I pellegrinaggi giudiziari


L’esilio, l’allontanamento forzato dal proprio gruppo, dalla propria comunità era in tutta la preistoria umana la pena più grave e corrispondeva ad una condanna a morte, perché solo e isolato il condannato non aveva molte possibilità di sopravvivere. Con l’avvento della civilizzazione agropastorale, l’allontanamento dei soggetti pericolosi per la civile convivenza li trasformava in stranieri, peregrini, vagabondi, banditi, ai margini di villaggi e città. La società antica mise in pratica la pena di morte e la legge del taglione, e l’esilio coatto rimase strumento di allontanamento, di morte civile, per gli oppositori al regime.
Verso il VI e VII secolo i monaci irlandesi introdussero l’esilio temporaneo per altri ecclesiastici macchiatisi di reati gravi, che comportavano l’esclusione dalla comunità. Il condannato veniva spogliato delle sue vesti e vestito dei panni dello straniero, perché aveva trasgredito alle regole della sua società.
Nasce il pellegrinaggio come espiazione di una pena, simile all’esilio giudiziario, e il pellegrino diventa un proscritto che si trascina in catene da un santuario all’altro, finché i suoi ceppi non si spezzano da soli, segno del perdono divino.
Il condannato puo’ tornare allora nella sua comunità.
Il monachesimo benedettino non accetta questa forma di pellegrinaggio perché é inefficace dal punto di vista spirituale e perché la libera circolazione dei condannati é un pericolo pubblico.
Verso il IX–X secolo sono introdotte regole precise per il pellegrinaggio, come l’imposizione di mete per limitare il vagabondaggio. A partire dal XII secolo  anche l’Inquisizione ricorre al pellegrinaggio obbligatorio per i reati leggeri di eresia contro la fede. Nel secolo XIII, il pellegrinaggio giudiziario viene introdotto nella legislazione europea, soprattutto nel Nord Europa, come scrive Lorenza Vantaggiato nel suo libro “Pellegrinaggi Giudiziari” riferendosi all’antica contea di Fiandra (Belgio). La scelta del pellegrinaggio imposto era pari alla gravità del reato: tanto più grave, tanto più lungo il pellegrinaggio, andata e ritorno, naturalmente.
I luoghi più lontani erano San Nicola di Bari in Italia, Santiago de Compostella in Spagna, Sant’Andrea in Scozia. Dagli studi si rileva che le magistrature di Gand, Anversa, Bruxelles e Nivelles preferivano il pellegrinaggio a San Nicola di Bari, in Puglia, che dista dal Belgio circa 1800 Km.
Il pellegrinaggio giudiziale allontanava il colpevole dalla comunità, un vero e proprio esilio, soddisfaceva la parte offesa e poteva riabilitare il reo. A Bruxelles, a metà del secolo XV, su 57  persone condannate ad un pellegrinaggio a San Nicola di Bari, 17 lo portarono a termine. Nel 1521 a un tal Anthoine Bernard, elemento pericoloso, fu imposto un pellegrinaggio a San Nicola di Bari con l’obbligo di rimanere al di là dalle Alpi per sette anni. Normalmente veniva imposto un tempo di uno–tre anni. Altre volte al condannato veniva imposto un tempo massimo di rientro per cui era obbligato a camminare più di 30 Km. al giorno.
Al suo ritorno il “pellegrino forzato” doveva presentare il certificato del santuario raggiunto, vidimato dall’autorità religiosa del posto. Nella chiesa di San Giuliano a Roma c’é un elenco di 431 pellegrini che dalla Fiandra si sono recati in pellegrinaggio a San Nicola di Bari e poi a Roma sulla via del ritorno.
I pellegrinaggi, sia devozionali sia imposti, conoscono una prima crisi con la riforma protestante di Martin Lutero e Giovanni Calvino che mettono in dubbio l’utilità dei pellegrinaggi visti come stupidaggini di basso volgo. Una seconda crisi del pellegrinaggio si registra nel secolo XVIII quando la Chiesa lo condanna e pone più attenzione al riconoscimento dei miracoli per fissare nei santuari la concentrazione di fedeli. Nel XIX secolo i pellegrinaggi finiscono per essere un fenomeno marginale, tipico delle classi più umili e ignoranti, un’esperienza del passato. Con il codice del diritto canonico del 1983 è scomparsa l’indicazione del pellegrinaggio tra le penitenze, anche se la bolla del Giubileo 2000 dice che “Il pellegrinaggio è sempre stato un momento significativo della vita dei credenti, rivestendo nelle varie epoche espressioni culturali diverse”.

IL PELLEGRINAGGIO GIUDIZIALE IN EPOCA MODERNA

  • La Redemption Road – Last Chance Caravan – the Vision Quest

In alcune società primitive, come i pellerossa, il passaggio dall’adolescenza allo stadio adulto si faceva con una prova. Il candidato doveva lasciare la tribù e sopravvivere con i suoi mezzi per un tempo definito. Al suo ritorno era ammesso tra gli adulti. Ispirandosi a questa usanza, degli educatori americani di Vision Quest ebbero l’idea di montare una specie di spedizione iniziatica per giovani delinquenti: la carovana dell’ultima chance. Chi partecipava e riusciva, poteva tornare libero. Purtroppo le difficoltà di gestire un gran numero di partecipanti ne limitarono la portata e l’esperienza devio’ verso i campi mobili di stile paramilitare per adolescenti.

  • Oïkoten lancia il metodo in Fiandra -Belgio

– Nel 1982 Oikoten, gruppo diretto da Pol Symons e Luc Couvreur, ottiene da Jan Peeters, giudice per minori a Mochelen, il permesso di estrarre due giovani dalla prigione e di camminare con loro fino a Santiago, ispirandosi all’esperienza americana. Se i due giovani riescono, saranno liberi.
Oikoten (parola greca che significa sia « fuori di casa » che « con i propri mezzi») ha sviluppato un metodo basato sull’avventura : un cammino in un paese straniero e di lunga durata (4 mesi) e la vita in piccolo gruppo (1-2 giovani e 1’accompagnatore). ‘Santiago de Compostela – 2,496 km’ marca il cartello in questo remoto paesino a un’ora e mezza di treno da Brussels, Herent. Pare impossibile che uno dei pellegrinaggi più importanti della Fiandra cominci qui da trent’anni. Più di 350 giovani hanno camminato a Santiago per 4 mesi. Dalla sua creazione, l’associazione ha allargato i progetti con percorsi in bici o viaggi a vela ed anche con i progetti di riparare i torti fatti alle vittime, lavoro nelle fattorie ed altro.
– Il successo della prima marcia apre la via alle altre e nel 1987 Oikoten firma la convenzione di sussidio con il governo fiammingo ed apre i cammini alle ragazze.
Nel 1999 nascono le marce più corte di “allontanamento breve” per fare un break nella conflittualità giovanile nel carcere. Nel 2007 la legge impone la fusione di Oikoten con un’altra associazione, Bas!, e prende il nome di Alba che continua l’obiettivo d’una società solidaria dove l’esclusione é prevenuta dando una possibilità ai giovani.

  • Il concetto di “ontheming” : i benefici dell’allontanamento.

Allontanamento dall’ambiente familiare, il distacco fisico e mentale, che diventa necessario quando il minore é bloccato e non riesce ad uscire dal ruolo di delinquente o vittima. Diventando pellegrino, ritma le sue giornate con una nuova routine ed una fatica fisica, ritrovando fiducia in se stesso, aprendosi agli altri, abbassando l’ostilità contro il prossimo, recuperando la capacità di assumersi, d’accettare le responsabilità e di costruire delle relazioni sociali.
Chi sono questi minori? di solito hanno tra i 16 ed i 18 anni, sono già passati per tutte le istanze istituzionali, sono aggressivi, con devianze comportamentali, con problemi psichici, di relazione con la famiglia o di droga. Devono chiedere di compiere un cammino, seguiti a distanza da un familiare che diventa il referente lontano e accompagnati da un educatore. Ma sono esclusi casi gravi di tossicomanía, di problemática psichiátrica acuta e di deficienza mentale manifesta.
Come testimonia un giovane a Everberg [Centro chiuso federale], in carcere tutti gli dicevano che era pazzo, la famiglia pure. Ma quando é partito, lo hanno sostenuto e rispettato. Decidere di marciare quattro mesi senza alcun riferimento sicuro, fuori dal proprio ambiente (anche se é il carcere), merita rispetto!

  • ”Camminare é una medicina. La prigione no.” Oikoten

Circa il 70% dei minori completa il cammino ed i suoi effetti positivi testimoniano del reinserimento sociale. Alle problematiche più frequenti di 1) Depressi: non ci riesco, non trovo lavoro, niente mi interessa, non devo impegnarmi perché tanto non funziona. 2) Aggressivi: quello che non mi danno, lo prendero’, non accetto lezioni da nessuno, la gente non mi ama e io lo ricambio, nessuno ha fiducia in me e quindi non ho fiducia in nessuno, la risposta é : mettersi in cammino, uscire dal paese e dall’ambito abituale. Questa é la sfida proposta con l’assunzione di un ruolo diverso nei rapporti sociali: diventare un pellegrino di Santiago contro la situazione attuale di delinquente incorregibile. Questa é l’ipotesi: se il minore adotta realmente questo ruolo, arriverà a definirsi come persona altra rispetto a quella che pensava di essere e questo continuerà anche dopo il cammino. Essere straniero, fuori dal proprio paese, radicalmente differente, permette al minore di superare i vecchi schemi e di superarsi con la sintesi personale.

-Il contratto scritto precede l’inizio del cammino, la libertà lo attende alla fine: due atti solenni ed emozionanti. E’ rigorosamente proibito fare autostop, avere una radio, telefono o walkman. Si evitano strade e centri abitati, salvo per visite culturali. All’arrivo a Santiago ci sono alcuni giorni di riposo e poi il rientro in treno e la libertà. L’accompagnatore non é un professionista, é solo un volontario che ha seguito un corso preparatorio e nel corso della marcia sono previste una o due soste per fare il punto della situazione con un supervisore esterno. Si dorme in tenda, solo 3€ al giorno, niente cellulare e una volta ogni 10 giorni si fa una pausa e si puo’ dormire in ostello con gli altri pellegrini. Lo zaino che si porta contiene tutto quello che serve…non é certo un viaggio di piacere, neppure per l’accompagnatore…Ma permette di prendere delle risoluzioni e di pensare, restando lontano dal quotidiano precedente e disintossicandosi dalle costrizioni passate.
Poi bisognerà mettere in pratica i propositi dopo aver ottenuto la remissione della pena e la libertà di agire.
Alcuni ricadono, altri non finiscono il cammino, ma la maggioranza riesce.
– Sopportare la fatica di alzarsi tutti i santi giorni, smontare la tenda, prepararsi i pasti, camminare per lunghe ore in ogni condizione climatica e tormentati dalle vesciche: in questa regola inflessibile risiede il segreto di un possibile mutamento. «Questo viaggio non mi serve a niente – confessa uno dei protagonisti – l’unica cosa a cui mi è servito è che ho imparato a pensare, non faccio altro che pensare tutto il giorno». «E non ti sembra che questo sia un risultato?» gli fa candidamente notare la guida. Il cammino sradica dalla quotidianità e proietta verso una dimensione in cui i ragazzi non hanno il marchio di delinquenti, ma sono persone. E arrivare a Santiago é sentire, forse per la prima volta nella loro vita, di aver saputo giorno dopo giorno mettere insieme tanti piccoli traguardi nel grande viaggio verso la meta più grande. Ma anche altri cammini sono utilizzati come per esempio il GR10 e GR11 lungo i Pirenei, il percorso algerino o nei paesi dell’Est, in Africa e in India, in Portogallo ed in Norvegia. Beninteso non tutto é rose e fiori, ma le percentuali di riuscita lasciano ben sperare. Come testimoniano alcuni partecipanti:
– “se fossi stato in un altro posto, mai avrei fatto questa marcia. Non la dimentichero’ mai!”
– “se dovessi cominciare di nuovo, partirei subito. In questo modo mi sento meglio dopo il cammino. Ci penso sempre !”
– “Mi sono sentito particolarmente bene, sopattutto nei primi mesi. Mi restano ancora eccellenti ricordi!”
– “Ci penso e ci torno a pensare spesso. Ancora rileggo regolarmente le cose scritte durante la marcia, ci ho pure scritto un libro. Un giorno l’ho rotto perché ero in un periodo difficile, pero’ poi l’ho riparato.”
Molti giovani spiegano che si sentono molto più indipendenti e più sicuri di sé dopo il cammino:
– “Mi sento più sicuro e meno timido, assumo molte più responsabilità. Grazie al cammino sono più indipendente, ora dipende tutto da me.”
– “Ora non ho più tanta paura in presenza di altre persone. Mi sento più libero, più ottimista. Sono anche diventato più critico”.
– “Sono più perseverante. Prima avevo bisogno sempre di aiuto, ora lo faccio da solo”.
Altri affermano che grazie al cammino hanno potuto riflettere di più su se stessi:
– “Ho imparato a valutarmi, a situarmi in un momento dato”.
– “Mi serve molto tempo, pero’ finisco per riflettere su quello che faccio e prendo la buona decisione. Voglio essere altro nella vita e questo lo devo al cammino”.
Alcuni raccontano che grazie al cammino sono diventati più aperti ai contatti umani:
– “Ho appreso a dare fiducia alla gente. Nelle istituzioni non ci si puo’ fidare di nessuno”.
– “I miei sentimenti sono diventati più profondi. Prima ero superficiale, duro, pensavo solo a sopravvivere. Dopo il cammino, ho imparato a conoscermi meglio, a piangere, parlare delle mie cose, etc.”
Diversi giovani pensano di essere diventati più tranquilli grazie al cammino:
– “Ho appreso a relativizzare molto di più, a non sconnettermi dalla realtà. Ancora adesso devo lottare contro questo, pero’ padroneggio meglio la situazione”.
– Che cosa é cambiato in questi 30 anni? I problemi dei giovani sono più complessi, i crimini diversi e molte più le situazioni di dipendenza da assunzione di farmaci. Il cammino é diventato più facile e ci sono ovunque albergues, internet point e cellulari.
Pero’ resta il fondamento: ” E’ un lungo cammino, un modo lento di vivere, in contrasto con tutte le cose usuali nella società moderna. E’ solo camminare”.
Ancora oggi, malgrado i tagli ai sussidi governativi, tra dieci e venti giovani camminano ogni anno con Oikoten. Il governo fiammingo ha tagliato i fondi con la scusa che i pellegrinaggi troppo lunghi costano troppo. Quindi preme per viaggi corti di 10-15 giorni.
Oikoten risponde che cosi’ non serve a niente, la lontananza é troppo breve. Pero’ é vero che i costi di un singolo cammino a Santiago sono lievitati dal 2006: circa 42000€ contando tutta la struttura, il personale e le spese altre. Noi sappiamo che un cammino a piedi in tenda in piena autonomia di 2500km costa in realtà 3500€ al massimo. Quindi la burocrazia si é sommata al progetto iniziale e l’ha appesantito e reso fragile. Ma la soluzione per i casi trattati da Oikoten non puo’ essere il centro chiuso o il campo di lavoro forzato, come reclamano i populisti della politica. L’esperienza ormai storica, a cui ho potuto assistere in quanto hospitalero nei diversi albergues dei cammini, ha provato la sua validità e deve essere proseguita.

IL PROGETTO SEUIL IN FRANCIA

Nel maggio 2000 Seuil é sorta in Normandia, dopo lunghi mesi di discorsi e una difficile ricerca di magistrati ed educatori che vogliano innovare in un campo sensibile. Una prima marcia con due adolescenti di 15 anni e mezzo accompagnati da un padre di famiglia bretone é partita dall’Italia: uno dei due giovani ha mollato, l’altro ce l’ha fatta.
Il progetto Seuil ha dapprima riunito dei volontari, poi degli aiuti e delle associazioni, a cui ha fatto seguito la seconda sede di Parigi, che nel 2008 si é professionalizzata. Alla ventina di volontari si sono aggiunti dei salariati ed alcuni cantieri, come: “chemin fais@nt (camin facendo)”, i “petits ponts (i piccoli ponti)” in cui dei pensionati sono i referenti dei giovani camminatori.
Tutto é basato sull’esperienza americana e belga di Oikoten, come dice Bernard Ollivier, all’origine del progetto in Francia: ” Il metodo Seuil di reinserzione con il cammino, vera « ultima possibilità » per degli adolescenti recidivisti, é provato dall’esperienza. Richiede della forza di volontà, dello sforzo e provoca la riflessione. Questo metodo, che puo’ funzionare solo in stretta cooperazione con educatori e giudici, riposa sull’adesione dell’adolescente e non sulla coercizione.”
Il tempo della marcia (1800 km all’estero per 25 km al giorno) permetterà al giovane di prendere le distanze dal suo ambiente e dal suo modo di funzionare abituale. I punti chiave del programma sono la richiesta volontaria, lo studio del dossier tra educatore e magistrato, l’accordo della famiglia, la preparazione al cammino fatta da Seuil che prende in carico per tutto il periodo il giovane.
Uscire dal quadro di riferimento abituale: il cammino si svolge all’estero, cosa che sconvolge le abitudini ed i comportamenti. Delle regole ben definite: ogni candidato si impegna a rispettare delle regole semplici, senno’ viene immediatamente rinviato in prigione. Un quadro valorizzante in cui il giovane deve esprimersi al meglio in attività regolari, concrete ed assumere delle responsabilità. Dopo una serie di fallimenti e di condanne, il cammino cambia il loro modo di vedere e di essere visti dagli altri: una possibilità concreta di prendere in mano la loro vita.
Il progetto in Spagna

Varie volte nel corso degli anni, dal 2003 in poi, si é tentato di copiare il progetto Oikoten in Spagna senza pero’ aver capito che é la durata la cosa più importante! Nel 2005 la Xunta di Galizia discute ed accetta il principio proposto dal decano degli avvocati. Seguono poi altre regioni autonome ed associazioni sullo stesso modello. Ad esempio il decano degli avvocati di Sabadell, Manuel Hernández, ha presentato una proposta per commutare la pena a dei giovani condannati per delitti minori se fanno a piedi il Cammino di Santiago o realizzano lavori di mantenimento dello stesso. Hernández ha spiegato che la misura riguarda giovani reclusi di almeno 16 anni condannati per un massimo di 3 anni e vorrebbe introdurla nella riforma del Codice Penale. Ha aggiunto che l’esperienza belga degli Oikoten con i suoi risultati positivi al 60% potrebbe far scendere i costi giornalieri di ogni singolo recluso dai 54€ al giorno ai 12€ sul cammino in piena autonomia.
La Associazione de Guillermo de Arnotegui di Madrid, costituita nel 2008, si propone di riprendere lo spirito delle antiche peregrinazioni forzate a Compostela e di lavorare per portare a buon fine il recupero del Camino de Santiago come iter paenitentialis moderno e strumento di solidarietà contro l’esclusione sociale. Collabora con la Agencia para la Reeducación y Reinserción del Menor Infractor (ARRMI), che dirige Carmen Balfagón.
La prima marcia organizzata fu un successo, il risultato “superó tutte le aspettative”, come riconobbero Lorenzo Pedroche, responsabile della Coordinación de Centros, e gli stessi minori e educatori al loro arrivo a Santiago.
I 20 giovani organizzati dai centri Teresa de Calcuta (Ginso), El Pinar I (Fundación Grupo Norte), Los Robles (Diagrama), El Pinar II, El Laurel (Fundación Grupo Norte) e Puerta Bonita (Fundación Respuesta Social Siglo XXI) pellegrinarono su brevi tratti dei cammini, max 200km, accompagnati da 12 educatori. Il viaggio fu organizzato dalla ARRMI con l’obiettivo di suscitare la riflessione dei giovani reclusi tramite lo sforzo quotidiano per aumentare la loro autostima, migliorare la loro socializzazione e scoprire le loro qualità.
Il tutto inserito in un processo di rieducazione e di liberazione.
Altra esperienza, quella del Camino-Colonia del centro minorile della colonia San Vicente Ferrer de Godella (Valencia). Inizia nel 2005 e ne sono soddisfatti sia gli educatori che la direzione. Fanno il cammino sia a piedi che in bici dai Pirenei in estate ed i risultati incitano a continuare l’esperienza.
Infine dal 2003, gruppi di carcerati di varie prigioni spagnole, come Nanclares de Oca (Vitoria) e Vitoria, accompagnati da funzionari e volontari, percorrono in estate il cammino frances e l’esperienza si ripete.

Il progetto in Italia

La confraternita di Perugia ha organizzato per due volte un cammino breve con reclusi e accompagnatori. Aldilà del permettere a carcerati di camminare (cosa che fa sempre bene, piuttosto che stare chiusi in galera), non c’é alcuno sbocco liberatorio derivante dal cambio di attitudine rispetto alla propria vita ed agli altri che solo una lunga esperienza di cammino puo’ permettere. L’insegnamento degli Oikoten lo dimostra e per questo é la sola pietra di paragone valida. Per aver organizzato dei cammini, misti a volontariato negli albergues, per adulti in depressione, so per esperienza che la cosa non é facile e che i risultati, molto buoni nell’immediato, devono essere poi confermati nella vita sociale del poi, fuori dal cammino. E questo non é semplice! Le ricadute sono sempre possibili e ci vuole molta volontà per evitarle, ma almeno hanno imparato che il lungo cammino puo’ aiutare a vederci più chiaro e questo é già qualcosa di positivo.

Note da vari autori e testi. Flavio Vandoni

Rispondi