Kim Hyo Sun e gli altri 2


Non tutti quelli che vengono sui cammini diventano scrittori, ma alcuni influiscono sulla frequentazione di questi itinerari moderni con i loro libri. Le esperienze vissute incidono sull’immaginario della gente che viene a cercare, più o meno, le stesse cose. In fondo, l’uomo non é altro che un “animale sociale”: senza il gruppo, senza i rapporti con altri simili, la pazzia o la morte sono esito scontato. Si puo’ essere in pieno isolamento, come spesso lo sono io, ma la relazione con gli altri continua ad esistere. Lo scrivere (internet, mail, lo stesso Facebook), le immagini (le foto, i video, i film), la musica (potente strumento di comunicazione immediata) possono sostituire la parola, il contatto diretto.
Agli inizi del cammino moderno ci sono alcuni studiosi precursori francesi e spagnoli, qualche prete appassionato, alcuni vagabondi di professione, qualche giornalista viaggiatore. Il resto lo ha fatto il passaparola: l’uno più uno più uno… L’esperienza dei singoli diventa esigenza collettiva di gruppi numerosi di persone: fare come lui. In alcuni casi la pubblicazione e la diffusione di libri su esperienze di cammino ha prodotto fenomeni di afflusso sorprendente. Ho pensato che valeva la pena di metterlo in evidenza e cito alcuni casi che conosco meglio per esperienza diretta.

NB: Le statistiche 2012 sul numero dei pellegrini a Saint-Jean-Pied-de-Port mostrano una frequentazione in aumento di circa il 12% sull’anno precedente. Si nota una netta progressione degli Statunitensi, che passano da 1275 à 2897. Il numero di coreani é sempre in aumento: da 1405 a 1993 e sono, in media, giovani di meno di 30 anni.

Coreani nel cammino: Kim Hyo Sun moltiplica la presenza di pellegrini coreani grazie al successo dei suoi libri.

Un gruppo di giovani Coreani sul Cammino di Santiago

Nel corso del 2007 chi, come me, faceva accoglienza a Saint Jean pied de port, uno dei tradizionali punti di partenza moderni del cammino Francès, rimase stupito nel vedere arrivare pellegrini coreani. Qualche giapponese veniva già sui cammini…tra cui un famoso aquarellista che ha prodotto un librone pergamenato di splendidi aquarelli, ma coreani non ne vedevamo molti. I dati statistici dell’Oficina del peregrino di Santiago contano 18 pellegrini coreani nel 2004, 24 nel 2005, 84 nel 2006. Nel 2007 furono 449 e balzano 2493 nel 2012 e continuano a crescere: perché? Anche per loro bisogna risalire ad un autore e a dei libri di successo.

Kim Hyo Sun é una inquieta giornalista della Corea del Sud che rimase colpita dal suo primo cammino di Santiago, tanto che decise di raccontare la sua esperienza in un libro che si é venduto a più di centomila copie. L’opera, un’ode alla fraternizzazione tra persone di differenti culture, con un tono descrittivo fuori dal misticismo millenarista tipico della letteratura jacobea, ebbe buona accoglienza e le permise di scriverne altri due. Kim Hyo Sun decise quindi di tornare a percorrere la ruta jacobea in cerca di ispirazione : «Il Camino mi ha dato una visione più aperta del mondo, la prima volta che lo feci incontrai pellegrini di 35 nazionalità diverse e questa é un’esperienza che arricchisce molto».
La scrittrice ha fatto 4 volte il cammino, due sul francès, una per la Vía de la Plata e l’altra per il Camino Portugués. I suoi libri hanno diffuso il cammino delle stelle in Corea, un paese a maggioranza buddista, ma che conta una minoranza importante di cristiani. La fiamma di Santiago si é estesa talmente che in pochi anni i suoi compatrioti sono diventati uno dei contingenti più importanti di pellegrini e continuano a crescere di numero. «I coreani sono molto discreti e camminano spesso in gruppo, senza mescolarsi molto con gli altri», osserva Maribel Roncal dell’albergue
privato di Cizur Menor, appena fuori Pamplona. L’hospitalera ha vissuto un fenomeno simile vent’anni fa quando lo scrittore brasiliano (ma che vive nel sud della Francia) Paulo Coelho pubblico’ il suo libro. «Al principio degli anni novanta ci fu un’invasione di brasiliani, ora quella moda é passata…ma immagino che si ripeterà per i coreani».
“Più coreani”: su questo concordano gli hospitaleri ed i pellegrini. Anche se sempre in numero minore rispetto alle grandi nazionalità, il numero di coreani é aumentato di botto: “Prima se ne vedeva uno per caso, ora ne arrivano tutti i giorni”, assicura Luis Navarro, hospitalero di Estella. Secondo Padre Julián Vega Lara dei Reparadores di Puente la reina, i pellegrini coreani sono aumentati molto perché ” per quello che ci raccontano loro stessi, attualmente c’é moltissima propaganda del Camino de Santiago in Corea, tanto nella televisione che alla radio. Si aggiunge poi il
passaparola. La quantità di coreani ultimamente é tale da farne il quinto gruppo più numeroso di peregrinos, dietro a spagnoli, francesi, tedeschi e italiani, che sono quelli abituali”.

La via delle stelle anticipó la globalizzazione prima che si coniasse il termine.

La metà dei pellegrini sono stranieri, una tendenza che in primavera aumenta ancora di più. Nell’albergue predominano le conversazioni in francese e tedesco. La maggioranza dei pellegrini sono persone mature che cercano di visitare i luoghi di interesse storico delle località toccate dal cammino. Maribel Roncal conferma le impressioni visive: «In primavera vengono soprattutto pensionati europei, specialmente tedeschi, francesi e italiani. Sono in maggioranza uomini che hanno passato la loro vita lavorando e che, quando vanno in pensione, si accorgono del “vuoto” in cui si vengono a trovare e decidono di mettersi in cammino». Le stagioni non trasformano solo il paesaggio del Camino, anche lo spirito cambia. Come sa bene Maribel per il periodo estivo, più giovane e festivo. «La media dell’età si abbassa a trent’anni e si nota più allegria e voglia di vivere; pero’ é curioso che ogni volta siano più numerosi i giovani che cercano l’anima gemella».
In autunno si torna alla frequentazione di pensionati di mezza Europa, mentre l’inverno recupera la sua dimensione più introspettiva. I cammini tornano solitari ed i pellegrini camminano nel silenzio delle nebbie e del gelo cercando la loro dimensione spirituale intima.
Maggio segna l’inizio della stagione alta jacobea. Quale che sia il clima, l’affluenza continua a crescere. Gli albergues pubblici e privati si sono moltiplicati e qualcuno comincia a pensare che ci sia il rischio di saturazione: «Stiamo abusando della gallina dalle uova d’oro, di questo passo ci saranno più albergues che pellegrini».

La propaganda del cammino nel mondo.

La Xunta de Galicia ha promosso il Camino de Santiago con due conferenze in Corea del Sud a Seúl, dove é già presente l’Istituto Cervantes con cui collabora la scrittrice. Queste conferenze sono inserite nel più vasto piano di promozione internazionale del Camino de Santiago che la S.A. de Gestión del Plan Jacobeo della Xunta di Galicia sta sviluppando sui cinque continenti con distinte figure del panorama politico, culturale e sociale. Il Jacobeo ha presentato il Cammino di Santiago come modello di itinerario sostenibile durante la Conferenza mondiale della International Walking & Biking City Federation, di cui é presidente Chung Un-Suelo, ex primo ministro della Corea del Sud. L’evento, promosso in collaborazione con le Nazioni Unite, si é tenuto nella capitale sudcoreana con la partecipazione della scrittrice coreana Kim Hyo-Seon, pellegrina ed autrice di libri di successo sul cammino. Questa conferenza del Jacobeo risponde all’interesse suscitato in Asia dall’esperienza del Camino de Santiago come via spirituale, che realizzano, oltre ai pellegrini, anche camminanti e ciclisti di varie origini. Nello stesso anno (2011) si é svolta la conferenza mondiale a Utrecht delle associazioni jacobee per porre in comune le attività che in modo disinteressato stanno svolgendo a favore del Cammino nei loro paesi, favorendo l’informazione dei futuri pellegrini, la distribuzione delle credenziali, lo studio del patrimonio jacobeo, la segnatura dei cammini e l’apertura di albergues de peregrinos.
In discussione il futuro della Ruta Jacobea, mettendo in evidenza la necessità di continuare a preservare i suoi elementi più singolari per garantire e rafforzare il futuro del pellegrinaggio compostellano. Visti i buoni risultati di questo incontro, le associazioni partecipanti decisero di riproporre l’incontro mondiale nel settembre 2013, questa volta in Polonia, a cui per la nostra associazione e per il cammino di santu Jacu ha partecipato Andrea Vitiello, come nostro rappresentante. Riassumendo, le azioni di promozione contribuiranno a internazionalizzare ancora di
più la rete dei Cammini di Santiago, più gente li conoscerà, soprattutto in Asia, e più pellegrini li percorreranno.

Hape Kerkeling: Un libro di successo moltiplica il numero di pellegrini tedeschi.

L’umorista presenta in modo comico le sue esperienze durante il cammino.

Hape Kerkeling – “Vado a fare due passi”

L’umorista e presentatore televisivo tedesco Hape Kerkeling racconta come il Camino de Santiago gli cambió la vita “in meglio” nel suo libro di successo, 4 milioni di copie vendute e tradotto in varie lingue. Dopo aver percorso 800 km durante 6 settimane sul camino francès, l’autore afferma che quando fece il cammino (nel 2001) il peggio fu la solitudine. Il meglio furono i grandi amici. “Il cammino di Santiago mi ha cambiato le vita in meglio”, dice lui “e bisogna farlo senza zaino” (pero’ lui ce l’aveva…), perché si era reso conto che quel poco che gli serviva, erano: acqua,
pane, frutta, carta igienica ed un bastone per arrivare a Santiago. Bisogna dire che non ha mai dormito una sola volta negli albergues per pellegrini e che non ha problemi di carta di credito. “Il peggio sono la solitudine ed i pezzi di cammino nella periferia delle grandi città”, ricorda Kerkeling, che raccomanda questo cammino perché si possono fare delle amicizie che durano una vita. Decise di fare questo cammino, cosa poco frequente tra i tedeschi all’epoca, dopo aver sofferto per un’operazione alla vescicola ed applico’ la massima: “cercare la propria felicità
cercando se stesso”. Fu un viaggio interiore, duro, pero’ meraviglioso. Durante il cammino scrisse un diario che é la base del libro. “Bisogna essere preparati fisicamente e mentalmente” dice, anche se riconosce che parti’ senza essere preparato, “fu incredibile verificare quello che potevo fare con il mio corpo impigrito”. “Ora potrei essere a casa, comodamente seduto sul mio divano preferito con una tazza di cioccolata bollente. Invece, con un freddo incredibile, mi sono rintanato in un anonimo caffè ai piedi del versante francese dei Pirenei, in un paesino medievale
minuscolo dal nome di Saint-Jean-Pied-de-Port. È qui che comincia il mio pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. Al solo pensiero della lunga marcia che mi aspetta, sento il bisogno di riposare…”
È una nuvolosa giornata di giugno quando questo noto pigrone, decide di lanciarsi in quella che ritiene un’impresa folle, ma che “sente” di dover tentare. Nonostante il successo professionale, si sente spinto da un vuoto interiore a cercare risposte spirituali. Armato di uno zaino che pesa undici chili, del bastone del pellegrino e di un paio di pedule, si avvia lungo il Camino Francés. Con curiosità e senso dell’umorismo, osserva e descrive posti remoti e affascinanti; racconta i suoi incontri con gli abitanti del luogo e con i pellegrini; annota i silenzi e le conversazioni, il senso di estraneità e di comunione con gli occasionali compagni di viaggio, la spossatezza e il dubbio, il bisogno di essere aiutato e la disponibilità ad aiutare, l’amicizia e quegli istanti
sorprendenti, che ripagano di tutte le difficoltà affrontate. Arrivato a Leon in quell’estate 2001, di fronte alla cattedrale si rese conto che il suo corpo non poteva dare di più e che doveva abbandonare. Pero’ trovo’ le forze sufficienti per finirlo. La sua opera, dal titolo “ Ich bin dann mal weg “, fu il detonatore dell’aumento dei pellegrini tedeschi durante il 2007 ed anni seguenti.
Nel 2001 i pellegrini tedeschi furono 3693; nel 2004, anno santo, 6815, nel 2005= 7155, nel 2006= 8097, nel 2007 furono d’un colpo 13837 ed oggi arrivano a 15-16000 ogni anno. Quello che noi hospitaleri vediamo é confermato dal numero di “compostelas” emesse a Santiago. L’umorista tedesco ha fatto in modo che un buon numero di tedeschi si ponessero in cammino, dopo aver letto il libro, cercando le stesse esperienze dell’autore che riflette, sempre in chiave umoristica, sull’essere umano, la vita e la religione”. “Un viaggio fuori dal normale e che riempie di felicità”, “da fare in solitudine”, “bisogna andarci da soli poiché nel corso del cammino si conoscono altri pellegrini con cui fare amicizia” anche se scolpiti nella sua memoria restano “ le vesciche ai piedi e la solitudine” … Tra le cose che valgono la pena, lo scrittore cita Santiago di Compostella e la sua piazza dell’Obradoiro, dove ogni pellegrino deve fermarsi, non solo per la sua bellezza, ma per riflettere sui giorni di cammino passati.
Infatti, dopo aver sofferto dolori alle ginocchia, caldo, pioggie improvvise, avventure e sventure, lo scrittore si concede il lusso di prendere una stanza nel Parador Hostal de los Reyes Católicos : “per avere un meritato riposo, ma anche per godere della sua eccellente cucina”. Per coloro che hanno ancora forze e voglia di vedere più cose, Hape suggerisce il pezzo finale di lusso per il cammino: Finisterre ed il suo faro, “dove si puo’ godere la bellezza della terra gallega”.

The way- Il cammino per Santiago – film del 2010 scritto e diretto da Emilio Estevez, che attinge all’opera “ Off the Road: a Modern-day Walk Down the Pilgrim’s Route into Spain” di Jack Hitt.

The Way regia di Emilio Estevez

Risultato della collaborazione tra Emilio Estevez ed il padre Martin Sheen per omaggiare e promuovere il Cammino di Santiago, è dedicato al nonno, Francisco Estevez e rappresenta anche un ritorno della famiglia Estevez alla terra di origine (la Galizia). Il padre dell’attore e nonno del regista, infatti, nel 1914 emigrò da Salceda de Caselas per gli Stati Uniti. Martin Sheen è un medico americano che arriva in Francia per recuperare i resti del figlio morto in una tempesta sui Pirenei nella prima tappa del Cammino Francès. Il padre ha una mentalità conservatrice e uno stile di
vita abitudinario, al quale il figlio aveva risposto con un’esistenza randagia ma libera. Uomo stanziale e avverso a qualunque imprevisto, si trova in Europa, luogo lontano e troppo diverso per i suoi provinciali occhi. Cercando di dare un senso a questa perdita, decide di continuare lo storico pellegrinaggio, lasciandosi alle spalle la sua vita in California, per fare completare alle ceneri del figlio quel percorso che evidentemente desiderava. Parte da Saint Jean Pied de Port nel versante francese dei Pirenei verso Santiago de Compostela, nella regione spagnola della Galizia, 800 km del pellegrinaggio più famoso e “mondano”, che anche laici incalliti hanno intrapreso per curiosità. Presto scopre che non sarà solo durante questo cammino, incontrerà altri pellegrini, provenienti da tutto il mondo, e uniti dal desiderio di comprendere il significato delle proprie vite. Nell’inevitabile mescolanza con loro, sarà costretto ad abbandonare la sua anglosassone riservatezza e a mettere le sue idee un po’ sclerotizzate a confronto con altra umanità.. E intanto sole e pioggia, afa e freddo, ostelli e qualche albergo più confortevole, mal di piedi e stanchezza, chiacchiere e discorsi, cibo e vino, il tutto punteggiato da alcune disavventure tecniche, raccontate con qualche eccesso “folkloristico” tipico dell’americano quando parla di cose
europee. E splendidi paesaggi e la maestosa cattedrale nel finale, con il rito spettacolare del gigantesco turibolo fumante che ondeggia lungo le navate a velocità sempre crescente. Senza dare risposte religiose, senza “illuminazioni”, con umanità, qualche “buonismo” di troppo, ma anche con alcune parentesi ironiche e con una percepibile, delicata partecipazione, il film racconta un viaggio importante, che concederà non la consolazione, ma almeno il necessario stacco che consente un’adeguata elaborazione del lutto. Il chiuso borghese americano capirà che bisogna avere qualcosa che ci trascini con forza attraverso una vita, che altrimenti non avrebbe senso, priva di stimoli, stancamente aggrappata a piccolezze quotidiane, ripiegata su se stessa, senza curiosità verso tutto il meraviglioso esterno che ci circonda, natura, persone, cibi, modi di essere, la vita vera insomma. Prima ancora di essere un viaggio sull’elaborazione del lutto e prima ancora di essere il pellegrinaggio, reale e allo stesso tempo immaginato, the way sembra essere quasi un filmino intimo di famiglia. Al termine del viaggio riesce a capire che cosa significhi essere un
cittadino del mondo e scopre la differenza fra “la vita che viviamo e quella che scegliamo di vivere”.
Il risultato dell’uscita del film negli States nel 2011 ha provocato un’ondata di arrivi di pellegrini americani nel 2012 confermata dalle statistiche di Santiago in raddoppio e dai dati provvisori del 2013 : nel 1989 erano 22 pellegrini, nel 1993= 262; dal 1999 in poi stabili sui 1500; anno santo 2004 = 2028 pellegrini; 2005 = 2047; 2006 = 1909; 2009= 2540; anno santo 2010 = 3334; 2011 = 3726; 2012 – 7071 pellegrini!

O diario de um mago è un romanzo scritto da Paulo Coelho e pubblicato nel 1987 (edito in Italia nel 2001 con il titolo Il Cammino di Santiago).

Paulo Coelho a Santiago de Compostela

Dopo aver compiuto il pellegrinaggio a Santiago de Compostela nel 1986, l’anno dopo pubblica il suo primo libro su questa esperienza in cui si trovano le prime tracce di quello che sarà il tema
ricorrente della sua produzione: lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni. Vende appena 900 copie nella sua prima edizione, per poi esplodere nel 1990. Il successo di questo libro è considerato una delle cause che ha contribuito a ridare popolarità a questo pellegrinaggio in Brasile prima, in Europa poi. Il libro, per la sua rilettura del Camino in chiave spiritistica ed esoterica, è considerato vicino ad una certa religiosità New Age piuttosto che a quella cristiana. L’autore racconta il motivo della sua esperienza: il ritrovamento della “Spada”, perché vuole essere un mago di un ordine massonico R.A.M. che si occupa di riti magici, i “riti della Tradizione”. Egli è giunto al termine del cammino e della serie di prove per divenire mago dell’ordine, ma gli manca la ricerca della propria Spada di stregone, necessaria per la cerimonia finale. La spada si trova al termine del Cammino di Santiago che Coelho avrebbe dovuto percorrere da Saint Jean Pied de Port fino a Santiago. Nel romanzo vengono mescolate in più occasioni, la devozione a personaggi tipici della fede cattolica, come Gesù Cristo e San Giacomo, con pratiche esoteriche, rituali magici e concezioni religiose di natura antitetica rispetto a quella cristiana.
Nato a Rio De Janeiro il 24 agosto 1947 da una famiglia borghese, Coelho sin da giovane mostra il suo rifiuto per ogni regola di comportamento imposta, il che lo porta a contrasti con la madre. A detta di Coelho, è lei che lo fa ricoverare in un ospedale psichiatrico nel 1965 e nel 1966, convinta che le ribellioni del figlio siano da imputare a malattia mentale. Nel 1967 viene sottoposto a terapia da elettroshock. Dopo un breve periodo in cui si dedica agli studi di economia, nel 1970 li abbandona per partire alla scoperta del mondo, in pieno nella cultura hippie del periodo, ma
soprattutto per evitare il rischio di venire internato nuovamente. Nel 1971 conosce Raul Seixas, poeta e cantante ribelle, di cui scriverà le presentazioni delle tre opere pubblicate tra il 1973 e il 1976. Con Seixas si unirà alla Società Alternativa, dedita a pratiche di magia nera, e pubblicherà strisce satiriche a fumetti. Nel 1974 viene arrestato come sovversivo dalla dittatura brasiliana, ma riesce a convincerli di essere pazzo e viene liberato. Abbandona l’attivismo politico e parte per Parigi, nel 1980, con la prima moglie. Vi resta un solo anno e ritorna in Brasile. Nel 1979 incontra una vecchia amica, Christina Oiticica, che diventa la sua seconda moglie. In Olanda conosce J., alchimista, che utilizza i segreti della Grande Opera; ne “Il Cammino di
Santiago” afferma di essere diventato membro di un gruppo denominato RAM (Regnus Agnus Mundi), con J. suo Maestro. Tuttavia, l’esistenza del gruppo e il nome latino sono incerti poiché i suoi libri ne sono l’unica fonte.

Shirley McLaine

Copertina del libro “The Camino” di Shirley MacLaine

Non poteva mancare nel Cammino di Santiago una star come Shirley MacLaine, affermata attrice protagonista di deliziose commedie sentimentali come “Irma la dolce” (1963), vincitrice di vari premi, come l’Oscar nel 1984, vari Emmy Awards e Globi d’oro. Negli ultimi anni vive con tutto il suo interesse nel mondo spirituale piuttosto che in progetti cinematografici. È autrice inoltre di vari best-sellers sullo stile “new age”. Il suo debutto avviene giovanissima con la famosissima (per noi vecchietti) pubblicità della crema solare “Coppertone” e nel 1955 nel film di Alfred Hitchcock “La congiura degli innocenti”. Nel 1984, dopo varie nominations, conquista finalmente l’Oscar come miglior attrice per “Voglia di tenerezza”, con Debra Winger e Jack Nicholson. Nel 1994 venne scoperta mentre percorreva il Cammino, confusa tra i pellegrini. La star iniziò il Cammino dalla Francia per affrontare una crisi personale. Camminò circa 20km al giorno, conversò con altri pellegrini, visitò chiese e si alloggiò nelle locande. Frutto di questo viaggio, nacque la sua opera “Il Cammino, un viaggio spirituale”, dove ci offre la sua singolare visione di questo itinerario attraverso due livelli, quello fisico e quello spirituale. In questo libro si può vedere il significato del suo pellegrinaggio: “Il Cammino di Santiago di Compostela si trova direttamente sotto la Via Lattea, segue linee che riflettono l’energia dei sistemi stellari sospesi sopra di lui… è stato percorso durante centinaia d’anni da santi, peccatori, militari,
disadattati, re e regine. Il viaggio si fa con l’intenzione di trovare il più profondo significato spirituale dell’essere e prendere decisioni riguardanti i problemi interni…
Durante il mio viaggio verso ovest lungo il Cammino, ebbi la sensazione di retrocedere nel tempo fino al luogo dove cominciarono le esperienze che hanno fatto di me e della razza umana quello che siamo adesso”. Si dà il fatto che nel corso del suo viaggio, lei rivisse esperienze di vite precedenti, nel ciclo delle reincarnazioni successive, come ad esempio, la sua vita come ragazza di colore all’epoca di Carlo Magno. Non si possono vedere cifre statistiche che denotino la sua influenza sulla frequentazione di anglosassoni sul cammino, ma é certo che la New Age in generale
ha influito molto.

Priez pour nous à Compostelle- 1978 (alla conquista di Compostela) di P. Barret e J. Gurgand

La copertina di “Priez pour nous à Compostelle” di P. Barret e J. Gurgand

Migliaia di persone, bisaccia in spalla e bordone in mano, lasciavano le città, i castelli, i villaggi e prendevano il cammino di Compostella. Genti di ogni tipo e di ogni paese, partivano, cuori ardenti, a cercare la loro salvezza alla fine delle terre d’Occidente, là dove il mare un giorno aveva deposto il corpo dell’apostolo Giacomo. Pierre Barret e Jean-Noël Gurgand, che nel loro romanzo fanno rivivere il Medio Evo, sono andati a piedi da Vézelay a Compostella, sugli stessi cammini e sotto gli stessi cieli. La loro opera ci descrive chi erano questi pellegrini, cosa cantavano, i loro problemi quotidiani, le loro preghiere, cosa mangiavano, insomma cos’era la loro vita. Dopo secoli, seguendo il loro racconto della vita di questi uomini e donne in cerca di
“rassicurazione”, anche voi farete il cammino di Santiago. Il libro-viaggio di Barret e Gurgand (tutti e due deceduti), é del 1978, « Priez pour nous à Compostelle », in due parti: la prima storica, la seconda che racconta il loro cammino dell’anno prima fino a Santiago. Questo libro ha giocato un ruolo molto importante in Francia per il rinascimento del pellegrinaggio verso Compostella. E’ il racconto del pellegrinaggio a Santiago basato sulla lettura di 15 diari di viaggio di pellegrini del passato e sulla loro esperienza diretta attuale. Ecco una serie di questioni da loro trattate:

  • Perchè partire? Desiderio di meditare, pregare, trovare Dio in un’ascesi legata al cammino, di santificarsi e rinascere come “uomo nuovo”. Oppure voto personale come ringraziamento; prima di partire si faceva testamento e si veniva benedetti. *Simboli: bordone, bisaccia, borraccia e conchiglia. “L’uomo è rimasto pellegrino nell’anima. E’ forse ancora col suo passo, sui terrapieni e sui fossati, che si misura la distanza che porta dalla terra al cielo”. *Solo due apostoli sono sepolti in Occidente: Giacomo e Pietro, grande importanza delle loro tombe.
  • La circolazione, nei pellegrinaggi, non si canalizzava secondo qualche grande arteria, ma si espandeva in una moltitudine di piccoli vasi [Marc Bloch]. Ad esempio, molti italiani provenienti da Pisa o Firenze valicavano le Alpi attraverso il difficile passaggio del gran San Bernardo, anziché seguire la via più diretta che passava lungo la costa da Genova a Nizza. Ma ciò lo si deve al fatto che le invasioni barbariche avevano reso impraticabile l’Aurelia.
  • Il pellegrino percorre quotidianamente dai 30 ai 40 km, mentre 60 km è la tappa normale di un cavaliere in missione. Non si hanno mai notizie di montature (cavalli o asini), in genere riservati agli ecclesiastici. “Attorno alle reliquie del cammino, seduti sulla paglia delle chiese, i pellegrini amano queste lunghe veglie dove la fatica del giorno, la luce delle candele, l’odore dell’incenso rendono vicino e per così dire famigliare l’ineffabile mistero di Dio. Con la testa imbevuta di leggende e di miracoli, il pellegrino non vive più nel secolo. Vive in un’altra dimensione”.
  • I pellegrini non sono asceti. Gli piace mangiare bene, anche per recuperare le forze.
  • Senza la carità il pellegrinaggio non avrebbe certamente mai raggiunto una simile espansione, né suscitato così tanto fervore; la carità santifica tanto chi la chiede come chi la fa; richiede un atteggiamento di umiltà, che è una forma di preghiera.
  • “In un mondo dove il sacro è dovunque tangibile, palpabile, la reliquia è una manifestazione elementare, accessibile a tutti, della presenza di Dio”: Jean-Noel Gurgand era giornalista al Nouvel Obs, specialista di Israele. Pierre Barret era giornalista, scrittore, storico e autore di canzoni per Michel Sardou. Direttore del giornale “L’Express” e poi della radio Europe 1, era il compagno di Mireille Darc.

In quegli anni erano pochissimi i pellegrini a Santiago. Le statistiche della cattedrale ci dicono che nel 1977 furono 31 pellegrini in totale, nel 1978 solo 13. Negli anni ‘80 si passa a 200-400-600 fino alla crescita forte del 1986 a 1801 totali (500 francesi in media), che si prosegue negli anni successivi fino al boom dell’anno santo 1999 (154613 di cui 4016 francesi) e del 2000 (55004 di cui 3926 francesi) che preludono i dati delle compostelas attuali (stabili per i francesi).

Vorrei chiudere questo testo con le loro parole, che mi hanno spinto sul cammino senza sapere cosa fosse in realtà: « Di terra, di roccia, di pietre ordinate, di foglie morte, di fango, di sabbia o di selciato, tra la mattina e la sera c’é il cammino. Questo cammino é ossessivo. Graffia le dorsali delle colline spelacchiate, sonnecchia nei dintorni degli stagni, taglia dritto i paesaggi in
due parti nette. Ma non é questo che conta. Quello che conta é che porta a Santiago e che là saprete qualche cosa di più su voi stessi. Come se, consumando i vostri piedi sulla strada, voi consumate anche il vecchio che c’é in voi. Alla fine del cammino, purificato, perdonato, tu sarai qualcun’altro. Chi sarai allora?»

Buon cammino, Flavio

Cabo Finisterrae


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2 commenti su “Kim Hyo Sun e gli altri

  • Franco Alessandri

    Grazie Flavio per le tue ricerche che ci metti a disposizione e fa bene Andrea ad evidenziarle in Facebook. questa in particolare mi conferma quanto in modo frammentario penavo. credo che non ci dobbiamo preoccupare per la grande affluenza di pellegrini sui cammini e dobbiamo imparare ad essere tolleranti e pazienti. In Spagna vi sono molte vie e vararianti: i più esperti possono prendere strade traverse per ritrovare un po’ di pace e solitudine.
    “Si devono distinguere i veri pellegrini dai falsi pellegrini?
    A questa domanda rispondo prima di tutto, con un’altra; chi può giudicare? ” dice l’Abate Sébastien IHIDOY de parroco NAVARRENX .