br>Ormai parliamo di tutto, osserviamo i turigrinos che dormono negli hotel e che solo dormirono con noi a Pontevedra e poi mai pi\u00f9.  Si vede che la loro guida gli consigliava di fare almeno una volta l'esperienza di un albergue de peregrinos ahahah<br>Non so perch\u00e9 Deborah \u00e9 qui sul cammino portoghese. Cercava solitudine o compagnia?<br>Ha trovato l'una e l'altra. Conosciamo le persone che camminano con noi: i brasiliani rumorosi, il portoghese stronzo che mangia sempre e che far\u00e0 dispetti fino alla fine, i turisti profittatori del letto gratis con l'auto fuori dall'albergue, gli scandinavi dalle gambe rotte per i troppi km quotidiani. Il microcosmo del cammino.<br>Cena ricca con pulpo e vitello, vino, o rujo e notte insonne.<br>Deborah ha i giorni contati ed appena a Santiago deve involarsi. <br>Compra il biglietto su internet, mangiamo un gelato dopo una tappa finale lunga e difficile.<br>Prende la navetta per l'aeroporto, dopo un abbraccio lungo e forte senza parole.<br>Io vado al Seminario Menor dove ritrovo le chicas che mi aiutano a sentirmi meno solo.<br>Trover\u00f2, una settimana dopo, una mail di tenerezza.<br>Conclusione: la corrispondenza via mail \u00e9 proseguita. La sua ricerca dell'anima gemella anche. Con altri errori ed esitazioni. <br>Io mi sono attenuto al ruolo di ascolto e talvolta di consiglio, senza esagerare. <br>Alla fine ha trovato un messicano americano e si sono sposati, anche se ancora non vivono insieme, problemi di permesso di soggiorno. <br>Forse verr\u00e0 lui a vivere in Italia. <br>Ho fatto i miei auguri. Buona vita e buona strada!<br><br><br>**LA CATTOLICA DEL MAR DE FORA<br>L'avventura, il brivido proibito, i freni inibitori che saltano...<br>Mi ricordo una prof francese cattolica integrista, di quelle davvero monocordi, che si lamentava sempre che le chiese erano chiuse, che non c'era la messa la sera, che i pellegrini non erano osservanti e praticanti, che c'era troppa promiscuit\u00e0 e patat\u00ec e patat\u00e0...<br>Ci seguiva passo a passo, tappa dopo tappa, come una zecca e parlava anche se non la ascoltavi... Era forse l'abitudine delle insegnanti ormai consone alla disattenzione cronica dei loro studenti?<br>Fino a Finisterre.<br>L\u00e0, era il caldo agosto 2003 secco ed arido, tutti finimmo a campeggiare in spiaggia del Mar de Fora, una specie di riedizione dell'epoca hippy, dei festival e dei raduni con chitarre, fal\u00f2, bagni nudi, cucina collettiva, stare insieme fino all'alba...<br>Poi al mattino tardi, si scendeva in paese a fare la doccia all'albergue, a fare colazione e provviste per il giorno e la notte.<br>Ed ogni giorno arrivavano dei nuovi, alla fine del cammino.<br>Molti vivevano nudi, con la tipica abbronzatura da muratore del cammino. <br>La francese, anche... Cosa succedeva? Conversione da san Paolo sulla via di Damasco o esplosione di impulsi primari troppo a lungo repressi?<br>Ogni giorno ed ogni notte ne cambiava uno.<br>Senza freni alle sue voglie, portava il suo corpo affamato a soddisfare fame e sete, senza ritegno, urlando i suoi orgasmi nella notte...<br>Approfittando di un giro al bar collettivo gi\u00f9 in paese, la avvicino e le dico:\" Ma scusa un po', non ti pare di esagerare? Prima ci rompevi i coglioni a tutti quanti con il tuo integrismo ed adesso ci spacchi i timpani con il tuo assatanamento debordante\".<br>E lei, arrossendo: \"sai, mi sono aperta...!!!\"<br><br>Gianni ed il magico Alverman.<br>Biondino, col naso a punta, un berrettino di traverso sui ricciolini e gli occhi azzurri, sempre sorridente, mille cose appese ciondolanti allo zaino, Angel della zona di Madrid camminava con un amico che sarebbe presto tornato a casa, tanto il cammino norte nel paese basco \u00e9 duro... Pi\u00f9 che il cammino, cercava le vacanze ed era venuto sul norte costa perch\u00e9 gli avevano detto che c'era il mare!!! <br>s\u00ec, forse, laggi\u00f9 in basso, oltre le montagne o gi\u00f9 dalle falesie della torturata costa basca...l\u00ec sotto c'era il mare, forse.......!!! <br>Dal primo giorno il suo chiodo fisso era: \"hay playa?\" (c'\u00e9 la spiaggia?) e lo chiedeva a tutti, chiedendo di dare un'occhiata alle varie guide che circolavano sui tavoli e negli albergues e preparando improbabili percorsi lungo la spiaggia che venivano vanificati dalle scogliere a picco con profondit\u00e0 abissali, con risalite mostruose su rocce taglienti per decine di metri a mani nude con zaino in spalla, per ritrovare strade e sentieri e talvolta noi sul cammino che lo guardavamo stupiti: \"ma da dove arrivi?\" \"da laggi\u00f9\" rispondeva con un mezzo sorriso \"no hay playa\" desolato...<br>Una sera ci siamo messi a tavolino e gli ho fatto tutto il pezzo del norte fino a Oviedo segnandogli tutte le spiagge sul cammino. <br>Era felice! mi guarda e mi dice: \"vado a comprare la tavola da surf?\" <br>\"Ma stai scherzando? come fai a portartela in spalla con lo zaino e tutto il bailamme che hai appeso?\"<br> \"hai ragione, non compro la tavola, solo quella a met\u00e0, che usano i bambini per scivolare sull'acqua, la compro domani a Castro Urdiales\". <br>Bon, era partito nel suo sogno! partiva presto, scendeva alle spiagge camminando su sentieri tutti suoi, faceva il suo \"surf\" e la sera arrivava sul tardi, chiedendo con aria semplice: \"hay sitio? \"(c'\u00e9 posto?)<br>E noi in coro: \"hay playa?\" e lui rideva a crepapelle e ci raccontava con aria semplice le sue storie mentre mangiavamo tutti insieme. <br>Le ragazze di Murcia, psicologhe di mestiere, avevano intuito un certo \"ritardo\" nel nostro pellegrino di playa e curiose come delle mosche volevano sapere vita, morte e miracoli...<br>Angel fin\u00ec per raccontare di lavorare in una comunit\u00e0 aperta di minusvalidi mentali e che questa era la prima volta che lo lasciavano andare da solo\u2026 (lavorava e lo \"lasciavano\" andare???) e che si stava divertendo perch\u00e9 imparava ogni giorno nuove cose. <br>Per esempio, \"avete notato le balle rotonde di fieno nei campi?\" \"s\u00ec perch\u00e9?\"<br>\"perch\u00e9 alcune sono avvolte di plastica bianca ed altre di plastica verde e di plastica nera, perch\u00e9?\" <br>E tutti a guardarci sbigottiti... boh? \"avranno finito quelle di plastica nera\"\" saranno di un'erba diversa\" \"saranno proprietari diversi\" e via dicendo.<br>Il giorno dopo, a tutti i contadini, che incontravamo sul cammino, inevitabilmente ponevamo la stessa questione, senza mai avere risposte soddisfacenti...<br>Ma era ormai una consuetudine vederlo arrivare la sera con la sua mezza tavola ciondolante dallo zainetto pieno di paccottiglia, sorridente e felice per tutto quello che gli stava succedendo. <br>\"Che cosa farai dopo?\" gli chiedevamo. \"Non so, penso che andr\u00f2 a lavorare in una comunit\u00e0 fuori Madrid e che li porter\u00f2 sul cammino con me\". <br>L'ultima volta che lo vidi era seduto su una panchina di fronte alla spiaggia di San Antolin, dopo il vecchio monastero in rovina, e mi disse: \u201cforse mi fermo qui per un po'... \u00e9 un bel posto con tanti surfisti e si pu\u00f2 dormire in spiaggia\". <br>Abbiamo preso un caff\u00e8 io e una bibita lui, ci siamo salutati e non l'ho pi\u00f9 rivisto, n\u00e9 nel mio soggiorno a Finisterre ho avuto modo di vedere se era davvero arrivato fino alla fine...ma forse, per lui la fine era solo \"la playa\"! <br><br> <br>ANITA<br>Arrivato la sera nell'albergue di Salamanca, mi accoglie Raquel, hospitalera con cagnolino, di Vitoria Gasteiz. Conosciamo alcune persone legate al cammino e ne discutiamo un po'.<br>Arriva una ragazza che si mette a cenare sola. Poi due tipi che si riveleranno tedesco e svizzero. Siamo tutti nella stessa camera, 4 in tutto...<br>Pare che qui viga il vezzo di mettere tutti quanti sempre nella stessa camera, anche se ce ne sono di vuote, perch\u00e9 gli hospitaleri non hanno molta voglia di perdere tempo a pulire (impediscono anche di fare la cucina, anche se ce n'\u00e9 una molto attrezzata...) <br>E mentre loro se ne vanno fuori dopo le 22,00 a spasso per la citt\u00e0 (Raquel se ne va ad un concerto), noi pellegrini dobbiamo essere chiusi dentro in questa struttura sita in mezzo ai giardini, dove la gente viene a tutte le ore del giorno e della notte a farsi la passeggiata, la corte e godere il fresco dei vialetti alberati e delle fontane...<br>Immaginatevi il paradosso e le notti insonni per il caldo ed i rumori!!!<br>Dopo aver mangiucchiato qualcosa nel salone d'ingresso, discuto un po' con il rimpiazzo di Raquel che \u00e9 appena arrivato e che da buon approfittatore ha scoperto come farsi 15 giorni di vacanza nei posti interessanti con la scusa di fare servizio come hospitalero, senza fare poi nulla\u2026e te lo racconta pure con aria complice!<br>La tipa sola, con le lentiggini, cammina leggera come un gatto, bel fisico, bel faccino imbronciato, bella bocca carnosa ed occhioni che luccicano.<br>Parla spagnolo, anche se \u00e9 tedesca di Amburgo; et\u00e0 indefinibile, fisico da top model, una ferita recente e profonda al cuore.<br>Sembra sempre sul punto di piangere e spesso lo fa\u2019 di nascosto e poi torna con gli occhi rossi e gonfi di pianto.<br>Al mattino, gli altri due sembrano aspettarla.<br>Lei se la prende comoda, ha l'aria di aspettare che io le parli...<br>Io la saluto e me ne vado ed arriver\u00f2 al rifugio seguente per primo e da solo. Loro dopo.<br>Mi metto a fare la siesta e, strano, lei si preoccupa per me, spegne la luce e chiude la porta che separa la stanza dalla cucina-ingresso-soggiorno.<br>La sera ceniamo insieme, io riso, loro pasta.<br>Anna traduce perch\u00e9 Ronny parla un poco inglese e Friedrich solo tedesco. Solite cose: l'Italia, il cammino, etc etc.<br>Al mattino, (come sempre, mi dice lei) Friedrich lo svizzero si alza alle 6,00 e sta l\u00ec ad aspettare... Ronny alle 7,00 ed aspetta... io alle 8,00, mi preparo lo zaino e tutto quanto...lei sta l\u00ec vicino al letto e non si decide a partire...<br>Alla fine i due se ne vanno...li trover\u00f2 poi a met\u00e0 tappa che la aspettano seduti sotto il sole (qui sulla Plata non ci sono molti ripari!).<br>Io mi metto lo zaino e le chiedo se resta li'...perch\u00e9 la chiave deve essere resa al comune.<br>Apre il rubinetto delle parole...ascolto...<br>Poi decido che \u00e9 venuto il tempo di andare e la lascio l\u00ec.<br>Tappa dura sulla strada nazionale, sole e mal di piedi da asfalto.<br>Al rifugio arrivo primo e mi sistemo. <br>Poi i due che avevo incontrato sul cammino che si piazzano in un'altra stanza. <br>Andiamo a mangiare insieme e troviamo lei che arriva.<br>Quando torno, si \u00e9 sistemata nella mia stanza vicino a me. Le dico che vorrei fare la siesta, mi chiude le persiane, spegne la luce, chiude la porta e mi lascia riposare.<br>Che carina, che attenzione, che delicatezza! Stento a credere che esistano ancora ragazze gentili... <br>La prova: arrivano due tedesche possessive e con la scusa di fare una stanza di sole donne, in pratica mi obbligano ad andarmene nella stanza dei due germanici. <br>Sono un poco infuriato...Anita se ne va a dormire presto e la lascio tranquilla.<br>La ritrovo l'indomani sul cammino, seduta sul poggio assolato mangiando formaggio. <br>Stavolta \u00e9 partita per prima e quindi, dopo aver passato tutti gli altri, la ritrovo per primo.<br>Il sole picchia duro, non c'\u00e9 ombra e sto cuocendo lentamente tutto il lato destro del corpo in questo cammino da sud a nord.<br>Mi accovaccio, zaino in spalla, e la saluto: \"Hola, Brujita del norte (streghetta del nord)! Vorrei ringraziarti per avermi permesso di fare la siesta ieri, chiudendo le persiane, spegnendo la luce e accostando la porta.\" <br>Sorride.<br>Arrivano i 2+2 che avevo passato e si siedono al sole.<br>Io me ne vado.<br>Al rifugio arrivo ancora primo, lei subito dietro.<br>Perch\u00e9 non mi ha chiamato? era subito dietro di me! boh?!<br>Che caldo! doccia, lavaggio indumenti e bar per bocadillo (panino) e bibita. <br>Loro sono gi\u00e0 l\u00e0, non sono passati all'albergue. <br>Friedrich, lo svizzero felice, ed una delle tedesche rompiballe se ne vanno a Zamora (5 ore di marcia in pi\u00f9). <br>Ronny, che \u00e9 un giovanotto gentile ed un poco triste, e la chiacchierona possessiva restano qui con noi.<br>Alla fine si sono formate tre strane coppie....<br>Anita si siede al mio tavolo con un vino tinto e parliamo...o meglio, le parlo di chi sono e di che cosa faccio. Capisce tutto?<br>Comunque risponde a tono e fa osservazioni serie, per\u00f2 come prese da un libro, apprese a memoria. <br>Vedo, intuisco che ha bisogno di punti fermi. Si \u00e9 data delle risposte sui cambi repentini della sua vita, a cicli di tre anni, ma qualcosa si cela dietro.<br>Cose sfiorate: i figli, la famiglia, il lavoro, la danza, gli uomini, la droga. <br>Per\u00f2 non vuole che io conosca la sua verit\u00e0. E' una bella bimba in cerca di Assoluto Relativo. Vedremo...<br>Al mattino la trovo davanti al bar aspettando che apra per un caff\u00e8...\"ciao, ci vediamo dopo, a Zamora\". \"Buen camino\"<br>Come spesso arrivo prima io, gli altri li ho persi. Poi Ronny. Mangiamo un panino sulle scale della chiesa, unico posto all'ombra. Spunta lei, veloce come un fulmine. Vola?<br>E per ultima la chiacchierona invadente e possessiva che cerca vittime pazienti che ascoltino le sue cose e che le facciano compagnia. <br>L'albergue nuovo apre tardi e quindi andiamo in centro citt\u00e0, nel paseo di negozi e di folla, e ci rifugiamo in un bar.<br>Poi, nell'albergue, la tedesca invadente occupa il letto nella stanza con Ronny ed Anita ed allora io mi prendo una stanza da solo offerta da Alfonso, il presidente, a dispetto dell'ordine dell'hospitalero di stare tutti nella stessa stanza (ma \u00e9 un vizio?) perch\u00e9 non vuole faticare a pulire per i pellegrini...<br>Ma che razza di hospitaleri ci sono su questa via della Plata? <br>Alfonso Ramos de Castro \u00e9 una persona squisita e ci offre pure l'uso del computer e le chiavi dell'albergue per poter andare a cena in compagnia di Julia, amica del cammino della associazione locale.<br><br>Dormir\u00f2 benissimo come un pasci\u00e0, per\u00f2 solo dalle due di notte in poi....<br>Perch\u00e9, dopo una cena abbondante ed un paseo notturno, dopo aver approfittato di internet, raccontandoci storie, dopo che Ronny se ne \u00e9 andato a dormire, Anita si \u00e9 aperta come un fiume in piena e mi ha raccontato la sua storia.<br>La famiglia tradizionale, la fuga per la libert\u00e0 a 12 anni, gli studi di matematica, il lavoro da hostess, la danza, gli amori coi tossici per 10 anni che le hanno rovinato l'adolescenza, l'alcool, la rigidit\u00e0 obbligata per poterne uscire, gli amori famosi con uomini maturi e ricchi, la voglia di fuggire da una storia logorante ed opprimente, il cammino come via di fuga, Dio e la presenza di un angelo al suo fianco come punti fermi, l'incontro con padre Blas, il prete hospitalero di Fuenterroble ed i sei mesi passati l\u00ec a lavorare come cameriera al bar del pueblo, l'incontro con il tossico ed il colpo di fulmine, la cacciata dall'albergue....<br>Ora sorride spesso, anzi se la ride di brutto per una minima cosa. <br>Pare impazzita dal piacere di ritornare a stare bene. Fa\u2019 piacere guardarla, porta un po' di allegria a noi poveri pellegrini scottati a strisce bianco-rosse-nere con tutte le sfumature...<br>Ma resta un aspetto di fragilit\u00e0 sottostante e di indecisione su cosa fare ora della sua vita\u2026  fa\u2019 tenerezza. L'estate sar\u00e0 lunga, il cammino corto... Cadaqu\u00e9s ... Amburgo ... Palma de Maiorca\u2026 studiare\u2026lavorare???<br>2a parte<br>Di colpo, mi sento un poco solo. Gi\u00e0 troppo vecchio per le giovani genti e per le signore.<br>Questo pomeriggio, dopo la terza lunga tappa di montagna, abbiamo deciso di fermarci qui a Campo Becerros.<br>Anita ha un problema al piede, capriccio o realt\u00e0?<br>Siamo rimasti in tre, lei, Ronny ed io. L'altra invadente ha mollato ed \u00e9 partita in bus per cercare di ritrovare Friedrich e l'altra possessiva\u2026evviva!<br>Anita ci sta facendo passare dei giorni che mutano dal sole pieno e ridente alle nuvole tempestose. <br>Il peso delle sue esperienze passate e recenti o molto pi\u00f9 semplicemente lei \u00e9 fatta cos\u00ec?<br>La principessina del pisello vive nel suo mondo...talvolta \u00e9 una bambina, una scolaretta...non riesco ad immaginarla hostess, cuoca professionista, passando da una vita \"dissoluta\" e \"tossica\" ad una da jet society intrisa di fede religiosa\u2026e comunque...<br>Vedendola cos\u00ec stravolta e stanca, le propongo un massaggio rilassante, in pubblico, qui nel bar. Difficile all'inizio, si \u00e9 poi rilassata. Quasi dormiva sulla sedia del bar! <br>Andiamo a fare la siesta...adesso, che ne abbiamo bisogno.<br>Il tossico le ha lasciato come souvenir una bella uretrite dolorosa e quindi niente sesso, siamo inglesi....<br>Allora la lascio alle sue storie, che vanno e vengono come le sue tristezze e le sue arrabbiature per i casi della vita...ogni tanto mi chiede un massaggio...<br>Ancora 10 giorni insieme... sar\u00e0 dura!<br>Anita non sta bene, l'uretrite la fa pisciare sangue, eritemi e bollicine le stanno coprendo le gambe e le braccia...il dolore e la paura di antichi mali la rendono aggressiva e solitaria, come una cagna ringhiosa...<br>Ne faccio le spese anch'io...lei cammina sempre da sola, davanti o dietro a noi...Ronny ormai si \u00e9 incollato a me che, neanche accelerando a morte, non riesco a scollarmelo di dosso\u2026 ha i suoi problemi anche lui...<br>In Ourense la crisi si fa\u2019 grave, se ne sta da sola, in piena crisi di crollo... il caldo \u00e9 soffocante, la lasciamo in pace.<br>In fondo Anita mi piace con gli occhi, le sono affezionato col cuore, ma la mia testa \u00e9 lontana, da un'altra parte e quindi non c'\u00e9 amore possibile ...<br>Notte caldissima e lunga in mezzo a decine di pellegrini, perch\u00e9 cominciano qui quelli degli ultimi 100 km.<br>Ho la tosse e decido di chiuderla l\u00ec; mi preparo un caff\u00e8 gi\u00f9 in basso e prima di partire le sussurro:\" ciao Anouska, me ne vado\", anche per farla uscire dal sonno comatoso in cui si trova immersa e che neanche la mandria vociante dei nuovi pellegrini \u00e9 riuscita a svegliarla...<br>Pare una bambina troppo cresciuta coi suoi occhioni tristi ed assonnati.<br>Tutta la sua rabbia ed il rancore contro tutti e tutto si \u00e9 estinta come per miracolo...<br>Lei \u00e9 di nuovo amichevole...ma il filo si \u00e9 rotto, anche se decidiamo alla prima sosta insieme di formare la pilgrim family e di finire in cammino insieme, lo giuro!<br>Mancano 4 giorni alla fine, giorni di alti e bassi, di ricordi e di tristezza, di silenzi e di chiacchierate improvvise, promesse di ritrovarsi anche dopo, da qualche parte... promesse....<br>Non mi arrabbio pi\u00f9 di tanto, prendo quello che passa il convento ed arriviamo a Santiago insieme. Il cammino \u00e9 stato davvero duro... un ultimo abbraccio ed un lungo bacione come addio... ciao! <br>Restano tante foto che Ronny ci faceva di nascosto e qualche bel ricordo che via via coprir\u00e0 quelli brutti... Una mail di spiegazioni e di notizie positive a Natale faranno il resto...<br><br>**Dago.<br>In realt\u00e0 non si chiamava cos\u00ec, ma questo stava scritto sulla credenziale di questo personaggio che si arrabattava nelle pieghe della vita con una sicumera ed una \"coscienza di se\" che \u00e9 difficile da trovare nelle persone normali. <br>Questo faceva di lui l'uomo di molte sfide con se stesso e gli altri e di pochi scrupoli....<br>Lo conobbi quasi alla fine del mio cammino 2006 quando avevo raccattato una giovincella in perdizione, seduta piangente in un prato in mezzo a niente, che non poteva o non voleva pi\u00f9 camminare, una piedi dolci un po' infantile che probabilmente gli altri avevano abbandonato al suo destino ormai stufi dei suoi piagnistei. <br>Mancava poco all'albergue provisional di Vilaserio del mio amico Herminio e riuscii a farla arrivare fino l\u00e0. <br>Seduto al bar c'era lui, Dago, sorriso smagliante da cacciatore che aspetta la sua preda, zainetto leggero, leggendo un giornale chiss\u00e0 da quante ore o giorni...<br>La ragazza si accascia e lui guarda me con aria di dire \"qualcosa non va?\" ed io gli spiego in poche parole che secondo me quella era giunta a fine corsa e poi passo ai saluti del mio amico barista, di sua figlia Silvia, della moglie, ai ricordi miei in quel posto, alla nana che spia i pellegrini dalla finestra di fronte e via andare...<br>Dago intanto si stava occupando della ragazzina che ora stava gi\u00e0 meglio...il fascino animale del mio futuro amico faceva gi\u00e0 effetto...e decidiamo tutti di fermarci l\u00ec, tanto ormai Olveiroa sar\u00e0 pieno come sempre e non ci sar\u00e0 pi\u00f9 niente da mangiare. <br>Erano ancora i tempi in cui Puri preparava ogni sera la cena per tutti con i donativi lasciati il giorno prima e si cenava tutti quanti insieme... non come ora che ci sono ristoranti e bar.<br>Mi mangio un bel paninazzo con frittata, jamon y queso, di quelli che rinsaviscono un morto; la ragazza e Dago se ne vanno al rifugio. <br>Verso le quattro ci vado anch'io e li vedo sdraiati a prendere il sole nel cortile della ex scuola con la nana che li spia dalla casa di fronte e loro ridono come pazzi e fanno finta di fare sesso... uno spasso!<br>Salgo su in una delle stanze, sistemo due cartoni per terra come materasso e mi faccio una doccia, poi la siesta e quei due sempre a fare casino nel cortile...<br>A sera esco per andare da Herminio a mangiare qualcosa e loro mi seguono. Poi ritorno a dormire e loro gi\u00f9 nel salone sempre a ridere e scherzare! \u00e9 vero che Dago ci sa fare, lei ha pagato panini e tutto quanto (ma non per me che sono ospite del bar). <br>Verso le due il fruscio si estende ad una stanzetta di fronte alla mia...cazzo, non potevano restare gi\u00f9 a scopare in salone??? adesso chi riesce pi\u00f9 a dormire? loro!  poco, ma sicuro!<br>Riprendo il cammino verso Olveiroa dove arrivo presto, sicuro di avere posto e loro arrivano molto tardi, ma per non averli tra i piedi, con Puri si decide di mandarli a dormire nell'h\u00f3rreo matrimoniale dietro al rifugio....<br>L'indomani tappa lunga verso Cee sui monti e li perdo. Per\u00f2 al mattino dopo ritrovo Dago che sta scuotendo un albero di pere ancora acerbe sulla strada verso Redonda. <br>Dago che fai? Ho fame, dice lui e mi spiega che ha deciso di fare tutto il camino franc\u00e9s da Roncisvalle senza un soldo in tasca e con una credenziale intestata al suo nome d'anartista. Fino a quando c'erano gli albergues con cucina riusciva a trovare qualcosa da cucinare e da mangiare, oppure si faceva invitare da qualche signora in cerca di compagnia o caritatevole, ma spesso doveva accontentarsi di far finta di leggere un libro od il giornale mentre gli altri mangiavano ed a lui brontolava lo stomaco...<br>Ma una sfida era sacra per lui, cresciuto da madre cantatrice, donna di bella vita, senza un padre, alla ricerca del suo attimo di gloria o del successo come attore, scrittore, playboy etc etc<br>Ci teneva a farmi sapere che stava quasi per raggiungere il suo scopo, arrivare a Finisterre e raccogliere anche la Fisterrana come trofeo di quell'estate di sfide col suo nome d'arte! <br>E l\u00ec l'ho perso, inghiottito dal gruppo hippie della grotta alla spiaggia del mar de fora... ed io dovevo tornare in fretta in mezzo alla Meseta per il servizio come hospitalero...<br>2a parte<br>Nel 2009 ho fatto un lungo cammino da Roma a Muxia e Fisterra per la morte dei miei genitori e per la rottura dell'incarico di responsabile della casa francescana di saint Palais a pasqua. Dovevo riflettere e molto, su cosa fare della mia vita... e mi sono messo in cammino per cinque mesi....<br>Il mio stupore, a settembre, quando sono arrivato a Fisterra all'albergue de Paz del mio amico Roberto, \u00e9 stato di vedere stravaccato sul divano all'ingresso dell'albergue quella vecchia conoscenza di Dago...<br>Che cazzo ci fai qui? hai rifatto il cammino senza soldi? \"No, sono l'hospitalero qui da marzo fino a fine ottobre\" \"Bene, raccontami la storia...\" <br>In effetti nel 2006 si era fermato in spiaggia fino all'autunno, poi aveva agganciato una tipa di Lugo e si era installato in casa da lei per un paio d'anni, finch\u00e9 stufo era ritornato in spiaggia a Finisterre dopo aver preso a prestito la macchina di lei, che ora stava nascosta con le gomme tagliate in un garage della nuova fiamma, che altri non era che la barista di A Galeria da Roberto, Silvia, sposata e con due figli, che aveva mollato marito e casa alla Canarie per tornare a Finisterre e che gli correva dietro da un po', mentre lui correva dietro a tutte le pellegrine, fregandosene...<br>Insomma, era sopravvissuto all'inverno vivendo in una grotta, dormendo in auto, mendicando un po' di cibo, pescando di frodo e facendo qualche traffico con Madrid dove ogni tanto cercava vecchi contatti, di quelli che non volevano ancora fargli la pelle...<br>Poi aveva preso dei soldi a prestito (riusciva a farsi fare credito perch\u00e9 poco a poco, a furia di favori, era riuscito ad entrare nelle grazie di tutti... ed un po' anche lo temevano perch\u00e9 poteva sempre scoparsi la moglie del tipo, se questi rifiutava) ed aveva scritto e pubblicato \"a sue spese\" un libricino di poesie su Finisterre che aveva venduto ai turisti. <br>A primavera, Roberto gli aveva ceduto il suo appartamento vista mare in pieno centro, davanti al bar, e lo aveva messo come hospitalero all'albergue al pomeriggio e sera e cos\u00ec le cose sembravano filare per il meglio: casa, lavoro, donne, alcool, fumo, contrabbando e via andare...<br>Quasi ricco sono, mi dice e mi chiede di installarmi da lui, che cos\u00ec Silvia non gli rompe pi\u00f9 le balle, tanto ad ottobre arriva la catalana dalle grandi tette, che lui ci si divertir\u00e0 un po' fino a quando gli chieder\u00e0 di andare a vivere da lei a Barcelona, ch\u00e9 ormai Fisterra non ha molto pi\u00f9 da offrirgli....<br>Bene, se i suoi piani strategici erano perfetti o perlomeno ben studiati, la sua casa era uno schifo, ma davvero lercia, sudicia, sporca di grasso e di pentole lasciate l\u00ec a marcire da giorni con indumenti buttati alla rinfusa in tutti gli angoli....<br>Come faceva a portare l\u00ec le donne in quel sozzume? mi veniva da vomitare mentre ripulivo tutta quella merda, senn\u00f2 come avrei fatto a starci o anche solo farmi una doccia?<br>Mi sistemo nel soggiorno col materasso in terra, cos\u00ec non potr\u00e0 venire ad insozzare anche quel posto e comincio a godermi Fisterra ed i suoi abitanti, alcuni amici di vecchia data, e Dago mi fa scoprire cose nuove in questo paesino di pescatori, che da dieci anni frequento e che non conoscevo cos\u00ec bene nelle pieghe di vita locale.<br>Pare che io sia diventato il suo amico (?) confidente o forse perch\u00e9 sa che potrei aiutarlo nella sua scalata al potere locale. <br>Nella sua lucida follia dice di poter essere eletto sindaco, di poter convincere chiunque a prestargli soldi, investire, dice lui, nei suoi progetti fantasiosi... libri, negozi, atelier di pittura, sellos e noleggio bici, posto internet... e riesce a convincere gente semplice che lavora e vuole che io sia la sua facciata di rispettabilit\u00e0 (\u2026 se sapesse ...).<br>E vuole che resti l\u00ec, che non torni a casa perch\u00e9 insieme faremo grandi cose...<br>I giorni passano e lui non regge, le prime crepe affiorano...<br>Silvia ha deciso che lo vuole tenere tutto per s\u00e9, sta impazzendo di desiderio e sale su in casa dopo il servizio al bar...lei pensa che svuotandolo di energia, Dago non andr\u00e0 a cercare altre...ed io sono testimone di liti furibonde e di altrettanto battagliate riappacificazioni...<br>Lui gioca le sue ultime carte, ma io non voglio investire i miei pochi soldi in cose incerte e non controllabili e poi voglio aprire un albergue a saint Jean pied de port con gli amici... <br>Cos\u00ec dopo una notte a valutare con lui pro e contro, a spiegargli infine che la cosa non si pu\u00f2 fare, gli dico che si cerchi altri soci e che, caso mai, con l'anno nuovo posso verificare l'andazzo e pensarci su.<br>Alle prime piogge autunnali violente saluto gli amici e decido di partire, lui non viene a salutarmi... Silvia mi abbraccia e mi dice di tornare presto.<br>fine della storia<br>Nel 2010 sono impegnato in Sardegna e quindi faccio solo una scappata a Finisterre per salutare gli amici prima di rientrare sull'isola. <br>Dago non c'\u00e9. Ora vive nella casa di Silvia che ha cacciato via i genitori, rimandato i figli dal marito alle Canarie, perso il lavoro da Roberto e contratto debiti con tutti e sta cercando di vendere la casa ancora gravata dal mutuo...<br>In poche parole sta facendo la fame e se la cava con qualche serata in un night della costa e la vedo messa male quando mi chiama dalla finestra e mi fa salire su con gli occhioni supplicanti...<br>Lei la scatenata che faceva show nel bar e teneva allegri tutti, me compreso. Silvia, che cosa ti ha fatto diventare? ti ha mangiato dentro, divorato, come le altre... piet\u00e0!<br>Dago \u00e9 a Madrid a cercare soldi o droga da spacciare e torner\u00e0 presto, dice lei. <br>Io non lo vedr\u00f2. Anche lui in fondo si \u00e9 fatto catturare ed \u00e9 sceso in basso, dopo tutto quello che aveva fatto per risalire....<br>In un certo senso Silvia ha vinto, ma a che prezzo... Addio! GAME OVER<br><br><br>NOELIA<br>Noelia mi attirava come una calamita. Con il suo pelo corto nero, il suo naso clitorideo, il suo sorriso smagliante, la sua pelle morbida...lei fa\u2019 la levatrice, lei \u00e9 impudente, rossa dentro ed a controcorrente, sempre.<br>Pap\u00e0 che la segue in cammino, peso o sicurezza?<br>Vita da ostetrica professionale, nomade per ospedali vari, cambiando spesso, senza uomini come punti fermi... o forse fuggendo i punti fermi.<br>Buona compagnia e di buona compagnia.<br>Viene a Cizur in visita e mi lancia stoccate contro quelli che pensa essere modi di dire e di fare stereotipati. E sorride, provocandomi, provocante...<br>Ci ritroviamo per caso sui gradini della Quintana a Santiago durante un concerto folk gratuito notturno, quando lei arriva con un gruppazzo di pellegrine che era passato per Cizur ed io sono l\u00ec alla fine del Primitivo.<br>La riconosco subito, la ragazza impertinente. La sento molto vicina. La musica \u00e9 forte, pap\u00e0 ed amiche nei pressi. Qualche confessione ed un po' di ritegno.<br>Vorrei morderla e mangiarla.<br>Per vedere l'effetto che fa\u2019, la invito a venire a camminare in Italia l'anno che viene.<br>Lei deve cambiare citt\u00e0 ed ospedale. Sempre in movimento, nel cambio, cose nuove... curiosit\u00e0 o fuga?<br>Per\u00f2 da che? da chi?<br>MI sussurra abbracciandomi: \u201cmi piaci molto, per\u00f2 sei troppo vecchio per me...non resisterei molto con te; meglio restare amici...\"<br>Se ne va nella notte, cos\u00ec come era venuta ed io resto l\u00ec con la musica. <br>Come dicono i vecchi saggi hospitaleri:\" le pellegrine passano, l'hospitalero rimane\".<br>Spero che ci rivedremo un giorno, me gusta mucho!<br><br><br>CORA, ovvero la giovent\u00f9 dell'epoca disoccupata<br>Cora ha 30 anni ed ha fatto scienze politiche alla Sorbona di Parigi. Figlia di un padre falegname diventato padrone e di una madre impiegata, con un fratello che cerca di \"salvarsi la vita\" tra alcol e droga come molti della sua generazione, lei si trova ad un incrocio della sua giovinezza gi\u00e0 ben piena. Figlia e studentessa modello, si \u00e9 trovata sotto i fuochi incrociati degli interessi in giochi politici e corporativi nel corso della sua inchiesta sociologica per la tesi sui precari della societ\u00e0 francese. Il suo comportamento abbastanza \"libero\" e \"naturale\" che gli hanno appreso i suoi genitori, laici protestanti e naturisti per scelta, gi\u00e0 in tenera et\u00e0, le hanno conferito una capacit\u00e0 di ben gestire le situazioni e di prendere delle iniziative puntuali. Lei \u00e9 aperta e \"saggia\". Ci siamo incontrati ad Arr\u00e9s nell'albergue dove lei stava gi\u00e0 da tre giorni per una tendinite al ginocchio, grazie al fatto che Nuria, l'hospitalera novella, era alla sua prima volta e non osservava le \"regole\", ma si affidava al suo istinto ed alla sua capacit\u00e0 di comprensione... e per questo sar\u00e0 una eccellente hospitalera veterana!<br>Come al solito chiacchieravo con tutti invece di mangiare, avevo lasciato Carmen da sola nell'albergue di Santa Cilia, come un imbecille, e mi sentivo un po' triste, quando lei si \u00e9 seduta di fianco a me, curiosa come una \"beccaccia\". Scoprir\u00f2 poi che questo \u00e9 il soprannome che si sono date lei e le sue due amiche. Mi racconta come e perch\u00e9 si \u00e9 fermata l\u00ec e mi chiede che cosa deve fare...ed allora dalle profondit\u00e0 della mia stanchezza cerebrale di un giorno caldissimo e lunghissimo di cammino, le butto l\u00ec una frase del tipo: \"se torni a casa adesso, resterai su di una sconfitta e questo non ti far\u00e0 del bene.\" E continuo dicendo:\" se invece fai un'altra tappa, anche corta, mettendoci anche 20 ore, per\u00f2 la fai...allora potrai tornare a casa sapendo che hai vinto dolore e sconfitta, avrai vinto e lasci il cammino su una vittoria e non una sconfitta e potrai tornare quando sarai in forma migliore con un buon equipaggiamento ed andare avanti\". (n.d.r.: In effetti, spesso la tendinite non \u00e9 altro che l'espressione di un malessere psichico e di una difficolt\u00e0 a superare un ostacolo (il dolore) e di superarsi. I tre primi giorni di cammino sono i pi\u00f9 temuti perch\u00e9 la voglia di partire, di cominciare, si confronta con il peso dello zaino, con le difficolt\u00e0 del percorso, coi malesseri fisici...)<br>Lei mi chiede se domani il percorso \u00e9 difficile (lei pu\u00f2 salire, ma scendere no) le spiego a grandi linee come si svolge il tracciato (che poi si riveler\u00e0 ancora una volta cambiato, in peggio, ma questo non potevo saperlo) ...e la mia sorpresa sar\u00e0 di trovarla il giorno dopo alla fine della tappa, gi\u00f9 in basso della salita al pueblo di Artieda ed al suo rifugio, che faremo insieme, piano piano. <br>Io ero partito come al solito tardi e per di pi\u00f9 i saluti e le chiacchiere con Nuria ed altri due hospitaleri di passaggio mi avevano fatto cominciare alle 9,30 e uno sbaglio di percorso sull'asfalto mi aveva portato fuori pista verso il rio Aragon e l'embalse di Yesa, ma non pensavo che le mie parole le avrebbero dato la scintilla per fare quello che fino a ieri non avrebbe pi\u00f9 voluto fare...Talvolta non mi rendo conto che le mie parole possono avere degli effetti \"perversi\u201d \u2026. <br>Detto questo, lo scopo era raggiunto, Cora aveva sorpassato se stessa e nei giorni seguenti, malgrado i piedi pieni di bolle ed il ginocchio in disordine, lei avrebbe proseguito il cammino, anche aiutata da Carmen che ci aveva raggiunti con un bel tappone. Talvolta parliamo...comincio a capire che pure a Parigi i giovani della sua generazione si sono messi in adeguazione con la situazione della societ\u00e0 attuale, con il suo corredo di disoccupazione, sottooccupazione, arte di arrangiarsi, precariet\u00e0, lavoretti, stages, interim. Ci vivono dentro ed arrivano anche a divertirsi, malgrado tutto, ci sono cresciuti dentro e con, non come noi vecchietti che la disoccupazione ci attanaglia e svalorizza. <br>Sono curioso di questa ragazza che assomiglia talvolta ad una gattina persa che ha bisogno di carezze, ma che nello stesso tempo \u00e9 \"autonoma\" ed anche autosufficiente con scelte multiple. Cora capisce, ascolta e pone questioni intelligenti. Il suo fisico m'intriga, lei si incazza se le lancio picche o scherzo sul suo collo, spalle od altro. La sento molto dolce e femminile, positiva, anche se la sua vita deve essere ripensata ed il suo cammino pu\u00f2 servire a questo. Gi\u00e0 lei continua a camminare e la sua decisione di rientrare in Francia scompare poco a poco e si trasforma in una decisione di continuare a camminare malgrado le bolle ed il caldo ed il dolore al ginocchio. Carmen ci ha lasciati, deve andare pi\u00f9 veloce, seguire la sua tabella di marcia, arrivare a Manjarin dal suo \"Tomas\" e da \"Eric\" per ritrovare le sensazioni di due anni prima (purtroppo per lei non sar\u00e0 pi\u00f9 come prima, non ritrover\u00e0 le stesse sensazioni, le stesse persone e se ne torner\u00e0 a casa\u2026).<br>Cora non mi ha parlato dei suoi ragazzi, salvo del primo nel campo nudisti e del pazzo scatenato che la perseguitava; non conosco la sua situazione attuale, salvo i suoi giri in Quebec ed in Germania e le sue difficolt\u00e0 ad aprirsi con i genitori. Cerco di lasciarla fare e a volte faccio lo scemo per stimolarla, come un vecchio amico, anche se la conosco solo da poco. Non \u00e9 facile, ma lei me lo permette...Devo dire che un giorno particolarmente duro, arrivato all'albergue su in cima e vedendo che non erano ancora arrivate, ho riempito una borraccia d'acqua e sono risalito su in montagna per cercare lei e Carmen e fare con loro gli ultimi km...e questo merita! <br>Strada facendo siamo arrivati a Puente la reina (adesso sono io che ho male ai piedi, tappe troppo lunghe in ore e zaino troppo carico, anche se i km non sono poi molti al giorno) e domani mattina le nostre strade si dividono; io vado a Cizur per i 15 giorni da hospitalero, lei prosegue con i nuovi amici olandesi ed italiane o forse torna per le vacanze in Francia, non lo sa ancora...Non so se ci rivedremo, ma mi ha fatto bene stare con lei, senza problemi di corteggio...Ci si rispetta ed anche quando la massaggio, non faccio lo scemo.. Cora \u00e9 sprint, capace di scalare le montagne, ma ha bisogno di un buon entourage e di trovare un supporto nella continuit\u00e0, senn\u00f2 si stanca presto...<br>Adesso va come una freccia, salvo nelle discese dure; sbuffa e soffre, ma arriviamo. Sento che si trattiene talvolta per rapporto a me, ma mi ha ben inquadrato oppure gli ho permesso di \"inquadrare\" il personaggio e di lasciare intravvedere quello che c'\u00e8 dietro le vite multiple e storie varie. Gli addii sono duri, ma fatti in fretta...dei buoni ricordi, una risata schietta e franca, una stretta di mano ed un grosso lungo abbraccio, baci baci, ciaoo  Ps: alle sette del mattino vedo le loro ombre andare via zaino in spalla...<br><br>Parte 2<br>Il piede sinistro si \u00e9 gonfiato come un pallone, ma devo arrivare a Cizur e fare servizio.<br>Dopo 15 giorni riparto sempre con il piede in disordine (poi sapr\u00f2 che si tratta di una frattura da stress ed ora \u00e9 pi\u00f9 corto di un cm rispetto all'altro perch\u00e9 si \u00e9 saldato l'osso ad arco) e vado come il vecchietto che sono, piano sotto il sole cocente di fine agosto verso Santiago e Finisterra. <br>Arrivo e devo fare sostituzione dell'hospitalero all'albergue de Paz, ma c'\u00e9 il computer e la donna delle pulizie, quindi poco sforzo...<br>Arriva una mail da Cora che se n'\u00e9 andata in Inghilterra con un pellegrino conosciuto in cammino, ma che l'ha mollato perch\u00e9 troppo mammista... (interrompere una scopata nel bel mezzo per andare a prendere il t\u00e8 con Mamma perch\u00e9 il campanello delle cinque \u00e9 suonato!!!!) e che ha ripreso il cammino e che arriver\u00e0 fino a Finisterra se sono ancora l\u00ec. <br>Certo che sono ancora l\u00ec! la compagnia \u00e9 bella, il bar pieno di amici e poi devo riposare il piede...o no???<br>Sto vivendo in un tre pi\u00f9 servizi a 150 euro al mese con vista mare e non piove (strano qui a Fisterra), mangio ed ingrasso e cerco di bere un po\u2019 di \u2018o Rujo licor de hierbas...<br>Non so pi\u00f9 da quanti anni vengo qui, ormai sono uno del posto, anche da quando ho pulito un po' di chapapote del Prestige del 2002. <br>Lei arriva e si alloggia in albergue. Le avevo preparato una stanza, ma la presenza di Dago la infastidisce...lui salta a cavallo di ogni cosa che si muove ahahaha <br>Quindi come in cammino, si vive insieme, ma si dorme separati...<br>lei va al cerimoniale del braciere al faro per la Posta del sol (tramonto) coi suoi amici di cammino; \u00e9 una cosa sua, la deve fare da sola...poi si beve e si canta e si fanno le ore piccole, io crollo di stanchezza, lei gioca a calcetto...il giorno dopo in spiaggia al Mar de Fora giocando con le onde e facendo foto...poi alla Langosteira a raccogliere conchas come nei tempi antichi...una cena a base di pesce per celebrare il nostro reincontro e tante chiacchiere o discorsi...<br>Ma io mi sento distante. <br>Sar\u00e0 che il lungo cammino da Roma \u00e9 stato davvero lungo e solitario e faticoso e che ora devo tornare a casa e riadattarmi e sto lentamente metabolizzando questa esperienza, molto lentamente...rester\u00f2 un mese a Fisterra!<br>Sar\u00e0 anche che lei \u00e9 giovane e non voglio rovinare quello che c'\u00e9 stato con una cosa maldestra e via andare...quanti scrupoli mi faccio! per\u00f2 \u00e9 cos\u00ec<br>Ed allora la tengo distante e mi regolo di conseguenza...Lei che non \u00e9 scema, capisce e mi dice che torna a casa per il lavoro, ci salutiamo e veloce il pullman per Santiago la porta via.<br>PS: nell'inverno lei verr\u00e0 a lavorare sulle Alpi, ma prima che potessi andare a trovarla, ha litigato col padrone ed ha mollato tutto<br>PS2: dopo mesi di silenzio, il telefono squilla:\" dove vai in cammino quest'anno? sul Norte? forse vengo anch'io. Quando pensi di partire?\" e via andare...fino al rendez-vous a Bayonne dopo le feste di agosto. \"Ciao, ciao, come stai? cos'hai fatto di bello? dove andiamo?\" come se niente fosse successo\u2026<br>Partiamo per andare a dormire a Irun in albergue, che \u00e9 sempre troppo pieno e non si sa bene perch\u00e9, visto che il giorno dopo a camminare siamo sempre i soliti...Lei parte prima, ma non la trovo alla fine tappa. Boh?? La trover\u00f2 il giorno dopo scaricata da tre spagnoli in un albergue di mezza tappa perch\u00e9 il ginocchio e la tendinite la fanno zoppicare...Pioveva a dirotto quel giorno. Peccato averla ritrovata, era meglio se scompariva per davvero...e la lascio l\u00ec con la sua tendinite e la sua voglia di rifare lo stesso gioco. Un\u2019amica, dice, verr\u00e0 a riprenderla...<br>Peccato, era la prima e l'ultima volta, che accettavo di cominciare un cammino con qualcuno\u2026 Nell'inverno arriveranno le scuse e le spiegazioni....<br>Cammina, cammina, che da qualche parte arriverai............<br><br><br>**Irene violinista ballerina.<br>Vent'anni, ricciolini ad incorniciare il volto da ragazzina candida e sbarazzina, aveva fatto i suoi cammini con il padre che da separato non aveva trovato di meglio, quando aveva la custodia della figlia, che portarla sul cammino...Una veterana quindi, valenciana per giunta, terra di pellegrini...camminava con un italiano di Brescia molto innamorato di lei e, complice il fatto che c'era un'altra coppia mista italo-spagnola (lui milanese, lei di Lorca), e che l'albergue era piccolino ed intimo, la sera a cena ognuno aveva raccontato la storia.... e la loro era davvero straordinaria! <br>Tommaso era venuto in Spagna a Santander con Erasmus e stava quasi finendo l'anno, quando con gli amici era andato ad un festival di musica celtica dove, guarda caso, Irene suonava il violino in un gruppo folk. Tommaso dice che non riusciva a staccare gli occhi da lei per tutto lo spettacolo, da quel fascio di energia e ritmo che scaturiva da quel corpicino fragile ed appassionato e dalla musica piroettante che produceva...era musica ed emozioni allo stato puro!<br>Lei lo guardava ancora oggi un po' stranita mentre lui lo raccontava...<br>Il bello \u00e9 che finito il concerto pubblico, Irene aveva continuato a suonare ritmi indiavolati in piedi su un tavolo di cemento durante la notte e lui racconta che era stato un vero colpo di fulmine, se ne era rimasto l\u00ec incantato ad ascoltarla, ma non si erano neanche parlati e la notte era finita cos\u00ec, ciascuno per la sua strada, lui a Santander e lei a Valencia... <br>Lei aggiunge che non lo aveva neanche notato, presa com'era dalla sua performance...<br>Tornato a casa, Tommaso non riusciva a togliersi dalla testa Irene.<br>Per\u00f2 non sapeva niente di lei. Allora cerca che ti trovo, aveva mosso mari e monti per sapere il nome del gruppo, da dove veniva, chi era la violinista, dove abitasse etc etc<br>Armato solo del nome del gruppo e della citt\u00e0, era partito per Valencia ed aveva girato tutte le universit\u00e0 chiedendo chi conoscesse questo gruppo folk, finch\u00e9 gli avevano dato un cognome ed aveva cominciato allora a telefonare a tutte le famiglie con lo stesso cognome cercando la violinista Irene...<br>Qualcuno gli disse che viveva nella tal via con la madre e ci and\u00f2, buss\u00f2 e venne ad aprire la madre...<br>Tommaso gli racconta la sua storia cos\u00ec di brutto sul pianerottolo. La madre lo fa entrare e gli dice che Irene \u00e9 via in tourn\u00e9e per un po' di tempo! crolla il mondo, che fare? aveva mollato tutto ed ora, lei non c\u2019era.<br>La madre, che era una sentimentale di quelle giuste e pratiche, gli dice allora che pu\u00f2 restare l\u00ec da loro in attesa che la figlia ritorni.<br>E l\u00ec prende la parola Irene che racconta come al suo ritorno si sia trovata in casa questo tizio sconosciuto che viveva con loro aspettando lei:\" ma che cazzo vuole questo qui da me? sono giovane e libera, un italiano poi !!?\"<br>Ormai la frittata era fatta, buon viso a buon gioco...Lui aveva trovato lavoro come pizzaiolo e la madre era contenta di lui, non disturbava nessuno\u2026anche se era ormai installato l\u00ec, in mezzo ai piedi!!!<br>Il risultato \u00e9 che erano qui insieme sul cammino. Come faceva il padre con lei, cos\u00ec lei aveva fatto con lui: l'aveva portato a camminare quindici giorni sul Primitivo, il pi\u00f9 duro, per vedere come andava\u2026 roba da pazzi! ed era solo il secondo giorno!!!!<br>Io sghignazzavo perch\u00e9 conoscevo il trucco applicato da molte spagnole, ma nello stesso tempo ero ammirativo della costanza e fermezza di questo testone bresciano che alla fine c'era riuscito, non era mica da tutti fare quello che lui aveva fatto... e si vedeva bene che stavano filando d'amore e d\u2019accordo.<br>Per quanto tempo, non lo sapr\u00f2 mai... due giorni dopo lei si era dovuta fermare a causa di una tendinite acuta e non li ho pi\u00f9 rivisti. Questa notizia me la diede l'altra coppia intravista passando ad Arzua...spero che tutto sia filato via liscio, lo meritano!<br><br>Vero e Mauricio<br><br>La bolognese bionda soffice lentigginosa carina era passata da Cizur con il gruppone misto che \u00e9 stato qui ieri e che ha passato la notte in bianco a causa di una gastroenterite, dovuta ai dolci ed alle uova rimasti per ore al sole caliente della meseta nelle vetrine della bottegaia esosa di questo piccolo pueblo del cammino. Gli amici mi raccontano delle avventure della bolognese rimasta indietro ed io le tengo un posto per la notte. Non arriver\u00e0. <br>Ad Arroyo san Bol incontrarono Mauricio il musico e fu festa grande nella freak oasis. A Puente Fitero, Mauricio arriv\u00f2 a notte fonda e si mise a dormire dove capitava. <br>Al mattino tutti partirono presto e Vero tese la mano fino ad incontrare quella di Mauricio come se stesse ancora dormendo....<br>Si persero insieme cantando, ballando, ridendo, suonando, facendo massaggi e raccogliendo sacchi d'immondizia lasciata dagli altri pellegrini.<br>Vero era chiara, limpida come la pozza d'acqua dei suoi occhi, il suo cuore puro e la sua voglia di vivere e di conoscere enorme. <br>Mi piaceva come mi piacque subito Mauricio che apparve sulla porta dicendomi: \"sei flavio? ti ho portato fino a qui un'amica italiana\"<br>Entrata da avanspettacolo, abbracci e baci.<br>Lui era un brasiliano di 36 anni, emigrato in Portugal come molti, che era riuscito a salire in alto (pagava ancora le rate di una Ferrari che mai aveva guidato) facendo compromessi estetici (capelli, abbigliamento) e linguistici (abbandono della parlata musicale brasile\u00f1a per il portoghese pi\u00f9 chiuso) per la carriera d'architetto con studio di moda e fatturato enorme, e che era caduto, succede.... in fallimento, con l'aggiunta di un matrimonio fallito in 5 anni e di un figlio di 3 anni a carico, cose che capitano.<br>Parliamo di tutto e di niente, ridono tutti e due, felici di vivere. Lei mi abbraccia, dicendomi che sono qui per vedere me, offro due birre dal frigo, lui suona il flauto ed offre pomodori secchi. Parliamo. Ridono, sorridono, raccontano. Gente di buon cammino. Senza stress, senza buchi nei piedi per le bolle, senza limiti spaziotemporali ed ...innamorati.<br>Mi veniva in mente la mia compagna, il mio amore di cammino, che stava quasi ad Astorga.<br>E lui mi dice: vieni!\". Perch\u00e9? e stende un panno nell'aiuola. E Vero mi dice: \"ti fa\u2019 un massaggio, lo fa\u2019 a tutti quelli che gli piacciono come persone, \u00e9 il suo modo di ringraziare per l'amicizia offerta\". <br>Mi stendo un poco impaurito, \u00e9 grande con due manone enormi, mi afferra e comincia ad impormi forza, torsioni, posizioni, dolori e stiramenti. Sono duro, torto e resisto. Vero viene a vedere la scena da vicino, lui non l'ha ancora massaggiata cos\u00ec, ha paura di romperla.<br>Le sue dita mi fanno male. La lotta \u00e9 dura, poi mi lascio andare e finir\u00e0 bene....<br>Ci sediamo sui gradini a ciarlare, scambio di mail, abbracci, nuovi amici per sempre. Gli chiedo di raccontarmi la sua storia. Non abbiamo molto tempo. Pellegrini che arrivano. I suoi sogni, le sue certezze. Il cammino come spazio di libert\u00e0, di incontri, di scambi.<br>Ha gi\u00e0 massaggiato 70 persone e raccolto quintali di immondizia che i comuni non vogliono raccogliere, anche se gi\u00e0 insaccati. Legge il dolore o l'amicizia negli occhi della gente ed offre quello che pu\u00f2. Da ciclista si \u00e9 fatto camminante per avere il tempo della riflessione. Ci troveremo ancora. Cose da hospitaleri camminanti. Cose della vita. Incontri che ti marcano.<br><br>Laura ed i due bastoni.<br><br>Laura corre, fa\u2019 teatro e televisione, pubblicit\u00e0, studia e lavora. Si gode e vive la vita a pieni polmoni. Con il suo compagno ha deciso di venire a fare il cammino, una specie di mese di prova, 24 ore su 24, sempre insieme.<br>Una storia di coppia felice che si prepara minuziosamente il suo viaggio vacanza cos\u00ec diverso dal solito esotismo di moda.<br>Il giorno in cui il postino le recapita le due credenziali, il fidanzato ha un incidente in moto e lei resta sola. Mancava un mese alla partenza....<br>Lei decide di venire lo stesso a fare questo cammino che volevano fare insieme, una specie di lutto in cammino, porter\u00e0 i due bastoni uniti per affidarli all'oceano della fine del mondo nella costa da morte a Finisterra, un addio definitivo (???) a una parte di se stessa, che seguir\u00e0 le correnti vagabonde in un altro mondo.<br>La conobbi a Mellide, aspettava che l'unica doccia chiusa da una porta si liberasse, seduta su una panca di legno. <br>Un passerotto triste con le ali un poco spiumate e dolori da cammino troppo duro e veloce ovunque, come se la fretta di arrivare l'avesse contagiata o il gruppo di amici la tirasse troppo rapida verso la fine del mondo.<br>Non aveva mai mangiato pulpo e la portai con noi a cena, gruppo eterogeneo ma solidale.<br>Si aggreg\u00f2 con facilit\u00e0, alcuni si innamorarono di lei e della sua storia, miss Panth\u00e8ne non passava inosservata, soprattutto quando scioglieva i suoi lunghi capelli come nella pubblicit\u00e0 televisiva.<br>Un lenzuolo steso su un albero ad altezza rimarchevole con gli auguri di amici del cammino ci svel\u00f2 che anche altri camminanti e ciclisti le attestavano amicizia e solidariet\u00e0. <br>Era facile al contatto, anche se si vedeva che il suo fine era un altro e che la sua motivazione come i suoi pensieri erano rivolti al capo Finisterre.<br>Al faro, volendo scendere gi\u00f9 all'oceano, cosa un poco perigliosa, due rocciatori italiani presenti la aiutarono a scendere e fece quello per cui era venuta. Ora potr\u00e0 tornare a casa e rivivere...i bastoni flottano nel grande oceano.<br><br>**Paco e Feli<br>A volte i contrattempi favoriscono belle storie e nuovi incontri. Dovevo andare a Oviedo per fare accoglienza per gli ultimi 15 giorni di agosto e quindi lascio Cizur Menor a chi di dovere ed in due tappe arrivo all'albergue in centro citt\u00e0 sempre pieno come un uovo. Il presidente non c'\u00e9 e nessuno ne sa niente...<br>C'\u00e9 un tipo che arriva alle 5 del pomeriggio e mi dice che il presidente \u00e9 morto d'infarto facendo una tappa del cammino, che nessuno sa pi\u00f9 cosa fare, persino il computer \u00e9 inutilizzabile perch\u00e9 la password ce l'aveva lui e solo lui, un poco accentratore...e che lo hanno messo l\u00ec per aprire l'albergue ai pellegrini con una volontaria che in teoria dovrebbe pulire ogni giorno l'albergue (sotto la mia branda c'\u00e9 un giornale di tre mesi prima...), ma nessuno fa niente, n\u00e9 sa niente...!<br>In effetti l'albergue \u00e9 sporco, ristretto, tutti ammucchiati come in una scatola di sardine e chiusi dentro a chiave che non si pu\u00f2 uscire a cena...<br>Bof ! mi ritrovo con 15 giorni liberi prima di dover tornare a Saint Palais alla Maison Franciscaine... tanto vale andarmi a fare il cammino primitivo che da l\u00ec va a Mellide.<br>Uscire da Oviedo \u00e9 abbastanza difficile, ma via via, inerpicandomi sui sentieri ed incontrando gente che ha dormito sotto portici di chiese perch\u00e9 l'ostello era pieno, inizio ad entrare nel quotidiano del cammino. <br>Arrivo a mezzogiorno ad un bar poco prima dell'albergue isolato dove vorrei dormire e ci trovo una ragazza che sta bevendo una birra e che attacca discorso. Viene dalla Catalu\u00f1a ed ha subito un'operazione al cervello per un tumore e si sta distraendo un po' facendo delle tappe qui e l\u00e0...<br>Lei resta l\u00ec per pranzare, io voglio andare all'albergue per avere un letto, visto il pienone che c'era a Oviedo (NB: la rivedr\u00f2 a Lugo e nell'inverno Gronze mi dir\u00e0 che \u00e9 passata a camminare nelle grandi praterie in pace).<br>In albergue ci sono gi\u00e0 due estoni sportive che parlano un poco inglese e che vorrebbero scrivere una guida del cammino primitivo. Le ritrovo al bar e ceniamo insieme.<br>Poi arrivano due giovanissime polacche che hanno fatto Erasmus e due coppie italo-spagnole. <br>A proposito: \"vi siete mai chiesti perch\u00e9 i matrimoni fra un italiano ed una spagnola sono molto frequenti e durano, ed invece tra una italiana ed uno spagnolo solo avventure e baruffe chiozzotte??? \" Noi hospitaleri avevamo provato a fare delle indagini e ne risultava che le donne italiane cercavano nel macho spagnolo il macho che l'uomo italiano non era pi\u00f9, e che le donne spagnole cercavano nell'uomo italiano uno spagnolo educato e meno possessivo, meno machista...<br>Il giorno dopo iniziano le belle salitacce, le interruzioni del cammino per i lavori autostradali, la ricerca di bar dove fare colazione e pranzo... raggiungo le estoni e cammino con loro... giornata tranquilla. <br>Nell'albergue fuori Salas c'\u00e9 un pienone che per andare in branda devi scavalcare mille corpi che persino in cucina non ci si pu\u00f2 girare, ma c'\u00e9 gente in gamba e pronta allo scherzo ed allora organizziamo un trenino di massaggi fuori nel prato, alternando uomo e donna... le gambe e le spalle fanno gi\u00e0 male dopo due giorni duri ed il bello deve ancora venire...<br>Nel gruppone ci sono quelli di ieri pi\u00f9 altra gente che ha fatto il tappone da Oviedo.<br>Noto una morettina col corpo da cerbiatta tutta riccioli accompagnata da un uomo serio, che si guardano in giro come incuriositi da tutto questo andazzo babelico.<br>Visto che dovevo fare servizio come hospitalero, cerco di organizzare una cena comunitaria con quello che c'\u00e9, facendo spostare quelli che si sono installati in cucina e preparando una matriciana che di fatto non lo \u00e9, ma va bene lo stesso!<br>Si riparte un poco stravolti dopo una notte insonne e strada facendo si incomincia a conoscersi: le due estoni, le due polacche, le due coppie miste, la morettina ed il suo accompagnatore, i cinque giovani catalani che partivano alle 4 per avere sempre posto negli albergues, altri catalani, una coppia franco-murciana con una amica dolorante al seguito, una valenciana svelta come un capriolo che sfida i grandi marciatori professionali, il madrileno lungo che ha terribili dolori ai piedi, zio e nipote lisboeti con amica psicologa al seguito... gli altri accelerano, questi finiranno per fare gruppo con me e le stesse tappe.<br>Quando arrivo agli albergues, i 5 catalani giovani sono gi\u00e0 pronti per andare a pranzo a delle ore che per me sono impossibili e poi non cenano... gli altri pi\u00f9 adulti invece seguono un ritmo pi\u00f9 consono al mio e quindi si cena insieme... talvolta si cena in 20, fortuna che qui nelle Asturias si mangia davvero bene!! <br>Senn\u00f2 si organizza la cena in albergue se c'\u00e9 la cucina come a Padron...O rujo di hierbas cola a fiumi e si dorme bene e le lingue si sciolgono...anche i prodi marciatori professionali si uniscono a noi ed un ultimo catalano loco si aggiunge al gruppo ed il calore umano si respira a pieni polmoni. <br>Cerchiamo di alleviare le sofferenze varie, ma non si riesce ad impedire i vari abbandoni di gente che non ce la fa pi\u00f9: il primitivo \u00e9 davvero duro!<br>Scendendo dal monte Furado mi sento in forma come non mai e supero tutti di slancio sorprendendo gente pi\u00f9 avanti di me...il problema \u00e9 che oltre ad essere noi gi\u00e0 parecchi, gli albergues sono piccoli e c'\u00e9 un gruppo di turigrinos con auto al seguito che ci frega tutti i giorni i posti...allora faccio lo sprint, le tappe sono obbligate! <br>Arrivo alla fine della discesa e raggiungo la morettina ed il suo amico e scambiamo qualche parola andando...<br>Lei va come una scheggia nei suoi pantaloncini corti, lui la segue ed io dietro...pare una corsa a chi arriva primo e lei vuole stare davanti...<br>Ci fermiamo un attimo a bere al primo bar, quand'ecco la muta dei turigrinos senza zaino che arriva ed allora, di comune accordo, Paco, Feli ed io indossiamo gli zaini e ci mettiamo a correre nei boschi per arrivare a Berducedo che quasi passiamo l'albergue senza accorgercene...<br>Dieci brande gi\u00e0 prese, io mi metto per terra in mezzo...gli altri andranno 6km pi\u00f9 avanti, sempre a dormire per terra, tutto \u00e9 pieno, dovunque!<br>Gli spagnoli misti mi hanno adottato e ceniamo da una vecchia tutti quanti. La coppia franco-spagnola si \u00e9 appena sposata e faranno il loro primogenito proprio in questi giorni, l'amica zoppicante se ne torner\u00e0 a casa, troppo carica di peso e di problemi, le estoni trottano che \u00e9 una meraviglia, le polacche sono molto timide anche se parlano spagnolo e le due catalane con i loro tre amici sono bella gente.<br>Bene o male arriviamo fino a Lugo dove c'\u00e9 un pienone impossibile e ritroviamo i professionisti che paiono indecisi se immettersi nella fiumana del Franc\u00e9s o tornare a casa.<br>Una cena tutti insieme in centro e la decisione di andare in parte al primo albergue nel bosco, in parte al ponte romano in agriturismo (noi pi\u00f9 anziani).<br>L\u00ec Paco e Feli ci raccontano come stanno le cose dopo una cena abbondante e ben innaffiata...Feli \u00e9 separata da un marito che la menava perch\u00e9 geloso e possessivo ed aveva deciso di troncare con gli uomini, lei cos\u00ec carina e sorridente. Finch\u00e9 una amica l'aveva convinta a fare un corso di yoga dove, guarda caso, c'era Paco in licenza militare che si stava ricaricando le batterie dal servizio in Kossovo. <br>Poco a poco, senza forzare, qualcosa era nato, ma sempre gravava il ricordo della storia precedente e Feli non voleva ricascarci, anche se Paco era davvero un uomo tranquillo e calmo. Allora un giorno lui le dice che possono fare una prova. Andranno insieme su un cammino duro e difficile per 15 giorni sempre insieme e poi si vedr\u00e0\u2026 Feli accetta la sfida. Quindici giorni sempre insieme tra dolori e fatiche, tra la gente, senza intimit\u00e0, obbligati a condividere tutto, mettono alla prova anche le coppie pi\u00f9 stabili...<br>Questa era la loro storia ed un mattino, partito come spesso per ultimo, su un sentiero di campagna sterrato, trovai scritto col bastone un enorme \" Paco te quiero!\" che era la definitiva accettazione di Feli per una nuova vita di coppia...<br>A Mellide dopo un bel pulpo, seduti ad un bar del centro per un gelatino ed una birra di gruppo ormai compatto, mi restava un'ultima domanda da porre a Feli: \"perch\u00e9 correva sempre cos\u00ec veloce sul cammino senza fermarsi mai e tutti ad inseguirla?\"<br>E la risposta, tipicamente femminile, \"perch\u00e9 ho paura dei ragnetti e se corro non mi si attaccano!!!\" e tutti a ridere alla grossa perch\u00e9 pensavamo facesse parte della prova cui stava sottoponendo Paco...che ci guardava con occhi pacati e soddisfatti.<br>Grandi amicizie che ancora oggi proseguono e tanti bei ricordi. <br><br>***Camino4 : incontro di un chulo e di una chula<br>Lei lo vide e pens\u00f2:\" guarda il guapo! avr\u00e0 circa 45 anni. Deve essere molto ricercato dalle donne. Vale la pena di approfondire!\"<br>Lui la vide e pens\u00f2: \u201cguarda la guapa! avr\u00e0 35 anni. Tutti gli uomini la guardano, la desiderano, si innamorano...come questo giovincello che la accompagna come un cagnolino. Vediamo un po\u2019\u2026\"<br>Perch\u00e9 una donna sposata e felice (come dice lei) rischia la sua vita e la sua reputazione, accendendo, stuzzicando e provocando uomini come lei fa\u2019? (dicono gli invidiosi ed invidiose).<br>Lui pensava che questa \"signora\" doveva essere una donna libera ed indipendente, con cervello e volont\u00e0 sue, capace di sorprendere tutti quanti con la sua forza.<br>Lei pensava che lui fosse un uomo maturo che nascondeva cose della sua vita passata, una fortezza, un'armatura che come sfida voleva conquistare.<br>In questo i due si trovavano uniti: il meglio \u00e9 la seduzione, la conquista della fortezza, non il dopo, il possesso che implica la routine difficile da gestire.<br>Lui non si era mai sposato. Lei s\u00ec, una volta, la unica.<br>Cominciano un gioco che solo loro capiscono. Per gli altri lei \u00e9 solo una scaldapalle, una a cui piace attizzare gli uomini, e lui un chulo. Sempre gli stessi preconcetti maschilisti.<br>Parlano di tutto e di niente, si stuzzicano un pochino, si titillano, si sfiorano, si toccano, si guardano, parlano di tutto. O meglio, lei parla e lui ascolta.<br>La miglior cosa: saper ascoltare e capire tutta una vita.<br>A lui piaceva parlare, raccontare storie, stare al centro dell'attenzione divertendo la gente.<br>A lei interessava aprire il suo cuore, condividere con altri, esistere, verificare il suo modo di essere e la sua capacit\u00e0 di attrazione.<br>Lui ascolt\u00f2 e profitt\u00f2.<br>Quale fondo di esperienze aveva costruito questi due personaggi? chi lo sa! <br>Quali esperienze vissute e sofferte avevano avuto prima?<br>Angoli spigolosi e rotondit\u00e0 si affrontano, carezzandosi.<br>Una fiammella comincia ad accendersi sul fondo e resta in vita....<br>Lui aspett\u00f2 seduto sotto la scala che lei venga a chiacchierare al chiaro della notte stellata. <br>Per\u00f2 niente! <br>Lei se ne andr\u00e0, per\u00f2 torner\u00e0 dieci giorni dopo.<br>Lei aveva una agenda piena di impegni, alla fine decise di riservare tre giorni per lui. Ritorn\u00f2 ed attacc\u00f2 diretto.<br>Lui non oppose resistenza, per\u00f2 aveva un poco di paura. <br>Che succeder\u00e0? <br>Passo dopo passo, tocco dopo tocco, mano a mano, bacio dopo bacio, carezza dopo carezza, notte e giorno, in mezzo a tutti quanti, la cosa si manifesta evidente: hanno un legame che si rafforza, che durer\u00e0 nel tempo.<br>Lei non sa nulla di lui, lui sa quasi tutto.<br>Nuda, morena, senza peli, lei gli insegna dove toccare e baciare, lui obbedisce ed introduce le sue varianti.<br>Lui ha ancora paura.<br>Lei beve e mangia (come per ingrassare) spesso. Lui la guarda come amoroso. Sono come due fidanzatini di 16 anni, passione e sensibilit\u00e0.<br>Lei non dimentica di fare la circe in pubblico, \u00e9 la sua maniera di vivere e di essere.<br>A lui piacciono gli sguardi degli uomini ed anche delle donne che lo desiderano: perch\u00e9 lei e io no? perch\u00e9 lui ed io no? Tutto un gioco di apparenza.<br>La realt\u00e0 \u00e9 come sempre la risultante, una risultante di differenti opposizioni di forze contrastanti che alla fine aprono una soluzione imprevista.<br>Sto con te tre giorni e poi ritorno in cammino.<br>Di tocco in tocco, pi\u00f9 profondo il rapporto fisico e la amicizia amorosa, fino al giorno della partenza, con molto dolore e pena, qualche lacrima e molti desideri insoddisfatti. <br>Non abbiamo concluso niente, tutto cominciava ad essere bene e lei lo taglia in questa maniera! Perch\u00e9 non si ferma qui pi\u00f9 tempo?<br>Non chiede molto lui, una settimana di pi\u00f9 e poi lei pu\u00f2 farsi gli ultimi 100km e prendersi la maledetta compostela per testimonio...<br>\"Perch\u00e9 non si ferma di pi\u00f9\" dicono gli uomini del pueblo? \"hombre! non permettere che se ne vada!\"<br>\"Non posso, devo andarmene!\"<br>Punto finale.<br>Talvolta, aprire il proprio cuore a tutti \u00e9 pericoloso. <br>Ti penso sempre, per\u00f2 so che ogni giorno tu stai ritornando alla tua vita. La fine del tuo cammino fu per te la soluzione per lasciare incompiuta la nostra \"storia\": devo tornare, devo andare!<br>Ti ringrazio di aver soluzionato la cosa, per\u00f2 adesso sento la tua mancanza.<br>Una vocina dentro di lui gli sussurrava e talvolta gli gridava:\" scemo! ti sei gi\u00e0 ridotto come gli altri! Circe ti ha fatto maialino...\" Ma che bello che \u00e9 stato! ahahaha<br>2 parte<br>L'autunno e l'inverno sono passati, internet e qualche telefonata, gli auguri di compleanno e la promessa di vedersi, fino a quel giorno in cui arriva l'invito a venire a vederla, promessa di orizzonti aperti e... di nuovo insieme...<br>Il volo arriva di mattina presto, lei sar\u00e0 l\u00e0 ad aspettarlo. <br>Lui si prepara per bene, \u00e9 come un atleta alla vigilia della competizione, ma anche sicuro dei suoi mezzi, al culmine della sua forza. <br>La scaletta si avvicina, si scende! <br>Dall'alto della scalinata dell'aeroporto lui la cerca con gli occhi e con il cuore...<br>Lei non c'\u00e9! <br>boh? scendo a prendermi un caff\u00e8 per svegliarmi, arriver\u00e0.<br>E c'\u00e9 un tizio col braccio alzato e nella mano una foto. <br>Ma sono io !<br>\"Hola! sono io nella foto!\" <br>\" Hola, sono il marito, lei non pu\u00f2 venire, non sta bene\"<br>Boumm, mi cascano le palle, tutte le energie si svuotano dal mio corpo diventato improvvisamente debole. <br>Lui mi invita a seguirlo alla macchina, dobbiamo fare trecento km insieme. <br>E mi racconta di come sua moglie gli abbia raccontato di me, presentandomi come il fraticello francescano che l'ha aiutata nei momenti di crisi lungo il cammino, di come ora tutto vada meglio tra di loro (hanno comprato una casa nuova e lui spera che lei gli faccia un figlio), di come anche i suoi genitori l'abbiano trovata migliorata...<br>Ed io ascolto in silenzio quest'uomo, anche simpatico, spegnere uno dopo l'altro tutti i miei sogni, tutte le mie speranze.<br>Arriviamo alla loro casa, lei \u00e9 seduta in salotto; un salotto molto freddo e geometrico, distante, quasi indifferente, con una grande televisione ed un computer che troneggiano. Facciamo colazione tra pochi convenevoli ed il marito dice che deve andare al lavoro...<br>si vede che la ama.<br>Le chiedo perch\u00e9 tutto questo, perch\u00e9?<br>Lei dice che ci ama tutti e due, lui l'amore maritale, il padre dei suoi futuri figli, l'uomo che la mantiene, che la sopporta quando fa le bizze...io, l'amore ipotetico, lontano, dei sogni incompiuti, delle fughe di cui ha bisogno per continuare a vivere la routine matrimoniale coi suoi impegni e costrizioni. <br>Sono stato l'elemento che le ha permesso di decidere di adeguarsi a questa vita, prendendosi ogni tanto degli spazi di evasione, ma senza pi\u00f9 ricorrere a me che valgo troppo per lei e che, quindi, non devo soffrire...<br>Mi alzo, raccatto lo zaino, sbatto la porta e me ne vado.<br>3 parte<br>Per tre giorni mi sono richiuso in un piccolo hotel a piangere e poi sono tornato a casa, lei mi ha chiamato e mandato messaggi, io ho chiuso internet e telefono. Ho bisogno di rimettermi dal colpo, la ferita \u00e9 troppo grande.<br>Come fanno le donne? tagliano netto e non si guardano indietro! almeno cos\u00ec ci raccontano...allora seguo anch'io questa via e cerco di dimenticare quello che poteva essere un grande amore. Forse lo \u00e9 stato nel tempo che \u00e8 durato. Peccato che io volessi di pi\u00f9... e non \u00e9 stato possibile. Davvero peccato! aveva ragione Ulisse coi suoi marinai diventati maialini\u2026dietro lo schermo della maliarda c'era una vita normale che pi\u00f9 normale non si pu\u00f2 ed io ero un poco di pepe... l'hospitalero sempre disponibile per le ferite degli altri.<br>Ma chi me le cura le mie?<br><br>LA COPPIA (scoppiata) CANARIA<br>Arriva un gruppo misto di signore con al centro un tipo scuro di pelle ed un gran sorriso da seduttore. <br>Ce ne sono parecchi che vengono sui cammini per le scappatelle, uomini e donne, senza distinzione, od anche solo per cambiare aria dalla vita di coppia di tutti i giorni. <br>L'occasione fa\u2019 l'uomo-donna ladro, dicono...<br>Prendono possesso dei letti, tutti vicini, e lui si mette a cucinare.<br>Le prende per la gola?<br>30-40-50 anni, donne sole od in coppia o in trio che vengono sul cammino per alleviare la propria solitudine, combatterla, trovare un compagno d'occasione o stabile\u2026 vale per gli uomini e per le donne e vale anche per gli intermedi, i diversi, come li chiamano.<br>Mille storie personali e talvolta generalizzabili, mille vite che si incrociano, delle coppie che si formano, altre che si sfasciano.<br>Ogni giorno se ne vedono delle belle.<br>Il fiume di umane genti scorre, a volta lento, placido, tranquillo, quasi ozioso; altre volte tumultuoso, umorale, violento, da piena che tutto travolge e tracima fuori.<br>Anche quel pomeriggio era da piena tumultuosa agostana, con il sole che picchiava forte.<br>Dopo il pranzo il gruppo faceva la siesta, io spostavo materassi in chiesa e mandavo ciclisti da Maribel. <br>Quand'ecco arrivare sulla salitella una signora biondotinta accaldata trafelata che mi dice di cercare suo marito che sta sul cammino, li da me.<br>Cerco il nome sul registro. <br>\"Ecco, \u00e9 lui! Mi racconta di andare in cammino per fede\" mi dice lei tra i singhiozzi\" ed invece corre dietro ad ogni gonnella, lasciandomi a casa con tre figli!\"<br>Un'amica l'aveva avvertita della cosa ed allora aveva preso l'aereo ed era venuta a vedere coi suoi occhi, correndogli dietro ormai da tre giorni.<br>\"Ma perch\u00e9 non lo molli, se ti cornifica sempre?\" dico io con la mia logica da senza famiglia.<br>\"Perch\u00e9 lo amo\" dice lei\" anche se mi accusa di essere paranoica, gelosa, egoista\".<br>Inizia a girare per le stanze, in chiesa, nel prato dietro la torre, nei bar, nell'altro albergue... Niente! \u00e9 scomparso!<br>Piange, urla, me li sveglia tutti. Qualcuna la consola...io non so che fare. <br>Si mette a correre da tutte le parti.<br>Una tizia (che dovrebbe farsi i fatti suoi) le dice di andare a vedere dietro, dove c'\u00e9 il lavandino per i panni e ...patatrac, il tizio \u00e9 l\u00e0 in buona compagnia... che stende i panni<br>Uhm, apriti cielo...urla, sberle, corse e rincorse...oggi le comiche<br>Intervengo in una pausa per dirgli di andare a farsi le cose di famiglia da un'altra parte.<br>Lui capisce e se ne va al bar. Lei ha bisogno di piangere di farsi ascoltare. L'altra scompare. Io vado alla conferenza in chiesa, con le orecchie tese, pronto ad intervenire se la cosa si fa\u2019 davvero grave.<br>Dopo un po' lei va al bar a cercarlo...e se ne tornano abbracciati...lei si mette in ghingheri, vanno a cena...lei \u00e9 superultrafelice, lui un po' meno...<br>Tutto a posto? S\u00ec, dice lui.<br>Lei \u00e9 raggiante, torner\u00e0 sull'isola dai figli, domani.<br>Lui lo rivedr\u00f2 una settimana dopo a Villasirga con un'altra delle sue conquiste...<br>Storie ordinarie di umanit\u00e0 in cammino. Storie da hospitalero.<br><br>LA COPPIA FRANCESE<br>Stavamo camminando in Navarra, avevo finito il servizio a Cizur e mi ero ingruppato con delle tedesche ed un francese in crisi sentimentale che una di loro cercava di consolare. <br>Una di quelle tappe di pianura e collina con qualche arbusto, dei vasti campi di grano e qualche boschetto frammisto a dei canneti sui pochi corsi d'acqua e canaletti d'irrigazione.<br>Ci eravamo appunto sdraiati un po' a riposarci dalla calura terribile dell'estate 2003, quella dei diecimila morti di caldo in Francia, a berci la poca acqua rimasta ed il paese era ancora a sei km...<br>Quand'ecco passare un uomo che teneva tra le mani una corda di quelle da alpinista a cui dava degli strattoni di quando in quando...e dieci metri pi\u00f9 indietro ...una donna con la corda legata alla vita...che si faceva o si lasciava trascinare...<br>L'uomo non ci aveva degnato di uno sguardo. La donna ci guard\u00f2 con occhi supplicanti...<br>Non ci voleva molto perch\u00e9 le tedesche si guardassero negli occhi, decidessero in un istante e mi implicassero in una rincorsa...solo perch\u00e9 io parlavo molte lingue, credo.<br>Infatti a me non va di intromettermi negli affari altrui, se non ci sono chiamato, e quindi, di solito, faccio finta di niente. <br>Sono ben altri i problemi societali di cui bisogna occuparsi e per cui spendere le poche energie disponibili, in questi tempi di egoismo individualista.<br>Ma l\u00ec ero nel gruppo e bisognava agire di concerto.<br>Ci avviciniamo alla signora reticente e scopriamo che \u00e9 francese. Mi tocca fare da interprete col mio tedesco-inglese scadente...<br>Lei ci racconta che suo marito, quello che tiene l'estremit\u00e0 della corda, \u00e9 un patito di cammini e che ci viene ogni anno e che lei approfitta del tempo libero per vivere con sua figlia ed i suoi nipotini, fare la nonna a tempo pieno, insomma, e che le piace molto.<br>Lui invece, anno dopo anno, le chiede di venire a fare un cammino con lui e lei fa di tutto per non venire...<br>Allora, quest'anno lui l'ha minacciata di andarsene per sempre, se lei almeno una volta non ci veniva.<br>Ma gi\u00e0 dal primo giorno a saint Jean pied de port, nella terribile salita fino ad Orisson e poi nella discesa a Roncisvalle, si era resa conto che non era cosa per lei...non c'era niente che le piacesse, n\u00e9 camminare con lo zaino in spalla, n\u00e9 dormire tutti quanti insieme, n\u00e9 russare e restare svegli per la stanchezza, n\u00e9 le alzatacce ed i pasti sempre uguali del men\u00f9 del peregrino, n\u00e9 i soliti discorsi di chilometri, di tappe, di vesciche, di albergues....sempre la stessa cosa tutti i giorni!!!<br>L'unica cosa che la consolava erano le telefonate a casa ai nipotini ed alla figlia, la sera, prima di cena e della malinconia che invariabilmente la prendeva al tramonto. <br>Il marito, invece, era nel suo elemento, perfettamente a suo agio, nei soliti discorsi di pellegrini veterani e di cammini fatti e da farsi.<br>Finch\u00e9, a Pamplona, lei si era ribellata. Era l'ultima citt\u00e0 da dove poteva tornare in Francia senza troppi problemi, non parlando la lingua...Voleva tornare a casa! costi quel che costi!<br>Lui l'aveva convinta che da Logro\u00f1o era meglio, per i trasporti... per la loro vita di coppia...<br>Ma lei non ce la faceva pi\u00f9! voleva tornare dai suoi nipotini, alla sua vita di nonnina!<br>Allora lui aveva comprato quella corda e l'aveva legata, togliendogli passaporto e soldi.<br>Cos\u00ec, volente o nolente, lei doveva continuare il loro cammino di coppia...ahahahah<br>Non aveva fatto i conti con le tedesche protestanti dell'est, libere di costumi, ma rigide di morale e di giustizia!!!<br>Con le due tedesche allunghiamo il passo fino a raggiungere il Francese e le ragazze mi chiedono di tradurgli il fatto che se non lasciava subito libera la signora, al primo Quartel della guardia civil avrebbero sporto denuncia e fatto incarcerare...<br>Lui risponde che non sono fatti nostri e di proseguire la nostra strada!<br>Acceleriamo che mi esce la lingua dalla bocca per il caldo e la sete, dopo tutte quelle emozioni, ed arriviamo al pueblo. <br>Cerchiamo il Quartel e sporgiamo denuncia. Il guardia civil ci guarda incredulo, pensa che lo stiamo prendendo in giro... finch\u00e9 vede le foto che abbiamo scattato ed allora, in barba al tanto decantato machismo ispanico, allerta in fretta e furia un collega e vanno incontro alla coppia legata...<br>Lui era talmente sicuro dei suoi diritti: \" questa \u00e9 mia moglie e ci faccio ci\u00f2 che mi pare!\" che resta di stucco, quando i guardia civil liberano dal cordame la moglie e lo ammanettano portandolo al Quartel.<br>Lei ci guarda con un sorriso e qualche lacrima di liberazione, un guardia civil la accompagna al treno a Logro\u00f1o dopo avergli reso passaporto e soldi, noi andiamo in albergue a riposarci e festeggiare con litri d'acqua l'avventura, il marito resta una notte in gattabuia a meditare sul cammino imposto...<br>Il poi non lo so.<br><br>*** NUTELLA<br>Salutate le sudamericane al Seminario Menor, parto solo verso Negreira che \u00e9 gi\u00e0 tardi. Come spesso mi fermo a mangiarmi un panino al baretto di Augas Pesadas, prima della salitaccia dell'alto del mar de Ovellas che ci sputi l'anima, fortuna che l'hanno resa agibile...<br>Il caso vuole che mi metto lo zaino in spalla proprio quando passano sulla strada due svizzere di Ginevra di origine gallega. Una va come una scheggia, quella carina e che parla 4 lingue; l'altra soffre e non ne pu\u00f2 pi\u00f9... Sulla salita faticosa e sbuffante incontriamo madre e figlia anglo-olandese (lei pittrice, la madre vetero-hippy). Il nostro gruppetto ansimante arriva alla fontanella e poi al baretto del pueblo seguente, dove urge ristorarci con un buon caff\u00e8 ed un chupito di \u2018o rujo licor de hierbas. Vado in bagno e quando esco, c'\u00e9 un gruppo misto fuori dal bar ed un tipo che sta parlando con le ragazze. Mi dico: \" toh, questo deve essere un playboy italiano all'acchiappo sul cammino\u2026\" <br>Nel gruppo ci sono altri due italiani con una ragazza spagnola e due tipe, di cui una trascina i piedi, si vede che soffre le pene d'inferno, come la svizzero-gallega.<br>Si ciarla un po', tutti abbiamo bisogno di rifiatare...in fondo il cammino fisterrano \u00e9 la ciliegina sulla torta, lo spazio di libert\u00e0, l'andare verso un fine naturale...e quindi siamo tutti abbastanza rilassati, il pezzo lungo l'abbiamo fatto arrivando a Santiago.<br>La bionda sciancata mi dice ridendo che il mio zaino \u00e9 troppo nuovo. <br>Ma come, a me che vengo dalla via della Plata, cotto dal sole, \"grande camminatore\" ahahahah con il mio zaino nuovo da 25\u20ac dei saldi invernali!!! Ah no! questo non si deve fare! Le giro lo zaino e le dico di leggere sul dorso la lista degli ultimi anni di cammini....<br>Legge e non fiata pi\u00f9: 1 a 0, palla al centro...e sorride....<br>Tanto pi\u00f9 che quello che pensavo a prima vista essere un acchiappa-pellegrine, dopo un momento di riflessione, prende la sua macchina fotografica e mi dice: \"ma io ti conosco, guarda! sei in queste foto a st Jean pied de port dove facevi l'accoglienza ai pellegrini in partenza! sei tu l'hospitalero che mi ha dato la credenziale ed il primo sello! \" e le mostra a tutti... potere dell'immagine! non sono pi\u00f9 anonimo, sono \"qualcuno\", merito rispetto ahahahah seghe mentali e miti extra lucidi...!!!!<br>Iniziamo a camminare verso Ponte Maceira, la strada \u00e9 larga, le discussioni si frammentano ed i gruppetti si formano scambiandosi note e facendo conoscenza. Anna, la sciancata bionda col mal di piedi, va piano; Antonio che mi ha soprannominato \"l'alfa e omega, inizio e fine del suo cammino\" cammina con l'altra altoatesina con cui condivide una grossa conoscenza teologica e pare facciano coppia da poco (le due e lui si sono trovati al Cebreiro pur avendo iniziato a saint Jean pied de port). Le svizzere si sono fermate al bar ad aspettare il bus e madre e figlia hanno cose loro da risolvere.<br>Anna ha difficolt\u00e0 a pronunciare i nomi dei posti, la lingua le scivola e poi \u00e9 tirolese e l'italiano lo parla male. Ha fatto tutto il cammino senza problemi; lei e l'amica l'avevano preparato proprio bene, con tempi e metodi ed allenamento intensivo... l'organizzazione germanica non si smentisce mai! <br>Per\u00f2 ha cominciato ad avere male al piede negli ultimi 150km. Strano, proprio quando Antonio si \u00e9 unito a loro!!! In pratica, mi lascia intendere che si \u00e9 sentita esclusa dall'amica nel suo nuovo \"rapporto\" con Antonio e lasciata indietro.<br>Le faccio da accompagnatore, andiamo piano, parliamo un po', del pi\u00f9 e del meno...<br>E' chiaro che gli altri due hanno voglia di stare un po' da soli e li lasciamo andare...stanno scoprendosi l'un l'altra.<br>Ci ritroviamo a Ponte Maceira, luogo incantato, e poi al supermercato di Negreira, prima di salire all'albergue che come al solito \u00e9 stracolmo, si dorme per terra, i bagni fanno schifo, l'hospitalera \u00e9 la solita merdosa che odia gli italiani, forse perch\u00e9 \u00e9 stata schiava di casa a Roma dal papa...<br>Trover\u00e0 la maniera di farci tribolare, impedendoci di mettere i materassi per terra, chiedendo soldi a tutti come se l'albergue non fosse a donativo (se li mette in tasca lei, mi confermer\u00e0 l'assessore competente). <br>Bene o male la notte passa, la gente pi\u00f9 chiacchierona alla fine si addormenta, gli alcolizzati vomitano un po' dovunque (siamo in piena estate, tempo di vacanze e di turigrinos). Mi sono sistemato fuori sotto il portico, ha fatto freddo e umido e le ragazzine in tenda hanno chiacchierato tutta notte, era la loro prima tappa.<br>Un caff\u00e8 caldo offerto gentilmente mi sveglia, anche se partir\u00f2 quasi ultimo con l'accordo di trovarci al primo bar...<br>Sono gi\u00e0 al bar di Herminio a Vilaserio, pronto a ripartire dopo il pantagruelico panino offerto da lui e da Silvia, la figlia (sono amici da anni e sempre mi fermo, spesso anche a dormire alle vecchie scuole) quando vedo i tre arrivare...ma dove li ho superati? misteri del cammino! <br>Ripartiamo insieme in due coppie, Antonio e la tipa non aspettavano altro, ci ritroveremo poi al bar di Maro\u00f1as per lo spuntino del primo pomeriggio. <br>Con Anna parliamo molto, di tutto un po\u2019, e gli altri due ogni tanto si fermano ad aspettarci perch\u00e9 lei trascina la gamba con molta sofferenza. <br>Arriviamo tardi a Olveiroa, non c'\u00e9 pi\u00f9 posto. Puri non c'\u00e9. Non c'\u00e9 pi\u00f9 la cena comunitaria che aveva reso questo posto un punto fermo del cammino. Hanno aperto un ristorante... Cambiano le cose\u2026 Dobbiamo dormire per terra senza niente in cucina, c'\u00e9 troppa gente!<br>Alle 5 del mattino, il brasiliano stronzo finto new-age accende la luce e pretende di cucinare, fa\u2019 apposta a fare rumore, figlio di buona donna, viene voglia di strozzarlo...<br>Mi alzo e gli chiedo di rispettare il tentativo degli altri di riposare, niente da fare; si alza anche Antonio e quasi lo mena...due ore di rumori vari e di luce accesa prima che se ne vada!!! <br>Sono le sette e stanchi morti, partiamo anche noi...ci fermeremo al bar di Fabrica per colazione dopo aver sbagliato strada perch\u00e9 immersi in gran discussione sulla vita, la morte, gli amori e gli affetti, l'umanit\u00e0 ed il divino...in cima ai monti, quasi toccando il cielo.<br>Antonio conosce a memoria i versetti della bibbia, l'altoatesina \u00e9 laureata in teologia, io un materialista storico dialettico, Anna maestra d'asilo.<br>Le nostre discussioni proseguono anche dopo la sosta alla cappella sempre chiusa della madonna della neve dove ciascuno scrive qualche riga nel quadernetto sull'altarino, ma sono interrotte da una pioggia subitanea, fredda, violenta con molto vento. <br>Noi non lo sappiamo, ma era prevista tempesta sul monte e ci siamo in pieno dentro, tutti quanti e non c'\u00e9 nessun riparo perch\u00e9 gli incendi dell'anno prima e le piogge invernali hanno lasciato il cammino brullo, nudo e scavato dalle intemperie, come stravolto dalla forza degli eventi... e tutti noi con le nostre ridicole mantelline o giacche a vento strappate dal vento , inzuppati fino al midollo, senza vederci nulla, avanziamo come pellegrini poverelli di altri tempi in mezzo al tempo inclemente di questa tempesta, raccattando via via gente che era partita prima di noi che \u00e9 in perdizione e che nel gruppo trova la forza di non lasciarsi andare....<br>La Protezione civile di Cee uscir\u00e0 a recuperare i derelitti per tutto il pomeriggio e la notte. La tempesta \u00e9 davvero forte e ci costringe a fermarci nel salone del Grumir di Cee gi\u00e0 stracolmo di pellegrini emananti vapori ed umidit\u00e0, distrutti da questa giornata campale, invece di andare fino a Redonda all'albergue Agacs. <br>Antonio non vuole fermarsi nello stanzone, preferisce portare le ragazze in hotel, io resto qui. Ci ritroviamo per la cena. Antonio dorme in stanza con la teologa, io avrei potuto stare con Anna invece di tornare nello stanzone umido e puzzolente, ma non ero ancora pronto, i ricordi freschi occupavano ancora il mio lato sessuale e le mie preoccupazioni...<br>Ci troviamo in piazza al bar per una bella colazione prima dell'ultimo giorno di cammino che faremo a coppie. <br>Antonio deve prendere l'ultimo bus a Fisterra per tornare a Santiago di fretta... ma prima ci facciamo una monumentale paella che lui soffrir\u00e0 nel tragitto in bus di tre ore tutto curve per il ritorno...<br>Noi andiamo al faro con altri amici ritrovati qui per il tramonto freddo col fuoco e tanto silenzio ed un poco di tristezza. La teologa si \u00e9 fatta rimproverare da un tedesco che pare la conosca, per averlo snobbato negli ultimi 150km... Anna vuole solo tornare a casa, le due non si parlano quasi pi\u00f9. <br>Nel buio della discesa al paese riesco a convincerle di passare da Roberto al bar Galeria per un chupito prima di andare in branda. Bottiglia, musica, balli, sbronza... Roberto fa un po' di cinema ballando con una danese compita che si lascia travolgere in un tango...cose da fine cammino! Anche Anna ritrova il sorriso e ballano tutte e due scatenate nello spazio ristretto del bar. Al mattino un bigliettino sullo zaino mi annuncia la loro partenza mattutina ed un addio. Io me ne vado a Muxia prima di tornare a Santiago ed al servizio di hospitalero estivo.<br><br><br><br>*Paula <br>PRIMA PARTE- Cizur Menor (Pamplona) albergue de la Orden de Malta.<br>Infagottata in larghi pantaloni chiari, con due ginocchiere che si lasciavano intravedere, sandali con calze, un grosso bastone rustico, uno zaino troppo grande per lei, sotto il cappello un \"viso\" da uccellino sperduto\u2026ma un sorriso assassino, uno sguardo franco e due occhi neri come i suoi capelli, Paula camminava sola, ma sempre circondata e seguita dallo sguardo della gente. Lei non era propriamente una vamp o una bellezza eccezionale, ma aveva una maniera di fare e di muoversi e di lasciar trasparire che non lasciava impassibili. Pareva una midinette degli anni 30, della \"Belle \u00c9poque\". Lei lo voleva e lei lo sapeva, era la sua forza. <br>Dopo aver timbrato la sua credenziale e quella del suo accompagnatore del giorno, un giovane catalano, gli indico la sua branda e continuo il mio servizio di accoglienza. <br>Nel corso della giornata, all'improvviso come un fantasma fuggente, lei comparir\u00e0 in \"sari trasparente\" per andare a docciarsi dello stile:\" sconvolgi il branco\". Un fiore carnoso, una \"maliarda\", una Circe. Scomparso lo \"sciusci\u00e0\" senza forme dell'arrivo, la seduzione prendeva il passo sul resto...<br>Come sempre, mi siedo fuori a chiacchierare dopo l'ondata dei pellegrini che aveva riempito l'albergue. Ciascuno ha i suoi problemi, dubbi, preoccupazioni ed io cercavo di fare del mio meglio per aiutarli. Paula girava li' intorno, qualche parola. Carmelo arriva per la \"charla\" quotidiana sull'Ordine di Malta con la sua MG 1963 verde e la cattura grazia al suo carisma di se\u00f1or banchiere privilegiato. <br>Durante la sua esposizione nella chiesa, io mi siedo di traverso sui gradini del portone per poter nello stesso tempo sorvegliare l'entrata dell'albergue, nel caso in cui arrivino altri pellegrini, ed ascoltare. Gi\u00e0 la chiesa \u00e9 piena di materassi. Osservo di traverso Paula assorta nei suoi pensieri, un'ombra triste vela il suo sorriso, sta ascoltando o \u00e9 persa nei suoi fantasmi? Lei che sconvolge il branco, dove trova la forza di vivere cos\u00ec, lontana da casa e dal marito, mettendosi in gioco e correndo il rischio di spezzare il suo m\u00e9nage matrimoniale? non sempre, sui cammini, si incontra gente buona e comprensiva\u2026capita di incontrare quello che va gi\u00f9 duro pensando che comprensione ed ascolto siano anche voglia ed apertura sessuale.<br><br>Arriva la sera e visto che lei chiede degli spaghetti italiani, faccio l'\u00e9quipe di cucina con tutti quanti, italiani, spagnoli, tedeschi e francesi (toh, anche francesi e tedeschi sono della compagnia). Un casino in quella cucina cos\u00ec piccola e con tre fuochi elettrici, ma a me piace questa mescolanza, la comunit\u00e0 in marcia. Ci dividiamo pasta all'amatriciana, del prosciutto, pane e vino e del caff\u00e8 italiano che avevo nella mia scorta personale. La cucina \u00e9 piccola, mi ritrovo vicino a lei e gli domando, un poco sbarazzino, perch\u00e9 adesso \u00e9 cos\u00ec coperta mentre prima girava in sari \"trasparente\". \"Ho freddo, mi risponde, ho sempre freddo. Posso bussare alla tua porta stanotte se sento freddo?\". \" normalmente chiudo a chiave, butto l\u00ec un poco ironico, vedremo\u2026\" Il suo telefonino suona, \u00e9 un italiano che la cerca, venuto apposta da Pamplona per vederla. Pare che quasi dappertutto ci siano fedelissimi alla sua ricerca... e lei ne parla volentieri come un cacciatore della sua selvaggina\u2026<br>Cosa c'\u00e9 dietro questi cammini, sola, in mezzo ad amicizie ed equilibrismi sul filo del rasoio? Sono intrigato...<br>Succede un casino tra il cileno e la moglie venuta a cercarlo sul cammino, dove lui ogni anno va a caccia di amiche mentre lei se ne sta alle Canarie con i figli, e tra pianti, strilli, fughe ed insulti mi tocca ascoltare delle storie di famiglie e coppie ordinarie\u2026 Proprio da me doveva essere quel giorno l\u00ec??? Ma cos\u00ec mi perdo Paula e resto seduto fuori sotto le scale fino a tardi, sperando che lei compaia...niente.<br>Preparo i tavoli per la colazione e vado a riposare...cio\u00e8 a cercare di dormire un poco. Ma come sempre troppo rumore, gente che arriva di notte ed altri che partono presto, un solo bagno, la cucina di fianco, gente che sale all'Alto del Perdon alle quattro del mattino con le frontaline senza vedere niente del panorama e del percorso, la massa se ne va verso le sei, le sette, le otto ed i ritardatari tiratardi che bisogna cacciar via... Un'altra giornata ordinaria da hospitalero volontario in agosto sul Camino Franc\u00e9s. <br><br>2a parte \u2013 Villalcazar de Sirga (Palencia) \u2013 albergue municipal.<br>Piccolo albergue, per\u00f2 una camera ripostiglio per me solo. Qui posso dormire e mi sento bene. Dopo due giorni di attesa che i due hospitaleri del turno prima di me se ne vadano, dormendo per terra, l'albergue \u00e9 per me solo. Sto facendo pulizia e sento una voce dal basso: \"Flaviooooo\u2026.Cappuccinoooooo\u2026..\" oh putain!! E' Paco, il frate cappuccino di Valencia, che era restato infermo una settimana all'albergue di Cizur Menor, che \u00e9 venuto a trovarmi! Super! Mi racconta del suo pezzo di cammino, la gente\u2026 Cucino del riso e due bistecche. Forse avrebbe preferito andare al ristorante in faccia a mangiare la caldereta...gli piace mangiare, lo metto a regime\u2026 cos\u00ec la prossima volta bevendo e pi\u00f9 leggero camminer\u00e0 senza tendiniti disastrose...(che stronzo che sono!)<br>Poi, fuori sulla porta a fare l'accoglienza ch\u00e9 i pellegrini s'impazientiscono. Gente che conosco, dato che sono passati prima a Cizur Menor. Ogni giorno ne passano a dirmi ciao e si fermano anche in questo posto di mezza tappa a 6km da Carrion de los Condes, nodo centrale del cammino. Questo mi fa piacere, gratificazioni dell'hospitalero!<br>E l\u00e0, Paco mi dice che una pellegrina gli ha chiesto di me, la mia mail e che lui gliel'ha data. Ci scambiamo gli ultimi saluti e la promessa di rivedersi l'anno dopo a Cizur e Paco il cappuccino indaffarato, oberato di incarichi e di lavoro, se ne ritorna a Valencia.<br>Non \u00e9 passata un'ora che vedo arrivare un tipo grande, pallido, quasi cadaverico, bavarese, ed una tipa infagottata. \"Flavio, che ci fai qui? Non dovevi essere a Carrion?\" <br>E' lei con un altro accompagnatore o cavalier servente che \u00e9 venuto apposta sul Camino Franc\u00e9s per essere tre giorni con lei.  Pensando che fossi a Carrion, lei voleva fermarsi qui con Josep ed in seguito, visto che lui tornava in Baviera, venire a farmi la sorpresa\u2026<br>Il bavaro non capisce granch\u00e9, ma \u00e9 cotto a morire. <br>Io continuo a fare il mio servizio, lei approfitta di una pausa, lui sta facendo la doccia, e viene a spiegarmi la situazione. Lei racconta sempre tutto. O solamente quello che lei vuole si sappia. Quello che ne esce \u00e9 una cosa strana, un gioco sottile di seduzione con la chiusura di un rapporto con il bavaro (che sembra sempre sul punto di piangere) ed un inizio con me che comincio a sottindere le cose. <br>Mi sento stuzzicato, ma anche un poco impaurito. Non sono pi\u00f9 in condizione di tenere un rapporto quando si passa dallo stadio del gioco amoroso fine a se stesso senza domani, come spesso succede qui sui cammini, dove i limiti sono posti dai tempi stessi di arrivo, di partenza, di mancanza d'intimit\u00e0 ed anche dal mio ruolo di hospitalero responsabile. <br>Come fu il caso in altri albergues e con altre donne, riesco ad evitare di approfondire le cose e si resta in superficie. Ma qui i fatti possono causarmi altri problemi.<br>Il bavaro \u00e9 intelligente, innamorato; Paula ha dell'affetto per lui, ma non vuole passare i limiti e gli d\u00e0 quello che pu\u00f2'...vanno a cena al ristorante e bevono un po'. Al mattino sono gli ultimi nel bagno e Paula mi sorprende dicendomi che lo accompagna fino a Carrion e che poi ritorner\u00e0 qui in taxi o con il mio amico Rafa che va a fare la spesa. <br>Lei vuole restare qui 2-3 giorni per aiutarmi.<br>AIUTARMI??? mi far\u00e0 uscire pazzo\u2026! Che cosa gli dico? \"vattene?\" Lei \u00e9 una donna adulta, intelligente, che ha bisogno di parlare. Sono attratto dalle sue trasparenze, dal suo corpo snello (che si riveler\u00e0 ben solido), dalle sue storie. Mi piacciono le sue attenzioni, la sua maniera di giocare chiaro. Lei mi eccita fino ad avere male, molto male al basso ventre, come quando ero giovincello, e questo, questo \u00e9 un ritorno ai tempi antichi dei rapporti amorosi buoni e corretti. La mia virilit\u00e0 \u00e9 quasi spenta. Talvolta devo svuotarmi le borse, ma non ho rapporti veri da lungo tempo. E' una decisione che ho preso come conseguenza di un rapporto molto sofferto e duro durante tre anni e finito male. Da allora, qualche breve storia e, per di pi\u00f9, i problemi dati della mia vita precedente mi hanno tolto le voglie. Non \u00e9 lo strumento che non funziona pi\u00f9, lo sento spesso rivivere, ma non lo nutro. Sono solo diventato apatico e distaccato, un poco sardonico, un amico, un confidente, un gentile e non aggressivo sessualmente. In effetti, uno spreco! Ma va bene cos\u00ec, sopravvivo....<br>Ma dove finisce il gioco, la schermaglia e cominciano le cose serie?<br>Fino a dove lei spinger\u00e0 la sua esplorazione dell'hospitalero veterano ed il tentativo di verificazione della sua capacit\u00e0 di seduzione?<br>Sar\u00f2 solo un'altra conquista da aggiungere alla lista?<br>Visto che lei vuole restare qui come hospitalera d\u2019appoggio, metto un altro letto nella camera ripostiglio, come Ralf e Mari Paz per la quindicina precedente, e continuo le mie pulizie mattutine, aspettando Rafa per andare a Carrion a fare la spesa della settimana e recuperarla al bar Espa\u00f1a.<br>Che strano, si parlava di lei al bar con Ricardo, con Paco il cappuccino, anche con altri. La pellegrina portoghese era sulla bocca di tutti ed eccola. <br>La ritrovo al bar che chiacchiera, andiamo a fare la spesa e cominciamo a conoscerci dai gusti alimentari. Dei frutti e legumi per lei, carne e formaggi per me, pesce per due. Niente dolciumi, ma poi la scoprir\u00f2 molto golosa\u2026<br>Lei ha un'andatura elegante, dimena il posteriore. Nasino a punta, dritto, in avanti come una sfida al mondo intero. Seni piccoli al posto giusto (per me che ho sempre amato i pi\u00f9 rotondi e grandi!). <br>Tutto segue un corso quasi normale. Apriamo l'albergue e riponiamo la spesa, mentre i pellegrini affluiscono. Oggi non si pranza, \u00e9 tardi. Si spizzica e lei dopo qualche scambio di impressioni se ne va a fare la siesta. A sera scender\u00e0 gi\u00f9 alla porta con un paio di calzette a cinque dita molto carine che usa quando ha freddo. La battuta sorge spontanea: \"allora stanotte non avrai bisogno di me per scaldarti i piedi...\" ahahahaha <br>I pellegrini arrivati sono buoni, dei veri camminanti. Finch\u00e9 poi arriva un portoghese scroccone che vuole l'albergue gratuito e l\u00e0, io mi chiudo a riccio dicendogli che il gratuito non esiste e che dunque non c'\u00e9 posto per lui. Se ne va borbottando, ma ritorner\u00e0 ancora a chiedere la stessa cosa ed io sempre a dire che no. Manger\u00e0 al ristorante in faccia (vuole tutto gratis e mangia al ristorante che io non ci sono andato mai???) furioso e lanciandomi sguardi cattivi, ma resto fermo sulla porta e non mi muovo.<br>Paula mi guarda e mi chiede che succede. Lei lo conosce, hanno camminato insieme, \u00e9 di quelli che vuotano i sacchetti degli altri nei frigo, che si appropriano di cose non loro, bench\u00e9 dica di essere giornalista, e si vanta dei suoi trofei rubacchiati con gli amici...<br>Paula \u00e9 architetto, il marito ha tre magazzini di sport e gli piace navigare in internet e (dice lei) gli spazi di libert\u00e0 trovati quando lei viene sui cammini.<br>La notte prepariamo la colazione sul tavolone in cucina per la mattina e lei continua le sue storie di gente conosciuta sui cammini, della sua vita, delle sue cose. Un fiume in piena, potrei scrivere delle storie per tutto quello che so di Josep, Patrizio etc. etc.\u2026 Siamo noi gli anelli di una lunga catena? Sono io l'anello debole?<br>Pudico come sempre, mi metto a letto. Lei non ha n\u00e9 reggiseno n\u00e9 gioielli, solo un tanga string. Lei \u00e9 tutta abbronzata, depilata. Sole artificiale o spiaggia?<br>Lei ha freddo ai piedi e mi dice di riscaldarglieli un poco e niente di pi\u00f9, pero'...Sono in tiro ed il suo culetto soffice e mobile mi acchiappa e si muove ritmicamente\u2026Che calore!<br>Chiss\u00e0 cosa pensano i pellegrini aldil\u00e0 della porta?<br>Lei mi dice che non vuole penetrazione e che se in futuro lei si inebria e scopiamo, bisogner\u00e0 che io usi il preservativo.<br>Che culo, ne ho due, regalati da una parigina con cui non avevo voluto fare e che me li aveva offerti per prendermi in giro. Non ne avr\u00f2 bisogno.<br>Il letto (in effetti sono le due brande che abbiamo unito) si divide in due, i materassi si separano; ci ritroviamo incollati al muro su di uno solo, il mio. Sar\u00e0 una lunga notte di \"io voglio, anch'io; toccami qui, non l\u00e0; dai! no!\". Lunga notte insonne. <br>Parliamo anche. Ormai si \u00e9 stabilita un'intimit\u00e0 talmente naturale che pu\u00f2 sembrare che ci conosciamo da moltissimo. <br>Lei \u00e9 reattiva al tocco, molto attenta ed intenzionata. Io ne sono stupito, quasi sconvolto! che succede? ho voglia di morderla, di divorarla. \"niente segni, per favore\".<br>Il mattino ci vede stravolti, senza aver dormito. Fermo la porta dell'albergue e ritorno a letto: ultimi assalti. Ho fame! Non riesco ad orgasmare, ho male dovunque, al basso ventre, dei crampi alle gambe. Sono dolce e gentile. Lei \u00e9 soffice, agile, tenera, vellutata, che sento la voglia di carezzarla, di morderla, di succhiarla, di leccarla tutta come un gelato al cioccolato. E' rasata con dei peluzzi che stanno ricrescendo e che lei si depiler\u00e0 l'ultimo giorno a letto con me, la signora impudica. <br>Osservo e vivo, stupito, questo m\u00e9nage che prende forma molto dolcemente e facilmente. Degli intervalli di storie della sua vita, del servizio come hospitalero, la siesta con abbracci e baci, la cena, il d\u00e9fil\u00e9 esibizione al bar del villaggio per i vecchi che si ricorderanno di lei per tutto il resto della loro vita (come mi diranno dopo la sua partenza, compresi Rafa e Ricardo), la preparazione della colazione, la notte insonne con abbracci, incontri scontri, orgasmi a met\u00e0 etc etc.<br>Un pomeriggio lei mi chiede un massaggio (che durer\u00e0 due ore) ed arriver\u00f2 a leccargli il sole nascosto, il top dell'amore. Nulla \u00e9 vietato, lei ruscella come una fonte ed ha dei muscoli vaginali che solo una professionista pu\u00f2 tenere in esercizio e conoscere (me ne accorger\u00f2 durante un coito interrotto per fatica). Lei \u00e9 un puro scorpione. Se lei scopa cos\u00ec tutti i giorni, capisco Pedro che la lascia partire tutti gli anni sul cammino per potersi riposare un po'. Lei \u00e9 una femmina di 36 anni splendida, affettuosa, graziosa, sexy, con un viso da gattina e dei capelli da sparviero. Lei sa quello che vuole. Lei conosce gli uomini ed i suoi limiti.<br>Paula dice che io glieli faccio oltrepassare. Non so cosa credere. A parte l'et\u00e0 e lo spirito, non ho gran cosa da apportare e non posso investirmi in una relazione senza futuro. Lei stessa mi impone dei limiti, lo fa\u2019 con tutti, ma pare che con me siano meno stretti!<br>Lei vuole venire a saint Palais, a Nice; devo passare in Portogallo. Vorrei proporgli di camminare con me dopo il servizio, ma lei non vuole, vuole fare un figlio a Pedro. Vorrei che venisse come hospitalera l'anno prossimo, sarebbe una maniera di essere insieme ufficialmente e di recuperare l'anno perso.<br>Ma, che cosa sto dicendo? Lei \u00e9 sposata ed ama suo marito. Io non sono altro che il \"suo amore di cammino\u201d. Per 2007?<br>Adesso lei vuole veramente fare l'amore con me. Lei mi ama e\/o mi desidera. <br>Io, nelle lunghe giornate di servizio e di attesa, ho talmente male al ventre che perdo il mio potenziale. Un disastro. Quando sono pronto, lei \u00e9 stanca e dorme; quando vuole lei, mi sono gi\u00e0 sparato un segone in bagno, veloce, per calmare il dolore.<br>Lei ama corteggiare e lasciarsi corteggiare. Si lascia ammirare. Ma con me \u00e9 una piccola fidanzatina modello. Lei vuole ascoltare le storie degli altri, vivere, condividere con altri, aprirsi e poi mi racconta...<br>Tutto il pueblo parla di noi, o meglio, di lei. Negli spazi intimi lei \u00e9 la regina, l'ape regina, la maga Circe, la sciantosa. Talvolta non mi lascia neanche parlare, ha un'opinione su tutto. Nei grandi spazi, ce ne sono altre, pi\u00f9 vistose, ed \u00e9 per questo che preferisce villaggi e albergues piccoli lontano dalla folla.<br>Talvolta delle telefonate del marito e di altri ammiratori folli.<br>Lei comincia a staccarsi un po', gi\u00e0 proiettata a luned\u00ec mattina. <br>Perdo piede. Come ha potuto in cos\u00ec poco tempo prendermi tutto intero e divorarmi?<br>Facile, dite voi, eri a digiuno!<br>Mi lascio prendere da lei e dal suo affetto che gli rendo intensamente. Ma ho le pile scariche e vedo il suo distacco progressivo. Rafa mi salva proponendo le fiestas del luned\u00ec a Carrion. Lei conta e riconta i giorni di cammino, i km, le distanze, i bus, i treni, l'arrivo a Santiago, il ritorno a casa. Che fare??? distaccarmi? provo e non ci riesco. <br>Let it be.<br>Lei mi mancher\u00e0 molto, parte marted\u00ec mattina, la notte a cercare di orgasmare e a dormire separati. Lei mi guarda e sento una scossa forte nella colonna vertebrale fino al cervello, due volte, una scarica come un orgasmo cerebrale. Putain de vie. <br>Lei vuole\/ deve andarsene. Non posso pi\u00f9 trattenerla, andr\u00e0 a prendere il bus a Carrion per Leon, senza di me.<br>Ho paura delle mie emozioni, delle mie reazioni. Gli ultimi baci, abbracci, la colazione che non va gi\u00f9, una lacrimuccia...sono svuotato, sfiancato. Ho perso qualcosa di buono, come mi dicono le genti del villaggio: \" tu non dovevi lasciarla partire, una bella coppia eravate!\". <br>La giornata passa lenta, la sera la chiamo col telefono pubblico a gettoni. La sua voce \u00e9 lontana, differente; lei non mi riconosce neanche, in mezzo ai rumori dell'albergue di Leon. La sento distante, anche se mi dice di aver cercato il numero del bar qui vicino per chiamarmi. Lei ha gi\u00e0 altri amici, mi racconta, la chiamer\u00f2 per darle il numero di Rafa.<br>Fa\u2019 freddo e tremo. Finisco di scrivere e preparo la colazione. <br>Vita da hospitalero\u2026solo.<br><br>Paula \u2013 3a parte<br><br>Il giorno seguente la chiamo e resto senza risposta, lei non apre il telefonino.<br>Ecco! Adesso non mi risponde neanche pi\u00f9, \u00e9 davvero finita. Riprovo pi\u00f9 tardi e lei mi dice che aspettava la mia telefonata, che aveva portato il telefonino ovunque, anche sotto la doccia, che ha aspettato ieri sera che io la richiami per darle il numero di Rafa. Glielo d\u00f2 e parliamo un po', cio\u00e8 lei mi racconta del suo cammino...per me l'importante \u00e9 di sentire la sua voce. Lei mi manca molto, non riesco a dormire ed ho voglia di piangere sul mio destino, su quello che ho perso durante questi ultimi anni, i perch\u00e9 ed i percome, su quello che posso, voglio o devo fare dopo un incontro con una cos\u00ec. <br>Riaddormentarmi di nuovo? Curarmi e cercare una compagna? Abbandonare tutto e correrle dietro sul cammino?<br>Lei si preoccupa dei costi telefonici, io non riesco pi\u00f9 a vivere senza pensare giorno e notte a lei. Ho una morsa che mi serra il cuore. Lo stomaco \u00e9 annodato e non posso mangiare. L'amo sapendo che non c'\u00e9 avvenire, cos\u00ec come il presente \u00e9 stato breve. <br>Lei chiamer\u00e0 Rafa alle 21 h per ringraziarlo di tutto. <br>Il giorno seguente scorrer\u00e0 scrivendo ed aspettando 19h per chiamarla. \"Mon amour\" lei mi racconta la sua giornata, il suo affetto, ma non ritorner\u00e0. Lei \u00e9 davvero preoccupata della fattura telefonica che il marito vedr\u00e0 col mio numero, non vuole che la chiami pi\u00f9 fino a domenica. Che pena!<br>Vera e Mauricio arrivano, conosciuti a Cizur, lui mi far\u00e0 un massaggione duro in segno di amicizia, Vera capir\u00e0 la mia pena. Adesso che sono al top della forma, lei non \u00e9 pi\u00f9 qui. Che spreco!!!<br>Non mi masturbo neanche, ho troppo male al cuore e la testa va sempre a lei. Il venerd\u00ec resisto alla tentazione di chiamarla sperando che lei lo faccia. Rafa mi vede al bar all'una e mezza e mi dice: \" che fai? abbandoni i tuoi pellegrini?\"<br>Oggi \u00e9 sabato, magari\u2026 <br>Piove e fa freddo. Lei avrebbe potuto restare qui, vedere gente nuova tutti i giorni, stare un po' con me.<br>Ha preferito andare a camminare, allontanarsi. A mente fredda, questa \u00e9 stata una saggia decisione per lei, per il suo m\u00e9nage, per la sua vita futura. Prover\u00f2 ad uscirne, ma mai come adesso, sento il peso di restare fedele al posto, qui come hospitalero di servizio, e di non essere in cammino con lei. <br>In fondo, che cosa posso rinfacciarle? Di avermi risvegliato da un lungo sonno? No! Il male al basso ventre \u00e9 compensato dalla riscoperta di carezze, baci e morsi d'amore.<br>Di avermi sedotto? No! Perch\u00e9 implicitamente gi\u00e0 dagli inizi, era chiaro che ci saremmo amati, era gi\u00e0 evidente a fior di pelle.<br>Di avermi abbandonato? No! Perch\u00e9 presto o tardi, lei doveva rientrare a casa. <br>Pu\u00f2 darsi che avrebbe potuto fermarsi ancora una settimana e forse le avrei rivelato cose mai dette prima. Ma, forse, lei non voleva sentirle. Il dubbio resta, forse, che una volta la conquista riuscita, sedotto e messo a nudo l'uomo hospitalero veterano italiano (che lei pensava pi\u00f9 giovane di et\u00e0 anagrafica), lei non vedesse nient'altro da dire o da fare.<br>Da l\u00ec, il taglio che io immagino gi\u00e0 praticato prima con altri accompagnatori innamorati pazzi. Come io lo sono adesso.<br>Sabato dura un'eternit\u00e0, domenica peggio. Voglio andarmene, odio questi turigrinos, voglio rientrare a saint Palais, al computer, al telefono, alla solitudine, al silenzio dei quattro muri della Maison Franciscaine. <br>E forse, lei verr\u00e0, come promesso. E forse, guarir\u00f2. E forse, ridiverr\u00f2 freddo e lucido. Forse.<br><br>PS: la notte della domenica mi sono svegliato in piena notte in sudore, qualcosa era successo. Non potevo pi\u00f9 dormire. Angoscia e paura di averla persa. La fine di tutto.<br>Le telefonate si rarefanno. Voglio abbandonare tutto e correre in suo soccorso; lo zaino \u00e9 pronto, Rafa \u00e9 d'accordo. Una notte ed un giorno di viaggio per fare i 70 ultimi km con lei, mano nella mano. L'ordine arriva di non abbandonare il posto fino a sabato prossimo, senn\u00f2 niente posti in futuro. E lei \u00e9 attesa dai suoi genitori e da suo marito a Santiago.<br>PS n\u00b02  Quello che successe poi, concerne solo me e non fa\u2019 parte di questa storia. <br>Ciao, buon cammino\u2026 <br><br>LA FINE <br>Mi sono preso la faccia tra le mani e mi sono messo a piangere. Le lacrime sgorgavano come un torrente in piena che non potevo e non volevo fermare. Quasi come una constatazione che era finita, che non c\u2019era pi\u00f9 niente da fare? Anche le ultime illusioni si erano trasformate in pietose speranze, in una certezza che non c\u2019era pi\u00f9 un futuro possibile. Porca puttana, risvegliarsi dopo 15 anni per accorgersi che era solo una fiammata di tizzone spento che si riaccende bruscamente e subito si spegne perch\u00e9 non c\u2019\u00e9 pi\u00f9 legna da bruciare. Quel filo di vento improvviso aveva risvegliato la mia tenerezza assopita, quelle languide carezze eccitato il mio essere uomo, quella voce sciolto il mio cuore ed il mio cervello.<br>Tre giorni, \u00e9 la sua strategia, come la chiama lei. \u201cNon posso cambiare la direzione del vento, ma posso orientare le mie vele per andare dove voglio\u201d. Questo era il suo modo di pensare. Tre giorni e se ne era andata. Qualche rimorso? Forse che si, forse che no. <br>Subito altri avevano cercato di prendere e preso il mio posto. Ventiquattro \u201camici\u201d in quaranta giorni. Cazzo, che strategia.<br>Dopo la presenza fisica, gli aveva tolto anche la voce. Quella voce che lo faceva stare bene, calda e parlantina. \u201cNon devi pi\u00f9 telefonarmi\u201d Restava solo la chat sul messenger. Cose barbare in cui non hai sfumature ed inflessioni, urla e sussurri. Poi, anche quello divenne vietato. Doveva lavorare, non aveva pi\u00f9 tempo. Tranne quando andava a lei.<br>In un mese la strategia diventava troppo lunga da mettere in pratica. Lui si aggrappava a tutto pur di continuare. Ma dove mai le avevano scritto cose cos\u00ec? ma dove mai l\u2019avevano carezzata cos\u00ec? Lei non riusciva pi\u00f9 a dormire, i suoi orgasmi maritali diventavano faticosi. \u201cE\u2019 colpa tua ed ora mio marito si sderena per farmi orgasmare. Devi darmi un orgasmo ben fatto cos\u00ec che ritorno come prima!\u201d Ma quando mai... <br>Chiacchiere da dopo sbornia o da durante. \u201cvienimi a trovare, subito!\u201d \u201cno aspetta, no, non so!\u201d \u201cme ne vado in Marocco, per 7 giorni non ci sentiamo\u201d<br>\u201cPerch\u00e9? Non hanno il telefono ed internet laggi\u00f9?\u201d quante palle, quante strizzate a queste palle rinvigorite e rinate. E lui che ci cascava sempre, non dormendo e sperando e sognando.<br>Ora non aveva neanche pi\u00f9 il messenger. Tra tre giorni \u00e9 il mio compleanno, io speravo ancora. Tra due settimane me ne sarei tornato a casa, solo, con alcune foto, nessuna insieme. <br>Strategia. Ogni anno, nuovi amici e vecchi si rincorrevano per i fatidici tre giorni. Poi, al ritorno, lei si lamentava se pochi o nessuno riallacciavano i rapporti con il marito a fianco. <br>Ma che, siamo scemi? Amore? Ma quale amore? Me l\u2019hai data, l\u2019ho presa, hai tuo marito.<br>Solo i senior maturi continuavano a sbavare sulla giovin signora, fino a ridursi ai limiti del ridicolo a degli esseri striscianti e piagnucolosi. Suicidio o depressione, o entrambi. Pronti ad accettare anche i siti internet di scambio...ma che cazzo!<br>Ed io, ora, sto qui, con le mani sugli occhi, le lacrime mi bagnano faccia e braccia. Mi svuoto delle mie pene, esausto. Spero di dormire e di non svegliarmi pi\u00f9...se non con un bacio in fronte. L\u2019ho amata e le ho voluto bene, ma era solo un gioco di strategia, di seduzione... ed ho perso. Non mi resta che piangere...<br> <br>UN HOSPITALERO <br>un hospitalero \u00e9 una persona che dopo aver fatto il suo cammino, decide di dare un po' del suo tempo e delle sue energie per servire gli altri....<br>un hospitalero \u00e9 una persona che ha voglia di rendere agli altri quello che ha ricevuto...nel bene e nel male!<br>un hospitalero \u00e9 disposto a sopportare le persone moleste, a pulire la merda, a fare da balia, a non dormire molto, a mangiare meno, a non curarsi di s\u00e9 ed a curare gli altri...<br>un hospitalero vive contento delle piccole gratificazioni che gli sono concesse....<br>un hospitalero \u00e9 felice quando si cena tutti insieme, si parla, si sta bene insieme...<br>un hospitalero non giudica mai i rompiballe, ma sa apprezzare le persone gentili, educate, socievoli...e che capiscono i suoi sforzi e la sua buona volont\u00e0!<br>un hospitalero ascolta sempre, anche se da un solo orecchio...quelli che hanno sempre cose da dire o da raccontare...soprattutto su se stessi!<br>un hospitalero talvolta parla di s\u00e9, ma sempre con pudore e solo per rompere il silenzio...<br>un hospitalero impara sempre con l'esperienza e migliora con gli anni come il vino buono...anche se pu\u00f2 succedere che diventi aceto!<br>un hospitalero \u00e9 spesso incazzato (lui sa il perch\u00e9), ma basta prenderlo per il verso giusto...<br>un hospitalero che continua ad essere incazzato, malgrado le cose vadano bene, \u00e9 meglio che se ne torni a casa e smetta di fare l'hospitalero...<br>un hospitalero non \u00e9 mai troppo servizievole, senn\u00f2 diventa un lacch\u00e8...<br>un hospitalero spinge il suo servizio fino al punto limite di mettere il sello sulle credenziali dei turisti in branco, sapendo che sono appena scesi dal pullman...<br>un hospitalero non permetter\u00e0 mai ad un turista di entrare nell'albergue a fotografare i pellegrini, la loro sofferenza, la loro stanchezza e le loro vesciche...<br>un hospitalero non permetter\u00e0 mai di entrare a vedere se i letti sono comodi...<br>un hospitalero non permetter\u00e0 mai ai \u00abprofessionisti del cammino\u00bb di vedere se le loro \u00abamiche\u00bb sono arrivate... riserva di caccia!!<br>un hospitalero sa comprendere pene e dolori, talvolta li sa curare, spesso si cura pure lui...servendo gli altri...<br>un hospitalero sa tagliare corto e decidere le priorit\u00e0, senn\u00f2 che hospitalero \u00e9?<br>un hospitalero sa curare le vesciche, le tendiniti, le contratture, la dissenteria e la solitudine...<br>un hospitalero non pu\u00f2 ricordarsi di tutti quelli che passano di l\u00ec... ma tutti si ricorderanno di lui...nel bene e nel male!!!<br>un hospitalero deve essere poliglotta e capace di parlare con le mani e con i segni tracciati su fogli improbabili di ogni tipo...<br>un hospitalero \u00e9 felice quando gli mandano una email con foto o una cartolina: l'inverno \u00e9 lungo e duro per chi \u00e9 abituato a stare in mezzo a decine di persone, 7 mesi all'anno...<br>un hospitalero \u00e9 come una puttana: \u00e9 di tutti e di nessuno...<br>un hospitalero deve camminare per vedere cosa abbisognano gli altri...<br>un hospitalero deve vedere le cose con gli occhi, con l'istinto e con l\u2019esperienza.<br>un hospitalero da' precedenza alle persone anziane...perch\u00e9 sono le nostre mamme<br>un hospitalero da' precedenza ai bambini ed alle mamme...perch\u00e9 sono le nostre mogli ed i nostri bambini<br>un hospitalero dar\u00e0 sempre la precedenza alle ragazze ...soprattutto se giovani e carine...perch\u00e9 sono le nostre figlie<br>un hospitalero tratter\u00e0 benissimo le signore sole...perch\u00e9 sono le nostre...amiche!!!<br>un hospitalero di norma non cede ai favori delle signore...a meno che non ne sia innamorato...per un giorno, un mese o per la vita...<br>un hospitalero non far\u00e0 propaganda religiosa perch\u00e9 tutti hanno i loro diritti ...<br>un hospitalero offre gratis le sue conoscenze del cammino, non \u00e9 una enciclopedia da sfogliare...<br>un hospitalero scompare dalla scena quando capisce che sta diventando un mito od una leggenda metropolitana...<br>un hospitalero tratta sempre male altri hospitaleri che non fanno bene il loro servizio<br>un hospitalero deve imparare con quelli pi\u00f9 esperti e non si finisce mai di imparare!<br>un hospitalero \u00e9 un tipo curioso per natura e finalizzato per esperienza...<br>un hospitalero sta sempre bene che sia con 0, 1, 100, 1000 pellegrini nello stesso momento.<br>Un hospitalero \u00e9 sempre, ovunque e comunque, un hospitalero. Buon cammino! flavio<br><br><br>IL CAMMINO NON E' SPAZIO, E' TEMPO<br>TEMPO DI PROGRESSO<br>DOVE LA RAGIONE E L'ESPERIENZA INCUBANO LA SAGGEZZA.<br><br>In tempi antichi il termine \"peregrinare\" significava \"andare per terre sconosciute\", il peregrino era lo straniero; poi il Cristianesimo utilizz\u00f2 la parola per dargli un connotato religioso \"andare in pellegrinaggio ad un luogo sacro\".<br>In ogni caso, ancora oggi, pellegrinare, andare in cammino, fare un cammino, significa partire da casa, chiudere la porta di casa e lasciare tutta la quotidianit\u00e0 \"normale\" con annessi e connessi dietro di s\u00e9, accettando di trovarsi in terre sconosciute, con lingue, usi e costumi diversi, senza sapere dove dormire, mangiare, giorno dopo giorno, confrontandosi con difficolt\u00e0 quotidiane e con la propria capacit\u00e0 di risolverle, scoprendo se stessi e gli altri, nuovi orizzonti e nuovi rapporti...fino al momento in cui la nostra fisiologia cambia e si esce dai ritmi consueti per acquisire quelli del cammino di lungo corso.<br>Lo spazio \u00e9 quello che ci circonda, ma \u00e9 il tempo che \u00e9 importante.<br>Il tempo che ci siamo conquistati per andare in cammino e staccarsi dal nostro tran tran, dai riti e dagli obblighi imposti della societ\u00e0 moderna.<br>Il tempo che abbiamo dovuto penare per vedere il nostro corpo ed il nostro spirito uscire da questa routine e mettersi a riflettere, pensare, sognare, schiarirsi, aprirsi.<br>Il tempo per se stessi e per gli altri. Solo il tempo lungo del cammino permette tutto questo.<br>Si pu\u00f2 camminare su sentieri tracciati, attrezzati, frequentati, ma si pu\u00f2 andare a peregrinare in terre sconosciute, come ai vecchi tempi, quando i cammini segnati non erano altro che semplici idee nella testa di pochi precursori.<br>E questo lo dobbiamo ai precursori, dobbiamo difendere lo spirito del cammino, del cammino come tempo di riflessione e di scoperta. <br>Perch\u00e9 il cammino \u00e9 tempo dove si pu\u00f2 riflettere, osservare, incontrare, confrontare ed acquisire coscienza di quello che siamo e di quello che potremmo essere, di quello che facciamo e di quello che potremmo fare.<br>Il cammino non \u00e9 di tutti! <br>Il pellegrinaggio \u00e9 di tutti: paghi la quota, prendi un bus, un treno, un aereo e ti portano ai santuari, alle citt\u00e0 sante. <br>Una gita, un'escursione, una scampagnata, un trekking sono di tutti.<br>Certo un cammino pu\u00f2 anche essere un pellegrinaggio o un trekking, se fatto in un certo modo. <br>Ma mai un cammino pu\u00f2 essere business organizzato e chi si nasconde dietro la formula: \"il cammino \u00e9 di tutti\" racconta frottole e si difende dal fatto di fare soldi con i viaggi organizzati spacciandoli per cammini. Fare un cammino non \u00e9 pagare per farsi guidare su un tracciato in gruppo organizzato. <br>Dov'\u00e9 la paura dell'incognito che bisogna superare? dov'\u00e9 la lingua che bisogna cercare di capire per poter nutrirsi, alloggiare, dialogare? dov'\u00e9 la scoperta dei propri limiti e delle proprie possibilit\u00e0? dov'\u00e9 il superamento delle barriere ed il ritrovamento della propria socialit\u00e0?<br>Certo si pu\u00f2 fare un cammino in coppia, in tre o pi\u00f9 persone, ma tutti coloro che hanno fatto questa scelta vi diranno che alla fine ognuno lo aveva vissuto il modo diverso e che se fosse stato solo, forse le cose sarebbero andate in altro modo.<br>Non sto parlando di chi fa i 100km per il pezzo di carta o di chi saltella in bus o taxi da un albergue all'altro o di chi viaggia con grossa carta di credito e piccolo zaino (e forse neanche quello).<br>Sto parlando di un cammino che permette al tempo di fare il suo lavoro, di favorire coscienza ed esperienza. <br>Allora, in questo mondo di tante ideologie e di poche idee, di tanto compromesso trasformista mediatico, spacciare il fatto di organizzare percorsi a pagamento come dei gruppi di coscienza sociale sotto l'egida di un \"leader\" guida del \"movimento\" che porterebbe al cambio societale, mi fa\u2019 ridere. <br>Se volete davvero cambiare la societ\u00e0, organizzatevi per la rivoluzione! <br>Le chiacchiere, anche se scritte bene, restano chiacchiere.<br>Da anni societ\u00e0 commerciali organizzano percorsi pagando il capogruppo (Avventure nel mondo per esempio), ma nessuno si permette di mistificarlo sotto la voce \"fare il cammino\".<br>Chi ha fatto davvero un cammino sa bene che cosa significa e che cosa porta e merita rispetto. <br>E non saranno i camaleonti del business turistico religioso a cambiare la natura del cammino perch\u00e9 quella \u00e9 personale e dipende da ognuno di noi, come la coscienza e l'esperienza che se ne traggono e che producono la saggezza propria a ciascuno e solo sua. <br>Dai radical-chic ai bigotti di professione, tutti cercano di appropriarsi del cammino, ma di quale cammino? <br>Di cammini tracciati ne esistono decine in tutto il mondo e con varie destinazioni. <br>Il cammino di Santiago, dice la gente pensando al camino franc\u00e9s, l'autostrada organizzata dove ti portano lo zaino, ti prenotano il letto ed il pasto, ti asfaltano il tracciato perch\u00e9 tutti possano farlo, anche le roulottes, le moto, le auto...dove le chinches (pulci da letto) albergano succhiando sangue ai pellegrini massificati... dove ogni anno i prezzi aumentano di un euro ed ogni 4km in media si trovano albergues e bar alla caccia dei clienti... dove in estate c'\u00e9 una densit\u00e0 di 4 pellegrini per metro e la corsa ai posti letto...<br>Un cammino o un tracciato di business organizzato?<br>Per fare un vero cammino sul \"franc\u00e9s\" bisogna per forza andarci fuori stagione oppure provare altri percorsi, ch\u00e9 ce ne sono ovunque.<br>La scelta di andare in cammino \u00e9 personale e libera e lo spirito del cammino lo si conquista facendolo, non vendendo fumo, che siamo vecchi del mestiere e pellegrini non per caso. Buon cammino a tutti, flavio<br><br>PS: Dopo questa esperienza, la prossima volta che sentir\u00f2 utilizzare il termine \u201cpellegrino\u201d in maniera commerciale mi indigner\u00f2 ancora di pi\u00f9! <br>Si, perch\u00e9 i pellegrini sono gente tosta. <br>Innanzitutto, loro VANNO, questa \u00e8 la loro caratteristica principale e gi\u00e0 questo aspetto li eleva rispetto al resto del mondo che normalmente \u00e8 FERMO. <br>Inoltre, \u00e8 il modo che hanno di ANDARE da rispettare ulteriormente: loro camminano, lenti, silenziosi, imperterriti. Camminano con il sole e con la pioggia, con scarpe tecniche e con sandali, su strade battute e nel fango, in condizioni favorevoli e avverse, camminano sempre. <br>E lo fanno sottovoce, a testa bassa, senza annunci, senza pubblico n\u00e9 avversari. <br>E hanno sempre un sorriso pronto per chiunque, un augurio e un saluto incoraggiante. <br>E non pagano per andare o farsi guidare.<br>Qualit\u00e0 rare e notevoli, specie in questi tempi. Ode ai pellegrini!<br>Io non sono un pellegrino nel vero senso del termine, piuttosto un camminante che visita ed osserva quel mondo l\u00e0\u2026 Ma penso di poter scrivere di quelle piccole cose che succedono tutti i giorni, che si sia pellegrino, camminante o turista. Non posso parlare di grande spiritualit\u00e0, ma posso descrivere i sentimenti semplici che ritmano la vita di ogni giorno sui cammini, le abitudini cos\u00ec normali come alzarsi e vestirsi al mattino, infilare gli scarponi, prendere lo zaino in spalla e cominciare a camminare\u2026<br>La parola Peregrinus fa riferimento a \u00ab\u00a0per agra\u00a0\u00bb (attraverso le terre, i campi), cio\u00e8 a colui o colei che abbandona la sua casa e parte in cammino, diventando cos\u00ec un senza domicilio fisso moderno. Ma questa parola ci lascia intravedere anche delle esperienze fuori dal quotidiano e l\u2019apprendimento di un modo differente di vivere. Insomma, il pellegrino \u00e9 colui che, affrontando pericoli e percorrendo terre a lui sconosciute, trasforma le sue esperienze in conoscenza e saggezza, vivendo fuori dai canoni \u00abnormali\u00bb. <br><br>Il cammino.<br>Il cammino \u00e9 in realt\u00e0 il nostro cammino, perch\u00e9 \u00e9 quasi impossibile sottrarsi alla nostra propria soggettivit\u00e0. Passo dopo passo, seguiamo questo cammino segnato con frecce gialle e punteggiato da chiese e villaggi che alimenta il nostro immaginario privato. Il cammino va diritto o serpeggia, sale e scende, si f\u00e0 rischioso o facile; sono delle circostanze che bisogna saper assumere. Il cammino \u00e9 anche il risultato tra le nostre aspettative e la realt\u00e0, tra il desiderio, la voglia e la nostra resistenza fisica e mentale, tra l\u2019incognita dell\u2019inizio con le sue paure e speranze e la gioia della fine, dello sforzo compiuto. <br>Il cammino ti avvicina un poco pi\u00f9 a te stesso, ma ti ricorda anche chi tu sei gi\u00e0, qui, ora, in questo momento preciso. Ad ogni passo tu arrivi ad \u00abessere\u00bb, essendolo, te stesso. Ma per questo \u00e9 necessario che il nostro IO mantenga la direzione scelta marciando verso lo scopo, quale esso sia.<br><br>Uno sforzo eroico?<br>Ma questo luogo non pu\u00f2 trovarsi all\u2019angolo della strada, n\u00e9 essere parte del tuo quotidiano, dato che appartiene a questa specie di mondo strano dove si trovano le chiavi di una possibile trasformazione. In questo andare, noi sacrifichiamo il confort per lo sforzo, il superfluo per l\u2019essenziale. Con il nostro coraggio, un po\u2019 d\u2019amore e di saggezza, che non devono mancare, affronteremo tutti gli ostacoli. Non \u00e9 possibile affrontare il cammino con gli stessi riti quotidiani, con le stesse esigenze della vita normale. Bisogna saper attendere il momento opportuno, l\u2019inizio del camminare, il luogo di riposo o di pausa. Bisogna saper digiunare anche quando forse il nostro corpo non lo desidera. Bisogna saper pensare per non precipitarsi, per non dire cose che davvero non si vorrebbero dire. Il cammino ci porta alla temperanza, a una migliore gestione delle nostre forze, a meglio percepire gli altri, a essere pi\u00f9 aperti. <br><br>Una lotta dopo l\u2019altra.<br>Il cammino \u00e9 lotta, ma appare anche come un gioco iniziatico, preparazione alla vera lotta che \u00e9 la nostra propria vita. Essere qualcuno, riuscire, formare una famiglia, studiare, coltivare le proprie amicizie e partecipare a questa societ\u00e0 mobile e mutevole, non \u00e9 davvero facile. Cos\u00ec, alla fine del cammino, ci aspetta la ripresa della lotta, la vera lotta, ma con un po\u2019 pi\u00f9 di forza di prima. <br><br>Citius, altius, fortius.<br>E\u2019 curioso che la competizione come spettacolo consista nel correre pi\u00f9 forte, saltare pi\u00f9 alto, sollevare pi\u00f9 peso o lanciarlo pi\u00f9 lontano. Se possiamo misurarli, allora hanno un valore. Senn\u00f2, no? E\u2019 come se si discutesse del valore dell\u2019amore o della libert\u00e0\u2026 non hanno prezzo\u2026 Noi viviamo nel mito della velocit\u00e0: se tu sei rapido, sei OK. Lavorare velocemente, viaggiare velocemente, acquistare velocemente. Gli umani come le formiche, miniaturizzati. Si legge molto poco, si scrive male, molte poche idee e troppe opinioni. Niente sfumature nei discorsi, niente ascolto, troppi dogmi e verit\u00e0 non dimostrate, \u00abvisto alla televisione\u00bb diventa l\u2019accettazione supina di ogni bufala. <br>Tu prendi un aereo ed in un\u2019ora sei su di un altro continente, con un altro clima, altra gente ed altri usi e costumi. Ma il tuo spirito \u00e9 pi\u00f9 lento del tuo cervello, come assimila questi cambiamenti? <br>Il nomade d\u2019altri tempi, il camminante dei tempi andati viaggiava a piedi od in carretto, in barca a vela o cavalcando. Attraversava le contrade con la lentezza dei pianeti, aveva il tempo per mangiare, dormire, discutere in ogni villaggio, in ogni feudo. <br>Questo aereo o questo treno superveloce ci portano talvolta ad una certa arroganza. <br>Il cammino ci obbliga a ritornare a una dimensione perduta, pi\u00f9 umana: quella del camminare. Il pellegrino non dimenticher\u00e0 mai che cosa significhi marciare per 20-30-40 km al giorno. N\u00e9 lo dimenticheranno i suoi piedi indolenziti. Ma in questa calma andatura, in questo paesaggio di rocce, pietre, campi, passo a passo, si ritrova la libert\u00e0. Anche se dipendenti da un sistema tecnologico, da una automobile e dagli interruttori che fanno funzionare tutto, il camminare \u00e9 per qualche settimana la liberazione dalle strutture societarie moderne. <br><br>Punti mobili.<br>Ogni persona sul cammino \u00e9 un punto mobile che transita. Ogni punto lascia una traccia nel suo andare ed apre un orizzonte con il suo sguardo. Ogni camminante, nella sua andatura, resta fedele al suo carattere. Si viene da un posto (da dove vieni?) e si va verso un altro (dove vai?). Noi siamo una inerzia del passato ed una proiezione verso il futuro, anche se l\u2019inerzia e la proiezione sono in fondo due lati della stessa cosa. Il cammino pu\u00f2 seguire una linea dritta o perdersi in un labirinto, dei meandri che vanno e vengono senza un senso reale. Come nelle ragnatele, nei miraggi e nelle illusioni del cammino si fanno intrappolare le personalit\u00e0 immature, i sogni distrutti dalla durezza del mondo. Sul cammino ci sono dei salvatori e delle vittime, dei templari fantasiosi, delle arpie hospitaliere, dei bonzi del bordone e dei cammini, dei fissati per il cammino. E\u2019 cos\u00ec, ognuno con la sua pazzia ed ognuno con la sua specificit\u00e0, leggeri o gravi. Come se, tra di noi tutti, ci fossimo messi d\u2019accordo, tacitamente, per interpretare ciascuno un ruolo. Tu il pellegrino, io l\u2019hospitalero, tu lo straniero ed io l\u2019abitante.<br>Ogni personaggio che noi incontriamo sul cammino \u00e9 una opportunit\u00e0 da prendere per scoprire il nostro proprio personaggio, la nostra propria pazzia, la nostra finzione di vita, e cos\u00ec, trovare una via d\u2019uscita verso la saggezza.<br><br>Presenza.<br>Dal cammino sgorgano molte cose, tra esse, oh sorpresa!, affiora l\u2019allegria ed il canto. Per momenti, la presenza della natura ti fa percepire una cosa cos\u00ec evidente: che tu fai parte della vita. Una cosa cos\u00ec semplice e nello stesso tempo cos\u00ec profonda. Ed allora si pu\u00f2 cantare, sorridere, essere felici, aprirsi\u2026 Sgorgano pure vecchi pesi, rimorsi, fallimenti e sconfitte, perch\u00e9 il passato cos\u00ec presente trova delle fessure per uscire e poter essere risolto, infine, forse... Nella misura in cui le cose che si sono represse o negate risorgono, si pu\u00f2 adesso gettarle via nel vento perch\u00e9 le cancelli senza riserve in questa luce cos\u00ec forte di questa natura cos\u00ec grande che ci circonda, e le piccole cose ci sembrano ora cos\u00ec piccole e cos\u00ec meschine e cos\u00ec ridicole.<br>Ma anche sgorgano le nostre speranze, le nostre illusioni ed i nostri desideri. Appare la tentazione di riempire un vuoto vitale presente che non \u00e9 un vuoto, ma una crepa dell\u2019anima che il nostro ego non sopporta pi\u00f9. Il fatto \u00e9 che il nostro desiderio si nutre della nostra insoddisfazione ed a questa ritorna in modo irrimediabile. Nello stesso modo in cui il cammino ci insegna a camminare con i nostri due piedi, a sopportare le nostre carenze, cos\u00ec il vuoto della nostra vita non pu\u00f2 essere sostenuto che dalla presenza altrui, dalla loro amicizia, dalla loro compassione, dal loro ascoltarci, dal loro appoggio, dalla loro simpatia. <br>Dice il poeta che si fa il cammino andando. Il cammino si fa con ogni passo, dandogli un senso. Ed ogni passo ti avvicina o ti allontana dal tuo destino, perch\u00e9 non sempre posiamo bene i nostri piedi. Ci sono dei posti del cammino dove ci si perde ed altri dove ci si ritrova. Chiaro che questo, nel nostro cammino interiore, dipende dai nostri punti deboli, dai nostri complessi, dalla nostra coscienza che va e viene, dall\u2019armatura che ci siamo costruiti un giorno. Esistono dei punti di arrivo, esistono i differenti punti di partenza. Esistono i rifugi e le frecce gialle e gli amici del cammino che le tracciano. Grazie a tutto questo, si pu\u00f2 camminare. Il cammino non sarebbe lo stesso senza le leggende dei pellegrini, i lupi ed i briganti\u2026ed anche i miracoli e le furbizie. Questo cammino che fu passaggio di genti dei differenti popoli, questo cammino che costru\u00ec villaggi, trasform\u00f2 culture, questo cammino \u00e9 qui...<br><br>Arrivederci...<br>Ieri, uno scoiattolo \u00e9 sceso veloce a raccogliere una noce ai piedi del grande albero nel giardino. Il falchetto lass\u00f9 nel cielo ha subito iniziato la sua picchiata. Le due querce gemelle hanno offerto rifugio al piccolo scoiattolo. E mi sono ricordato di quella primavera molto piovosa quando la coppia di merli aveva scelto di mettere al riparo il loro unico piccolo in una pattumiera con apertura a battente nella antica sala informatica al pianoterra e tutti i pellegrini venivano a prendere delle foto delle acrobazie dei due merli per nutrire il piccolo in fondo a questo nido improvvisato. <br>C\u2019\u00e9 il sole in questo caldo autunno e la stagione arriva al suo termine. Qualche raro pellegrino-escursionista-vagabondo passa ancora di qui, ma stiamo per chiudere l\u2019albergue per l\u2019inverno.<br>Non so se sar\u00f2 ancora qui l\u2019anno prossimo, non dipende da me e le notizie non sono buone. Certo, le birichinate del \u00ab\u00a0docteur\u00a0saint macaque\u00bb, che non ha ancora capito o che fa finta di non capire l\u2019evoluzione dei cammini moderni e dei suoi fruitori, le sue intemperanze motivate dal fatto che ha perso terreno e stima perch\u00e9 vive di rendita del lavoro volontario nostro, mi hanno fatto riflettere sul fatto che, pu\u00f2 darsi, le cose debbano restare tali quali, immutabili e sognate\u00a0; che i \u00ab\u00a0veri pellegrini\u00a0\u00bb non esistono pi\u00f9, salvo considerare come tali i vagabondi professionali; che bisognerebbe trincerarsi in un\u2019ottica ristretta e semplicista dell\u2019accoglienza, che dovrebbe restare sempre sommaria, spartana, come una caserma di marmittoni, perch\u00e9 i pellegrini devono soffrire ed accontentarsi... <br>Cammino ogni anno su vari cammini e vedo e prendo nota della loro evoluzione, i cambiamenti e l\u2019aumento della frequentazione, soprattutto di persone avanti con gli anni. In quanto camminante so quello di cui ho bisogno negli albergues e vorrei che ci fosse in ogni albergue dei cammini, dove arrivano persone di tutte le et\u00e0 e classi sociali che camminano\u2026. e non si tratta solo di cose materiali! E\u2019 questo che ho voluto apportare alla Maison Franciscaine per fare in modo che diventi un esempio sui cammini attuali. Nei primi due anni il numero di presenze \u00e9 aumentato cos\u00ec come la soddisfazione dei pellegrini per la nostra accoglienza (basta leggere il libro degli acta annuale o le email che ricevo), avendo solamente la nostra capacit\u00e0 di lavoro ed un luogo magnifico per il riposo e la pausa quotidiana sul cammino. <br>Non so oggi quello che succeder\u00e0 per il 2009, cosa decider\u00e0 la nuova propriet\u00e0 e se potremo continuare a fare accoglienza ai pellegrini. In ogni caso vorrei ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato in questi anni, facilitando il nostro compito di ospitalit\u00e0. Si riconosceranno\u2026 Agli altri, quelli dell\u2019invidia e della paura di perdere il loro \u00abmisero potere\u00bb, a chi vuole fare profitto sulla Maison Franciscaine, diciamo che li attendiamo al varco per vedere quello che sapranno fare o non fare. Come sempre, il futuro sar\u00e0 il testimone!  Milesker anitche, adio ! Flavio Vandoni <br><br>ALLEGATO 1) BREVE STORIA DELL'OSPITALITA'<br><br>Forme antiche di ospitalit\u00e0 erano gi\u00e0 presenti nelle culture primitive e rispondevano ad aspetti di carattere magico-religioso (si credeva che lo straniero possedesse poteri oscuri) oltre che ad un rapporto di reciprocit\u00e0. La giustificazione religiosa dell\u2019ospitalit\u00e0 nella cultura greca, ad esempio, veniva da un\u2019antica credenza che gli dei errassero sulla terra sotto spoglie umane, distribuendo ricompense o punizioni a chi si fosse dimostrato buono o malvagio. Nell\u2019ospitalit\u00e0 reciproca invece si esprimeva il desiderio di proteggere ed essere protetti dai pericoli e di essere a sua volta ospite e protetto. [1] Interessante \u00e8 la trasmissione ereditaria del diritto-dovere di ospitalit\u00e0 in uso sin dall\u2019et\u00e0 omerica: il rapporto di ospitalit\u00e0 si trasmetteva dai due contraenti ai loro figli e alle generazioni successive e, quando i discendenti non si conoscevano pi\u00f9 personalmente, il diritto all\u2019ospitalit\u00e0 veniva testimoniato da un segno di riconoscimento: il symbolon in Grecia e la tessera hospitalis a Roma, cio\u00e8 cocci d\u2019argilla, tavolette, anelli, monete, ecc., divisi in due met\u00e0, ognuna delle quali veniva conservata e trasmessa nelle due famiglie contraenti. Quest\u2019usanza sopravvisse fino all\u2019et\u00e0 imperiale romana.<br>L\u2019ospitalit\u00e0 gratuita comportava spese e responsabilit\u00e0, cos\u00ec che quasi dappertutto era limitata a due o tre notti, e solo in casi particolari si poteva decidere di prolungarla. [2] L\u2019alloggio e il sostentamento di una corte regale imponeva la necessit\u00e0 di annunciare la visita con un certo anticipo. L\u2019ospitante doveva sempre tenere pronto un \"paniere\" di vivande (carne, pesce, uova, formaggio, vino o birra, pane o frumento, verdura, spezie, foraggio, ecc\u2026 ), stoviglie, materassi e altri oggetti d\u2019uso.<br>Il cristianesimo ha poi ripreso il concetto di ospitalit\u00e0 sotto la forma d\u2019amore per il prossimo: in ogni ospite povero e bisognoso d\u2019aiuto si deve vedere Cristo e tutti gli uomini sono ospiti su questa terra. Accanto alla forma gratuita e spontanea di ospitalit\u00e0 era frequente una forma coattiva, la pretesa di ricevere vitto e alloggio avanzata da pubblici ufficiali, vescovi e sovrani. Dalle raccolte di leggi del periodo delle invasioni barbariche (V-VII sec) \u00e8 possibile avere notizie sulle disposizioni concernenti l\u2019ospitalit\u00e0, in alcuni casi \"particolare\". [3] Nel rituale di accoglienza dell\u2019ospite assume grande importanza il momento del convivium: l\u2019ospite riceve il posto d\u2019onore, mentre chi entra in casa con intenzioni ostili rifiuta il pasto. Quando l\u2019ospite si reca a letto, viene spogliato o dalla moglie o dalla figlia del padrone di casa, che talvolta resta a sua disposizione per il resto della notte. Il mattino della partenza l\u2019ospite riceve i suoi indumenti, le armi e i cavalli sellati, e dopo aver chiesto licenza e aver ringraziato, prende commiato accompagnato dalla benedizione del padrone di casa e si allontana. A volte il padrone di casa lo scorta per un pezzo del tragitto, in segno d'onore e per motivi di sicurezza.<br>Nei regni barbarici l'ospitalit\u00e0 era considerata un dovere a cui nessuno poteva sottrarsi, durava da due a tre giorni e comprendeva un alloggio, un posto per il fuoco, acqua, legna da ardere e biada per i cavalli, escludendo per\u00f2 il vitto. Questa forma limitata di ospitalit\u00e0 diventava completa solo nel caso di ospiti particolari, quali gli inviati di popoli stranieri. Ad esempio, nel diritto dei Franchi era vietata l\u2019accoglienza di profanatori di tombe, di donne che si davano agli schiavi, di ladri e di prescritti; qualora si fosse ospitato senza saperlo un ladro e non si avevano almeno sei testimoni per garantire la propria buona fede, l\u2019ospitante veniva trattato come se fosse anche lui un ladro.<br>I caratteri tipici dell\u2019ospitalit\u00e0 si mantennero in parte nell\u2019et\u00e0 carolingia (VIII-IX sec): ma nelle regioni meridionali dell\u2019impero solo in caso di cattivo tempo o nel periodo invernale si doveva offrire un tetto ai forestieri, che dovevano comunque provvedere da soli al vitto, per evitare abusi del diritto di ospitalit\u00e0.<br>Quando il cristianesimo fu elevato a religione di stato, si cominciano a costruire case d\u2019ospiti, gli xenodochia, finanziate da vescovi, monasteri, membri della casa imperiale e ricchi fedeli, e gestite da ecclesiastici, in cui sono ospitati pellegrini e viaggiatori. Sin dall\u2019inizio l\u2019accoglienza \u00e8 rivolta anche ai poveri, agli orfani ed ai malati delle zone vicine. [4] Nelle citt\u00e0 pi\u00f9 grandi erano spesso presenti delle case specializzate: orphanotr\u00f2phia (per gli orfani); ptochotr\u00f2phia (per i poveri); gerontoc\u00f2mia (per gli anziani).<br>Il X secolo vede la rinascita dell\u2019ospitalit\u00e0 ecclesiastica: alcuni ospizi ed ospedali sono fondati lungo le strade che attraversano la Francia meridionale e il nord della Spagna, regioni nelle quali un contributo importante all\u2019ospitalit\u00e0 per pellegrini e altri viaggiatori viene offerto dai monaci benedettini di Cluny e dai canonici regolari agostiniani. Nel XII secolo si assiste alla diffusione in tutta Europa dell\u2019ordine dei cistercensi che adotta una forma di ospitalit\u00e0 simile a quella dei cluniacensi: tratta i sovrani, gli abati del loro Ordine e le personalit\u00e0 eminenti con maggior riguardo rispetto agli ospiti comuni ed ai poveri, cos\u00ec come gli si riservano i cibi migliori. <br>La nascita dell\u2019ospitalit\u00e0 a pagamento \u00e8 legata all\u2019intensificarsi del commercio ed all\u2019espansione dei mercati: si assiste nel XII secolo ad una commercializzazione dell\u2019ospitalit\u00e0. In occasione delle fiere cittadine e dei mercati annuali, i luoghi di pellegrinaggio risultano sovraffollati cos\u00ec che pellegrini e mercanti devono pernottare in alloggi di emergenza o all\u2019aria aperta. Capita che bisogna pagare una grossa cifra o un pegno per trovare alloggio: mentre pellegrini e mercanti frequentano taverne ed alberghi modesti, i nobili alloggiano in casa di ricchi cittadini. L'ospitalit\u00e0 a pagamento si forma su basi di discriminazione sociale.<br>L\u2019ospitalit\u00e0 privata assume quindi diverse forme: concessa da un cittadino a un cavaliere; case adibite appositamente a tale funzione e piene di ospiti; un mercante che occasionalmente riceve gli stranieri, facendogli pagare tutto o solo una parte delle prestazioni offerte. Normalmente l\u2019ospite non riceve il vitto dal padrone di casa, lo porta con s\u00e9 o lo acquista al mercato.<br>Nel XII secolo gli ospedali per i pellegrini, che prima erano sostenuti dai sovrani, dai nobili e dai monasteri, vengono fondati da laici caritatevoli, i quali poi ne affidano la gestione a ordini religioso-cavallereschi, a canonici agostiniani o a confraternite pie. <br>La nascita e lo sviluppo degli ordini monastico-militari fu la risposta ad un\u2019esigenza dettata dalle Crociate e dai pellegrinaggi del basso Medioevo per risolvere problemi di ospitalit\u00e0 e di protezione. La prima presenza di ordini monastico-cavallereschi risale all\u2019XI secolo in Palestina, dove gi\u00e0 esistevano delle strutture ospitaliere: ricoveri dove si dormiva su materassi di paglia o sul fieno, tutti assieme. Con l\u2019avvento delle Crociate sorgono le consorterie di \" confratres\", che cominciano ad assistere i viandanti ed a nutrirli, ospitandoli nelle \"mansio\", \"ostelli\", \"hospity\", \"hospitale\" costruiti sulle strade.<br>Inizialmente gli ordini monastico-cavallereschi si occupano solo dell\u2019assistenza, poi si espandono lungo le strade d\u2019Europa e della Terrasanta ed assumono il ruolo di difensori dei viaggiatori e dei pellegrini contro infedeli e banditi. <br>I primi ordini religioso-guerrieri furono i Templari ed i Giovanniti (Ordine di Malta): mentre i primi assicurano protezione militare terrestre e fungono da collettori di merci e valute, i Giovanniti assumono compiti ospedalieri assistenziali. In terre germaniche nel 1127 nacque l\u2019ordine teutonico formato solo da cavalieri tedeschi che voleva liberarsi sia dal papa che dall'impero.<br>A partire dall\u2019XI e XII secolo l\u2019ospitalit\u00e0 gratuita completa o senza vitto lascia quindi il posto all\u2019ospitalit\u00e0 a pagamento, occasionale o professionale.<br>La scomparsa dell\u2019ospitalit\u00e0 e degli antichi alloggi comunitari e lo sviluppo dell\u2019ospitalit\u00e0 a pagamento avvengono in concomitanza con l\u2019evoluzione del commercio itinerante e carovaniero che si va trasformando in stanziale. <br>Questa connessione \u00e8 evidente nelle grandi compagnie italiane: tra il XIII e il XIV secolo i mercanti delle citt\u00e0 commerciali dell\u2019Italia centro-settentrionale cominciano a preferire il commercio stanziale tramite corrispondenza, creando delle filiali stabili nelle citt\u00e0 pi\u00f9 importanti. Con questa nuova organizzazione, la mobilit\u00e0, che prima faceva confluire mercanti ambulanti in citt\u00e0 e fiere, favorendo gli alloggi comunitari e la possibilit\u00e0 di essere accolti in case o quartieri pubblici, creati da sovrani o da autorit\u00e0 comunali con il duplice scopo di incentivare e controllare il commercio, cambia il tipo di viaggiatori e sposta l'ospitalit\u00e0 verso l'alloggio a pagamento. I viaggi dei pi\u00f9 abbienti si concentrano nei centri finanziari e commerciali, le citt\u00e0, e si assiste all'insediamento dell'amministrazione reale, prima itinerante, adesso in forma stabile in una citt\u00e0, visitata con frequenza dal sovrano stesso. <br>Questo processo segna la nascita in Europa delle citt\u00e0 capitali e di residenza reale o imperiale, e fu presto imitato da principi e signori, che collocano i loro centri di potere in citt\u00e0 dotate di un castello o di una residenza fortificata. [11] Fino al basso Medioevo era consuetudine che i sovrani e la corte pi\u00f9 ristretta alloggiassero fra le mura di residenze, castelli, sedi vescovili e monasteri, mentre il resto del seguito (esercito vero e proprio e grandi signori ecclesiastici e laici) si accampasse nei dintorni. Ma il seguito ristretto dei sovrani e dei grandi signori costituiva un peso oneroso. La mancanza di spazio interno in quei luoghi spinse i grandi signori ecclesiastici e laici a costruire i propri quartieri, corti e ostelli nelle localit\u00e0 in cui i sovrani erano soliti sostare o che costituivano i centri del loro sistema itinerante, le cosiddette \u201csedes regni\u201d. Quanto pi\u00f9 le citt\u00e0, come spazio chiuso, si addossano il peso dell\u2019ospitalit\u00e0 dovuta ai sovrani, tanto pi\u00f9 devono fare i conti con i suoi effetti collaterali che, nella trasformazione da centri sotto dominio signorile a zone di immunit\u00e0 speciale per i traffici e commerci, vengono percepiti come conseguenza di un obbligo gravoso e imposto dall\u2019esterno. E' cos\u00ec che la lotta contro l\u2019ospitalit\u00e0 diventa una caratteristica dello sviluppo delle citt\u00e0 europee nell\u2019alto Medioevo. Il commercio prende possesso della merce umana in movimento.<br><br>Tra il XII e il XIV secolo si verifica lo spostamento dell\u2019ospitalit\u00e0 da regge, sedi vescovili, monasteri e corti aristocratiche prima verso le case di cittadini eminenti, poi verso ospitanti che gi\u00e0 esigevano un compenso e infine verso locande vere e proprie. Sparisce quasi completamente il concetto di ospitalit\u00e0 pubblica e privata, rimangono gli ospitali per poveri e pellegrini che decadranno nei secoli seguenti.<br>BIBLIOGRAFIA<br>H. C. Peyer, Viaggiare nel Medioevo, Bari Laterza 1997<br><br>ALLEGATO 2: L' ACCOGLIENZA E L'OSPITALITA' NEL CAMMINO DI SANTIAGO<br>Luis Mart\u00ednez Garc\u00eda- Universit\u00e0 di Burgos (Traduzione di Flavio Vandoni)<br> <br>\"... i pellegrini di Santiago, poveri o ricchi, hanno diritto all'ospitalit\u00e0 e ad una rispettosa accoglienza\"<br>\"Tutti dovrebbero ricevere con carit\u00e0 e rispetto i pellegrini, ricchi o poveri, che tornano o si recano al sito di Santiago, perch\u00e9 tutti coloro che li accolgono e li ospitano con cura, avranno come ospite non solo Santiago, ma anche il Signore stesso, secondo le sue parole del Vangelo: \"chi accoglie voi accoglie me.\" Ci sono stati molti che una volta attirarono l'ira di Dio per aver rifiutato di accogliere i poveri e i pellegrini di Santiago (...).  Cos\u00ec bisogna che si sappia che i pellegrini a Santiago, poveri o ricchi, hanno diritto all'ospitalit\u00e0 e ad un'accoglienza rispettosa\u201d. Con queste parole Aymeric Picaud chiudeva il suo Liber Peregrinationis, la guida che scrisse a met\u00e0 del XII secolo per propagandare, consigliare e prevenire i pellegrini del Jacobeo 1 .<br>L'ospitalit\u00e0, si dice espressamente, \u00e8 un diritto dei pellegrini. E cos\u00ec avrebbe dovuto essere preso in considerazione da allora, non solo da chi ha intrapreso il viaggio, ma anche da chi era in grado di offrirla e anche da chi \u00e8 incaricato di tradurre questo diritto in leggi protettive. Ovviamente sarebbe stato impossibile nel Medioevo affrontare, riuscendolo, il viaggio a Santiago, senza l'esistenza di alcune minime garanzie di attenzione al pellegrino. Le lunghe distanze e un'economia di sussistenza naturale richiedevano la fornitura di un'infrastruttura altamente sviluppata in questo senso. A dire il vero, c'era. Sono centinaia gli ospedali e i ricoveri costruiti nei secoli medievali - il grande periodo dei pellegrinaggi - per fornire aiuto ai camminanti. Potremmo dare alcuni esempi: alla fine del Medioevo a Logro\u00f1o c'erano non meno di sei ospedali: Santa Mar\u00eda de Munilla, Nuestra Se\u00f1ora de Rocamador, San Juan Allende Ebro, San Gil, San Blas e San L\u00e1zaro; a N\u00e1jera, almeno quattro, tra cui la foresteria del Monastero di Santa Mar\u00eda La Real, l'Hospital de la Cadena, l'Hospital de Santiago e l'Hospital de San L\u00e1zaro; a Santo Domingo de la Calzada, spiccava il famoso e dotato ospedale di Santo Domingo, situato accanto alla cattedrale. E cos\u00ec via fino a Santiago. Man mano che il viaggio procedeva, il volume cresceva e crescevano le esigenze dei pellegrini giunti da lontano. Questo \u00e8 il caso di Burgos dove sono documentati 32 ospedali medievali, di Le\u00f3n con 17 o Astorga con 25. Non c'era praticamente nessuna citt\u00e0 sulla strada, per quanto piccola, che non avesse un ospedale 2 .<br>Significa questo che i pellegrini hanno trovato nei regni cristiani peninsulari una degna e sufficientemente efficace infrastruttura sanitaria? Spero di fornire argomenti in modo che il lettore possa rispondere alla domanda alla fine del discorso. Pertanto, non dovremmo essere tentati di confondere il numero con l'efficacia, o la quantit\u00e0 con la qualit\u00e0 dell'assistenza. Nell'anno 1479 accadde a Burgos che le forze cittadine - il vescovo, il consiglio, la corporazione dei mercanti e il monastero benedettino di San Juan - chiedessero a Papa Sisto IV, attraverso i monarchi cattolici, il permesso e l'aiuto per costruire un nuovo ospedale. Il motivo principale addotto era, si dice, nel fatto che Burgos, capoluogo e una delle principali citt\u00e0 dei regni di Castiglia e Leon, sostenne il continuo afflusso di moltitudini di pellegrini, per la maggior parte poveri, provenienti dall'Italia, di Germania, della Galia e altrove, passando in direzione di Santiago. Ed \u00e8 vero che nella citt\u00e0 e nei dintorni c'erano molti ospedali, le carenze della maggioranza erano cos\u00ec grandi che poveri e pellegrini subivano gravi pericoli e gravi necessit\u00e0. Alla periferia della citt\u00e0, nelle vicinanze, ce n'erano due, quello dell'Imperatore e quello del Re, ma erano chiaramente insufficienti. Adesso \"propongo al Pontefice se un nuovo ospedale costruito e famoso potesse convenientemente servire ai poveri e ai pellegrini ammalati e curati dalle loro malattie\u201d 3. Insufficienti trentadue o pi\u00f9 ospedali in una citt\u00e0 che contava circa 10.000 abitanti? Di quali ospedali e di che tipo di assistenza parliamo?<br>Se si vuole progredire nella conoscenza delle cure ospedaliere, \u00e8 necessario a mio avviso superare vecchi criteri descrittivi, di natura elogiativa, vivamente mantenuti dalla cultura locale e non sempre provati da lavori scientifici, spesso eccessivamente locali, e progredire in due principali indicazioni: una, che porta ad osservare l'evoluzione dell'attivit\u00e0 sanitaria all'interno del contesto storico del momento in cui si svolge, che richiede fasi di distinzione e di evitare generalizzazioni, come se l\u2019attivit\u00e0 ospitaliera avesse lo stesso significato per i secoli XI e XII rispetto al XV secolo; l\u2019altra volta a conoscere il pi\u00f9 possibile dall'interno i centri di accoglienza per vedere di specificare il grado e la natura dei doveri di cura. Questo \u00e8 ci\u00f2 che intendiamo fare in questa breve sintesi. In primo luogo, tracceremo, in tre tappe, la traiettoria delle fondazioni e dei promotori, sapendo che il momento della fondazione di un ospedale determinava in un certo modo, non solo la personalit\u00e0 dei suoi amministratori, ma anche il livello del loro reddito patrimoniale, al fine di porre, in una seconda parte, attenzione alle condizioni delle persone assistite e dell'assistenza, soprattutto all'assistenza materiale 4 .<br>Prima, per\u00f2, bisogna chiarire che gli ospedali, nonostante la loro ampia versatilit\u00e0 ed essendo gli stabilimenti creati appositamente per tutto il Cammino di Santiago in lungo e in largo, non coprivano molto i bisogni assistenziali delle persone che lo percorrevano. Al loro fianco doveva esistere una fitta rete di ostelli privati che, sebbene poco conosciuti, giocavano un ruolo fondamentale nel settore. Diremmo che c'erano due modelli di assistenza nel Medioevo: un modello di assistenza pubblica, gratuita, caritativa, che si esercitava negli ospedali, e un altro modello di assistenza privata, esercitata nelle locande e nelle case private.<br>Sappiamo molto poco di questo secondo modello di assistenza privata e retribuita e molto poco diremo qui. Per ora solo due cose che vi anticipo. Uno, che avveniva sempre lungo il Cammino, praticamente dallo stesso XI secolo, quando fu stabilizzato il percorso, quando i pellegrini cominciarono a venire in massa, e il loro alloggio poteva diventare un business. E due, che gli albergues e le locande private offrissero un'assistenza complessa, poich\u00e9 i pellegrini potevano trovare vari servizi di prima necessit\u00e0, dalla sistemazione a letto, fuoco per riscaldarsi e utensili da cucina, dove cucinare il cibo che portavano o che avevano precedentemente acquistato in osteria, nel mercato o anche nella locanda stessa, anche informazioni di interesse generale relative a santuari da visitare, strade secondarie pi\u00f9 percorribili, fiere per lo scambio di prodotti o prezzi di cambio delle valute 5 .<br>Anche cos\u00ec, o forse proprio per questo, la categoria ha sempre avuto una cattiva reputazione. Le testimonianze dei pellegrini medievali abbondano, accusandoli di falsari e ladri, che abusavano dell'ignoranza, della fretta e della fame dei pellegrini. Possiamo percepirlo nel sermone del \u201cVeneranda dies\u201d incluso nel primo libro del Codex Calixtinus, dove vengono presentati come il pi\u00f9 grande nemico dei pellegrini. Dice che escono per incontrarli con false promesse, che danno cibo avariato, che usano pesi e misure falsi, o che li derubano mentre dormono. Questa immagine negativa dell'oste \u00e8 stata mantenuta per tutto il Medioevo, come si pu\u00f2 vedere nella serie di miracoli a cui partecipa l'apostolo Santiago. <br>L'aiuto dei pellegrini quando sono vittime dell'avidit\u00e0, dell'inganno o delle cattive arti degli albergatori o nelle disposizioni legislative volte a proteggerli, abbondante dal XII secolo, e che cresce ancora pi\u00f9 tardi, nel XVI secolo, cos\u00ec come la letteratura picaresca 6  <br>A volte questi servizi privati erano offerti da famiglie che invitavano i pellegrini a casa in cambio di denaro o di un prodotto, come era il caso, ad esempio, ad Atapuerca o Puebla de Sanabria, le cui disposizioni regolavano tale attivit\u00e0.<br>Ora, questo tipo di assistenza privata - poco conosciuta, come ho detto - non era la caratteristica del Camino de Santiago. L'assistenza ai pellegrini, sia in senso materiale che religioso, avveniva principalmente attraverso gli ospedali. Centri che dobbiamo intendere in senso lato, come ostelli per viandanti e pellegrini, asili dove venivano raccolti e mantenuti i poveri stranieri o indigeni del luogo, centri sanitari adatti alla cura dei poveri malati. I suoi clienti erano, quindi, preferibilmente - non esclusivamente - poveri, pellegrini e malati; tre categorie che spesso coincidevano nella stessa persona e la cui caratteristica principale era lo sradicamento e la povert\u00e0. Ecco perch\u00e9 gli ospedali medievali erano prima di tutto centri di beneficenza dove andavano le persone bisognose di aiuto. Ne parleremo ora. Ho detto che nella creazione degli ospedali possiamo distinguere tre fasi. Una prima coincidente con il secolo XI, una seconda tra il 1100 e il 1250 e una terza tra il 1250 e il 1500.<br> <br>L'XI SECOLO O LA CREAZIONE DI UNA PRIMA RETE OSPEDALIERA<br>Nessuno dubita oggi che nel corso dell'XI secolo venne istituita una prima e programmata rete di centri di assistenza, in linea con l'auge dei pellegrinaggi e l'istituzione di un percorso stabile. Non possiamo ora addentrarci in molte spiegazioni sulle ragioni del successo jacobeo in quell'undicesimo secolo. C'erano, ovviamente, di natura religiosa: il culto dei santi e delle reliquie diffuse tra i cristiani l'usanza del pellegrinaggio - &lt;: come a Roma o Gerusalemme - a Santiago de Compostela. L\u2019aveva preceduto un'attiva propaganda, promossa da illustri martirologi e pellegrini, sul ritrovamento della tomba dell'Apostolo, sulla venerazione delle sue reliquie e sull'efficacia della sua intercessione nel recupero della salute spirituale e fisica. Ma non era solo un movimento religioso spontaneo o isolato. Erano tempi di riforme ecclesiastiche e tra le aspirazioni dei riformatori c'era quella di coinvolgere tutti i cristiani, e non solo sacerdoti e monaci, nei riti salvifici pi\u00f9 importanti attraverso l'elemosina e il pellegrinaggio. Tutti i cristiani. All'interno di un ordine gerarchico e centralismo che a sua volta pass\u00f2 attraverso l'integrazione e l'omologazione delle chiese nazionali in tutta la cristianit\u00e0 occidentale. Tale era il significato di altre iniziative, come la diffusione dell'idea dell'Impero e della Crociata, l'unificazione della liturgia, il potenziamento dei vescovati e delle grandi abbazie o l'introduzione del dominio benedettino nei monasteri.<br>Ma altri di natura economica (crescita agricola, sviluppo urbano e attivit\u00e0 artigianali e commerciali), politica (l'unione dei regni di Le\u00f3n e Castiglia, l'incorporazione di Logro\u00f1o in Castiglia, ecc.) ed ideologica, legati alla diffusione del pensiero feudale attraverso i monaci cluniacensi e l'apertura all'Europa promossa dai pi\u00f9 alti livelli di potere nei regni cristiani peninsulari.<br>La verit\u00e0 \u00e8 che a quel tempo il Camino de Santiago divenne un grande asse di diffusione della cultura feudale, percorso da uomini, prodotti e idee provenienti dai diversi territori della cristianit\u00e0 occidentale. In questo contesto, il Camino de Santiago ha svolto un ruolo importante. Come una barra magnetizzata serviva per canalizzare, prima, e poi per migliorare i risultati della crescita demografica ed economica, della stabilit\u00e0 politica, delle preoccupazioni religiose, mentali e istituzionali in uso in Europa. Ecco perch\u00e9 \u00e8 stato molto utile al nascente sistema feudale. Costituito come sostegno alla stabilit\u00e0 e al progresso, materiale e spirituale, non poteva che legittimare socialmente chi investiva nella sua promozione e sviluppo.<br>Stando cos\u00ec le cose, non dovrebbe sorprendere che fossero i settori sociali con maggiore responsabilit\u00e0 e interesse per il successo delle riforme e, per estensione, del sistema feudale, cio\u00e8 la monarchia (Alfonso VI in Castiglia-Le\u00f3n e Sancho Ramirez nel regno navarro-aragonese), la nobilt\u00e0, i vescovi e i monaci, soprattutto i cluniacensi, i primi a dedicare parte del loro tempo e delle loro fortune al Camino, fondando in molti casi ospedali.<br>Alla fine del secolo si potrebbe ritenere instaurato un itinerario commerciale e di pellegrinaggio, quello classico, gi\u00e0 dotato di una prima rete di centri di assistenza che avrebbero contribuito a consolidarlo. C'erano gi\u00e0 ospedali in tutte le tappe del Cammino: Jaca (1084), Pamplona (1087), Estella (1090), N\u00e1jera (1052), Burgos (1085), Fr\u00f3mista (1066), Carri\u00f3n, Sahag\u00fan, Le\u00f3n (1096), Foncebad\u00f3n (1103), Villafranca del Bierzo, El Cebreiro, Portomar\u00edn e, come finale, Compostela.<br>Una prima copertura ospedaliera che, se dovessimo riassumere brevemente, diremmo che si distingueva per il suo carattere monastico, francofilo e completo. Monastico, poich\u00e9 i monasteri benedettini di Cluny furono i primi ad aprire ostelli o incaricati di amministrarli; Francofilo, in quanto legati a Cluny (Santa Mar\u00eda la Real de N\u00e1jera, Santa Coloma de Burgos, San Zo\u00edlo de Carri\u00f3n, ecc.); e completo, perch\u00e9 offrivano un livello relativamente completo di assistenza materiale, sanitaria e spirituale, dato l'enorme patrimonio territoriale che queste istituzioni monastiche sono riuscite ad accumulare.<br>Alla fine dell'XI secolo, l'avventura del pellegrinaggio aveva notevolmente ridotto i rischi incorsi (soprattutto per un francese), rendendo la stessa rete ospedaliera un elemento di propaganda tanto pi\u00f9 efficace dei miracoli attribuiti al Santo Apostolo.<br> <br>1100-1250. PROTEZIONE LEGALE E MILITARE IN UN PERCORSO STRATEGICO<br> <br>In questo periodo si raggiunge l'apice dei pellegrinaggi. Diversi fattori hanno contribuito a questo; alcuni gi\u00e0 noti e alcuni nuovi. Tra i primi, i valori religiosi. Non si pu\u00f2 negare che l'azione ospedaliera abbia continuato ad essere una manifestazione di spiritualit\u00e0 monastica e la carit\u00e0 era un elemento in pi\u00f9 della loro liturgia. Ma l'ordine e il rito di ogni giorno si scontravano con il dinamismo e l'improvvisazione, tipici della clientela pellegrina. Ecco perch\u00e9 i benedettini rinunciavano al servizio ospedaliero o addirittura lo trasformavano in un mero rito da praticare in locanda con i loro poveri, generalmente autoctoni del luogo o della regione. In realt\u00e0 \u00e8 successo ai monaci neri che stessero perdendo il rapporto con il loro tempo. Con lo sviluppo economico, il leader spirituale e culturale abbandona i chiostri, mentre i laici, soprattutto gli abitanti dei borghi, trovano il loro modello religioso ed i loro pi\u00f9 fedeli alleati nelle istituzioni della Chiesa secolare, del vescovo, della parrocchia e della confraternita, poich\u00e9 si identificavano meglio con gli ideali di lavoro, povert\u00e0 e predicazione, piuttosto che con la vita contemplativa e l'immobilit\u00e0 dei monaci 7 . <br>La perdita di fiducia dei fedeli determin\u00f2 un progressivo rallentamento delle donazioni e conseguentemente il deterioramento del patrimonio ospedaliero da loro gestito, che sarebbe diventato particolarmente grave dopo la met\u00e0 del XIII secolo. L'anno 1245 fu abbandonato l'ufficio di accattonaggio a San Zo\u00edlo di Carri\u00f3n e, pi\u00f9 tardi, questa e altre abbazie della zona, secondo i conti del 1338, precipitate in una profonda crisi, avevano relegato all'ultimo posto gli affitti a disposizione del fisco 8 .<br>L'alternativa all'ospitalit\u00e0 benedettina stava nelle nuove proposte religiose di vita in comune, di stretta osservanza, o pi\u00f9 evangeliche, come i cistercensi, i premostratensi e, soprattutto, i canonici regolari di sant'Agostino, che avrebbero dato prova della loro ospitalit\u00e0 pellegrina a San Juan de Ortega (113 8), Santa Mar\u00eda de Villalbura (1178), Burgos o San Isidoro de Le\u00f3n (1148). La regola agostiniana fu adottata anche dagli Antoniani, dedicati alla cura dei pellegrini malati del \"fuoco di Sant\u2019Ant\u00f3nio\", con una casa ed un ospedale a Castrojeritz dal 1146. L'aumento dei pellegrinaggi e le attivit\u00e0 economiche e culturali che li sostenevano giustificava il continuo appoggio del potere politico feudale, dal re all'ultimo signore. Mentre la regina Urraca promuoveva il ripopolamento di Villafranca del Bierzo, Alfonso el Batallador concedeva un privilegio di franchi (liberi cittadini) a Belorado (1116). Alfonso VII protegge e finanzia il santo Juan de Ortega quando erige un monastero e un ospedale (1142) nel profondo dei Monti dell'Oca, fino ad allora \"un luogo abitato da ladri che rapinavano giorno e notte molti pellegrini\". Alfonso VIII fond\u00f2 il magnificamente dotato Ospedale del Rey (c.1187). O la nobilt\u00e0, che li imita nei rispettivi territori: i Lara aprirono un ospedale a Tardajos (1147) e un altro a Itero del Castillo; Gonzalo Ruiz Air\u00f3n innalz\u00f2 quello di La Herrada e Tello P\u00e9rez de Meneses quelli di San Nicol\u00e1s del Real Camino e quello di Villamart\u00edn, in Tierra de Campos 9 .<br>Tra le novit\u00e0, va registrata anche la crescente tutela legale e poliziesca per i pellegrini. Nonostante la dispersione legislativa e il dover attraversare i territori di diverse giurisdizioni (regio, maniero, consiglio comunale) i signori cercarono sempre di facilitarne il passaggio. Pensiamo alla giurisdizione di Belorado: una carta destinata a promuovere l'insediamento della citt\u00e0 a Franchi ed Ebrei, concede loro ampi vantaggi di ordine fiscale, procedurale e penale, maggiori livelli di autonomia municipale e facilitazioni nel movimento mercantile. In breve, l'applicazione pratica di un diritto al franco che, esteso ad altre citt\u00e0, rafforzerebbe d'ora in poi le posizioni dei settori borghesi, commercianti e artigiani e, per estensione, protegger\u00e0 legalmente i pellegrini. Mercanti e pellegrini, in effetti, meritano un trattamento simile nei testi legislativi generali. Concili come quelli di Le\u00f3n (1114), Compostela (1124) o Lleida (1173) prevedevano pene gravi per coloro che attentavano contro le persone e le loro propriet\u00e0. E lo stesso vale per il diritto civile, come si pu\u00f2 vedere in compilazioni successive, come la Royal Court, Las Partidas o la New Compilation. Inoltre, abbondavano misure di sicurezza e privilegi speciali di natura personale o collettiva. A met\u00e0 del XII secolo, i Conti di Barcellona avevano una sorta di guide per accompagnare illustri personaggi che andavano o tornavano da Compostela, e le Cancellerie navarra, aragonese o castigliana, spesso rilasciavano questo tipo di documenti. Il Camino de Santiago era diventato pi\u00f9 di un semplice itinerario di pellegrinaggio. Si trattava di una rotta commerciale di prima grandezza attraverso la quale arrivavano prodotti dall'Europa continentale e dall\u2019Andalusia, in questo caso con l'intervento di mercanti musulmani. Gli ospedali, come le locande e le case private, sono allora punti di ritrovo e scambio per pellegrini \/ mercanti, arrivando anche a formalizzare una sorta di contratto di alloggio con il quale regolamentare e fissare per iscritto i diritti e gli obblighi degli ospiti e dei clienti 10.<br>Come poteva essere di meno in un mondo dinamico e complesso di alto interesse economico, politico e religioso che richiedesse ordine e controllo. Se prima c'erano i monasteri, ora saranno gli Ordini Militari, insieme ai nuovi ordini monastici riformati, quelli che si assumono la responsabilit\u00e0, per ordine o con l'approvazione del re e della nobilt\u00e0, di provvedere e coordinare l'opera di assistenza, protezione e controllo del percorso e delle genti. Un compito che si abbinava perfettamente al profilo dei suoi membri, tra cavalieri religiosi, ospitali e guerrieri. Con la loro presenza, se non la totalit\u00e0 del Camino, almeno le zone pi\u00f9 insicure dell'altopiano castigliano, furono intensamente militarizzate e poste sotto il controllo delle potenze feudali. L'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme si stabilir\u00e0 a Navarrete, ad Atapuerca, a Itero del Castillo, o all'Ospedale di Orbigo; l'Ordine del Tempio, a Villalc\u00e1zar de Sirga ed a Ponferrada; l'Ordine di Santiago, a Le\u00f3n (Hospital de San Marcos) e Tierra de Campos (Hospital de Santa Mar\u00eda de las Tiendas e Villamart\u00edn); l'Ordine di Calatrava, con vari beni nelle sezioni di La Rioja e Burgos 11.<br> <br>1250-1500. ASSISTENZA URBANA, LAICA E RITUALE<br> <br>In questo periodo del tardo medioevo, la cosa che pi\u00f9 colpisce \u00e8 il fatto che la frequentazione tende a concentrarsi nelle citt\u00e0, ed a rimanere sotto l'iniziativa e l'amministrazione di istituzioni laiche, parrocchiali o consiliari, pi\u00f9 o meno controllate dai membri delle oligarchie dominanti, spesso composte da mercanti.<br>I cambiamenti sono strettamente correlati ad altri che hanno interessato sia il percorso fisico che i camminanti. Nel tardo medioevo, il gi\u00e0 secolare percorso classico del Cammino Francese - attraverso Logro\u00f1o, N\u00e1jera, Santo Domingo de la Calzada, Burgos, Carri\u00f3n de los Condes, Le\u00f3n, Astorga, ecc. - cessa di essere l'unico percorso di lunga distanza. A partire dal XIII secolo, nella penisola erano emersi nuovi centri economici e nuove rotte commerciali. \u00c8 il caso, ad esempio, dell'asse Nord-Sud che collegava i principali porti del Mar Cantabrico con le terre interne attraverso Miranda de Ebro, Medina de Pomar, Fr\u00edas, Briviesca e da Burgos a Valladolid, Toledo, Siviglia. Le vie si moltiplicano e con esse le esigenze di protezione e assistenza ai viaggiatori, siano essi pellegrini, uomini d'affari o semplici mendicanti. In un tale stato di dispersione e in assenza di una pianificazione generale, sarebbero le istituzioni locali: parrocchie, unioni, confraternite, il consiglio e persino individui isolati dall'oligarchia urbana, ad acquisire le maggiori responsabilit\u00e0 in termini di assistenza.<br>D'altra parte, il profilo del pellegrino stava diventando molto complesso. Non \u00e8 pi\u00f9 solo il pellegrino vecchio stile, pacifico, mosso da impulsi religiosi, che camminava in gruppo e protetto. Al suo fianco se ne aggiungono altri che viaggiano nel rispetto delle sanzioni giudiziarie o per la semplice voglia di avventura. E c'era ancora di pi\u00f9. Coloro che hanno trasformato le strade in uno stile di vita, in un viaggio senza ritorno, falsi pellegrini, giramondo, pigri e malati, confusi con i poveri del regno e temuti, tutti, di costituire un grave pericolo per la salute a causa di contagi e malattie. Erano i figli, dopotutto, della crescita urbana, che abbonder\u00e0 in tempi di crisi, soprattutto dopo la met\u00e0 del XIII secolo. Nelle citt\u00e0 la povert\u00e0 e l'emarginazione diventano un problema sociale, che le autorit\u00e0 locali e, in generale, la societ\u00e0 integrata devono affrontare. In questo contesto dobbiamo comprendere il rilievo acquisito dai ricchi laici urbani che, direttamente o tramite la parrocchia o la confraternita a cui appartenevano, faranno l'elemosina e persino fonderanno un ospedale per pellegrini per evidenziare le loro ricchezze e la loro generosit\u00e0. La virt\u00f9 del ricco nobile - la nobilt\u00e0 \u00e8 uno stato a cui aspirano le \u00e9lite urbane, formate principalmente da mercanti - \u00e8 soprattutto la generosit\u00e0. La generosit\u00e0, non senza ostentazione, produce stima, onore e prestigio sociale. La generosit\u00e0 serve anche a legittimare moralmente e politicamente il possesso di fortune talvolta conseguite con mezzi considerati non cristiani e, di conseguenza, a coprire le responsabilit\u00e0 nella creazione di situazioni di povert\u00e0, che si intendono cos\u00ec ridurre o placare.<br>Alla fine del Medioevo, soprattutto negli ambienti urbani, si era diffusa la convinzione che l'elemosina fosse vantaggiosa, tanto per chi la riceve quanto per chi la fa. Per motivi d'onore, come si dice, ma anche di religione. Il ricco mercante non dimentica la sua condizione di cristiano. Adempie i comandamenti della chiesa al meglio delle sue capacit\u00e0, riceve i sacramenti, partecipa alla messa domenicale, digiuna, prega, legge libri pii e costruisce persino cappelle nelle parrocchie e nei conventi della citt\u00e0, commissiona numerose messe e ad memoriam per gli anniversari, dona opere d'arte, cura i riti funebri propri e della famiglia nei minimi dettagli, e pratica la carit\u00e0 (dare l'elemosina in mano, alla parrocchia o alla confraternita, contribuire alle raccolte per le vittime di calamit\u00e0 di peste, carestia o guerra), fonda persino un ospedale. \u00c8 la manifestazione di una nuova religiosit\u00e0 personale, escatologica e solidale, pi\u00f9 tipica delle citt\u00e0 che delle campagne, dove i poveri e il pellegrino, immagine di Cristo in terra, svolgono il ruolo di efficaci intermediari sulla via della salvezza.<br>Possiamo fare un esempio del caso della citt\u00e0 di Burgos. In quegli anni alla fine del XV secolo, non meno di 6 degli oltre 30 ospedali esistenti erano appena stati fondati e dotati di famiglia di mercanti o mercanti. Erano, l'Hospital de La Lo, situato vicino alla porta di San Juan, che ha ricordato la memoria del suo fondatore Pedro Garc\u00eda de La Lo; l'ospedale Michelote, in via Avellanos; l'Hospital de Santa Maria y San Juan, a Viejarr\u00faa, fondato dal mercante Anequ\u00edn Longo e sua moglie Juana S\u00e1nchez; l'Hospital de Nuestra Se\u00f1ora de Gracia o de los Trece Caballeros, del mercante Alfonso Ib\u00e1\u00f1ez, nel distretto di Viejarr\u00faa; l'Hospital de Santa Luc\u00eda, vicino al quartiere ebraico, vicino alla Puerta de San Mart\u00edn, costruito dal mercante Pedro P\u00e9rez; l'Ospedale di Santa Mar\u00eda La Real, fondato accanto al muro e alla porta di San Mart\u00edn da Elvira Gonz\u00e1lez, anch'essa appartenente a una famiglia di mercanti.<br>Ora, l'onore e la salvezza personale, come valori ed esperienze dello spirito, andavano oltre il quadro personale e familiare per essere normalmente collocati in pi\u00f9 ampie sfere associative professionali o religiose. Nelle citt\u00e0 ed in altri centri importanti non c'era un abitante che non facesse parte di qualche confraternita ed anche di parecchie, come quella della parrocchia e quella riservata all'ufficio o alla categoria sociale di ciascuno; confraternite che a loro volta cercavano di possedere e amministrare un centro ospedaliero. A Burgos, i membri dell'\u00e9lite, al di l\u00e0 dei legami personali o familiari con la parrocchia ed il quartiere, potevano contare su diverse istituzioni di questo tipo. Erano, ad esempio, le confraternite di Nuestra Se\u00f1ora de Gamonal, Nuestra Se\u00f1ora de Gracia - ciascuna con il suo piccolo ospedale e la Confraternita dei Cavalieri di Santiago, dove solo loro potevano entrare, individualmente. Tuttavia, \u00e8 ancora sorprendente in questo caso che il sindacato dei mercanti, raggruppato come gruppo professionale presso l'Universit\u00e0 dei Mercanti o Consolato del Mare, mancasse nel 1479 di un ospedale per poveri \/ pellegrini \/ malati, dove poter manifestare in pubblico e perennemente la bont\u00e0 del mestiere e la magnanimit\u00e0 dei suoi professionisti. Alla fine della giornata, \u00e8 quello che aveva qualsiasi altro gruppo o istituzione, che rivendicava un minimo di riconoscimento sociale. A quel tempo, nella citt\u00e0 di Arlanz\u00f3n, il capitolo della cattedrale ne gestiva diversi: l'ospedale Vega, l'ospedale San Lucas, l'ospedale Capiscol, l'ospedale San L\u00e1zaro de Villayuda o l'ospedale comunitario della cattedrale. Anche altre istanze di potere come il re o il vescovo, avevano rispettivamente il Real Hospital e l'Emperador Hospital. Da parte sua, l'Universit\u00e0 dei Parroci amministrava l'Universit\u00e0 di Santa Mar\u00eda La Real; le parrocchie di San Esteban, San Cosme e San Dami\u00e1n, Santa Agueda o Nuestra Se\u00f1ora de Viejarr\u00faa avevano confraternite con il loro ospedale; e anche la concia della gilda, i zapateros o i custodi di taverna avevano il loro. Non \u00e8 quindi strana la richiesta dei mercanti di Burgos a Papa Sisto IV di sponsorizzare la creazione di un nuovo ospedale, cosa che accadr\u00e0 subito con tutte le benedizioni del papa, dei monarchi castigliani, del vescovo della citt\u00e0 ed il Consiglio, nell'Ospedale di Papa Sisto o nell'Ospedale di San Juan, concepito in un certo modo come un ospedale generale nell'idea di superare i limiti della carit\u00e0 tradizionale.<br>Durante il XIV e il XV secolo furono le citt\u00e0 e i paesi pi\u00f9 importanti del Camino, riempiendo cos\u00ec modesti ospedali che avevano poco a che fare con i grandi ospedali delle fasi precedenti o con gli ospedali generali, che cominciarono ad emergere negli ultimi anni del XV secolo in tutta la Penisola in quello che sar\u00e0 un chiaro impegno per ammodernare il lavoro di assistenza.<br> <br>CARATTERISTICHE GENERALI DELL'ASSISTENZA OSPEDALIERA<br> <br>Avendo conosciuto pi\u00f9 o meno il processo di formazione della rete ospedaliera sul Camino de Santiago, vedremo quindi con la stessa prospettiva generale il tipo di assistenza che hanno offerto. La clientela, come dicevamo prima, era molteplice e varia. In generale, tutti gli ospedali si sono offerti di accogliere persone veramente bisognose, siano esse pellegrini o poveri, sani o malati. Tuttavia, quasi tutti avevano le loro preferenze. Gli ospedali pi\u00f9 antichi lo esercitavano con i pellegrini stranieri. In quelli amministrati dalle confraternite, gli eletti erano, invece, i poveri e gli ammalati legati in un modo o nell'altro alla confraternita, cos\u00ec come in quelli parrocchiali erano i parrocchiani pi\u00f9 bisognosi. Altri specializzati in alcune malattie, soprattutto contagiose, come gli ospedali per lebbrosi San Lazaro. In ogni caso furono esclusi falsi pellegrini, vagabondi e donne di cattiva reputazione. Per la loro identificazione e controllo si sono serviti di distintivi - l'abito con spiedo, bastone e zucca nei pellegrini - e di pratiche, come la tacca fatta nel bastone a chi riceveva la razione dell'Ospedale del Rey de Burgos, per evitare di ripetere. Coloro che arrivavano sani venivano solitamente ospitati per una notte e gli ammalati, finch\u00e9 non riacquistavano la salute o morivano.  <br>E la qualit\u00e0 dell'accoglienza? Una volta ricoverati in ospedale, i pellegrini potevano trovare servizi e cure diversi. Dipendeva in ogni caso dall'entit\u00e0 del patrimonio, cio\u00e8 dal flusso di reddito, dalla destinazione e dall'uso che ne facevano gli amministratori. Non ci fermeremo a questo. Semplicemente per sottolineare che tutti si sostenevano grazie agli introiti del patrimonio, di cui erano stati dotati dai loro fondatori e benefattori, -in genere patrimonio rurale-, occasionalmente integrati con qualche elemosina dei fedeli e, in misura minore, con le eredit\u00e0 pie dei pellegrini riconoscenti o defunti in casa. <br>Da una prospettiva di analisi dell'equit\u00e0, gli ospedali potrebbero essere classificati in grandi, medi e piccoli. Quelli medi e quelli pi\u00f9 grandi erano quelli di antica fondazione. Avevano l'abitudine di occupare un edificio costruito a tale scopo, dotato di ampie stanze separate per uomini e donne, con la loro cappella, farmacia e cimitero, e vari altri annessi per il personale assistente. C'erano davvero pochi grandi; in tutto il Cammino, l'Ospedale del Rey de Burgos e, semmai, il Roncesvalles e il tardo Hospital de San Juan de Burgos e Hospital Real de Santiago. I pi\u00f9 piccoli, in genere, utilizzavano una casa famiglia, solitamente quella del fondatore, semplicemente trasformata in ospedale, con due o tre stanze -con due o tre letti-, una cucina e una stalla-magazzino per animali e rifornimenti. In questo senso, \u00e8 evidente che le differenze tra l'uno e l'altro sono diventate enormi. \u00c8 la distanza che c'era, ad esempio, tra le 15 o 20 staia di grano all'anno che potevano entrare in un piccolo ospedale urbano del tardo medioevo ed i due milioni di maravedi, le 7.000 staia di pane, le 300 di sale o i 5.000 capi di lana bovina che aveva l'Ospedale del Rey de Burgos alla fine del XV secolo.<br>Per quanto riguarda l'amministrazione, tutti, piccoli e grandi, erano in mano alle istituzioni religiose. Prima vennero i monasteri e le sedi episcopali, poi gli ordini militari, ed infine le parrocchie e le confraternite. A seconda della categoria del villaggio, il numero del personale poteva variare da uno a due nei piccoli ospedali della confraternita, ai 20 di un ospedale medio, come San Marcelo de Le\u00f3n nel XIII secolo. Il grande Hospital del Rey ancora una volta marca la differenza, con pi\u00f9 di 100 dipendenti.  In ogni caso, tutti i centri, grandi o piccoli, pagano i propri dipendenti uno stipendio, che per molti \u00e8 diventato la principale voce di spesa, come abbiamo avuto modo di verificare nella citt\u00e0 di Burgos, dove i piccoli e medi sono riusciti a destinare a questo scopo circa il 75% del reddito totale.<br>E cosa ci si poteva aspettare, cosa ha ricevuto un pellegrino medievale in questi ospedali? Diciamo che l'offerta \u00e8 definita in due aspetti fondamentali, alloggio e vitto. Avrebbe anche ricevuto, meno costoso, assistenza sanitaria e servizi religiosi. Vediamo. <br>La sistemazione, cio\u00e8 un tetto e un fuoco per riscaldarsi, erano sempre offerti da tutti, il che non era cosa da poco. Prevedeva la possibilit\u00e0 di dormire in un letto. Anche in un buon letto, realizzato nello stile di oggi. Alcuni dati: il pi\u00f9 grande, l'Hospital del Rey, aveva 87 posti letto, distribuiti in due infermerie (45) e due locande (42), per uomini e per donne. Altri, nel lungo periodo, hanno cercato di adeguarsi alla cifra di 12, con le sue risonanze evangeliche, come gli Ospedali dell'Imperatore, San Lucas o La Real a Burgos, o San Marcos de Le\u00f3n. I pi\u00f9, prevalentemente urbani e di confraternite, non superavano abitualmente i 6. E\u2019 sufficiente che un istituto abbia due o tre letti per essere considerato un ospedale. \u00c8 vero che a volte due o pi\u00f9 persone dormivano in un solo letto, ma anche cos\u00ec i dati rivelano la discreta capacit\u00e0 di cura della maggioranza degli ospitali.<br>Ora, il prestigio di un ospedale, pi\u00f9 che dal fuoco o dal letto, era dato dal cibo. Soprattutto dopo il XIII secolo, quando crebbe il numero dei poveri pellegrini e dei poveri ammalati. La societ\u00e0 cristiana, attraverso gli ospedali, faceva un grande sforzo in questo senso. Tuttavia, presto il dare ed il ricevere da mangiare fin\u00ec per diventare un rito. Lo vediamo nel menu da regolamento, invariabile ma presumibilmente degno, offerto in ogni casa. Data l'insufficienza del reddito, per evitare abusi da parte degli amministratori, mantenere l'onorevolezza del centro e ricordare piacevolmente la memoria del fondatore e dei benefattori, gli Ospedali hanno optato per stabilire razioni di tipo regolamentare. Questa era la soluzione alla scarsit\u00e0 di risorse. Conosciamo le razioni di vari ospedali tardo-medievali, e in generale si pu\u00f2 dire che i pellegrini le ricevevano sempre ed anche molto buone. Alla fine del XV secolo, il pellegrino tedesco Hermann K\u00fcnig descrive Najera: \"Danno il voto per l'amor di Dio. (Servono) negli ospedali e hanno tutto quello che vuoi, tranne l'ospedale di Santiago, dove tutte le persone sono molto burlone e nell'ospedale c\u2019\u00e9 molto rumore, ma le razioni sono molto buone\". All'ospedale Villamart\u00edn (Palencia) distribuivano, intorno al 1231, due pagnotte e due brocche di vino, tre giorni di carne alla settimana e una razione di formaggio e burro 12. Tuttavia, i pi\u00f9 noti sono quelli dell'Hospital del Rey de Burgos della fine del XV secolo, dove davano cibo e bevande fino a quando non si era soddisfatti, secondo K\u00fcnig. Ogni pellegrino aveva diritto ad una razione - pranzo se arrivava la mattina e cena e alloggio se arrivava di notte - composta da: due pagnotte tonde del peso di mezzo quarto (575 gr), circa un litro di vino, un piatto di brodo o spezzatino di verdure (fagioli, ceci, lenticchie, aglio, porri, carote, ... ) ed un pezzo di carne da due libbre da dividere in tre (307 grammi a persona circa); e nei giorni di astinenza, invece della carne, pesce in quantit\u00e0 e prezzo equivalente alla carne (sarde fresche, o anguilla, nasello e cernia salata). Gli ingredienti base del men\u00f9 del pellegrino erano quindi pane, vino e carne; in linea di principio qualcosa che dobbiamo considerare normale per ampi settori della popolazione castigliana ed europea data l'alta percentuale - intorno all'80% - rappresentata dall\u2019autosufficienza. Se guardiamo pi\u00f9 in dettaglio questi ingredienti vediamo alcune cose interessanti. Ad esempio, quel pane era un pane bianco, non marrone o povero, e di buona qualit\u00e0, paragonabile a quello consumato in Provenza o in Sicilia dalle famiglie benestanti e di grande valore nutritivo e anche curativo, soprattutto per i pellegrini del centro Europa, abituati al pane di segale, frequentemente colpito dal fungo dell'ergot che produce ergotismo. Quanto al vino, il suo elevato consumo - un litro a pasto - rispecchia una delle abitudini pi\u00f9 radicate dell'epoca. Il vino che davano ai pellegrini poveri veniva annacquato, gi\u00e0 dalla raccolta, ma quello consumato dagli ufficiali pi\u00f9 anziani veniva portato dalla Rioja o da Toro.  <br>Ora, con la razione di pane buona e quella di vino alta, secondo me il merito pi\u00f9 grande dell'ospedale di Burgos e di altri prestigiosi come quello, era nella carne, nell'abbondante carne di pecora che offrivano. Due libbre da distribuire su tre corrispondevano a pi\u00f9 di 300 grammi pro capite e di pecora e montone, le pi\u00f9 apprezzate del momento. Insieme alla carne di pecora, a volte, pochissime, veniva dato il manzo e il maiale; in questo caso probabilmente come condimento per lo spezzatino che accompagnava la razione di pane, vino e carne. Il maiale, una volta molto apprezzato, era sottovalutato. Una menzione speciale merita il consumo di pollo e carne di pollo; carne molto apprezzata e costosa (nel 1499 il suo prezzo raggiungeva i 30 maraved\u00eds, lo stipendio di un lavoratore a giornata), considerata la migliore per chi faceva poco esercizio, quindi era praticamente riservata ai malati. Insomma, era una razione sufficiente per nutrire un individuo per un giorno - circa 2.800 calorie -, ricca ed equilibrata - data la proporzione accettabile di proteine, grassi e carboidrati -, anche se incompleta per l'assenza di frutta e latticini e loro derivati.<br>Porzioni buone, ma quante? Erano o no sufficienti per soddisfare la domanda dei pellegrini-poveri-malati? Purtroppo i dati storici conservati sono parziali e generici. Ma una cosa sembra ovvia: dal momento in cui c'erano razioni obbligatorie e invariabili in ogni ospedale, si ponevano limiti alle cure. \u00c8 vero che alcuni ospedali, preferibilmente quelli situati in luoghi inospitali o di passaggio forzato, prevedevano la possibilit\u00e0 di stabilire mere razioni di sussistenza o di ridurre il regolamento per ricevere pi\u00f9 pellegrini anche con meno razioni. Cos\u00ed a Foncebad\u00f3n, a Valdefuentes o a San Juan de Ortega. A Valdefuentes, alla fine del XV secolo, si dava un pezzo di pane da quattro once (115 grammi) per ogni porzione. Ma la maggioranza degli ospitali ha preferito mantenere la qualit\u00e0 del servizio, concentrando la consegna di quelle buone porzioni in determinati periodi o date dell'anno. Gli esempi abbondano. L'Hospital de la Real ha stimato il carico maggiore dell'attivit\u00e0 caritativa in un pasto a 12 poveri\/pellegrini durante i giorni di Quaresima e nella consegna annuale di 53 paia di scarpe ai pellegrini. L'Hospital de San Lucas ha dato da mangiare a 12 poveri nella festa del patrono. O quella dell'Imperatore, che distribuiva un moggio di pane ogni venerd\u00ec dell'anno e un pasto quotidiano a 12 poveri per la Quaresima. Cosa che non accadeva nell'Ospedale Reale di Santiago de Compostela, che, come riconosciuto nelle Ordinanze del 1524, non aveva entrate sufficienti per sfamare gli ammalati ed i funzionari di casa, anche se offrono ai pellegrini le stanze per mangiare. Ovviamente c'erano delle eccezioni. In alcuni ospedali, pochissimi, i pi\u00f9 attrezzati, le razioni oltre ad essere buone, erano abbondanti. Ad esempio, nell'Ospedale di Santo Domingo de la Calzada, secondo Eliseo S\u00e1inz, a met\u00e0 del XV secolo, circa 200 persone venivano a mangiare ogni giorno; anche se non sappiamo nulla delle condizioni o della composizione del menu 13. Quello che possiamo dire, sulla base di dati molto precisi, \u00e8 che all'Hospital del Rey de Burgos, alla fine del XV secolo, si distribuivano in media 70.000 razioni all'anno, cio\u00e8 circa 200 razioni giornaliere di quelle gi\u00e0 note, nella dipendenza nota come Mesas de los romeros, dove mangiavano i pellegrini, a cui vanno aggiunte le razioni date agli ufficiali ed agli assistenti e quelle consumate nelle infermerie, che sarebbero state altre 150 circa in pi\u00f9.<br>Un'altra cosa \u00e8 che ce n'era per tutti. Allora dovremo immaginare i pellegrini - e i poveri in generale - pronti e ben informati per ricevere alcune di quelle buone razioni in un ospedale o nell'altro. Altrimenti, dovrebbero ricorrere all'ospitalit\u00e0 privata, retribuita o caritatevole. Questo deve essere stato il profilo pi\u00f9 nero della carit\u00e0 nel Medioevo e nell'Et\u00e0 Moderna. Siamo stati in grado di confrontare i dati di diversi anni, tra il 1498 e il 1528, e abbiamo visto che n\u00e9 il numero delle razioni n\u00e9 la loro qualit\u00e0 hanno subito cambiamenti significativi. In altre parole, una concezione ritualistica dell'elemosina era stata imposta all'Hospital del Rey, come in altri centri di cura, con immutabili razioni regolamentari a fronte di ogni esigenza circostanziale che dal punto di vista umanitario avrebbe consigliato di agire con maggiore flessibilit\u00e0.<br>Tra le cure che un pellegrino poteva ricevere in un ospedale c'era, ovviamente, l'assistenza sanitaria. Molte volte \u00e8 stato detto che il Cammino di Santiago era un percorso di malattia. L'Apostolo \u00e8 stato riconosciuto come dotato di straordinari poteri di guarigione, con molte persone che hanno iniziato il viaggio malati. Altri perdono la salute durante il viaggio. Non sorprende quindi che lungo la strada, e ancor di pi\u00f9 negli ospedali, siano diffusi e applicati rimedi di medicina popolare. Gi\u00e0 il Codex Calixtinus denunciava a met\u00e0 del XII secolo droghieri, erboristi e farmacisti per la vendita di sciroppi e purganti che non curavano nulla.<br>Nel tempo, con i progressi della scienza medica che hanno permesso di differenziare meglio i poveri dai malati, gli ospedali, soprattutto i grandi, hanno prestato maggiore attenzione all'assistenza sanitaria. I malati vengono accolti a tempo indeterminato, vengono allestiti appositi locali e vengono assunti i servizi di professionisti medici e farmacisti. La farmacia dell'Ospedale del Rey de Burgos era, ad esempio, la migliore della citt\u00e0 \"... e anche del regno\", splendidamente rifornita di oli, unguenti, conserve, farmaci, dolci, spezie, acque varie, ... preparati dal farmacista per essere applicati ai malati secondo le indicazioni dei medici. Un capitolo importante dell'assistenza sanitaria \u00e8 stato proprio quello del cibo; una dieta di natura protettiva e curativa come quella dello stesso Hospital del Rey, dove veniva dato pane migliore, vino migliore e, esclusivamente, pollame e frutta. Per molti pazienti, il cibo era il miglior rimedio per combattere i loro disturbi.<br>Oltre al cibo e all'assistenza sanitaria, i pellegrini hanno potuto trovare conforto spirituale negli ospedali. Nel tempo e con la moltitudine di pellegrini che viaggiavano in nome di Cristo, il Camino de Santiago si era trasformato in uno spazio sacro, costellato di monasteri e chiese, cappelle, confraternite, con le loro reliquie di santi e immagini di mille miracoli. Anche gli ospedali e il fatto stesso dell'accoglienza avrebbero dovuto essere considerati un atto in pi\u00f9 della liturgia, in cui il viaggio di avvicinamento alla tomba dell'Apostolo era diventato il suo obiettivo principale. La carit\u00e0 era profondamente sacra. Abbiamo appena visto il grado di ritualizzazione dell'assistenza alimentare. Infatti, dal momento in cui un pellegrino varcava la porta di un ospedale, veniva fatto partecipare, secondo gli orari, alle funzioni religiose. Prima e dopo aver mangiato, doveva pregare in suffragio per l'anima del fondatore e dei benefattori, e dopo aver trascorso la notte riprendeva la marcia solo dopo aver ascoltato la messa. Una buona testimonianza del rapporto letto-preghiera la abbiamo nell'Hospital del Rey, dove i letti dei pellegrini erano sistemati nelle navate laterali della chiesa, in modo che potessero assistere alle funzioni liturgiche. Chi arrivava malato, prima di entrare in infermeria, doveva confessarsi, fare la comunione e fare testamento. A tal fine, gli ospedali pi\u00f9 attrezzati avevano clerici di lingue straniere (tedesco, francese, fiammingo, latino). I servizi religiosi si intensificano al momento della morte. Quando un pellegrino moriva, veniva sepolto con grande solennit\u00e0, accompagnato dall'intera comunit\u00e0 ospedaliera, da persone pie e anche da confraternite - quella di San Esteban de Astorga, per esempio - ad essa appositamente dedicate.<br>In breve, si pu\u00f2 sostenere che, alla fine del periodo medievale, coesistano due diversi modelli o concezioni di ospitalit\u00e0. Uno con un taglio tradizionale, che rappresentava il passato e un altro moderno, che puntava al futuro. L'ospedale tradizionale \u00e8 quello che abbiamo visto dominare ovunque, soprattutto nelle citt\u00e0. \u00c8 piccolo, quasi sempre fondato su iniziativa di una famiglia o di un individuo facoltoso, laico, che decide per motivi religiosi di convertire la casa di famiglia o altro di loro propriet\u00e0 in un centro di accoglienza. Per garantire la continuit\u00e0 dell'elemosina e la perpetuazione della sua memoria, lo dota di rendita immobiliare e ne affida l'amministrazione a una confraternita o parrocchia di cui era parrocchiano. La precariet\u00e0 degli affitti, la modestia degli spazi della casa e le elevate spese di amministrazione avevano per\u00f2 costretto la maggior parte a ridurre drasticamente l'attivit\u00e0 caritativa. In alcuni casi limitando gli ingressi ed in altri concentrando l'accoglienza su determinate date dell'anno liturgico: per la Quaresima, il primo venerd\u00ec del mese, il giorno della festa patronale o in occasione dei funerali di parrocchiani o fortunati benefattori. Il resto dell'anno, in generale, difficilmente potevano offrire altro che un tetto per proteggerli dalle intemperie, un fuoco per riscaldarsi e, se necessario, uno dei pochi letti che avevano, per passare la notte. Questo \u00e8 il prototipo dell'ospedale diffuso nelle citt\u00e0 e nei paesi del basso medioevo del Camino de Santiago; lo stesso che aveva meritato la qualifica di inefficace da parte dei responsabili del Consiglio e dell'oligarchia mercantile di Burgos nel 1479.<br>Di fronte a questo modello ne comincia a farsi strada un altro, quello dell'Ospedale Generale, che avr\u00e0 grande diffusione nella prima met\u00e0 del Cinquecento nelle citt\u00e0 sotto la spinta delle istituzioni sociali e dei gruppi di potere pi\u00f9 dinamici. Era un modello di ospedale che riproduceva fedelmente lo spirito centralizzante che animava la politica dei monarchi cattolici, in questo come in altri aspetti. Alcuni, infatti, sono nati a seguito di politiche comunali inclini alla concentrazione ospedaliera, prima della fusione e scomparsa dei vecchi ospedali tradizionali. A differenza di questi, la gestione \u00e8 rimasta in mani potenti e l'assistenza stessa \u00e8 molto pi\u00f9 snella. Continueranno ad ammettere pellegrini e poveri in generale, rendendo sacro il servizio, ma il trattamento tende ad essere pi\u00f9 individualizzato. Cercheranno di differenziare meglio il povero dal pellegrino, l\u2019onorevole e pacifico dal pigro e vagabondo. Ma dove il cambiamento \u00e8 pi\u00f9 evidente \u00e8 negli aspetti sanitari adeguati, con medici, chirurghi e farmacisti e unit\u00e0 separate in base alla natura e ai trattamenti richiesti per ciascuna malattia. Durante il regno dei monarchi cattolici e da loro promossi, importanti fondazioni come l'Hospital de San Juan de Burgos (1479) o l'Hospital Real de Santiago, inizialmente progettato intorno al 1486 e infine eretto nel 1499   14. <br>\u00c8 vero che questi cambiamenti hanno avuto uno sviluppo molto lento. La tradizionale mentalit\u00e0 aristocratica che, lungi dal riconoscere il carattere di funzione pubblica, laica e professionalizzata dell'azione sociale, pesava ancora come un macigno, continuava a scegliere di lasciarla nelle mani della carit\u00e0 e delle istituzioni ecclesiastiche 15.<br>Concludiamo con un pensiero finale. \u00c8 evidente che l'ospitalit\u00e0 medievale offriva molti punti deboli: l'atomizzazione e la dispersione dei centri, la precariet\u00e0 dei redditi, la cattiva gestione, l'arcaicit\u00e0 delle pratiche sanitarie, la sacralizzazione e il rito dell'elemosina ..., Malgrado questo, gli ospedali medievali hanno assolto la funzione che la societ\u00e0 e il sistema feudale avevano riservato loro: quella cio\u00e8 di canalizzare, proteggere e controllare l'abbondante flusso di uomini, prodotti e idee che si sono mossi per secoli lungo il Cammino, allo stesso tempo che hanno dato ad ogni gruppo professionale e famiglia di mecenati l'opportunit\u00e0 di avere un proprio centro, per onore e merito di patroni e benefattori.<br> <br>NOTE: <br> <br>1 . M. BRAVO LOZANO, Guida del pellegrino medievale Codex Calixtinus- Sahag\u00fan, 1989, pp. 87-88.<br> <br>2 . Uno studio generale esaustivo e rigoroso allo stesso tempo \u00e8 offerto da L. V\u00c1ZQUEZ DE PARGA, J. M\u00aa . LACARRA e J. URIA, in Las Peregrinaciones a Santiago de Compostela, 3 voll., Madrid, 1948-1949, principalmente t. II, cap. V di J. Uria , ancora oggi opera fondamentale sull'argomento.<br> <br>3 . Nella bolla \"Ex superne dispositionis \" della fondazione dell'Hospital de San Juan, nel Bollettino della Commissione provinciale dei monumenti storico-artistici di Burgos, 72 (1940), pp.<br> <br>436-443, e ampio commento in L. MART\u00cdNEZ GARC\u00cdA \"L'Ospedale di San Juan de Burgos. Situazione per una nuova fondazione alla fine del Medioevo\", (in corso di stampa).<br> <br>4 . Fondamentalmente basato su L. MART\u00cdNEZ GARC\u00cdA, \"L'ostello dei viaggiatori: dall'alloggio monastico alla locanda urbana\", nella IV Settimana di studi medievali. N\u00e1jera, dal 2-6 agosto 1993, Logro\u00f1o, 1994, pagg. 71-87, e \"Food in the Hospital del Rey de Burgos. Contributo allo studio del consumo nel tardo medioevo castigliano\", in Cuadernos Burgaleses de Historia Medieval, 3, Burgos, 1995, pp. 83-154.<br> <br>5 . Per ulteriori informazioni, gli studi di E. FERREIRA, \"\" Saper viaggiare: arte e tecnica di viaggio nel Medioevo \", in IV Settimana di studi medievali ..., pp. 45-69; JC MART\u00cdN CEA,\" Tra l\u2019immaginario ed il reale. Il culto e il pellegrinaggio a Santiago \", in Vita e pellegrinaggio. Chiostro della chiesa cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, La Rioja, 9 luglio-26 settembre 1993, Madrid, 1993, pp. 105-115 ed E. PORTELA y M. Pallares, \"alla fine della strada. L'accoglienza dei pellegrini a Compostela\", in offerta, Pp. 169-181.<br> <br>6 . P. ARRIBAS BRIONES, P\u00edcaros e picaresca sul Camino de Santiago, Burgos, 1993.<br> <br>7 . G. DUBY, I tre ordini o l'immaginario del feudalesimo, Barcellona, 1983, p. 289. Allo stesso modo, su questi aspetti, A. VAUCHEZ, La spiritualit\u00e0 dell'Occidente medievale (VllI- XII secolo), Madrid, 1985.<br> <br>8 . M.\u00aa L. PALACIO S\u00c1NCHEZ-IZQUIERDO \"Ospedali dei pellegrini a Carri\u00f3n de los Condes\", nel Cammino di Santiago, ospitalit\u00e0 monastica e pellegrinaggi, H. Santiago-Otero (Coord.), Salamanca, 1992, p. 132.<br> <br>9 . L'intervento delle potenze feudali determin\u00f2 talvolta modifiche al percorso stesso, come ad esempio accadde con Alfonso VII e il suo appoggio alla fondazione di San Juan de Ortega che provoc\u00f2 una deviazione nel tratto tra Villafranca Montes de Oca e Burgos, aprendosi come un alternativa dal vecchio percorso attraverso Galarde , Arlanz\u00f3n, Ibeas de Juarros, Casta\u00f1ares e Capiscol, parallela al fiume Arlanz\u00f3n, un'altra che dal Monastero di San Juan de Ortega andava a Burgos via Ag\u00e9s , Atapuerca, Olmos de Atapuerca, Rubena e Gamonal;  In questo senso, oltre a sponsorizzare il santo di Quintana, prese altre decisioni come l'affidamento della citt\u00e0 di Atapuerca all'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme o la fornitura di un ospedale che il Monastero di San Salvador de O\u00f1a aveva nella citt\u00e0 di Rubena .<br> <br>10 . M. ESTRADA ALONSO, \"Influenza della pace del Cammino nel contratto di alloggio regolato nelle Sette Parti\", al IV Congresso Internazionale delle Associazioni Jacobee. Atti.  Carri\u00f3n de los Condes (Palencia) 19-22 settembre 1996, Burgos, 1997, pp.73-80.<br> <br>11 . JV MATELLANES MERCH\u00c1N e E. RODR\u00cdGUEZ-PICAVEA MATILLA, \"Gli ordini militari nelle tappe castigliane del Cammino di Santiago\", in El Camino de Santiago, ospitalit\u00e0 monastica ..., pp. 343-363.<br> <br>12 . L. V\u00c1ZQUEZ de PARGA, JM LACARRA, J. URJA, I pellegrinaggi ..., II, p. 158 e JV MATELLANES MERCH\u00c1N e E. RODR\u00cdGUEZ PICAVEAMATILLA, \"Ordini militari ...\", pagg. 355-356.<br> <br>13 . E. SAINZ RIPA, \"Attenzione agli uomini del Cammino nella Rioja\", in IV Settimana di studi medievali ..., pp. 135-166, pagg. 163.<br> <br>14 . C. L\u00d3PEZ ALONSO, La povert\u00e0 nella Spagna medievale. Studio storico-sociale, Madrid, 1986, principalmente pp. 450-474.<br> <br>15 . Verso la fine del XVI secolo, la Corona lanci\u00f2 un piano per la riunificazione e la fusione degli ospedali. In alcune citt\u00e0 la riforma \u00e8 stata fatta, ma in altre \u00e8 stata impossibile perch\u00e9 nessuno voleva sbarazzarsi della loro; come a Burgos, dove alla fine del XVII secolo c'erano 22 ospedali aperti e 6 chiusi. (Archivio Diocesano di Burgos, Visite pastorali. Parrocchie, confraternite e ospedali di Burgos, anni 1681-1683).<br> <br>Luis Martinez Garcia - Universit\u00e0 di Burgos<br>\u201cIl Camino de Santiago e la societ\u00e0 medievale (pp. 97-110)\u201d IER Logro\u00f1o 2000<br>(Traduzione di Flavio Vandoni)<br><br>ALLEGATO 3 : LE DATE DI COMPOSTELLA NELLA EPOCA MODERNA<br><br>1836  Il giornale \u201cLe Magasin pittoresque\u201d sottolinea la \" dimensione civilizzatrice dei pellegrinaggi\" : Chi potrebbe valutare tutto quello che i pellegrinaggi hanno trasmesso della civilizzazione orientale all'Europa ? .<br>1879  Degli scavi riportano alla luce tre corpi sotto le lastre della Cattedrale. L'arcivescovo di Compostella li attribuisce a Santiago ed ai suoi due compagni e sollecita un riconoscimento ufficiale del Vaticano<br>1882  Prima edizione, in latino, dell'ultimo libro del Codex Calixtinus, che comincia per \" Quattro strade portano a Santiago.... \". Senza uno studio di quella che fu la sua diffusione nei tempi andati, questo documento viene rapidamente considerato come una guida turistica.<br>1884  Il 1 novembre la Lettera apostolica Deus omnipotens del papa Leone XIII riconosce i resti di Santiago a Compostella;<br>1885  Leone XIII accorda un anno santo straordinario. In Francia alcuni vescovi, tra cui Parigi e Bourges, concedono delle indulgenze per i culti locali a Santiago<br>1898  Edizione del libro: Le p\u00e8lerinage \u00e0 Compostella et la confr\u00e9rie des p\u00e8lerins de Mgr Saint-Jacques \u00e0 Moissac, scritto dall'Abb\u00e9 Camille Daux, seguito da varie riedizioni<br>1899 Altro libro : Sur les chemins de Compostella, souvenirs historiques, anecdotiques et l\u00e9gendaires, sempre dell'abb\u00e9 Camille Daux<br>1900 Negli Annales du Midi, Monsignor Louis Duchesne si dichiara contrario al riconoscimento come autentiche delle \u201creliquie\u201d di Santiago<br>1912 Libro di B\u00e9dier Joseph, \u00ab Les chansons de geste et Compostella \u00bb, L\u00e9gendes \u00e9piques, riedito nel 1929, ristampato nel 1966,<br>1922  Libro di M\u00e2le, Emile, L\u2019art religieux du XIIe si\u00e8cle en Francia, Paris,<br>1925 Una esposizione missionaria in Vaticano non menziona l'evangelizzazione della Spagna ad opera di Santiago<br>1930  Libro Le chemin de saint Jacques de Compostella di Mabille de Poncheville<br>1931 Proclamazione della Repubblica di Spagna<br>1933  Primo pellegrinaggio a Compostella, organizzato dal 6 al 22 giugno dal Segretariato dei pellegrinaggi di Notre-Dame du Salut.<br>1935  Pellegrinaggio di studenti di Bordeaux per iniziativa dell'abb\u00e9 Martin, futuro vescovo del Puy en V\u00e9lay<br>1936 Guerra civile in Spagna e dittatura del generale Franco<br>1937 \u2022 A Parigi, carta dei cammini di Santiago e dei loro santuari al XII secolo, di Francis Salet, Museo dei monumenti storici \u2022 A Compostella, ritorna la cerimonia dell'offerta a Santiago che era stata soppressa dalla Repubblica<br>1938 \u2022 Traduzione dell'ultimo libro del Codex Calixtinus a cura di Jeanne Vielliard, sotto il titolo di Guida del pellegrino \u2022 Presidente del Comitato Francia-Spagna, Charles Pichon organizza un pellegrinaggio a Compostella di 300 persone.<br>1940 Dichiarazione di Pio XII relativa al pellegrinaggio a Compostella<br>1942 Nell'impossibilit\u00e0 di andare a Compostella, pellegrinaggio a Nostra Se\u00f1ora de la Pe\u00f1a de Francia<br>1943 Pellegrinaggio a Compostella dell'ambasciatore di Francia a Madrid per offrire un ciborio dono del Maresciallo P\u00e9tain alla cattedrale di Compostella.<br>1948 \u2022 Edizione dell'opera di Vasquez de Parga L., Lacarra J. M., Uria J., Las peregrinaciones a Santiago de Compostela, 3 vol., Madrid, 1948-1949, <br>\u2022 il giornale \u201cLa Croix\u201d del 14 luglio presenta il libro: Guida del pellegrino in maniera poco scientifica. \u2022 In agosto, grande adunata di 60 000 giovani a Compostella organizzata dall'azione cattolica spagnola<br>1949 Primo pellegrinaggio del dopoguerra organizzato dall'abb\u00e9 Branthomme, direttore dei pellegrinaggi della diocesi di Le Mans<br>1950 Degli intellettuali francesi ispanizzanti creano la Soci\u00e9t\u00e9 des amis de saint Jacques<br>1951 \u2022 Celebrazione del Millenario del pellegrinaggio di Godelscac con una esposizione a Compostella, organizzata dall'Istituto Francese in Spagna \u2022 Mgr Blanchet, rettore dell'Istituto Cattolico di Parigi, guida un pellegrinaggio organizzato da Charles Pichon, resoconto del Dr Henry Aurenche nel giornale La Croix dei 5 e 6 agosto.<br>1952 \u2022 La Spagna entra all'UNESCO \u2022 In marzo, La Croix pubblica un articolo su una nuova via di Saint-Jacques de Compostella che passa per Mont\u00e9limar e la valle del Rodano. \u2022 Monsignor Martin, ex vescovo del Puy, arcivescovo di Rouen, va in pellegrinaggio a Compostella e Fatima con la sua diocesi e quella di Evreux.<br>1953 Apertura della frontiera tra Francia e Spagna<br>1954  \u2022 Pio XII conferma gli anni santi a Compostella \u2022 Primo manifesto di un Anno santo del dopoguerra, edito dalla Direzione Generale del Turismo a Madrid \u2022 Presidente di Pax Christi, il cardinale Feltin, arcivescovo di Parigi, accompagnato da M. Lafay, presidente dell'Assemblea parigina, raggiunge a Compostella 200 studenti francesi ed europei che partecipano alla Marcia della Pace di questo movimento, diretto da RP Bosc (La Croix,18 e 19 luglio).<br>1955 \u2022 Adesione della Spagna all'ONU  \u2022 Libro \u201cSaint Jacques et les chemins de Compostelle\u201d di Jean Secret  \u2022 Il 23 luglio, dopo un'interruzione di molti secoli, Messa per la Francia a Compostella, nella cappella di Saint-Louis, re di Francia, celebrata da Mgr Michon, vescovo di Chartres, con del vino d'Alsazia. Parigi ha delegato il suo primo vicepresidente, Dr de V\u00e9ricourt, con una delegazione della nave scorta \u201cLe Boulonnais\u201d, accompagnata dall'Addetto navale a Madrid.(La Croix, 26\/07\/1955)<br>1958 Cerimonie ufficiali a Santiago per celebrare il XX\u00b0 anniversario del pellegrinaggio del 1938 con Jean-Louis Vigier, presidente del Consiglio Municipale di Parigi e Mme B\u00e9tancourt-Foch, vice-presidente. Monsignor Guyon, vescovo di Bayonne, vi partecipa come Charles Pichon. In questa occasione, l'alcalde di Santiago ha ricevuto il titolo e le insegne di Consigliere municipale d'onore di Parigi. (La Croix, 26\/07\/1958)<br>1959 L'abb\u00e9 Henry Jammet, curato di Saint-Jacques-des-Blats, organizza un pellegrinaggio parrocchiale a Compostella. Viene ricevuto dal cardinal Quiroga, arcivescovo di Compostella, che gli restituir\u00e0 la visita nel 1962. Questo pellegrinaggio \u00e9 l'origine della stele, oggi conservata nella chiesa, che in seguito ha autenticato il \"cammino di Compostella\" a Saint Jacques des Blats.<br>1960  Dietro consiglio di Ren\u00e9 de La Coste-Messeli\u00e8re, uno studente ottiene una borsa di studio Z\u00e9lidja per un pellegrinaggio a Compostella.<br>1961 Dal 17 al 29 luglio, Mgr Veuillot, vescovo d'Angers, presiede il 17\u00b0 pellegrinaggio francese a Santiago di Compostella. Le conferenze sono tenute da Charles Pichon. (La Croix, 14\/06\/1961)<br>1962 \u2022 Celebrazione al Puy en V\u00e9lay del millenario della cappella di Saint-Michel-L'Aiguilhe <br>\u2022 5 settembre,  il re di Spagna dichiara il cammino di Santiago manifestazione storica ed artistica (decreto 2224\/1962, del 5 settembre)<br>1963  Primo pellegrinaggio a cavallo organizzato da Henri Roque, pioniere del turismo equestre. Invitato, Ren\u00e9 de La Coste-Messeli\u00e8re approfitta della pubblicit\u00e0 che suscita l'avvenimento per propalare alcune delle sue \u201cinvenzioni\u201d.<br>1964 libro \u201cLes chemins de Saint-Jacques\u201d d'Yves Bottineau<br>1965 \u2022 Anno santo jacobeo, prima esposizione in Francia sul tema dei Cammini di Santiago per iniziativa di Ren\u00e9 de La Coste-Messeli\u00e8re-  a Puente la Reina, monumento al pellegrino ignoto  \u2022 Nuova cavalcata a Compostella<br>1969 Istituzione della \"Giornata della Francia a Compostella\", patronato di san Luigi<br>1971 \u2022 Anno santo, edizione della prima guida del cammino da Roncisvalle a Santiago, scritta dal P\u00e8re Bern\u00e8s, che dedicher\u00e0 una vita ai cammini, morendo nel 2017 \u2022 Il sindaco di Compostella viene a Parigi in febbraio per invitare il cardinal Marty e M. Delfour, presidente del Consiglio Municipale di Parigi, per la giornata della Francia del 18 agosto (La Croix, 25\/02)<br>1972  \u2022 Primo descrittivo del tratto, Le Puy-Chapelle Saint-Roch, del GR 65 \"Chemin de Saint-Jacques de Compostella\" edito dalla delegazione della Haute-Loire del Comit\u00e9 National des Sentiers de Grande Randonn\u00e9e<br>\u2022 L'Ufficio turistico di Toulouse organizza un circuito di 8 giorni, condotto dal professor Durliat per la scoperta dell'arte romanica e della storia \"semplice, ma quanto accattivante dei pellegrini di Santiago\u201d.<br>1975 Pubblicazione da parte di Daniel Derveaux della vera-falsa o falsa-vera Carta dei cammini di Compostella, datata 1648<br>1976 Anno santo<br>1977 pellegrinaggio di Barret e Gurgand, a cui fa seguito nel 1978 la pubblicazione del libro: \u201cPriez pour nous \u00e0 Compostella\u201d, che racconta le loro avventure ed anche un po' di idee improbabili su Compostella<br>1980  Olivier C\u00e8be organizza una inaugurazione della via d'Arles<br>1981  il 6 aprile, autonomia della Galizia<br>1982 \u2022 Il 3 maggio, l'associazione spagnola \u201cAmigos de los Pazos\u201d depone al Consiglio dell'Europa una proposta d'azione in favore del cammino di Compostella <br>\u2022 In novembre, Giovanni Paolo II pellegrino a Compostella : \" Europa ricordati delle tue radici\u2026 \" \u2022 Riapertura dell'accoglienza ai pellegrini a Roncisvalle \u2022 in quell'anno l'ufficio del pellegrino rilascia 120 Compostelas<br>1984 \u2022 Raccomandazione n\u00b0 987 del 28 giugno 1984 dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d\u2019Europa \u2022 Creazione in Aquitania della prima associazione regionale di Amici di Santiago<br>1985 \u2022 Esposizione internazionale a Gand (Belgio) \u2022 Creazione di una Federazione Europea delle Associazioni nazionali \u2022 Costituzione di un comitato d'esperti dal Consiglio d'Europe<br>1986 \u2022 Associazione d'amici di Santiago nella regione Centre \u2022 Entrata della Spagna nella CEE<br>1987 \u2022 Marzo: la comunit\u00e0 europea degli ostelli di Santiago \u00e9 fondata a Blaye (Bordeaux) <br>\u2022 4 settembre : Incontro inter-europeo ed inter-regionale compostellano al Castello di Crazannes (Charente Maritime)  \u2022 23 ottobre, proclamazione solenne: il cammino di Santiago- primo Itinerario Culturale Europeo<br>1989 \u2022 Giornate mondiali della giovent\u00f9 con il papa a Compostella (10-15 ottobre), <br>\u2022 Congresso Europeo a Siena dei Cammini di Santiago<br>1990 La Regione Midi-Pyr\u00e9n\u00e9es apre una struttura di cooperazione interregionale per rivitalizzare i cammini di Compostella,<br>1993 \u2022 Iscrizione del Camino franc\u00e9s al Patrimonio mondiale dell'umanit\u00e0 <br>\u2022 il 3 e 4 settembre, su iniziativa di Ren\u00e9 de La Coste-Messeli\u00e8re, si tiene una riunione di tutte le associazioni jacobee francesi a Saint-Jean-d \u2018Ang\u00e9ly per un \"partenariato associativo\". \u2022 Il 22 e 23 novembre, su iniziativa del Governo spagnolo, riunione al Consiglio d'Europa a Strasburgo - temi: La revitalizzazione dei cammini di Santiago, Etica e deontologia d'un itinerario culturale \u2022 nasce l'associazione Rh\u00f4ne-Alpes<br>1994 Dal 11 al 13 febbraio, seconda riunione di concertazione tra le associazioni jacobee europee<br>1995 Crisi della struttura di cooperazione interregionale della Regione Midi-Pyr\u00e9n\u00e9es<br>1996 \u2022 Il 10 maggio muore Ren\u00e9 de La Coste-Messeli\u00e8re, presidente della Soci\u00e9t\u00e9 d'\u00c9tudes Compostellanes \u2022 Via d'Arles : sponsoring di GDF per la costruzione del gasdotto del Sud della Francia<br>1997 \u2022 Vano tentativo di unificazione del movimento jacobeo francese con la Soci\u00e9t\u00e9 <br>\u2022 Creazione dell'Institut Europ\u00e9en des Itin\u00e9raires Culturels \u00e0 Luxembourg<br>1998 Iscrizione di sette tratti del GR 65 e di 71 monumenti al Patrimonio mondiale dell'umanit\u00e0, come \"Cammini di Compostella\" per la Francia.<br>1999 Anno santo: rilancio per una federazione jacobea<br>2000 Creazione dell'Unione delle associazioni jacobee di Francia<br>2002 Creazione della Fondation David Parou-Saint-Jacques FERPEL per la ricerca sui pellegrinaggi<br>2004 Primo anno santo del millennio. Delle associazioni di amici di Santiago si trasformano in amici dei cammini.<br>2010 Anno santo. Intensa pubblicit\u00e0 compostellana sul personaggio di Diego Gelmirez, il \u201cpapa nero\u201d.<br>2013 1200\u00b0 anniversario della scoperta delle tombe attribuite a San Giacomo il maggiore e discepoli e della nascita di Compostella (813 data convenzionale). In realt\u00e0, la datazione meno \u201cmitologica\u201d sarebbe pi\u00f9 prossima a 830-840.<br><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VITA DA HOSPITALERO CAMINO 4 ED ALTRE STORIE I RACCONTI E LE STORIEMemorie dei Cammini di Santiago &#8211; 3di Flavio Vandoni detto BarabbaNei momenti di pausa del servizio di hospitalero ho cominciato un po&#8217; per scherzo a scrivere delle storie brevi, come degli schizzi, di persone incontrate sui cammini. 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