{"id":607,"date":"2013-09-19T19:33:57","date_gmt":"2013-09-19T17:33:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/?p=607"},"modified":"2013-09-19T19:33:57","modified_gmt":"2013-09-19T17:33:57","slug":"un-cammino-nel-cammino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/?p=607","title":{"rendered":"Un Cammino nel Cammino"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso del nostro cammino di Santu Jacu di settembre 2012 nella zona Sassarese abbiamo avuto modo di conoscere ed essere molto aiutati nelle nostre ricerche per un percorso ottimale da Pinuccio Cannas, nativo di Ozieri e responsabile della struttura francescana di MondoX Sardegna a Sassari. Grazie a lui siamo stati ospitati nella casa di accoglienza di S&#8217;Aspru nella zona di Siligo, un&#8217;oasi in cui circa 25 persone di tutte le et\u00e0 fanno un loro cammino di tre anni minimo fino a cinque per reinserirsi nella societ\u00e0, aiutati da operatori e da quelli che sono gi\u00e0 a buon punto nel loro &#8220;cammino&#8221;. Regole precise di comportamento e di vita lavorativa ritmano la quotidianit\u00e0 ed il distacco dall&#8217;ambiente abituale permette di riconsiderare il proprio status (essere) nella vita personale e sociale.<\/p>\n<p>Con loro abbiamo condiviso la cena comunitaria e potuto spiegare alcuni risvolti dei nostri cammini. Devo dire che sono rimasto stupito dalla capacit\u00e0 lavorativa e dai risultati prodotti dagli ospiti di questa come di altre strutture di MondoX in Sardegna. Il lavoro manuale ed intellettuale, ben organizzato, aiuta a ristrutturarsi poco a poco ed a vedere i frutti del proprio lavoro ben fatto.<\/p>\n<p>Camminando nei giorni seguenti sotto il solleone ho potuto riflettere al loro ed al nostro cammino. Mi sono tornate alla mente le mie esperienze e le letture sul pellegrino, l&#8217;uomo viator che va in cammino, il cammino fisico del viaggiatore che si sposta da un luogo all&#8217;altro, e la vita monastica, la peregrinatio in stabilitate, il cammino spirituale nella quiete di un monastero o di un eremitaggio.<\/p>\n<p>Nelle cose che scrivo da qualche tempo sui cammini, cerco di mettere in evidenza quello che reputo un carattere fondamentale dei cammini moderni e del loro &#8220;successo&#8221;: la comunit\u00e0 in marcia, formata da gente di tutti i tipi e condizioni sociali, che nell&#8217;andare quotidiano supera lo status abituale della vita di tutti i giorni, per diventare esempio di comunit\u00e0 reale in cui persone diverse possono e vogliono condividere, superando in questo i problemi della societ\u00e0 attuale individualista e prefigurando quella che sar\u00e0 la societ\u00e0 futura.<\/p>\n<p>Per arrivare a questo risultato ci vuole il tempo dell&#8217;andare a lungo, del distacco dalla vita &#8220;normale&#8221; e da tutti quelli che sono i riferimenti e le costrizioni che abbiamo, per accettare di non sapere dove dormire, dove mangiare, chi si incontrer\u00e0 e cosa si vedr\u00e0. In pratica di andare verso l&#8217;incognito come un emigrante, un esiliato, un forestiero o un senza domicilio fisso odierno. Questo \u00e9 quello che si trova a dover affrontare chi inizia un suo cammino, chiudendosi dietro la porta di casa.<\/p>\n<p>Ma, come nel medioevo, esiste anche un&#8217;altra forma di cammino, il cammino mentale. Dal movimento alla stabilit\u00e0, dall&#8217;abbandono dei luoghi all&#8217;abbandono delle cose. Non si cerca pi\u00f9 il santo Graal, la reliquia, il luogo santo.<\/p>\n<p>La proposta l&#8217;aveva fatta, secoli prima, la teologia monastica. Di fronte alla &#8220;stabilitas in peregrinatione&#8221; offriva nel chiuso del monastero, una &#8220;peregrinatio in stabilitate&#8221; Era la forma di combinare lo &#8220;stare fisico&#8221; con il &#8220;pellegrinare mentale&#8221;. Non bisognava pi\u00f9 andare in pellegrinaggio, bastava seguire il cammino della perfezione monastica.<\/p>\n<p>Anche Dante, sempre attento alle umane cose, presenta nella Divina Comedia il suo viaggio simbolico che intraprende a met\u00e0 della vita, un cammino immaginario dell&#8217;evoluzione della societ\u00e0 tra i secoli XI e XV.<\/p>\n<p>Non \u00e9 l&#8217;unico cambiamento societale alla fine del Medioevo. Gi\u00e0 dal secolo XII, il cammino, i camminanti ed il pellegrinaggio si laicizzano. I protagonisti continuano ad essere viaggiatori, gente che si muove, pero&#8217; sono ogni volta meno pellegrini e pi\u00f9 viaggiatori, pi\u00f9 mercanti e meno devoti, pi\u00f9 turisti e meno credenti, pi\u00f9 curiosi e meno eroici, pi\u00f9 vagabondi e meno &#8220;santi&#8221;.<\/p>\n<p>In pratica, i cammini si convertono in luogo di scambi culturali e di curiosit\u00e0 intellettuale che si avvicinano di pi\u00f9 ad una forma di turismo &#8220;religioso&#8221; che ad un sacrificio, ad una &#8220;v\u00eda dolorosa&#8221; e questo lo sono tutt&#8217;ora, con le dovute eccezioni.<\/p>\n<p>Per questo, l&#8217;esperienza della comunit\u00e0 di S&#8217;Aspru di MondoX, nel chiuso della struttura, si apparenta alla peregrinatio in stabilitate, al distacco dal mondo &#8220;reale&#8221;, dagli affetti e dalle costrizioni della vita &#8220;normale&#8221; per permettere ai membri della comunit\u00e0 di trovare la loro strada.<\/p>\n<p>Voglio ringraziarli per la loro accoglienza e la loro disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Buon Cammino! Flavio<\/p>\n<p>NB: Il testo che segue \u00e9 una parafrasi del loro e del nostro cammino.<\/p>\n<p>Io non sono un pellegrino nel vero senso del termine, piuttosto un camminante che visita ed osserva quel mondo l\u00e0\u2026 Ma penso di poter scrivere di quelle piccole cose che succedono tutti i giorni, che si sia pellegrino, camminante o turista. Non posso parlare di grande spiritualit\u00e0, ma posso descrivere i sentimenti semplici che ritmano la vita di ogni giorno sui cammini, le abitudini cosi\u2019 normali come alzarsi e vestirsi al mattino, infilare gli scarponi, prendere lo zaino in spalla e cominciare a camminare\u2026<\/p>\n<p>La parola Peregrinus fa riferimento a \u00ab per agra \u00bb (attraverso le terre, i campi), cio\u00e9 a colui o colei che abbandona la sua casa e parte in cammino, diventando cosi\u2019 un senza domicilio fisso moderno. Ma questa parola ci lascia intravedere anche delle esperienze fuori dal quotidiano e l\u2019apprendimento di un modo differente di vivere. Insomma, il pellegrino \u00e9 colui che, affrontando pericoli e percorrendo terre a lui sconosciute, trasforma le sue esperienze in conoscenza e saggezza, vivendo fuori dai canoni \u00abnormali \u00bb.<\/p>\n<h2>Il cammino.<\/h2>\n<p>Il cammino \u00e9 in realt\u00e0 il nostro cammino, perch\u00e9 \u00e9 quasi impossibile sottrarsi alla nostra propria soggettivit\u00e0. Passo dopo passo, seguiamo questo cammino segnato con frecce gialle e punteggiato da chiese e villaggi che alimenta il nostro immaginario privato. Il cammino va diritto o serpeggia, sale e scende, si f\u00e0 rischioso o facile; sono delle circostanze che bisogna saper assumere. Il cammino \u00e9 anche il risultato tra le nostre aspettative e la realt\u00e0, tra il desiderio, la voglia e la nostra resistenza fisica e mentale, tra l\u2019incognita dell\u2019inizio con le sue paure e speranze e la gioia della fine, dello sforzo compiuto.<\/p>\n<p>Il cammino ti avvicina un poco pi\u00f9 a te stesso, ma ti ricorda anche chi tu sei gi\u00e0, qui, ora, in questo momento preciso. Ad ogni passo tu arrivi ad \u00abessere\u00bb, essendolo, te stesso. Ma per questo \u00e9 necessario che il nostro IO mantenga la direzione scelta marciando verso lo scopo, quale esso sia.<\/p>\n<h2>Uno sforzo eroico?<\/h2>\n<p>Ma questo luogo non puo\u2019 trovarsi all\u2019angolo della strada, n\u00e9 essere parte del tuo quotidiano, dato che appartiene a questa specie di mondo strano dove si trovano le chiavi di una possibile trasformazione. In questo andare, noi sacrifichiamo il confort per lo sforzo, il superfluo per l\u2019essenziale. Con il nostro coraggio, un po\u2019 d\u2019amore e di saggezza, che non devono mancare, affronteremo tutti gli ostacoli. Non \u00e9 possibile affrontare il cammino con gli stessi riti quotidiani, con le stesse esigenze della vita normale. Bisogna saper attendere il momento opportuno, l\u2019inizio del camminare, il luogo di riposo o di pausa. Bisogna saper digiunare anche quando forse il nostro corpo non lo desidera. Bisogna saper pensare per non precipitarsi, per non dire cose che davvero non si vorrebbero dire. Il cammino ci porta alla temperanza, a una migliore gestione delle nostre forze, a meglio percepire gli altri, a essere pi\u00f9 aperti.<\/p>\n<h2>Una lotta dopo l\u2019altra.<\/h2>\n<p>Il cammino \u00e9 lotta, ma appare anche come un gioco iniziatico, preparazione alla vera lotta che \u00e9 la nostra propria vita. Essere qualcuno, riuscire, formare una famiglia, studiare, coltivare le proprie amicizie e participare a questa societ\u00e0 mobile e mutevole, non \u00e9 davvero facile. Cosi\u2019, alla fine del cammino, ci aspetta la ripresa della lotta, la vera lotta, ma con un po\u2019 pi\u00f9 di forza di prima.<\/p>\n<h2>Citius, altius, fortius.<\/h2>\n<p>E\u2019 curioso che la competizione come spettacolo consista nel correre pi\u00f9 forte, saltare pi\u00f9 alto, sollevare pi\u00f9 peso o lanciarlo pi\u00f9 lontano. Se possiamo misurarli, allora hanno un valore. Senno\u2019, no? E\u2019 come se si discutesse del valore dell\u2019amore o della libert\u00e0\u2026 non hanno prezzo\u2026 Noi viviamo nel mito della velocit\u00e0: se tu sei rapido, sei OK. Lavorare velocemente, viaggiare velocemente, acquistare velocemente. Gli umani come le formiche, miniaturizzati. Si legge molto poco, si scrive male, molte poche idee e troppe opinioni. Niente sfumature nei discorsi, niente ascolto, troppi dogmi e verit\u00e0 non dimostrate, \u00ab visto alla televisione \u00bb diventa l\u2019accettazione supina di ogni bufala.<\/p>\n<p>Tu prendi un aereo ed in un\u2019ora sei su di un altro continente, con un altro clima, altra gente ed altri usi e costumi. Ma il tuo spirito \u00e9 pi\u00f9 lento del tuo cervello, come assimila questi cambiamenti?<\/p>\n<p>Il nomade d\u2019altri tempi, il camminante dei tempi andati viaggiava a piedi od in carretto, in barca a vela o cavalcando. Attraversava le contrade con la lentezza dei pianeti, aveva il tempo per mangiare, dormire, discutere in ogni villaggio, in ogni feudo.<\/p>\n<p>Questo aereo o questo treno superveloce ci portano talvolta ad una certa arroganza.<\/p>\n<p>Il cammino ci obbliga a ritornare a una dimensione perduta, pi\u00f9 umana: quella del camminare. Il pellegrino non dimenticher\u00e0 mai che cosa significhi marciare per 20-30-40 km al giorno. N\u00e9 lo dimenticheranno i suoi piedi indolenziti. Ma in questa calma andatura, in questo paesaggio di rocce, pietre, campi, passo a passo, si ritrova la libert\u00e0. Anche se dipendenti da un sistema tecnologico, da una automobile e dagli interruttori che fanno funzionare tutto, il camminare \u00e9 per qualche settimana la liberazione dalle strutture societarie moderne.<\/p>\n<h2>Punti mobili.<\/h2>\n<p>Ogni persona sul cammino \u00e9 un punto mobile che transita . Ogni punto lascia una traccia nel suo andare ed apre un orizzonte con il suo sguardo. Ogni camminante, nella sua andatura, resta fedele al suo carattere. Si viene da un posto (da dove vieni ?) e si va verso un altro (dove vai ?). Noi siamo una inerzia del passato ed una proiezione verso il futuro, anche se l\u2019inerzia e la proiezione sono in fondo due lati della stessa cosa. Il cammino puo\u2019 seguire una linea dritta o perdersi in un labirinto, dei meandri che vanno e vengono senza un senso reale. Come nelle ragnatele, nei miraggi e nelle illusioni del cammino si fanno intrappolare le personalit\u00e0 immature, i sogni distrutti dalla durezza del mondo. Sul cammino ci sono dei salvatori e delle vittime, dei templari fantasiosi, delle arpie hospitaliere, dei bonzi del bordone e dei cammini, dei fissati per il cammino. E\u2019 cosi\u2019, ognuno con la sua pazzia ed ognuno con la sua specificit\u00e0, leggeri o gravi. Come se, tra di noi tutti, ci fossimo messi d\u2019accordo, tacitamente, per interpretare ciascuno un ruolo. Tu il pellegrino, io l\u2019hospitalero, tu lo straniero ed io l\u2019abitante.<\/p>\n<p>Ogni personaggio che noi incontriamo sul cammino \u00e9 una opportunit\u00e0 da prendere per scoprire il nostro proprio personaggio, la nostra propria pazzia, la nostra finzione di vita, e cosi\u2019, trovare una via d\u2019uscita verso la saggezza.<\/p>\n<h2>Presenza.<\/h2>\n<p>Dal cammino sgorgano molte cose, tra esse, oh sorpresa!, affiora l\u2019allegria ed il canto. Per momenti, la presenza della natura ti fa percepire una cosa cosi\u2019 evidente: che tu fai parte della vita. Una cosa cosi\u2019 semplice e nello stesso tempo cosi\u2019 profonda. Ed allora si puo\u2019 cantare, sorridere, essere felici, aprirsi\u2026 Sgorgano pure vecchi pesi, rimorsi, fallimenti e sconfitte, perch\u00e9 il passato cosi\u2019 presente trova delle fessure per uscire e poter essere risolto, infine, forse&#8230; Nella misura in cui le cose che si sono represse o negate risorgono, si puo\u2019 adesso gettarle via nel vento perch\u00e9 le cancelli senza riserve in questa luce cosi\u2019 forte di questa natura cosi\u2019 grande che ci circonda, e le piccole cose ci sembrano ora cosi\u2019 piccole e cosi\u2019 meschine e cosi\u2019 ridicole.<\/p>\n<p>Ma anche sgorgano le nostre speranze, le nostre illusioni ed i nostri desideri. Appare la tentazione di riempire un vuoto vitale presente che non \u00e9 un vuoto, ma una crepa dell\u2019anima che il nostro ego non sopporta pi\u00f9. Il fatto \u00e9 che il nostro desiderio si nutre della nostra insoddisfazione ed a questa ritorna in modo irrimediabile. Nello stesso modo in cui il cammino ci insegna a camminare con i nostri due piedi, a sopportare le nostre carenze, cosi\u2019 il vuoto della nostra vita non puo\u2019 essere sostenuto che dalla presenza altrui, dalla loro amicizia, dalla loro compassione, dal loro ascoltarci, dal loro appoggio, dalla loro simpatia.<\/p>\n<p>Dice il poeta che si f\u00e0 il cammino andando. Il cammino si f\u00e0 con ogni passo, dandogli un senso. Ed ogni passo ti avvicina o ti allontana dal tuo destino, perch\u00e9 non sempre posiamo bene i nostri piedi. Ci sono dei posti del cammino dove ci si perde ed altri dove ci si ritrova. Chiaro che questo, nel nostro cammino interiore, dipende dai nostri punti deboli, dai nostri complessi, dalla nostra coscienza che va e viene, dall\u2019armatura che ci siamo costruiti un giorno. Esistono dei punti di arrivo, esistono i differenti punti di partenza. Esistono i rifugi e le frecce gialle e gli amici del cammino che le tracciano. Grazie a tutto questo, si puo\u2019 camminare. Il cammino non sarebbe lo stesso senza le leggende dei pellegrini, i lupi ed i briganti\u2026ed anche i miracoli e le furbizie. Questo cammino che fu passaggio di genti dei differenti popoli, questo cammino che costrui\u2019 villaggi, trasformo\u2019 culture, questo cammino \u00e9 qui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso del nostro cammino di Santu Jacu di settembre 2012 nella zona Sassarese abbiamo avuto modo di conoscere ed essere molto aiutati nelle nostre ricerche per un percorso ottimale da Pinuccio Cannas, nativo di Ozieri e responsabile della struttura francescana di MondoX Sardegna a Sassari. 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