{"id":3852,"date":"2018-07-24T18:51:17","date_gmt":"2018-07-24T16:51:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/?p=3852"},"modified":"2018-07-24T18:51:17","modified_gmt":"2018-07-24T16:51:17","slug":"elogio-del-camminare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/?p=3852","title":{"rendered":"ELOGIO DEL CAMMINARE"},"content":{"rendered":"<p>Mettere un piede davanti all\u2019altro \u00e9 un gesto quotidiano. Ma il camminare va oltre il semplice esercizio fisico. Dal gironzolare alla meditazione, dalla prova di coraggio all\u2019introspezione, ecco cosa alcuni scrittori ci raccontano del \u00ab&nbsp;senso&nbsp;\u00bb del loro camminare.<\/p>\n<p>Pratica sportiva o spirituale, turistica o terapeutica, il camminare ha ritrovato oggi i suoi titoli di merito. Perch\u00e9 si cammina ? Che cosa si cerca ? Scappatoia al mondo della velocit\u00e0 ed alla modernit\u00e0, il camminare spinge a superare fisicamente i propri limiti oltre che ad intraprendere un cammino intimo.<\/p>\n<p>Di fronte alla valanga di bloggers, influencers veri o fittizi, scribacchini o speranzosi di un successo che tarda a venire, che riempiono pagine social con esperienze, vere o fittizie, di viaggi tutti uguali, in posti sempre uguali, con foto sempre uguali (selfies pi\u00f9 o meno rischiosi), commenti sempre pi\u00f9 banali, alla ricerca dell\u2019esotismo pi\u00f9 pacchiano, etc etc faccio un tentativo di dare pi\u00f9 sostanza ed esperienza reale al camminare, all\u2019esplorare, al raccontare ed allo spiegare che cosa sia un viaggio a piedi.<\/p>\n<p>Ogni tanto faccio una ricerca sul web in un posto a caso per vedere cosa producono i cosiddetti \u201cnuovi media\u201d che spesso ci scrivono per avere spazio o pretendendo di darci spazio con la loro \u201cinfluenza\u201d\u2026<\/p>\n<p>Il viaggio dell\u2019anno sabbatico degli anglosassoni \u00e8 tipico ed anche monotono nei luoghi e destinazioni asiatiche, offre talvolta degli spunti per luoghi idilliaci che in pochi mesi saranno inghiottiti dalla massa che segue gli apripista, riuscendo a far chiudere spiagge&nbsp; come Fa long, o come sulle montagne&nbsp; ormai invase da tonnellate di immondizia degli scalatori massificati. Oppure destinazioni europee, come la rota vicentina, lanciata dai germanici ed altri nordici in cerca di calore e confort e seguita da sud europei, su cui bloggers e influencers di vario tipo producono banalit\u00e0 o video silenziosi devastanti. O sui cammini di Santiago, su cui si va non per fare un cammino, ma per fare un video, un libro, un reportage, sempre copiati uno sull\u2019altro, una pena\u2026<\/p>\n<p>Ma, in mezzo a questa cianfrusaglia di dilettanti allo sbaraglio, per fortuna emergono persone che davvero camminano e vedono, trasmettendo quello che sentono e perch\u00e9 lo fanno. Ecco alcuni esempi.<\/p>\n<p><strong>Sylvain Tesson<\/strong>, scrittore viaggiatore: \u00ab ci si infila in una crepa e si cammina \u00bb<\/p>\n<p>\u00ab Oggi, ogni piccolo gesto \u00e9 diretto dalla rivoluzione numerica. Per prendere un treno o andare in un museo, bisogna passare dal computer. Ed a partire dal momento in cui noi affidiamo il minimo dettaglio della nostra esistenza a questo processore ed a questo procedimento, ci si blocca ogni possibilit\u00e0 di imprevisto. [\u2026] Ora, quando non si ha la legittimit\u00e0 di aprire ed esporre un discorso critico su questo tema, non ci resta che il CAMMINARE, che ci offre la possibilit\u00e0 di sfuggire al dispositivo. Scivoliamo in una crepa e si cammina, si ritorna a questa libert\u00e0 dei dettagli, scappando via. \u00bb<\/p>\n<p>Sylvain Tesson, il wanderer, appassionato, generoso, \u00e9 uno scrittore viaggiatore di oggi.&nbsp;\u00abNon me ne frega niente dell\u2019avvenire. Per me, domani non esiste, domani saremo morti. Mi interesso molto poco ai domani\u2026\u00bb &#8211; Ad un giornalista che gli chiedeva che cosa preferisse nei viaggi, li rispose : \u00ab ritrovarmi solo\u00bb.- Certo, la risposta pu\u00f2 sembrare paradossale perch\u00e9 il discorso comune \u00e9 che il viaggio \u00e9 fatto per incontrare \u00ab&nbsp;gli altri\u00bb. In mezzo a questo concerto molto consensuale a proposito di questa necessit\u00e0 di andare sempre ad incontrare \u00ab&nbsp;gli altri&nbsp;\u00bb, Tesson afferma :&nbsp;&#8221; non ho bisogno di fare 6000 km per andare ad incontrare l\u2019altro. Ce ne sono ovunque, di altri, per esempio qui in questo appartamento. Poi mi oppongo fermamente al discorso di moda che afferma che c\u2019\u00e8 un rapporto proporzionale tra la distanza che si mette tra s\u00e9 e gli altri e l\u2019interesse che gli altri manifestano. Si sente spesso dire che incontrare un Uzbeko o un Papou o un Groenlandese \u00e9 pi\u00f9 interessante che incontrare la vicina di casa o la bottegaia all\u2019angolo. Un giorno, bisogner\u00e0 che me lo spieghiate\u201d.<\/p>\n<p>Nato nel 1972, cammina con A. Poussin negli anni Novanta e poi con P. Telmon, tentando avventure disperate, soprattutto nelle steppe e nell\u2019antica Siberia russa, che ama particolarmente, e scrive davvero tanto\u2026 e pubblica\u2026 &nbsp;Sylvain Tesson casca da un tetto nel 2014. Quando esce dal coma, attraversa la Francia a piedi per \u201cripararsi\u201d. Da questo periplo ne tira un libro: Sur les chemins noirs (Gallimard, 2016), dove descrive il camminare come una critica in movimento della modernit\u00e0: camminare \u00e9 fuggire il mondo numerico ed opporsi cos\u00ec al regno della prevedibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Sarah Marquis,<\/strong> avventuriera : \u00ab Camminando ci si scopre coraggiosi \u00bb<\/p>\n<p>\u00ab Se le mie spedizioni avessero un solo fine, questo sarebbe di mostrare che il legame con la natura \u00e9 il solo mezzo per l\u2019essere umano di salvarsi la vita. Ho passato la met\u00e0 della mia vita ad attraversare le foreste, i deserti, le steppe, ed ho sviluppato questa capacit\u00e0 di rigenerarmi, dopo circa venti minuti di cammino. Dopotutto, si tratta semplicemente di ritrovare la condizione originale dell\u2019essere umano: mettere un piede davanti all\u2019altro, nel cuore dell\u2019immensit\u00e0 della natura. \u00bb Da pi\u00f9 di vent\u2019anni Sarah Marquis percorre il mondo a piedi, in solitaria. Dopo una spedizione nella Cordigliera delle Ande nel 2006, ha camminato durante tre anni dalla Siberia all\u2019Australia. Migliaia di km ed un libro: Sauvage par nature (Pocket, 2015). I suoi lunghi vagabondaggi le hanno valso il titolo di \u00abavventuriera dell\u2019anno\u00bb dal National Geographic.<\/p>\n<p><strong>Frederic Gros<\/strong>, filosofo : \u00ab Camminare \u00e9 fare prova di dignit\u00e0 \u00bb<\/p>\n<p>\u00ab Camminare lungamente, lentamente, con risolutezza, durante giorni, mesi, \u00e9 fare prova di una forma precisa di coraggio : questa resistenza, che non \u00e9 ardore esplosivo, ma un modo di&nbsp; tener duro nella durata, \u00e8 fare prova anche di dignit\u00e0: chi cammina sta dritto e avanza. Il camminare simbolizza una umilt\u00e0 che non \u00e9 mai umiliante. \u00bb&nbsp;Filosofo e professore all\u2019Institut d\u2019\u00e9tudes politiques di Parigi, Fr\u00e9d\u00e9ric Gros elabora un\u2019opera politica, etica ed estetica nel solco di Michel Foucault. In \u201cCamminare, una filosofia (Paris, Carnets Nord, 2008, e Flammarion, 2011), analizza il senso politico che pu\u00f2 avere il camminare, individuale o collettivo, modo di espressione popolare per eccellenza.<\/p>\n<p><strong>Martine Segalen<\/strong>, etnologa: \u00ab Esiste uno spirito della corsa ed uno spirito del camminare \u00bb&nbsp;\u00ab Se la corsa ed il camminare rivendicano la stessa origine e la semplicit\u00e0 della loro tecnica, per\u00f2 si differenziano immediatamente per il loro vocabolario : nella corsa si fanno delle falcate; nel camminare dei passi. Aldil\u00e0 della differenza nella velocit\u00e0 dell\u2019esercizio, che resta il principale carattere marcante, e dell\u2019uso del proprio corpo come motore, corsa e camminare sono praticati da pubblico differente&nbsp;; sono portatrici di valori differenti, che si tratti del rapporto al tempo, allo spazio, a se stessi ed agli altri. In questo senso, appare chiaro che esiste uno spirito della corsa ed uno spirito del cammino. \u00bb&nbsp;Martine Segalen, professoressa emerita all\u2019universit\u00e9 di Paris-Nanterre, \u00e9 l\u2019autrice di uno dei primi libri sulla corsa a piedi: \u201cI figli d\u2019Achille e di Nike. Elogio della corsa a piedi ordinaria\u201d (M\u00e9taili\u00e9), pubblicato nel 1994, che \u00e9 stato appena riedito con una lunga prefazione che analizza le trasformazioni della corsa, da quella dei Flower Children (figli dei fiori) fino all\u2019attuale movimento del running.<\/p>\n<p><strong>David Le Breton<\/strong>, sociologo : \u00ab Il camminare \u00e9 spesso guarigione, la sua potenza riorganizzatrice non ha et\u00e0. Da\u2019 la distanza fisica e morale propizia al ritorno su se stessi, la disponibilit\u00e0 agli avvenimenti, il cambiamento di ci\u00f2 che ci circonda e di chi sono i nostri interlocutori, e quindi l\u2019allontanamento dalle routines personali; ci apre ad un uso del tempo inedito, a degli incontri, secondo la voglia di opportunit\u00e0 di chi cammina\u2026 \u00bb&nbsp;Sociologo ed antropologo, David Le Breton \u00e9 professore all\u2019universit\u00e0 di Strasburgo, membro dell\u2019Institut universitaire de France ed autore di \u00ab&nbsp;Eloge de la marche\u201d(M\u00e9taili\u00e9) ; \u00ab&nbsp;Marcher. Eloge des chemins et de la lenteur&nbsp;\u00bb(M\u00e9taili\u00e9) e \u00ab&nbsp;Du silence&nbsp;\u00bb (M\u00e9taili\u00e9) e di numerosi altri testi sulla biomeccanica del corpo umano e sociale. Nei suoi libri, David Le Breton fa l\u2019elogio del camminare e della lentezza come mezzo di redenzione di fronte alle depressioni ed alle amarezze della vita.<\/p>\n<p><strong>Antoine de Baecque<\/strong>, storico : \u00ab Camminare fa pensare, poi, talvolta, scrivere. La deambulazione pedestre implica quindi una scrittura. Si pensa camminando; camminare fa pensare, poi, talvolta, scrivere, soprattutto sul \u2026 camminare. Questo cerchio pu\u00f2 dare la sua struttura, la sua forma anche alla scrittura, altrettanto che il suo soggetto, offrendogli un ritmo, una tessitura, una direzione. Il camminare non \u00e9 semplicemente una incitazione al racconto, alla condivisione dell\u2019avventura con gli altri, ma pu\u00f2 essere capito, da certi autori, come una scansione del corpo indispensabile al ritmo della narrazione. \u00bb&nbsp;Queste sono le questioni che si pone lo storico, Antoine de Baecque. Nel libro:\u201dDans Une histoire de la marche&nbsp;\u00bb (Perrin, 2016), questo specialista di storia culturale del XVIII secolo e professore di storia del cinema all\u2019\u00c9cole normale sup\u00e9rieure, pensa il camminare come una m\u00e9tafora della scrittura.<\/p>\n<p>&#8230; segue nel PDF da scaricare:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.camminando.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Elogio-del-camminare.pdf\">Elogio del camminare<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mettere un piede davanti all\u2019altro \u00e9 un gesto quotidiano. Ma il camminare va oltre il semplice esercizio fisico. Dal gironzolare alla meditazione, dalla prova di coraggio all\u2019introspezione, ecco cosa alcuni scrittori ci raccontano del \u00ab&nbsp;senso&nbsp;\u00bb del loro camminare. Pratica sportiva o spirituale, turistica o terapeutica, il camminare ha ritrovato oggi i suoi titoli di merito. 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